BEATO GIUSEPPE ALLAMANO Il sacerdote che volle dare un’anima
missionaria alla sua Chiesa
Il Canonico Giuseppe
Allamano, sacerdote di Torino, amò e servì per tutta la vita la sua diocesi, coprendo in essa incarichi di
grande responsabilità. Rettore del Santuario della Consolata per quarantasei anni, formatore di sacerdoti,
direttore spirituale di persone molto influenti nella Chiesa del suo tempo, egli ha sempre dato il suo appoggio decisivo
ad iniziative apostoliche ardite in un ambiente politicamente e socialmente molto difficile. Allo stesso tempo, il suo
sguardo spaziava lontano. Egli volle infatti dare vita a due Istituti Missionari che, seguendo le orme del grande
Missionario dell’Abissinia, il Card. Guglielmo Massaja, portassero l’annuncio del Vangelo ai lontani popoli
dell’Africa. Egli fu sempre sacerdote e missionario per il mondo, pur rimanendo profondamente inserito nel contesto
ecclesiale di Torino. Qui sta l’originalità dell’Allamano che con il suo insegnamento e la sua
testimonianza di vita continua a fare scuola a tutti coloro che pur vivendo la loro fede negli ambiti della loro Chiesa
d’origine e secondo la propria vocazione, si sforzano di aprire gli orizzonti della propria vita cristiana alla
dimensione universale e missionaria della Chiesa.
Era innanzitutto ferma convinzione di Giuseppe Allamano che
qualsiasi sacerdote, in forza della sua vocazione, dovesse avere un cuore missionario e uno zelo apostolico vasto come il
mondo. Affermava infatti che «ogni sacerdote è missionario di natura sua; la vocazione ecclesiastica e quella
missionaria non si distinguono essenzialmente; non si richiede che un grande amore per Dio, e zelo per le anime». E
partendo dalla propria esperienza personale asseriva: «non tutti potranno realizzare il desiderio di recarsi in
missione, ma tale desiderio dovrebbe essere di tutti i sacerdoti». Secondo l’Allamano, ogni sacerdote è
per vocazione un missionario.
Vedeva inoltre questa prerogativa missionaria non solo legata alla vocazione
sacerdotale ma propria di tutti i fedeli che amano profondamente il Signore e desiderano farlo conoscere agli altri.
«Questa vocazione all’apostolato è di quanti amano molto il Signore e bramano farlo conoscere ed amare,
disposti perciò ad ogni sacrificio». L’amore, cioè il “comandamento nuovo” di
Gesù, era da lui considerato quale elemento propulsore della missione che ogni fedele può vivere e
realizzare!
Altro ritornello insistente dell’Allamano era che ogni Chiesa locale non dovrebbe soltanto
badare al suo piccolo gregge, ma «avere una missione più vasta». L’invio di personale in missione
– asseriva l’Allamano con convinzione – non costituisce un impoverimento per una Chiesa, quanto
piuttosto un grande dono e una ricchezza che le viene concessa. Aveva intuito un concetto che diventerà chiaro
nella dottrina del Concilio Vaticano II, secondo cui quanto più si condivide la fede con altri, tanto più
essa cresce e si irrobustisce la propria.
Messosi poi a contatto con la missione dell’Africa attraverso
l’esperienza dei suoi Missionari, Giuseppe Allamano maturò a poco a poco un nuovo aspetto della vocazione
missionaria, capace di generare energie apostoliche ovunque, in ogni Continente e sotto ogni latitudine. Egli chiamava
questo aspetto “elevazione d’ambiente”. Interessarsi del benessere di ogni persona, prendersi a cuore il
destino di ogni creatura, solidarizzare con chi è nel bisogno o nella sofferenza, non diventa un ministero
contrapposto alla predicazione evangelica, quanto invece una sua naturale emanazione. Se alcuni uomini di Chiesa non lo
compresero subito o ne furono critici, fu poi la S. Sede a rilevarne la preziosità, quando nel 1909 scrisse:
«Caratteristica di queste missioni è che i missionari non si limitano a introdurre la religione, amministrare
i sacramenti, accogliere bambini abbandonati, ma con lo splendore della fede portano la luce della
civiltà».
Essere missionari dovunque ci troviamo, vivere la propria vocazione coltivando un amore
grande a Dio e ai fratelli in necessità, impegnarci nella realtà concreta della nostra vita, ma con cuore
sempre aperto e in sintonia con il mondo intero, coltivare una spiritualità robusta e forte che miri alla
santità: ecco la grande lezione che Giuseppe Allamano offre anche oggi a noi e a tutti coloro che si sforzano di
“fare di Cristo il cuore del mondo”.