Omelia della Messa di ringraziamento per la canonizzazione di

San Giuseppe Allamano.

Santuario della Casa Madre

25 ottobre 2024

Omelia di Mons. Osório Citora Afonso, IMC,

Vescovo ausiliare dell’Archidiocesi di Maputo, Mozambico

            La testimonianza iniziale della comunità di Marco conclude il suo vangelo con il capitolo 16 annunciando la resurrezione di Gesù e l'invio delle donne ad annunciare la bella notizia. Questo finale crea un po' di scandalo e nella prima metà del secondo secolo sono aggiunti altri due finali, la pagina che abbiamo appena letta è quella considerata canonica. Dopo aver inviato le donne come messaggere, Gesù appare anche agli Undici, mentre sono a tavola, cioè sono a casa e li rimprovera apostrofandoli "duri di cuore” perché non hanno creduto alla sua resurrezione, ma infine da loro un mandato con doppio imperativo: “andate e proclamate”.

ANDATE: Il Risorto chiede, anzi comanda, di andare, cioè di mettersi in cammino; gli apostoli sono mandati ad uscire da Gerusalemme.  Il comando di Gesù è sempre impellente. Il Risorto non chiede agli Apostoli di abbellire il sepolcro, né di incidere lapidi, né di dedicargli vie, e nemmeno di costruirgli monumenti, o scrivere libri su di lui, tanto meno di organizzargli feste: chiede di continuare quel ministero della Parola che aveva formato la sua principale attività, suscitando la fede nel cuore dei discepoli. Uscire da Gerusalemme e andare in tutto il mondo, a tutti i popoli, per formare un “popolo di popoli”, infrangendo le loro stesse barriere culturali e religiose. Una prima chiamata ad uscire e mettersi in movimento affinché il messaggio di Gesù possa giungere ai confini della terra. La stessa messa finisce con questo stesso verbo: “Andate in pace”.

“Cari fratelli e sorelle,” come afferma Papa Francesco, “Seguire Gesù, vuol dire imparare a uscire da noi stessi per andare incontro agli altri, per andare verso le periferie dell’esistenza, per muoverci noi per primi verso i nostri fratelli e le nostre sorelle, soprattutto quelli piu’ lontani, quelli che sono dimenticati, quelli che hanno piu’ bisogno di comprensione, di consolazione e di aiuto”.

ANNUNCIATE: Gesù si fida dell’uomo, si fida di quei discepoli che aveva appena rimproverato perché ancora increduli della sua resurrezione (v.14). Contro ogni logica umana, a questi uomini che lo hanno abbandonato, spaventati e deboli, affida il compito di annunciare il Vangelo, la sua parola fatta carne. Niente altro. Non fa un discorso programmatico teso a organizzare in modo nuovo la società, ma semplicemente dice: “Annunciate”. Annunciare Cristo, per tanto tempo è stato interpretato come “far cristiano il mondo”. Ma Gesù non voleva fare proseliti, né seguaci. Gesù voleva solo portare la buona notizia della salvezza a tutti gli uomini. Una prima chiamata ad uscire e mettersi in movimento affinché il messaggio di Gesù possa giungere ai confini della terra.

Sono mandati a proclamare, ad annunciare il Vangelo, cioè la vita e la persona di Cristo, che è la forza ascensionale del cosmo. Proclamare la buona notizia, il Vangelo ad ogni creatura, gli apostoli sono mandati ad annunciarla innanzitutto con la vita, poi, se Dio lo concede, con le parole. Infatti, Evangelizzare significa testimoniare la Parola di Dio. Mostrare agli altri come si può vivere meglio seguendola.

                Gli undici sono a tavola in casa e anche San Giuseppe Allamano ci porta a casa, casa madre, luogo di intimità, ma anche di relazioni e di santità dove viene rinnovato all’interno della sua famiglia religiosa: composta da missionari e missionarie il mandato missionario, anche noi dunque veniamo a casa: una grande coincidenza Gesù invia partendo da una casa e noi veniamo a casa.

