Le reliquie del beato G. Allamano deposte
nell’altare della Cattedrale di Embu, in Kenya.
Intervista a mons. John Njue
Il 30 giugno
2002, S. E. mons. John Njue, attualmente arcivescovo coadiutore dell’archidiocesi di Nyeri, durante una solenne
liturgia, consacrava la nuova cattedrale costruita nella periferia della cittadina di Embu, dove era stato vescovo dal
1986, anno della fondazione della diocesi, fino a questa data. Un atto particolare della celebrazione consisteva nel
deporre e murare in un apposito sacrario, scavato al centro dell’altare, una reliquia del beato Giuseppe Allamano,
assieme ad un frammento della cappella di Nguire, la prima costruita dai missionari della Consolata nella zona di Kevote.
Alla consacrazione della cattedrale di Embu hanno partecipato moltissimi fedeli, accorsi per l’occasione
da tutte le parrocchie della diocesi, accompagnati dai loro sacerdoti. Oltre a mons. Giovanni Tonucci, nunzio apostolico e
ad una decina di vescovi, erano presenti, a nome del-l’Istituto, il p. Piero Trabucco, Superiore Generale, il p.
Luigi Brambilla, Superiore dei Missionari della Consolata in Kenya, assieme a diversi confratelli. Pure Il Governo locale
aveva inviato suoi rappresentati.
Il rito si è svolto con una straordinaria solennità, con canti
e danze, come si usa da queste parti, assieme a molte offerte di doni in natura, per aiutare i poveri e soprattutto i
bambini di strada, ospiti del collegio che le Suore Piccole Ancelle del Sacro Cuore hanno costruito a pochi passi dalla
cattedrale.
In genere, in ogni altare sono deposte reliquie preferibilmente di un martire o comunque di un
santo. Il significato simbolico di questo gesto è di preparare un ambiente dignitoso e sacro, come una pietra
sacra, su cui immolare la Vittima Divina, che la Chiesa, nella celebrazione della Santa Messa, offre quo-tidianamente al
Padre per la salvezza di tutta l’umanità. Subito dopo aver deposto le reliquie nel sa-crario, mons. John
Njue ha iniziato la celebrazione eucaristica, assieme agli altri vescovi ed ai sacerdoti. Nell’omelia, ha
spiegato perché aveva scelto proprio una reliquia del beato Allamano, per l’altare della nuova cattedrale di
Embu. Sentiamolo dalla sua viva voce, in un’intervista che ci ha rilasciato a Roma, il 18 ottobre dello scorso
anno.
Perché una cattedrale nuova ad Embu? “Era evidente non solo a me, che
sono stato il primo vescovo, dal 20 settembre 1986, giorno della mia ordinazione episcopale, ma anche ai nostri sacerdoti
ed ai cristiani, che non si poteva continuare con la piccola chiesa, costruita dal vostro compianto confratello p.
Salvatore Baldazzi nel 1958, divenuta ormai impari alle necessità di una comunità diocesana in continuo
sviluppo”.
Quale criterio vi ha guidato nella progettazione della chiesa? “Il
criterio fondamentale è stato semplice: volevo che la nuova cattedrale, essendo la chiesa madre della diocesi,
riflettesse la nostra storia, dal punto di vista umano e cristiano. In concreto, costruire un tempio
‘inculturato’, se così si può dire”.
Spieghi come. “All’esterno la struttura, nelle sue grandi linee,
rispecchia il monte Kenya, con le cime che si innalzano nel cielo azzurro; lo stesso monte Kenya è rappresentatoo
nella vetrata centrale, come sfondo alla Madonna. Per il sacramento del battesimo, poi, l’acqua viene raccolta dal
tetto, come fosse un ruscello che discende dal monte. Dentro, i pilastri portanti raffigurano bene l’albero sacro,
il mugumo, sotto il quale i nostri avi offrivano alla divinità il sacrificio di un montone o di una capra per
allontanare i castighi e ottenere dei favori. L’ampio spazio all’interno del tempio, illuminato dalla vetrata
di fondo, rispecchia bene la vastità del territorio in cui vive la nostra popolazione”.
In particolare, perché ha murato nell’altare la
reliquia dell’Allamano e un frammento della prima cappella? “Ho pensato al grande lavoro svolto
dai Missionari della Consolata. Noi oggi siamo cristiani perché il beato Giuseppe Allamano ha mandato, nel lontano
1902, i suoi primi missionari in Kenya. La nostra fede cristiana è una eredità sacra, che dobbiamo custodire
e promuovere. Sentiamo di avere una grande responsabilità, non solo verso i pionieri del passato, ma anche nei
confronti dei cristiani che verranno dopo di noi. Ecco il perché di queste reliquie, sulle quali Gesù
sacramentato sarà sempre degnamente offerto al Padre, per il bene di questa gente e di tutta
l’umanità, ogni volta che il Vescovo o un sacerdote celebrerà la Santa Messa. Chi poteva essere
deposto in questo altare, come simbolo della fedeltà al passato e della proiezione verso il futuro, se non il beato
Giuseppe Allamano, che noi giustamente consideriamo il Padre nella fede cattolica dell’Embu?”.
Guardando bene la vetrata di fondo della cattedrale, nella cornice che inquadra la figura centrale della Madonna, noto
anche l’immagine del Beato Allamano. A lui, nonostante che non abbia mai messo piede in Africa durante tutta la sua
vita terrena, affidiamo con fiducia questa giovane Chiesa di Embu, perché ormai qui tutti lo considerano di
casa.