Un giovane ventenne di Vigna (Chiusa Pesio, CN) William Gastaldi, l’11 ottobre 2003 veniva ricoverato
all’Ospedale S. Croce di Cuneo in seguito a sbalzi di febbre, che a volte ha raggiunto 41° e mezzo, con mal di
gola. Fino al 15 marzo è rimasto nel reparto di otorinolaringoiatria. È stato poi trasferito nel reparto di
malattie infettive e, successivamente, in quello di medicina d’urgenza. Qui, William non vi rimaneva che per qualche
ora, poiché la sua situazione di salute, che andava peggiorando, suggeriva ai medici di trasferirlo nel reparto di
rianimazione.
Le condizioni di William sembravano disperate. Gli stessi dottori che
avevano provveduto ad indurlo in stato di coma medico, disperavano di poterlo salvare. Consigliarono, quindi, i famigliari
di non allontanarsi perché, a loro avviso, il ragazzo non avrebbe superato la notte. William rimase fino al 10
aprile nel reparto di rianimazione, sempre con febbre alta e resistente a un impressionante cocktail di antibiotici e
molte trasfusioni di sangue a motivo della preoccupante carenza di piastrine e globuli. La capacità di respiro,
inoltre, era del 20 %, scendendo a volte a zero (dovendogli, perciò, somministrare l’ossigeno al 100%).
Nonostante che il 2 aprile fosse stato svegliato dal coma, nel reparto di rianimazione vi restava ancora per una
settimana. Il giorno 10 veniva nuovamente riportato nel reparto di medicina d’urgenza, dove si andava gradualmente
rimettendo in salute, al punto che il 14 successivo veniva trasferito a Caraglio (CN) per la riabilitazione.
Una domanda: che cosa è accaduto per procurare questo insperato miglioramento fino alla guarigione? Si tenga
presente che la diagnosi era stata davvero infausta. Dopo i primi tre giorni di ospedalizzazione, quando si parlava di
faringite - tonsillite acuta, le condizioni di William erano così descritte:«ascessi polmonari multipli;
insufficienza respiratoria; sepsi da fusobacterium necrophorum», con diverse complicazioni, quali: idropneumotorale
/ trombosi V. Gius. Int. DS, ecc.
Ecco che cosa è accaduto: il 19 marzo, la stessa sera del ricovero in
rianimazione, la mamma di William, la signora Tommasina, si rivolgeva a P. Francesco Peyron, Missionario della Consolata,
che la esortava a raccomandarsi al beato Giuseppe Allamano. La sera del giorno 20 marzo, per iniziativa della nostra
cuoca, la Signora Maria Gastaldi, verso le ore 21.00, la Cappella Beato Allamano della nostra casa di Certosa Pesio era
gremita di gente, soprattutto di giovani, della vallata, che si erano dato un appuntamento di preghiera per chiedere
la guarigione di William.
Animarono la preghiera i pp. F. Peyron e L. Manco.
Quest’ultimo, con estrema chiarezza, invitava a supplicare Dio attraverso la esplicita intercessione del Beato
Giuseppe Allamano, dicendo: «Noi Missionari della Consolata abbiamo bisogno che Dio intervenga, con un miracolo per
intercessione del beato Allamano, di modo che si possa procedere alla richiesta della sua canonizzazione. Chiediamolo
insieme questo segno».
Due giorni dopo la preghiera, le condizioni di William, invece, sembravano
peggiorare e p. F. Peyron invitava la mamma a far sì che gli venisse impartita l’unzione degli infermi. Il 25
marzo, p. Peyron consegnò alla Signora Patrizia Russo un’ immagine con l’effigie dell’Allamano.
La signora, a sua volta, la diede alla sorella di William, la quale, la sera, visitando il fratello nel reparto di
rianimazione, gliela applicò sul petto. P. F. Peyron, al quale era stata la stessa madre di William a chiedere
l’immagine, diede l’istruzione di applicarla sul corpo dell’infermo «come atto di religioso
abbandono e di preghiera a Dio tramite il ricorso al suo Servo, il Beato Giuseppe Allamano».
Attualmente
William è a casa da mesi, ben ricuperato in salute. I medici gli avevano dato appuntamento a fine luglio per
verificare il ricupero della capacità respiratoria. Se il responso della TAC avesse rilevato un’insufficienza
respiratoria, William avrebbe dovuto sottoporsi ad un’operazione quanto mai delicata. Luglio è già
trascorso da tanto tempo e la temuta operazione non c’è stata. Davvero il Beato Allamano, secondo uno stile
che gli era proprio, ha compiuto fino in fondo“bene il bene, senza fare rumore”. La comunità dei
Missionari della Certosa della Certosa di Pesio, i famigliari di William ed i suoi amici invitano a rendere gloria al buon
Dio che li ha esauditi per intercessione del suo fedel Servo, il Beato Giuseppe Allamano.