SUL SILENZIO

6 giugno 1920

 

 

SR. CARMELA FORNERIS

(Nel restituirci i proponimenti) Prima li ho letti, poi li ho fatti benedire dalla Madonna e adesso non vi rimane che metterli in pratica e subito. Guai aspettare! Di proponimenti ne avete già fatti tanti! Eh già!... Ogni tanto si fan dei proponimenti, e, come va che siamo sempre da capo?... Propongo sempre di aver più umiltà, di aver più carità, e son sempre superba, sempre la stessa. E questo come va? Ecco, è così: o che questi proponimenti non li abbiam presi con tutta la volontà di praticarli, o li dimentichiamo.

 

Appena fatti gli Esercizi dovremmo essere più attenti a praticarli, ad osservarli, invece passa il raccoglimento, viene la distrazione, le opere materiali ci assorbono... e i proponimenti non son più niente, come se non si fossero fatti. Alla sera diciamo poi: Oh, tutto il giorno non li ho ricordati; oggi ho mancato di più, e non ho vinto per niente il mio carattere perché ho dimenticato i miei proponimenti...

I proponimenti ce li ha suggeriti il Signore; li abbiamo fatti dopo un lungo esame della nostra coscienza. Ognuno di essi, massime dopo l'approvazione del Superiore, dopo la benedizione della Madonna, ha una grazia particolare e perciò è più facile osservarli; se invece non si mettono in pratica c'è poi da renderne maggíonnente conto. Il Signore quando dà una grazia vuole che la usiamo, che la traffichiamo; se dà un talento ne vuole poi un altro in più; se ne dà cinque ne vuole cinque altri. Chi non mette in pratica i proponimenti fa come quello là che ha seppellito il talento ed è poi stato condannato dal Signore per non aver fatto caso di quanto aveva ricevuto. Quindi bisogna dare molta importanza, prenderli, non dico come voto, ma come una promessa che non obbliga sotto pena di peccato ma che va adempita.

 

Non li ricordiamo perché non riflettiamo continuamente su noi stessi e sui proponimenti medesimi. Se li ricordiamo lungo il giorno e soprattutto nelle occasioni, allora!... Non basta alla sera domandar perdono per aver mancato di obbedienza, o per aver fatto uno sbaglio, e poi domani mancar di nuovo. Eh! a che vale quel proponimento?

 

Il Signore la dà la grazia per correggere il carattere. S. Francesco di Sales aveva un carattere iroso. Mons. Bertagna diceva che il Ven. Cafasso era un brichet [fiammifero], ma non l'hanno mai visto accendersi; chi non lo conosceva credeva che fosse di carattere tranquillo, dolce. Eh! ... i santi non son mica andati in Paradiso in carrozza! Il carattere bisogna correggerlo, vincerlo. A S. Francesco di Sales dopo morte han trovato delle pietruzze nel cuore. E noi ci scusiamo per il carattere... per la compagna che non ci tratta bene... Hanno sempre da usare i guanti per trattare con noi? No; si dice quel che si deve dire; non si bada al modo. Che brutta cosa è quando i superiori devono studiare le parole per correggere! State attente a questo.

I vostri proponimenti adesso hanno una grazia speciale: sta a voi adempirli; perciò non lasciate passar molto tempo nella giornata senza ricordarli.

 

Io, come faccio tutti gli anni, aggiungo un proponimento per tutte. Durerà fino all'anno venturo, ed è: il silenzio. Non voglio che diveniate tutte mute, ma osservare il silenzio interno ed esterno è necessario.

Vedete, la dissipazione è quella che ci porta via tutto. Tante volte abbiamo buona volontà e perché non ci ricordiamo e non ricorriamo al Signore, ecco che la nostra volontà va in aria. Bisogna che in questa casa si viva un po' più di silenzio. Silenzio quando non si deve parlare; dire il puro necessario quando è permesso parlare; il silenzio grave bisogna che sia una cosa da osservare veramente; e poi, in generale, osservarlo anche nelle ricreazioni. Qui non silenzio perfetto, ma lasciar parlare a chi tocca e non sempre voler parlare noi.

Dice S. Gregorío Magno che bisogna parlare solo quando c'è necessità, utilità o convenienza. Fuori di questi casi il parlare è una cosa oziosa, e il Signore ne chiederà poi conto perché ha detto: Di ogni parola oziosa si renderà conto al tribunale di Dio.

