L’AMICIZIA TRA GIACOMO ALBERIONE E L’ALLAMANO

L’AMICIZIA TRA GIACOMO ALBERIONE Alberione

E L’ALLAMANO1

 

Anzitutto, pur essendoci diversità di età, sembra che tra l’Allamano e l’Alberione (1884 - 1971) sia sorta una buona amicizia sacerdotale. Lo scrittore Domenico Agasso, nella biografia dell’Alberione scritta in occasione della beatificazione, più di una volta parla in modo generico di questa amicizia.2 Con più precisione, ne spiega la natura il P. C. Bona, che pure parla di “amicizia” tra i due3: «I suoi contatti con l’Allamano, di persona e per lettera, non si limitarono a casi sporadici, per quanto di particolare importanza, ma rivestirono il carattere di vera direzione, dalla quale attingeva lumi soprannaturali, conforto e direttive. La cosa desta ammirazione, se si tiene presente che l’Alberione risiedeva ad Alba e non a Torino».4

 

Sulla stima che l’Alberione aveva dell’Allamano, esiste una testimonianza interessante, fatta nel processo canonico di S. Annibale Di Francia, che riporta una frase detta dall’Alberione in una predica ai chierici, tenuta ad Alba nell’autunno del 1924: «Volete incontrare dei santi viventi? Andate a Torino e visitate il Canonico Allamano e Don Rinaldi; andate in Liguria e troverete Padre Seteria; spingetevi in Sicilia e ancora potete incontrare il Canonico Di Francia».5

 

Ma abbiamo di più. Il 29 gennaio 1933, lo stesso beato Alberione, interpellato da P. Lorenzo Sales, in vista della prima biografia, inviò una lunga ed entusiasta testimonianza riguardo la santità dell’Allamano, dalla quale emerge che lo conosceva bene. Tra l’altro scrive: «Stimavo e stimo come un Santo il Can. Allamano: seguii il suo consiglio in momenti importanti e me ne trovo contento6: anzi, ai Chierici io riporto spesso il suo esempio, nelle esortazioni e meditazioni».

 

In questa testimonianza l’Alberione si dimostra molto informato sull’Allamano, riportando i suoi pensieri anche su situazioni particolari. Per esempio, ad un certo punto afferma: «Ad un Superiore di Istituto Religioso diceva: “Se volete gli Istituti Religiosi fiorenti, fate una porticina per entrarvi, un portone per uscirne; cioè, assicuratevi bene della vocazione vera prima di accettare; quando poi non danno prove chiare, licenziate con coraggio”». Sembra molto verosimile che questo consiglio sia stato dato proprio all’Alberione, se si tiene conto che lui stesso, in seguito, si è servito di questo pensiero dell’Allamano per giustificare un suo modo di comportarsi.7 E continua: «Ad un Sacerdote che sottilizzava troppo sulle vocazioni: “Si danno tante definizioni e si fanno tante parole e proteste sulla vocazione: per me è più sicuro dire semplicemente: la vocazione è il complesso delle attitudini morali, intellettuali, fisiche per uno stato”».

 

Così l’Alberione conclude la sua testimonianza: «Il Can. Allamano parlava con semplicità; non si turbava se altri diceva diversamente ed anche se il suo consiglio veniva messo da parte, lasciando la cura di tutto alla Provvidenza. Come parlava per motivo di carità, così per motivo di carità taceva: conservando l’indifferenza dei Santi anche riguardo alle cose più delicate, o anche toccavano più direttamente la sua persona».8

 

C’è un aspetto importante che rivela la stima vicendevole e, in certo senso, anche la mutua dipendenza, tra i due personaggi. Anzitutto, l’Alberione, più di una volta, rafforza le proprie affermazioni, poggiandole sulla dottrina o sui comportamenti dell’Allamano. Per esempio, l’importanza della presenza della Madonna nella propria vita e attività di fondatore, l’Alberione la spiega ricorrendo all’Allamano: «Un’opera prospera e fruttifica se nasce come Gesù Cristo da Maria; se è nutrita da Maria, se è accompagnata da Maria nelle gioie, nelle prove, nello sviluppo. […] Al canonico Allamano, fondatore dei Missionari della Consolata, accadde ciò che è quasi unico nella storia dei Fondatori, se non lo trovassimo nel fondatore della Chiesa Gesù Cristo». Dopo aver narrato, con qualche imprecisione, il fatto della Consolatina rimasta improvvisamente vuota, continua: «Uscì, chiuse la porta col cuore angosciato, e andò alla Consolata, pregò a lungo la Vergine, con cui aveva cominciato, rinnovò le sue intenzioni: si alzò confortato. E cominciò meglio da Maria, con Maria, per Maria, in Maria. L’opera prosperò portando grandi frutti nella Chiesa».9 Così, l’irrinunciabile funzione della donna nel campo dell’apostolato, questione di grande attualità già a quei tempi, l’Alberione la spiega e giustifica, ancora una volta, ricorrendo all’Allamano: «Il can. Allamano dice: “La donna ha più generosità dell’uomo; e la suora più generosità del missionario”, in generale».10

