Ti scrivo come redattore della rivista “Dalla Consolata al Mondo”
per condividere alcune mie situazioni passate che, per intercessione del beato Fondatore, hanno avuto una conclusione
positiva.
Dopo diversi miei viaggi all’estero, in circostanze di povertà e di assoluta mancanza di
medicinali, sono tornato a casa ammalato. Il mio dottore personale ha fatto di tutto, anche con l’aiuto di
professori specializzati, per comprendere la causa dei miei malanni. Mi hanno ricoverato nell’ospedale Divine
Providence di Washington, D. C., in quello di Princeton University Hospital di Princeton, N. J. Ma invano. La risposta era
sempre: siamo convinti che c’è qualche cosa, ma non siamo in grado di fare un diagnosi certa. Io rimanevo in
silenzio, ma nel mio cuore sapevo che mi ero raccomandato al beato Fondatore ed ero sicuro che lui mi avrebbe aiutato.
L’ultima volta che ritornai da un viaggio, e mi sentivo molto male, il mio dottore
mi raccomandò di andare al Mayo Clinic di Rochester, Minnesota. Questa è certamente la clinica migliore
degli Stati Uniti ed una delle migliori nel mondo. Ha tre ospedali a sua disposizione, tutti i più moderni
macchinari ospedalieri, centinaia di dottori e professori, migliaia di persone specializzate. Ma ciò che
maggiormente conta è che, anche se un paziente è sotto il controllo di un dottore che coordina tutto il
processo medico, tuttavia tutti i dottori lavorano assieme, si consultano continuamente, si scambiano i risultati dei loro
tests. Quindi è un vero lavoro di gruppo, che sa utilizzare medici scelti tra i migliori del mondo.
Normalmente un ammalato non si ferma più di otto giorni per fare le analisi, la diagnosi e stabilire le cure. Io
rimasi quasi più di due settimane. Dire che mi visitarono dalla punta dei piedi fino ai capelli, è veramente
poco. Non ci fu una parte del mio corpo che non sia stata esaminata. Visite su visite, esami su esami, da uno specialista
all’altro, da un ospedale all’altro. Dalla mattina alla sera sempre e solo visite, raggi, ecografie, biopsie
ecc. La sera prima che il dottore mi chiamasse per spiegarmi la causa della febbre alta, della continua spossatezza,
nausea, e tanti altri sintomi, vado in camera e mi misuro la febbre: trentanove e mezzo! Sono disperato. Vado nella chiesa
dell’ospedale, e, in preda all’angoscia, mi metto a piangere, senza sapere che altro fare. Allora mi rivolgo
al beato Fondatore e gli dico che io sono disposto a qualsiasi cosa, ma se lui vuole che io sia di utilità
all’Istituto e alle missioni, anche nel mio piccolo, mi venga in aiuto. Ritorno in camera, e mi sembra di sentirmi
meglio. Misuro la febbre per pura curiosità e la febbre è normale: trentasei e sette. Non credo ai miei
occhi. Penso di non avere usato bene il termometro. Riprovo. Stesso risultato. Il mio cuore sussulta di gioia: che sia
proprio vero? Un breve dialogo di ringraziamento con il beato Fondatore e dormo tutta la notte.
Il giorno dopo
vado per il referto medico e il dottore che coordina il mio caso mi dice: senta padre Antonio, in questa clinica forse un
caso su diverse migliaia di pazienti non viene diagnosticato. Lei è uno di questi casi. Sappiamo che lei ha
la fibrillazione atriale, che ha il fegato ingrossato, la milza pure, ma tutti i valori dei tests sono normali e tutto
è a posto. Per cui noi non le possiamo dire che cosa le causi questa febbre e tutti i suoi malori. Gli riferisco
che cosa mi era capitato la notte precedente e lui si limita a commentare: certo che la fede può ottenere
ciò che la scienza non è in grado di fare!
Una bella conclusione ad anni di
incertezza, di febbri, di momenti di tanta ansia e angoscia.