 

In ricreazione, va tanto bene, è utile parlare, altrimenti non si farebbe più ricreazione. Se uno non parla e l'altro neanche, che cosa si fa? Ma quando c'è quella smania di dire, di fare, allora sapete dove si va? Si va subito nella mormorazione, e ciò talvolta, magari contro i superiori. Il Rodriguez dopo il silenzio parla subito della mormorazione. Con ciò, m'avete capito: non intendo che facciate silenzio in tempo di ricreazione, voglio però che si parli moderatamente. Non parlare due o tre alla volta, massime quando parlano i superiori; allora bisogna tacere. Poi, quando si parla, bisogna parlare quasi sermones Dei [come con parole di Dio]. Se si vuol parlare si parli, ma con discorsi che starebbero bene in bocca al Signore; come parlare per nostro Signore. Come diceva il Venerabile: Bisogna che facciamo tutte le cose come N. Signore quando era su questa terra. - Diciamoci sovente: Farebbe così N. Signore? Alle volte si dicono delle goffagginí, dei discorsi inutili... Non li farebbe il Signore.

Il silenzio esterno consiste in non parlare fuori posto o inutilmente; voi dovete parlare sempre di cose di pietà e non di goffaggini, non di cose del mondo; lasciatele stare quelle cose lì. Il mondo gira senza di voi e poi, che cosa importa a noi del mondo? Ah! nessuna notizia, né di questo né di quello, nessuna curiosità!...

 

Al Cottolengo non c'è mai parlatorio in tutto l'anno. Non sarebbe meglio? Tante storie di meno avremmo: vengono a parlarci della mucca... del campo... Bisogna che vi avvezziate: quando sarete in Africa non parlerete mica più con loro!... Anch'essi stanno bene senza di voi. In Paradiso starete poi sempre assieme.

Silenzio a tempo e luogo; nel senso di non parlare troppo forte o quando non tocca a noi e di parlare di cose serie. Alle volte può capitare che tutte abbian voglia di parlare di cose di spirito, e nessuna abbia il coraggio d'incomiciare, per paura di darsi importanza. Non dovete fare come quel santo che è stato tanti anni senza dire una parola; questo non si può, voi avrete da parlare molto laggiù.

 

Per parlare bene non bisogna dire tutto quello che viene in bocca. Se un'altra parla, parli pure, così non avrò da render conto io. Tuttavia se una stesse sempre senza parlare toglierebbe il contributo di allegria alla ricreazione. Ce ne sono che parlano troppo ed altre niente; bisogna togliere di là ed aggiungere di qua.

 

Ed il silenzio interno? Ah! quello lì! è il più difficile ad acquistare. Alle volte si vede una persona, si crede che sia tutta in unione con Dio e poi... Quanti sentimenti lì dentro! 0 di invidia, o di gelosia, o di malignità... Ah! il Signore li vede... E poi si indispettiscono... E tutto questo è per il troppo chiacchierare che fanno dentro di sé. Questo non va; bisogna far silenzio colle nostre passioni, con noi stessi. Se non c'è raccoglimento non riusciremo mai a niente. Nel silenzio e nella quiete profitta l'anima devota (Imitazione). Il Signore vede anche quello che i superiori non vedono! Il Signore non perdona quella che non si emenda mai.

 

Del silenzio interno fatene finché volete, non ce n'è mai troppo; dell'esterno poi con quella moderazione che ci vuole. Far più silenzio nel tempo del lavoro, dello studio; state attente: ogni parola che dite è una parola tolta al Signore. Dicono che le donne chiacchierano di più, ma io non so... so solo che gli uomini parlano anche... (sorride).

 

Allora fate così: silenzio interno ed esterno, ma come l'ho spiegato io, perché se una per far silenzio si mette a far la muta, allora che cosa si fa? I vostri discorsi devono essere sempre edificanti, o di studio, o di pietà.

Adesso vi restituisco i proponimenti (li distribuisce di propria mano). Non li ho lasciati leggere da nessuno, sapete!!! (sorride). Aggiungete il silenzio e tutto andrà bene.

 

 

 

giuseppeallamano.consolata.org