SPIRITUALITA’

LA MESSA:  PRIMO AMORE DELL’ALLAMANO

Nell’Anno dell’Eucaristia, merita riflettere sullo “spirito eucaristico” del cristiano proposto dal beato Giuseppe Allamano. Introduciamoci con queste sue parole rivolte ai suoi figli missionari: «La S. Messa, la Comunione e la visita, […] devono essere i nostri tre amori»; «Gesù è veramente con noi là nel S. Tabernacolo; e vi sta giorno e notte […]. Gesù vi è come vittima, cibo ed amico; vittima nella S. Messa, Cibo nella S. Comunione, ed amico nelle Visite al SS.».

«Questo è il mio corpo, che è dato per voi […]. Questo calice è la nuova alleanza, nel mio sangue, che viene versato per voi» (Lc 22,19 - 20). Gesù afferma che il suo corpo è “dato” e il suo sangue è “versato” per tutti. Nell’Eucaristia è contenuta la dimensione propria del sacrificio: passione, morte e risurrezione.

È certo che l’Allamano, fedele alla rivelazione del vangelo e alla fede della Chiesa, ha evidenziato il significato sacrificale della S. Messa. Sentiamo le sue parole: «Io vorrei che faceste grande stima della S. Messa…È certo che nella celebrazione della Messa si ricorda la Passione di Nostro Signore. S. Tommaso lo chiama un memoriale della morte del Signore. E nostro Signore stesso l’ha detto: “fate questo in memoria di me”, prima di andare a patire […]. Anche S. Paolo lo dice: “annunziamo la morte del Signore, finché egli venga”; dunque è sempre il pensiero della Passione, ed è perché bisogna ricordarla spesso la Passione del Signore. […] È proprio il Calvario».

L’Allamano sottolinea il principio che l’Eucaristia è il centro del culto della Chiesa, specificandolo maggiormente e affermando che è proprio la S. Messa la fonte di tutto il mistero eucaristico: «Certamente la prima, la più eccellente e potente orazione è la S. Messa. In essa parliamo all’Eterno Padre con Gesù; è Gesù che si offre e prega per noi; e soddisfa ai nostri debiti. Guai al mondo se non vi fosse la S. Messa. Al Sacrificio della Messa tendono come a centro tutte le altre orazioni dei sacerdoti».

«Nella Messa si ripete sempre il sacrificio della Croce tale e quale; se N. Signore non fosse morto sulla Croce, morirebbe ogni giorno sull’altare. E’ un sacrificio incruento quello della S. Messa, senza spargimento di sangue, ma si sacrifica ugualmente; e questo è rappresentato dal Sangue diviso dal Corpo. Vedete, si rappresenta proprio la morte di N. Signore ogni volta che si celebra la Messa. Il Signore si sacrifica all’Eterno Padre per i nostri peccati, per ottenere le grazie di cui abbiamo bisogno; si offre al Padre ed è sempre una vittima, un olocausto.».

Tra i consigli che l’Allamano dava per partecipare bene alla Messa, oltre a quello di vivere con fede i fini per cui è celebrata (adorazione, perdono dei peccati, ringraziamento e richiesta di grazie), ne evidenziamo due che a lui stavano particolarmente a cuore.

OFFRIRSI AL PADRE CON GESÙ

Nella teologia eucaristica ha un valore essenziale l’aspetto dell’offerta di Gesù al Padre come vittima. Nell’enciclica “Ecclesia de Eucharistia”, il Papa Giovanni Paolo II afferma che l’offerta di Gesù «è dono in favore nostro, anzi di tutta l’umanità (cf. Mt 26,28; Mc 14,24; Lc 22,20; Gv 10,15), ma un dono anzitutto al Padre: sacrificio che il Padre accettò, ricambiando questa totale donazione di suo Figlio, che si fece “obbediente fino alla morte” (Fil 2,8), con la sua paterna donazione, cioè col dono della nuova vita immortale nella risurrezione» (n. 13).

Ora, il dono di Gesù al Padre coinvolge la Chiesa chiamata ad offrirsi assieme a Gesù. Lo svolgimento liturgico della S. Messa prevede il momento dell’offerta di tutta la Chiesa nella preghiera dopo la consacrazione. La recita il sacerdote, ma al plurale “ti offriamo”, a nome della Chiesa, con particolare attenzione ai presenti, i quali sono invitati ad unirsi spiritualmente, offrendo se stessi, assieme a Gesù.