In seguito ho avuto altre malattie, come una
bronco-polmonite, il ‘ndenge’, ma di tutte la causa era evidente. Ma non ho avuto mai più febbri e
malori come in quel periodo. Per cui, quando nella tentazione di non accettare il servizio di vice superiore generale,
causa la mia età avanzata (72 anni), mi sono ricordato della mia promessa di disponibilità per qualsiasi
lavoro nell’Istituto fatta al Fondatore l’ultima notte della mia degenza al Mayo CLinic, ed è stato
giocoforza accettare.
Ringrazio pubblicamente il beato Allamano per l’assistenza speciale accordatami, e
invito tutti i confratelli e consorelle, benefattori e amici nostri a chiedere la sua assistenza per i loro problemi e
difficoltà e abbandonarsi alla sua potente intercessione presso il trono di Dio.
P. Antonio Bellagamba, IMC
IL DISTURBO AGLI OCCHI
SCOMPARE IMPROVVISAMENTE
Mi permetto di presentare la mia testimonianza:
A luglio, a
Milano, ho avuto necessità dell’oculista per un occhio che pungeva da giorni: nulla di grave, cura con
antibiotico, ma il disturbo, anche se attenuato, non passava completamente (cercavo di pazientare, convinta che poi
passasse).
Arrivo a Sestri e, dopo pochi giorni, avverto un peggioramento insostenibile. Dopo varie telefonate,
prima di tornare a Milano o andare a Genova, prenoto un appuntamento con un oculista. Intanto alla S. Messa in S. Antonio,
dal gioioso e caro Padre Missionario, che da sempre ritrovo, ricevo in dono una reliquia del Beato Giuseppe Allamano e
l’immaginetta. Egli mi invita a pregarlo. Lo sguardo del Beato è penetrante e sembra che mi parli. Disdico
subito l’appuntamento dallo specialista, rivolgo a Lui la mia preghiera e, dal giorno dopo, il disturbo si attenua
per poi scomparire improvvisamente al termine della novena. Grazie, Beato Allamano!
Gianna Baroli
L’ALLAMANO SOSTIENE UN’AMMISSIONE AGLI
STUDI
Questa mia per segnalare una grazia ricevuta per merito del Beato Giuseppe Allamano. Una mia
nipote, dopo un esame importante per l’ammissione agli studi da lei desiderati, non risultò ammessa. La
delusione e l’amarezza mi spinsero, con tanta fiducia, ad iniziare un triduo, poi divenuto novena, al Beato Giuseppe
Allamano. All’ottavo giorno, una telefonata mi dava la bella notizia che la ragazza era stata ammessa. Con
grande riconoscenza ringrazio ancora il Beato Allamano e la Consolata.
M. Adelaide
Garrone
CAMMINO GRAZIE A GIUSEPPE ALLAMANO
La signora Vaccari Maria,
della bella età di 86 anni, ci scrive una lunga e simpatica lettera, nella quale narra una sua disavventura: il
pomeriggio del 25 maggio 2004 è caduta in casa rompendosi un piede.
Dopo lunghe degenze in ospedale e
numerose sedute di fisioterapia al Don Gnocchi, finalmente ha potuto riprendere a camminare. Durante tutto questo tempo,
la signora non ha mai cessato di pregare il beato Allamano, perché le ottenesse la guarigione. È
interessante lo spirito con cui questa signora ha vissuto e ci comunica la sua dolorosa esperienza.
Ecco la
sintesi dei suoi sentimenti, tratta dal dettagliato e lungo scritto: «Vi voglio dire che mi sento dal Servo di Dio
Giuseppe Allamano come miracolata. Tante volte al giorno andavo in cappella e gli dicevo: se camminerò ti
farò diventare santo. Ho sempre i miei 86 anni, ma cammino, grazie a Don Giuseppe Allamano.
Grazie,
grazie, mi sento davvero miracolata dal Signore per intercessione del beato Giuseppe Allamano. Aiutatemi anche voi a
ringraziare». Non si può che ammirare questa fede e l’entusiasmo quasi giovanile. Molto volentieri
uniamo il nostro “grazie” a quello della signora Maria.