Dal Brasile viene segnalato quanto segue: «Il 15 gennaio 2003, io Domingos e mia moglie Celina eravamo in
viaggio per Rio de Janeiro. Arrivando alla Baixada Flumense, siamo stati avvicinati da due macchine, che ci hanno
costretti a fermarci e parcheggiare sul bordo della strada. Gli assalitori erano in tre. Dicendo che usciva fumo dalla
nostra macchina, volevano che li seguissimo alla loro officina. Io ho avuto una ispirazione e non ho dato ascolto,
ripartendo velocemente. Intanto è apparso il SOS, gli “angeli della strada”, che ci hanno soccorso,
mentre gli assalitori sono fuggiti.
Eravamo al 5° giorno della novena e stavamo
recitando il Rosario durante il viaggio. Attribuiamo all’intercessione del beato Allamano questa speciale
protezione. Comunichiamo questa grazia, chiedendo al beato di continuare a proteggerci, assieme agli “angeli della
strada”».
DOPO 16 ANNI TROVA IL CORAGGIO DI COMUNICARLO
Una signora degli Stati Uniti, il 26 maggio 2003 scrive una lunga lettera narrando una speciale
protezione ricevuta dal beato Allamano. Una sua nipote, che viveva nelle Filippine, era stata invitata da gente
sconosciuta a recarsi in Arabia Saudita per lavoro. La nonna, venendolo a sapere, si preoccupò temendo che la
nipote venisse irretita e avviata alla prostituzione. Un giorno, nel 1987, nei banchi di una chiesa trovò
un’immagine dell’Allamano, di cui non aveva mai sentito parlare. Quell’improvviso incontro le parve un
dono speciale per la sua situazione. Da quel momento si rivolse con fiducia all’Allamano, chiedendogli di
intervenire in favore della nipote, impedendole di partire per quell’ignota avventura. Le preghiere continuarono a
lungo. Ora, con grande soddisfazione, la nonna racconta che l’improvviso arrivo di uno zio impedì saggiamente
il trasferimento della nipote, con sollievo di tutti. Ora la nipote è felicemente sposata con un medico cattolico
e sistemata come infermiera negli U.S.A. e la nonna desidera comunicare la gioia, tenuta a lungo racchiusa nel suo
cuore. Così conclude la lettera: «Dal 1987 fino al presente, tengo sempre l’immagine del beato Allamano
nella mia borsetta e così lo posso ricordare ogni giorno».
UNA GRAZIA RIMASTA NEL CASSETTO
PER 14 ANNI
Sr. Franca Paola Palieri, Missionaria della Consolata, il 28 novembre
2003, scrive da Grugliasco (TO), scusandosi di aver ritrovato in ritardo, sepolta tra le carte nel cassetto della
scrivania, una breve testimonianza di Sr. Aquilina, infermiera nell’ospedaletto di Surumù (Amazonia,
Brasile). Avvicinandosi la beatificazione dell’Al-lamano, Sr. Aquilina le confidava per lettera: «Come
sarei venuta volentieri! Ma sia fatta la volontà di Dio. Quindici giorni fa ho chiesto la guarigione di un
ragazzetto, e Padre (il beato Allamano) me l’ha concessa. Il bambino rimase in coma malarico 6 giorni ed ora
è guarito e sta bene. Chiediamo al Padre Fondatore e lui come un buon papà ci concede tutto».
Il coma malarico, sulla base dell’annessa spiegazione dell’infermiera Sr.
Laura Bellando, induce quasi sempre alla morte, in quanto i parassiti trasmessi dalla zanzara invadono i globuli rossi
distruggendoli, così che vengono lesionati gli organi interni, cervello compreso.
ALLARGARE IL
CUORE AD UNA SUPER SPERANZA Sr. Alfia Guerini, Missionaria della Consolata, scrive da Nepi (VT) il
30.01.2004: «Desidero rendere pubblicamente grazie al “Dio di ogni consolazione” per i molti favori
concessi alla mia famiglia d’origine, per intercessione del beato Allamano.