L’Allamano ha percepito bene questo significato dell’offerta sacrificale, vivendolo personalmente ed insegnandolo anche a noi. Spiegando i quattro fini della S. Messa alle suore, il Fondatore così ha iniziato: «1° - È sacrificio lautreutico (olocausto); rappresenta l’olocausto dell’Antico Testamento nel quale si bruciava tutta la vittima. Tante volte vi dico di essere olocausti perché vi diate tutte al Signore…Siate olocausti! (con forza)». Ed agli allievi il 21 febbraio 1915, parlando delle famose tre classi: «La terza classe è quella dei generosi che non escludono niente. Così dobbiamo essere noi, dobbiamo dire al Signore: io non voglio fare nessuna detrazione, sono un olocausto».

Il primo suggerimento dell’Allamano anche per noi, oggi, può essere questo: non andate alla Messa a mani vuote. Portate voi stessi da offrire al Padre assieme a Gesù. Sarà un dono gradito a Dio la vostra vita di ogni giorno. Non pretendete di offrire grandi cose, ma le situazioni ordinarie della vostra giornata, con le sue le gioie, le fatiche, le sofferenze, gli ideali, i progetti, tutto. Facendo così, ritornerete dalla Messa più forti e più felici e la vostra vita avrà un valore che supera la vostra persona, perché, unita al Sacrificio di Gesù, diventa fonte salvezza per tutti.

SUL CALVARIO CON MARIA

 C’è da aggiungere un secondo suggerimento interessante che l’Allamano ci offre: vivere la Messa, proprio come se si fosse sul Calvario con Maria! Emerge il senso mariano dell’Eucaristia. Non si dimentichi che al vertice dei misteri della luce del S. Rosario c’è proprio l’istituzione dell’Eucaristia. Il Papa così conclude la sua lettera apostolica per l’Anno dell’Eucaristia “Mane nobiscum Domine”: «La Chiesa, guardando a Maria come a suo modello, è chiamata ad imitarla anche nel suo rapporto con questo Mistero Santissimo. Il Pane eucaristico è la carne immacolata del Figlio: “Ave verum corpus natum de Maria Virgine”» (n. 31).

Su questo punto l’Allamano è stato molto ricco. La sua pietà mariana lo ha portato a comprendere la partecipazione di Maria alla Redenzione e, quindi, il suo speciale coinvolgimento nel mistero eucaristico. E ciò non solo perché è stata lei a formare il corpo di Gesù offerto sulla croce, ma anche perché ha partecipato, fisicamente e spiritualmente, allo strazio del calvario.

Ecco alcune interessanti espressioni dell’Allamano. Iniziamo dal suo proposito da seminarista: «Voglio assistere alla Messa in compagnia di Maria SS. sul Calvario, ed accostarmi alla Comunione con gli stessi sentimenti di Maria SS. al Verbum caro factum est» .

Con le suore ha insistito più volte su questo aspetto. Già nell’omelia tenuta il 6 dicembre 1914 per l’inaugurazione della cappella, diceva: «Figuratevi in ogni Messa, come è vero, di assistere alla scena del Calvario, con Maria desolata, e pregare Gesù a versarvi sull’anima il suo preziosissimo Sangue. Durante la Messa si ottengono tutte le grazie».

Nella conferenza del 7 novembre 1915 su “Il Santo Sacrificio della Messa”: «La S. Messa è certo la più gran cosa e per essere degna bisognerebbe che Dio stesso la celebrasse. È lo stesso sacrificio della Croce; il sacerdote è solo ministro secondario; Gesù è la vittima e il primo ministro: è Lui che si offre, che domanda perdono, che ringrazia, che impetra grazie! Dobbiamo figurarci di assistere al Calvario con la Madonna e S. Giovanni».

Questo suggerimento del-l’Allamano è molto delicato ed anche pratico. Condividendo i sentimenti della Madonna, è più facile partecipare alla S. Messa non solo con la testa, ma anche con il cuore.
 
P. Francesco Pavese imc