L’Allamano invita ad entrare

Esiste un dato di fatto: ovunque vadano, i nostri missionari portano con sé la loro Madonna, la Consolata, e il loro Fondatore, il beato G. Allamano. Da più di 40 anni questo fatto si è verificato anche in Sardegna. Invitati dal vescovo di Tempio, mons. Carlo Re, lui pure figlio dell’Allamano, espulso dal Kenya dopo la seconda guerra mondiale, nel 1962 i missionari presero servizio nella parrocchia di Tergu, Sassari, istituendo anche un piccolo seminario.

Per diverse ragioni, dal 1974 la comunità si è spostata in un luogo meno isolato, nella città di Olbia, alle porte della Costa Smeralda, fondando un centro di animazione missionaria per tutta la zona.

Quest’anno, su iniziativa dei tre missionari che lavorano ad Olbia, è stata rinnovata ed ampliata la cappella, aperta al pubblico, perché quella precedente era troppo angusta per il crescente afflusso di fedeli. La sera del 17 giugno, nel contesto della festa della Consolata, la nuova cappella è stata benedetta dal vescovo di Tempio, mons. Sebastiano Sanguinetti.

Particolare interessante: a lato della porta della cappella, nella parte esterna, p. Pierino Gaiero, responsabile della comunità, ha voluto mettere una statua in bronzo dell’Allamano.

Chi entra nel piazzale della casa, prima di varcare la soglia della chiesa, s’incontra necessariamente con il Padre Fondatore dei missionari. Con il suo atteggiamento sereno, sembra che voglia accogliere paternamente la gente e, con il gesto della mano, invitare ad entrare in chiesa.

L’Allamano, come ha sempre fatto durante gli anni di vita terrena, anche adesso incoraggia ad incontrare con fiducia Gesù, nel suo mistero dell’Eucaristia, e la Consolata, fonte inesauribile di coraggio e fiducia.