SEPARAZIONE DELLE PROFESSE DALLE NOVIZIE - ALTRO

23 febbraio 1916

 

 

QUATTRO SORELLE

Qualcuna alle mie parole (intende riferirsi all'istruzione del 13 febbraio) mi fece osservare se doveva mangiare tutta la porzione che si dà. Capisco benissimo che può capitare di non sentirsi di prenderla tutta, allora si prenda solo metà; basta dire a chi serve: Poco, metà; e ciò per non guastare la roba; sempre intesi di non credersi più santi perché non si mangia. Gesù mangiava e S. Giovanni Battista no... Può essere alle volte che uno non si senta di prendere qualche cosa; ebbene: stamattina non mi sento? prenderò solo mezza la porzione di carne. Se questo proviene da un maluccio di un momento non è da consegnare, altrimenti si.

Un'altra cosa ho da dirvi ed è la separazione delle diverse classi di suore. Dappertutto c'è questa distinzione, ed anche qui credo bene che si faccia così. Di là i missionari sono distinti: professi, novizi, postulanti; ed anche qui sarà necessario fare questa distinzione. Di là solo una volta tanto li raduno tutti, del resto quando parlo ai chierici non ci sono i ragazzi; così ai ragazzi parlo solo a loro. Conviene che le professe stiano da loro, le novizie da loro, e siccome le postulanti sono poche, si potranno lasciare con queste ultime. Così, eccetto che la Superiora qualche volta creda di dover far diverso, rimangono distinte.

 

Bisogna che le professe siano fiori di virtù, perciò le novizie debbono aver loro un certo riguardo, e questo deve essere un rispetto vicendevole. Perciò le professe stanno da loro; le novizie e le postulanti non devono badare a quello che fanno le professe. I ragazzi di là, se non fossero separati, guarderebbero quello che fanno i chierici...

Talvolta accade di avere un pochino di genialità, di simpatia per la tal suora, oppure un po' di antipatia per quell'altra. Non dico di amicizie particolari... ma son cose che possono venire queste simpatie... Bisogna vincere queste miseriucce di difetti e quando m'accorgo ,che una non mi piace andare ancora di più con lei. Per esempio in un seminario può accadere che quello che ti è antipatico sia poi tuo parroco... Siamo uomini e se penso che tali cose possano succedere tra i sacerdoti, penso anche che possano succedere tra voi. E se quella che ti è antipatica ti sarà vicina in Africa? Nelle comunità c'è l'occasíone di vincere queste antipatie. Invece una persona fuori che ne abbia una antipatica la sfugge; ma qui no, c'è occasione di vincersi.

 

Ho visto alcune di voi studiare a due a due: quel tra due disturba; non è bello perché può portare ad una simpatia. Ciò si può fare prima degli esami, ma coll'essere tre assieme, e queste tre scelte ,dalla Superiora. Lo studiare sempre quelle due da sole è un torto che si fa alle altre. Ho visto una volta che studiavate in due e il mio occhio, come vedete, fu ferito. Quindi, evitando lo studiare in due si eviterà un disturbo ed una mancanza a quella perfetta carità vicendevole che fin d'adesso bisogna avere. Ci vuole la carità fraterna.

 

Un'altra cosa ancora vi raccomando ed è la correzione fraterna. Se una mano ha male, l'altra cerca di venirle in aiuto; se i denti fanno male, gli occhi piangono; vedete il nostro corpo non rimane impassibile. Così colla correzione fraterna si aiuta il compagno e si risparmiano ai superiori tante correzioni. Credete, che è noioso quel sempre dover correggere! Qualcuna dice: Ma se correggo quella lì, non la prende bene. No, non dovete pensar così; se non la prende bene perché è un po' muschina [permalosa], la prenderà bene poi; quindi correggetela ancor di più. Non fate attenzione a ciò; come pure chi riceve la correzione eviti la piccola vendetta di dire: Ma anche lei ha quel difetto che trova in me. Tali parole dette proprio in quel momento lì, formano una vendetta; è meglio aspettare a dirle più tardi. Queste cosette sono necessarie per la carità e per l'educazione. Sembra di non aver simpatie o antipatie, ma se una esamina bene se stessa, trova che quella li piace di più di quella là...

 

S. Antonio cercava di prendere tutte le virtù dagli altri... S. Paolo dice 'di correggere il fratello dapprima inter te et ipsum solum [tra te e lui solo], e poi, se non basta, di dirlo alla Chiesa. Avete visto quello là che è morto perdonando a chi era stato causa della sua morte? (accenna ad un fatto pubblicato sul Periodico).

Sì, passate sopra a quelle miseriucce, ma è bene la correzione fraterna... Il corpo non dice quello. Tante volte basta un amalecita per togliere la grazia di Dio... Via l'amalecita! ... C'è tanta difficoltà a far la correzione fraterna.