                Dopo i fasti di Piazza San Pietro, colma di pellegrini giunti da ogni parte del mondo, ci siamo recati nei paesi che videro la vita quotidiana di San Giuseppe Allamano: prima nella sua terra natale, Castelnuovo, terra di ben quattro Santi, poi al Santuario della Consolata, ove il nostro Santo Fondatore, per ben 46 anni,  fu rettore e, infine, oggi, per concludere, ci troviamo nel Santuario San Giuseppe Allamano, chiesa pubblica della Casa Madre dei Missionari della Consolata, chiamata anche la Chiesa del Fondatore. “Perché in una cappella laterale vi è il sepolcro di San Giuseppe Allamano, è un luogo santo, meta di pellegrinaggio, un invito a sostare in preghiera e meditazione, come in un’oasi …. Tomba del fondatore, secondo l’antichissima concezione cristiana, il sepolcro è la sua casa terrena, mentre egli vive nella perfetta comunione con Dio. E’la dimora da cui continua a spandere benedizione, incoraggiamento, consolazione”.

                Questa casa, fu per l’Allamano “una casa di santificazione” come ha ben sottolineato P. Pavese, e fu una casa regolarmente visitata dall'Allamano. Quando la comunità si trovava ancora alla Consolatina, l’Allamano aveva fatto una promessa dicono i suoi biografi: “Nella nuova casa avrò la mia camera, avrò più comodità d’andarvi e voglio esservi abitualmente: chiunque senza bisogno di nessun permesso può venire a parlarmi, o anche per udire qualcosa da me”. Inoltre, in un’altra testimonianza annotò: “Dacché siamo nel nuovo Istituto, il Rev.mo Sig. Rettore ben difficilmente manca di venirvi ogni giorno, generalmente dalle 5 circa pomeridiane fino verso le 7,30; i due primi giorni li passò quasi interi, e vi dormì due notti consecutive, il che fece ancora qualche altra volta”.  E’in questa casa che l’Allamano riposa, dopo aver fatto ritorno per sempre nella “sua” Casa Madre. L'Allamano morì il 16 febbraio 1926, mentre la salma procedeva verso il cimitero generale vi fu chi disse, quasi voce profetica, «il canonico Allamano non si fermerà qui, ma tornerà a casa sua». Difatti si fermò, nel reparto del cimitero riservato ai sacerdoti, solo 12 anni. Il 10 ottobre 1938 alle ore 14,30, venne aperta la tomba e la cassa fu posta nell'edicola cimiteriale destinata agli arcivescovi di Torino, il giorno seguente, 11 ottobre, la salma fu trasportata alla Casa Madre alle ore 7,45 e deposta nella cappella pubblica. È dunque, in questa casa madre, casa di santificazione, casa ove riposa il Santo Allamano dove siamo venuti, per poter ripartire verso la missione con un richiamo alla santità. Siamo venuti a riascoltare quel “prima santo e poi missionari”: prima salire sulle montagne, il luogo santo, il luogo di Dio, per ripartire alla volta delle missioni.

                E’ in questo luogo, dunque, carico di un’emozione e di una suggestione tutte particolari, che abbiamo ascoltato la pagina del Vangelo con cui Marco racconta le ultime parole di Gesù. Si tratta di parole che il Maestro rivolge a un gruppo di discepoli: Gesù affida loro l’annuncio del Vangelo, in vista della fede: “Andate in tutto il mondo e proclamate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato, sarà salvato, chi non crederà sarà condannato” (vv. 15-16).

Lo spirito di famiglia è lo spirito delle prime comunità cristiane che respiravano e testimoniavano l’amore di Dio.

                Come già detto, due imperativi meritano la nostra attenzione: andate e proclamate, mandato affidato all’interno di una casa, come luogo di vita conosciuto contrapposto all’ignoto, luogo Il di relazioni, da dove missionari e laici partono cercando di vivere e testimoniare la passione per la Missione.

Il richiamo alla santità nella quotidianità, tutti siamo chiamati a diventare santi percorrendo una strada, è un dono offerto a tutti, nessuno escluso, per cui costituisce il carattere distintivo di ogni cristiano. Ecco allora che accanto ai “grandi” santi: san Francesco, …. troviamo i beati Chiara Badano e Carlo Acutis santi piccoli della porta accanto, vite straordinarie all’interno di una normale quotidianità, i santi “della porta accanto” sono persone in fin dei conti normali, che non provengono "da un mondo parallelo”, ma appartengono al popolo fedele di Dio e che è inserita “nella quotidianità fatta di famiglia, studio, lavoro, vita sociale, economica e politica”. Sono loro modelli e testimoni di quella santità che è soprattutto "esperienza dell'amore di Dio".

