Basilica Papale di San Paolo fuori le Mura
Omelia per la Santa Messa di Ringraziamento
per la Canonizzazione di Padre Fondatore.
21.10.2024
Omelia del Cardinale Giorgio Marengo, IMC
“Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato” (Lc 2, 21).
Oggi è giornata di compimento. Oggi siamo qui, sulla tomba dell’Apostolo delle Genti, per ringraziare tutti insieme per il dono immenso della santità di Giuseppe Allamano, nostro Fondatore. È l’oggi della contemporaneità che anima la Chiesa. Oggi è Pasqua, oggi è Pentecoste, oggi è il giorno in cui gli Apostoli, trasfigurati dall’incontro con il Risorto, escono da Gerusalemme e s’incamminano sulle strade del mondo. “Dio mi chiama oggi, non so se mi chiamerà ancora domani”. Dal tempo del discernimento della vocazione al sacerdozio fino all’ultimo suo giorno San Giuseppe Allamano è vissuto così. E invita anche noi a fare altrettanto.
È una contemporaneità che fa saltare la distanza: oggi. San Giuseppe Allamano e San Paolo. “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2, 2). Il Fondatore diceva: “Far in modo che si possa applicare le parole di S. Paolo […]. S. Paolo era sol più come una maschera. Vedete com’è bello! C’è da fare una meditazione”[1]. È l’ideale del missionario. La forza della missione attinge alla contemporaneità che sperimentiamo concretamente nella liturgia.
La missione si realizza per il fatto di avere gli occhi fissi su di Lui, come tutti, quel giorno, nella sinagoga, così da saperli volgere agli altri con vicinanza, compassione e tenerezza. L’eucaristia quotidiana era il perno intorno al quale ruotava la vita del Fondatore. “Questo è il mio corpo, questo il mio sangue. Fate questo in memoria di me”. E lo Spirito Santo ha plasmato il cuore di San Giuseppe Allamano, permettendogli di diventare puro strumento nelle Sue mani. In una successione di “oggi” e di “adesso”. Il mistero celebrato nella liturgia è la forza che muove il presente. È l’oggi, la contemporaneità, l’attingere la forza della missione dalla contemplazione. “Lasciamo che ci giri e rigiri a suo talento, e per tal modo diverremo veri santi missionari”[2].
“Oggi” e “avere gli occhi fissi su di Lui”. Un unico movimento che definisce la santità di Giuseppe Allamano. Per capire qualcosa di questa santità bisognerebbe essere saliti anche noi sul coretto del santuario della Consolata; aver speso come lui lunghe ore con lo sguardo fisso sul tabernacolo e sull’immagine della Consolata. Aver dato tempo all’ascolto dei suoi figli e figlie spirituali, come anche della gente comune che veniva al santuario per un consiglio. Aver condiviso con il Canonico Giacomo Camisassa e con gli altri uomini e donne della prima ora le inquietudini e le speranze di una famiglia missionaria che stava nascendo. Aver avuto il coraggio di chiudere la prima casa di formazione e di portare le chiavi alla Consolata, finché non fosse chiara la fisionomia dei candidati alla missione. Aver infine anche patito l’incomprensione e la parziale esclusione negli ultimi anni del suo servizio…
Per i santi non c’è distanza, c’è solo contemporaneità. Il mistero celebrato nella liturgia è la forza che muove il presente. È l’oggi, la contemporaneità, l’attingere la forza della missione dalla contemplazione.
E per questo i santi lasciano che sia lo Spirito a dar loro la forma che Lui vuole. Per San Giuseppe Allamano e per noi insieme a lui è la forma della missione ad gentes, la prima evangelizzazione in contesti dove la Chiesa non è ancora radicata e non ci sono altri testimoni del Risorto. Con lo stile di Maria. E questo stile vissuto nella vicinanza, nella compassione e nella tenerezza, proprio come ha detto ieri Papa Francesco nell’omelia della canonizzazione. Quanto San Giuseppe Allamano teneva alla serietà del volerci bene tra noi! Lo considerava una priorità, un punto di attenzione continua.
E qui, oggi siamo anche noi. Cosa dice al nostro presente la santità del Padre Fondatore? Verrebbe da dire che se non prendiamo sul serio questo invito a fissare i nostri occhi sul Signore, qui presente in mezzo a noi, e se trascuriamo quest’oggi – che è la possibilità concreta di volerci bene davvero, senza logiche di gruppo, ma in vera armonia - la santità di Giuseppe Allamano non riuscirà a giovarci più di tanto. Se non intraprendiamo oggi e sempre il cammino personale di conversione, di ritorno al Signore, di apertura alla Chiesa che ci invia dove c’è più bisogno, forse – oso dirlo - non sarà servito neanche avere il Fondatore canonizzato. Sì, dobbiamo dircelo con verità: la sua santità ci deve scuotere, altrimenti non ci gioverà. I nostri Istituti attraversano un momento delicato della loro storia, che condivide le incertezze e i rapidi mutamenti del mondo attorno a noi. Oggi non è (solo) un punto di arrivo, dev’essere anche un momento di ripartenza. L’amore appassionato per il Padre Fondatore trasmessoci dalle prime generazioni di missionari e missionarie, l’immenso lavoro apostolico portato avanti da tanti fratelli e sorelle che noi qui rappresentiamo, l’impegno della postulazione, le fatiche della preparazione, tutto sarà ampiamente ripagato se prenderemo sul serio questo “oggi” e questo “avere gli occhi fissi sul Signore”, teneramente amato e servito da San Giuseppe Allamano. E realizzeremo davvero il suo desiderio di vederci famiglia della Consolata che si vuole bene e che arde di zelo missionario.
Che questo giorno benedetto ci aiuti a riscoprire con stupore e fedeltà creativa il dono di essere missionari e missionarie della Consolata, inviati dove altri forse non se la sentono di andare, per rendere concretamente possibile l’incontro con Cristo. Imitando la Madre di Dio, presa con noi tra gli affetti più cari, per imparare da Lei.
Questa mattina, all’inizio della sessione sinodale, sono andato a ringraziare personalmente il Santo Padre per il dono della canonizzazione e per chiedergli che benedica tutti noi. Sono rimasto profondamente toccato dal suo gesto e soprattutto dalle sue parole; prendendomi le mani, mi ha detto: “Coraggio e avanti, sempre!”. Proprio come ci diceva il Fondatore!
Allora diciamoci sempre e di nuovo: nunc coepimus, iniziamo adesso, iniziamo oggi.
“Eccoci, siamo i servi e le serve del Signore. Si compia in noi la tua parola”.
Card. Giorgio Marengo, I.M.C.
[1] Le “conferenze spirituali” del Servo di Dio Giuseppe Allamano. Gli autografi e le trascrizioni dalla viva voce, Torino 1981, III, 403.
[2] Conf. I, 54. Un’altra citazione conferma questa intima percezione che San Giuseppe Allamano aveva della missione come continuazione della stessa missione di Gesù; si tratta del discorso pronunciato il 24 gennaio 1905, in occasione della professione religiosa e della partenza di due missionari: “N[ostro]. S[ignore]. G[esù]. C[risto], da quest’altare rivolge a voi, carissimi figli, le solenni parole che disse un giorno agli Apostoli: andate, predicate alle genti, battezzatele: ecco che io sarò con voi tutti i giorni: euntes… (S. Matt. 28). Le stesse parole rivolse nel corso dei secoli: usque ad cons. saeculi, a tanti uomini apostolici, che da Lui chiamati ebbero la stessa missione colla stessa promessa per la conversione dei poveri infedeli. Oggi sono per voi, fortunati figli della Consolata, e pei vostri fratelli che vi precedettero e vi seguiranno. […] Come il Padre … Sicut misit me (S. Giov. XX.21). Come dicesse: essendo in me ogni potere col medesimo fui mandato dal Padre in terra a salvare gli uomini, e questo potere stesso trasmetto a voi perché continuiate la missione ch’io ricevetti dal Padre, non potendo più io visibilmente e direttamente continuarla perché devo andare in Cielo. Ciò che io feci per 30 anni in terra e poi per altri tre a salute delle anime, dovete fare voi; quindi… La vostra è la stessa mia missione, che io ed il Padre vi trasmettiamo: Missione divina ‘sicut misit me’”, Conf. I, 83-84.