All’inizio del 2003, mentre mi trovavo con sr. Gabriella Bono, nostra Madre Generale, in visita alle
comunità delle Sorelle del Kenya, fui raggiunta improvvisamente dalla notizia che a mio fratello Carlo, di 56 anni,
era stata diagnosticata la presenza di due masse al cervello, non ancora meglio identificate. La sua situazione si
rivelava molto grave a causa di implicazioni ai bronchi, che impedivano l’intervento alla testa. I medici non
avevano lasciato speranza. Al massimo Carlo poteva avere qualche giorno di vita. Proprio in quei giorni era giunto a
Nairobi un ciclostilato con la Novena di preghiera al fine di chiedere grazie a Dio per intercessione del beato
Allamano.
Madre Gabriella fece appello a tutte le Sorelle perché iniziassero con
noi questa novena per ottenere la guarigione di Carlo. Pur nella grande sofferenza di non poter comunicare con mio
fratello, ero sostenuta dalle parole rassicuranti dell’Allamano, che ci spronava ad “allargare il cuore ad una
viva speranza, ad una super speranza, perché quando si spera poco si fa torto a Dio” e dalla preghiera di
tante Sorelle e persone care, che ci erano vicine anche attraverso scritti e telefonate. Sentii in cuore la certezza che
il Signore stava rispondendo a tante suppliche.
Al sesto giorno, dall’inizio della
Novena, ricevetti la prima confortante notizia che era possibile procedere all’operazione. Naturalmente i medici non
lasciavano molte speranze sui risultati e sulle conseguenze.
Da parte nostra
intensificammo la preghiera per intercessione del beato Allamano «con quell’audacia e confidenza da fare
miracoli», come lui ci ha insegnato. L’intervento andò molto bene e solo dopo quattro giorni Carlo fu
dimesso dall’ospedale, lasciando i medici molto sorpresi. Tutti d’accordo continuammo la preghiera affidandoci
all’intercessione del beato Allamano, perché terminasse l’opera iniziata. Siccome la biopsia si
rivelò positiva, Carlo dovette sottoporsi a tutte le cure richieste, ma con tanta fede nell’intercessione del
Beato, ritenendo la sua vita un “miracolo quotidiano”. Dalla scoperta della malattia, infatti, è
trascorso più di un anno e Carlo è sempre andato migliorando. Inoltre, la sofferenza e la grande prova che
ha colpito la famiglia ha fatto crescere tutti nella fede in Dio Padre e Provvidenza e nell’unione e
solidarietà fra di noi e con tante persone. Anche di questo desidero rendere grazie e unirmi alla preghiera di
tante persone perché venga riconosciuta con la canonizzazione la santità del nostro Fondatore.
Carlo e la sua famiglia ringraziano il Signore e tutte le persone che si sono unite a loro nella
supplica al beato Allamano, chiedendo per tutti la sua benedizione».
LA PREGHIERA FIDUCIOSA DI UN
NONNO
Un assiduo lettore della nostra rivista in Canada “Réveil
Missionaire”, che desidera conservare l’anonimato, scrive il 2 gennaio 2004: «Avendo bisogno di un aiuto
soprannaturale, ho fatto appello al vostro venerato Fondatore, il beato Giuseppe Allamano, sperimentando la sua efficace
intercessione in due casi riguardanti persone a me care. Il primo consisteva in una grave tensione di rapporto tra due
sposi, che è culminata in espliciti atti di ostilità. Dopo due novene, la situazione si è addolcita
di molto, migliorando gradatamente.
Il secondo caso consisteva nella perdita di controllo
di una mia nipotina, viziata dal padre divorziato e pieno di rancore, che aveva deciso di monopolizzarne la custodia.
Agendo contro il parere della famiglia, della Direzione del Centro di protezione della gioventù e di psicologi,
aveva procurato una “seria sindrome d’alienazione parentale”.
Il
comportamento della bambina, da quando trascorreva tutto il tempo con il padre, era diventato socialmente incontrollabile.
In seguito a saggi interventi degli psicologi della scuola, con l’accompagnamento fiducioso di una novena del nonno
per intercessione del beato Allamano, la situazione si è calmata e sta migliorando progressivamente.
GLI ESAMI SONO RISULTATI NEGATIVI
Padre Giuseppe Villa, Missionario
della Consolata, scrive: «Mia cugina Paola Tunesi, operata di cancro, era in pericolo di metastasi. Ho pregato il
Fondatore ed inviato una sua reliquia alla cugina. Oggi, 16 febbraio, festa del Fondatore, ricevo la notizia che gli esami
sono risultati negativi e, quindi, non c’è pericolo di metastasi. Ringrazio di cuore il Padre e lo prego che
continui a proteggerci».