 

P. Giuseppe Caffaratto, in data 25 gennaio 2007, ha rilasciato la seguente testimonianza: «In un incontro con il P. Superiore Generale dei Paolini di passaggio ad Olbia – Si parlò di tante cose. Ad un certo punto gli dissi che avevo conosciuto il loro fondatore Don Alberione, oggi beato. E gli raccontai di un incontro particolare avuto con lui ad Alba, se ben ricordo, nell’ottobre del 1966. Eravamo tutti due invitati nel Seminario di Alba per una Giornata di ritiro spirituale ai seminaristi: lui doveva parlare della santità del sacerdote, io dello spirito missionario. Trascorre la Giornata, ciascuno fa la sua parte. È il congedo. Si chiacchera ancora. Al saluto, Don Alberione mi stringe le mie mani nelle sue e mi dice queste testuali parole: “Lei è della Consolata, dell’Istituto del Canonico Allamano. Io conservo sempre tanta riconoscenza al Canonico Allamano perché agli inizi della mia congregazione, mentre quasi tutti i sacerdoti mi erano contrari e mi dicevano: ‘Pianta lì, con i tuoi giornali e la tua stampa!’, lui mi diceva: ‘Vai avanti, vai avanti!’. E mi fu di grande incoraggiamento”».11

 

A sua volta, l’Allamano, nelle conferenze morali ai sacerdoti convittori, riporta diverse volte, citandolo, il pensiero dell’Alberione, desunto dagli Appunti di Teologia Pastorale. Per esempio, parlando dei parroci, l’Allamano fa questa affermazione: «Il Parroco rispetto ai Vice-Curati è un superiore, un compagno di fatiche, un padre. V. Alberione – Teologia Pastorale, p. 98».12

 

1 I rapporti molto positivi tra l’Alberione e l’Allamano sono lungamente studiati da: BONA C., Le fede e le opere, Spigolature e ricerche su Giuseppe Allamano, ed. Missioni Consolata, Torino 1989, pp. 393 – 400.

2 AGASSO D., Don Alberione, Editore di Dio, ed. San Paolo, Milano 2003. Per esempio, parlando della serietà di giudizio dell’Alberione nell’ammettere le suore alla vestizione, afferma: «”La ristrettezza” , come sempre ripete ai suoi, in Torino, il canonico Giuseppe Allamano, grande amico del Signor Teologo» (p. 99); «Qui è rigido senza attenuanti, certo, ricordando i consigli del suo amico Giuseppe Allamano» (p. 128); «Grandi figure amiche sono scomparse da tempo: a Torino […] il canonico Allamano» (p. 151).

3 Per esempio: «L’Allamano conobbe l’opera dell’amico […]»: BONA C., o. c., p. 397.

4 BONA C., o. c., p. 394.

5 Positivo super virtutibus, vol. 2, Testimonianze, p. 607»: in Arch. Postulazione, ‘Cartelle’, 1, ‘Tesoriere’. Al riguardo, possediamo pure un articolo di Barbero Giuseppe, Il beato Giuseppe allamano e il Servo di dio Giacomo Alberione, loro stima ed amicizia sacerdotale, scritto (ma non pubblicato) per il “Tesoriere”. È stato inviato a P. Pasqualetti il 23 febbraio 1991: cf. Arch. Postulazione, Tesoriere, Materiale.

6 Più avanti scrive: «So di un Sacerdote (certamente si tratta dell’Alberione stesso) che ricorse al Can. Allamano prima di ritirarsi dalla santa opera di zelo, a cui stava intento, per consacrarsi ad altre opere cui un interno movimento di grazia sembrava invitarlo. Egli sentì e pregò: poi rispose con poche, ma decisive parole. Il caso era difficilissimo: ma le prove di una ventina d’anni gli diedero del tutto ragione. Eppure bisogna dire che in quel momento erano molti i pareri contrari». Non c’è dubbio che si tratta della fondazione dei Paolini.

7 [ALBERIONE G.], Cenni storici generali della Pia Società S. Paolo, in Unione Cooperatori Buona Stampa 1923, p. 5: «Il Can. Allamano aveva dato questo consiglio al Teol. Alberione: abbia la porta della sua Casa larga per entrare, ma più larga per uscire. Subito in quell’anno coinciarono le purificazioni […]», in: BONA C., o. c., 395.

8 Ach. Postulazione, Testimonianze, 1, A.

9 ALBERIONE G., Il segreto, in Vita Pastorale, 39 (1953), p. 114, riportato da BONA C., o. c., pp. 395 – 396.

10 ALBERIONE G., Mihi vivere Christus est, riportato da BONA C., o. c., p. 396.

11 In Arch. Della Postulazione IMC.

12 Riportato da BONA C., o. c., p. 397.

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