“La santità, infatti, non è un programma di sforzi e di rinunce, non è fare una ginnastica spirituale, no: è un’altra cosa. È anzitutto l’esperienza di essere amati da Dio, di ricevere gratuitamente il suo amore, la sua misericordia”, afferma Papa Francesco.

Parlare di casa è parlare della missione che inizia proprio nelle nostre case, nelle nostre famiglie dove dobbiamo ritornare sovente per ritrovare i nostri cari, per ascoltare le difficoltà che tutte le famiglie hanno, dove troviamo talvolta persone senza speranza, ma è da lí che dobbiamo partire per la missione: dall’ordinario verso lo straordinario.

Sarebbe bello che anche le nostre case fossero luoghi di santità solo così possono essere casa di missione, da dove si parte.  

Tra gli scritti di San Giuseppe Allamano mi piace ricordare: «Come missionari poi, dovete essere non solo santi, ma santi in modo superlativo. Non bastano tutte le altre doti per fare un Missionario! Ci vuole santità, grande santità. I miracoli si ottengono non tanto con la scienza, quanto piuttosto con la santità». E infine: «Ecco, o miei cari, la santità che io vorrei da voi: non miracoli ma far tutto bene. Farci santi nella via ordinaria. Il Signore, che ha ispirato questa fondazione, ne ha anche ispirate le pratiche, i mezzi per acquistare la perfezione e farci santi. Se Egli ci vorrà sollevare ad altre altezze, ci penserà Lui, noi non infastidiamoci. Certa gente cerca sempre le cose grandi, straordinarie. Non è cercare Dio, perché Egli è tanto nelle cose grandi come nelle cose piccole; perciò bisogna star attenti a far tutto bene».

Il discepolo missionario è colui che evangelizza con la sua propria vita, è  un vero testimone,  è capace di uscire dalle proprie comodità e ha il coraggio di

raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo, come ha  posto in rilievo Papa Francesco.

Andare e proclamate nella sinodalità: camminate insieme, siate una famiglia.

Cari fratelli e sorelle! Disponiamoci ora ad entrare nella Liturgia eucaristica. Facciamolo pensando a quanta devozione, raccoglimento, gioia e stupore il nostro nuovo Santo metteva nel celebrare e adorare l’Eucaristia. Disse un giorno: «“Vi voglio Sacramentini, cioè figli e figlie affettuosi di Gesù Sacramento. Voi, sebbene di vita attiva, potete e dovete abituarvi ad essere veri Missionari/e Eucaristici”. »

 

Msgr. Osório Citora Afonso explaining the word of God at the Mass.
Mons. Osório Citora Afonso spiega la parola di Dio durante la Messa.

 

Inside the Church of St. Allamano at the Mother House – Turin.
Interno della Chiesa di Sant'Allamano presso la Casa Madre - Torino

 

 

The Regional Superior of Europe Region, Fr. Treglia speaking to the pilgrims.
Il Superiore Regionale della Regione Europa, P. Treglia, parla ai pellegrini.

 

The Superior General, Fr. James Lengarin speaking to the pilgrims.
Il Superiore Generale, P. James Lengarin, parla ai pellegrini.

 

Aerial view of the Allamano Church from behind.
Veduta aerea della chiesa dell'Allamano da dietro.

 

 

Pilgrims participate the Mass at Allamano Church at Casa madre in Turin.
I pellegrini partecipano alla Messa nella Chiesa dell'Allamano presso Casa Madre a Torino.

 

Pilgrims at the tomb of St. Joseph Allamano after the thanksgiving Mass at the Allamano Church at Casa madre in Turin.
Pellegrini alla tomba di San Giuseppe Allamano dopo la Messa di ringraziamento presso la Chiesa dell'Allamano presso Casa Madre a Torino.

 

Some of the religious who visited Casa Madre for the thanksgiving Mass.
Alcune delle religiose che hanno visitato Casa Madre per la Messa di ringraziamento.

 

At the tomb of the Founder.
Sulla tomba del Fondatore.

 

The General direction of the Consolata Sisters at the tomb of our Founder.
La Direzione Generale delle Suore della Consolata sulla tomba del nostro Fondatore.

 

Missionari della Consolata

Viale delle Mura Aurelie, 11-13

00165 Roma

Tel. 06 393821

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Suore Missionarie della Consolata

Via Umiltà, 745 – 01036 Nepi, VT

Tel. 0761 527253 -70

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