 

Di là mi domandarono di farsi la correzione fraterna tra due e due (cioè designarsi una persona affinché si prenda il compito di correggere quell'altra dei suoi difetti). No, non quel dualismo, risposi io; la correzione tra tutti si deve fare. Vi dico queste minuzie affinché diveniate belle statue. Dalle minuzie viene il bello. Alle statue dapprima si dà un colpo di qua e uno di là, ma poi, quando si tratta di farle belle, allora si sta delle ore collo scalpello in mano per perfezionarle. Così è di voi: quelle minuzie sono piccoli colpi. Non dire che i superiori sono teste piccole a guardare quelle minuzie... Ci diano pure di teste piccole, ma è il piccolo che fa il complesso. Non lasciar passar nulla. I superiori hanno da render conto sia riguardo alla perfezione materiale e tanto più riguardo a quella spirituale.

 

In seminario da qualche mal parlante si diceva che era da testa piccola il fare osservazione se uno scendeva due scalini per volta, se teneva il berretto per istorto od il mantello sulle spalle... No no, non è da testa piccola.

Stamattina viene il mio domestico in camera; si era fatto tagliare i capelli, ma quelli davanti li aveva più lunghi. Vedete, una volta si tenevano i capelli lunghi dietro, si diceva: la pietà. Oh, dico, ti han tagliato i capelli per metà! Li hai fatti tagliare dal domestico? No no, mi rispose. Guarda, li hai tagliati per metà perché quelli lì davanti non son tagliati!

 

Andare avanti in nomíne Domini [nel nome del Signore]. Siete tante statue; dovete essere modellate come il Mosè di Roma. La prima predica che farete quando sarete in Africa è quella del buon esempio. Poi quando andremo in Paradiso il Signore e la Madonna non vorranno veder macchia in noi, e se ne avremo dovremo stare in Purgatorío. Certe persone anche esternamente attirano. Come è necessario pregare non solo colla mente ma anche colla bocca, anche riguardo al corpo, non solo essere buone internamente, ma dare buon esempio coll'esterno. Chi ha tutta la delicatezza la conservi, e chi non l'ha la cerchi, perché chi l'ha soffre per certe cose...

 

Non vi ho mai detto delle suore di Savona? Si trattava di prendere le suore per il nostro Convitto; il Card. Alimonda, come Genovese, mi aveva detto: sarei contento venissero delle genovesi nel Convitto. Io andai a Savona nel convento delle suore che dovevano venire a Torino: passai in chiesa; non vidi perché le suore erano nel coretto, ma sentii ... una sbadigliava forte, l'altra... Non ebbi più voglia di prenderle ... Ho da dirvi tutto? Là, ve lo dirò: Ma è possibile? vengo qui a prender delle vaccare? dissi a me stesso. Mi fermai a pranzo: lasciamo star l'olio; ma dal modo di preparare la tavola capii che non facevano per il Convitto.

S. Francesco di Sales aveva da solo in camera lo stesso contegno che teneva nel trattare con gli altri; era delicatissimo. Poco tempo fa in una Casa dove si tenevano gli Esercizi, nel più bello della predica una figlia si mise ad aprire la bocca (per sbadigliare) che c'entravano due pomi in una volta. Da noi non succedono queste cose; ci deve essere molta delicatezza ed avere molta civiltà appunto perché andate a portare la civiltà.

 

Un confessore (dalle prediche del Ven. Cafasso) guardava dal confessionale chi doveva venire a confessarsi. Si fermò a guardare un galantuomo che aveva intenzione di confessarsi da lui: Vuol conoscermi prima di tempo, pensò quell'uomo; e se ne andò. Certe persone non vi badano...

Eravamo alla sepoltura del Can. Casalegno. Quel bravo sacerdote che diceva Messa, bravo prete che tutte le mattine ascolta la prima Messa alla Consolata, all'Orate fratres [pregate, fratelli] diede uno sguardo a tutti quelli che c'erano; invece non bisogna guardare. Quel brav'uomo se fosse avvertito, son certo che si correggerebbe. La prima volta che lo vedrò glíelo dirò.

 

Se voi non vi correggete di queste cose vicendevolmente, quando sarete in Africa non vi sarà nessuno a correggervi e se qualcuna non l'accetta, fatela un'altra volta. Ci mettiamo tutte d'accordo a dare buon esempio. Io dei difetti ne ho tanti, è vero, ma voglio dare edificazione; non per farmi vedere... Se una ha dei difetti, giù, pestatela tutte... Se tu hai un difetto, tutti ti pestino, così ti rimarrà più impressa. Noi per venire statue in regola ci vuol tanto... Ah! che ce ne vuole... Eppure bisogna arrivarci...

giuseppeallamano.consolata.org