Cardinal Giorgio Marengo presiding the thanksgiving mass at St. Paul outside the wall.
Il cardinale Giorgio Marengo presiedeva la messa di ringraziamento a San Paolo fuori le mura.


The responsorial Psalm, and the response is …
Il Salmo responsoriale e la risposta è…

The Novices of the Consolata Sisters dancing the offertory song.
Le novizie delle Suore della Consolata ballano il canto dell'offertorio.

Pilgrims attentively participating the Mass at St. Paul outside the wall.
Pellegrini partecipano con attenzione alla Messa nella chiesa di San Paolo fuori le mura.


Our status as missionaries is one of service – hence humility is absolutely necessary. SL. 143
L’umiltà è molto necessaria in relazione al nostro stato particolare di missionari e di missionarie, che è di servizio. VS. 143


Inside the Basilica of St. Paul outside the wall.
All'interno della Basilica di San Paolo fuori le mura.

Ministers pose for a photo after the thanksgiving Mass at St. Paul outside the walls.
I ministri posano per una foto dopo la Messa di ringraziamento a San Paolo fuori le Mura.

The Pilgrims after the thanksgiving Mass at St. Paul outside the wall.
I pellegrini dopo la Messa di ringraziamento a San Paolo fuori le Mura.

The Cardinal interacting with people after the thanksgiving Mass at St. Paul outside the walls.
Il cardinale interagisce con la gente dopo la messa di ringraziamento a San Paolo fuori le mura.

Pilgrims praying just after the thanksgiving Mass.
Pellegrini in preghiera poco dopo della messa di ringraziamento.

Bishop Hieronymus Emusugut Joya and Fr. Venanzio Mwangi after the Mass.
Il vescovo Hieronymus Emusugut Joya e padre Venanzio Mwangi dopo la messa.
