L’Allamano voleva che i missionari e le missionarie vivessero a lungo

È interessante notare come l’Allamano, così attento ad adeguare i propri progetti alla “Santa Volontà di Dio”, su un punto si dimostrasse convinto che le proprie idee collimassero sicuramente con quelle della Provvidenza. Si trattava della durata della vita dei propri missionari e missionarie. Era convinto che dovessero vivere a lungo proprio perché la missione era urgente e gli operai erano pochi. Lui li voleva di “prima qualità” e di “sicura durata”. Ecco tre “fioretti” simpatici che esprimono bene questo suo atteggiamento.

«QUALCHE ANNO?...OH, ALMENO UNA CINQUANTINA!»

Sr. Anania Dello Spirito Santo, Vincenzina del Cottolengo, nata nel 1886, in Kenya con i Missionari ella Consolata dal 1906 al 1919, ha lasciato questo ricordo del suo ultimo incontro con l’Allamano: «Ho conosciuto il Rev.do Can. Allamano durante l’anno di preparazione per la partenza per le missioni in Africa. Egli veniva sovente al “Cottolengo” per fare visita a noi suore partenti. Una sola volta ebbi la fortuna di parlare direttamente con lui e fu in occasione dell’ultima sua visita all’antivigilia della partenza. Eravamo attorno a lui nella piccola stanza di ricevimento della nostra Madre Generale, la quale gli era seduta accanto. Io, come al solito, mi trovavo seduta in seconda linea quasi completamente nascosta al suo sguardo. […] Volgendo infine il suo sguardo in giro, lo posò su di me. Rivolgendosi poi alla Madre Generale, disse benevolmente: “Anche quella giovinetta parte?”. “Sì”, rispose. Ed io quasi senza accorgermi mi trovai in ginocchio ai suoi piedi. “Veda, soggiunse la Madre, è gracilina, ha appena vent’anni, ma ha tanta buona volontà; spero che potrà lavorare qualche anno…”.

“Qualche anno?...Ho, almeno, almeno una cinquantina!, disse il Can. Allamano, e mi fissava con particolare attenzione. Ed io che, fin da bambina, senza darmi ragione serbavo in me un nostalgico pensiero del Cielo, mi rivolsi alla Madre e dissi: “Conquant’anni! Non sono troppi?”.

[…] Ed il Sig. Rettore, l’Allamano, mi ripetè: “Cinquant’anni e poi, figliuola, quanto sarai contenta in Cielo. Ti do la mia benedizione” E me la diede mettendo la mano per qualche istante sul mio capo.

Non lo rividi più […]. Non vorrei parlare di una sua profezia a mio riguardo; però le sue parole mi sembra stiano verificandosi, poiché nonostante il mio fisico sempre delicato e le mie traversie assai difficili e complesse, avute sia in Africa e sia in Italia, sto per raggiungere quasi il quarantesimo anno da quel giorno (eravamo nel 1943): anni passati sempre nella fatica. Confidando sempre nella benedizione e nell’aiuto del Ven.mo Rettore Can. Allamano, spero di raggiungerlo in Cielo».

Sr Anania è morta l’11 agosto 1959, esattamente 53 anni dopo l’incontro con l’Allamano.

«DOVETE ARRIVARE A CENT’ANNI»

Sr. Ferdinanda Gatti, Missionaria della Consolata, tra i suoi ricordi, ha lasciato anche il seguente: «Ogni domenica e festa il Padre Fondatore veniva in Casa Madre a tenerci istruzioni spirituali, che noi chiamavamo “conferenze”. Una volta volle farci sentire una lettera che aveva ricevuto dall’Africa, scrittagli da un missionario. In simili occasioni era solito farla leggere da qualcuna di noi, mentre lui ascoltava compiaciuto. Quella volta chiamò me e mi porse lo scritto. Io lo lessi con una certa fatica perché, in quel tempo stavo poco bene. Ma pensavo che nessuno avesse notato la mia difficoltà.

Invece, finita la conferenza, con mia grande sorpresa, il Padre mi chiamò. S’interessò della mia salute e poi mi disse con un sorriso che non potrò mai dimenticare: “Vi dico sempre che dovete arrivare fino a cent’anni. A te concedo un po’ meno. Mi accontento di novanta. Fatti animo, anch’io sono stato sempre malaticcio. Mi disse di ricordarmelo sempre. Poi mi dette come motto la parola di S. Paolo: “Dio scelse ciò che è debole” («Infirma mundi eligit Deus»). Mi disse ancora di farmi mandare dalla cucina, per quindici giorni, un bel tazzone di latte puro per la merenda».

«DITE AL SIGNORE CHE CHIUDA LA PORTA ALLA MORTE»

In una conversazione con gli allievi del 19 aprile 1916, dopo aver comunicato l’edificante morte di una suora missionaria, così concluse: «Questo ci dice che dobbiamo morire; però d’ora in avanti non voglio più che muoia nessuno, se no, chi ci va in Africa? Dite al signore che chiuda la porta alla morte; adesso in Paradiso ci sono già tre rappresentanti dei nostri: P. Manzon in Africa; D. Meineri, e ora la Suora. Il Signore deve già essere contento: perciò d’ora in avanti siamo intesi: voglio che tutti possiate avere sessant’anni di apostolato, poi andate pure in Paradiso. L’ho già detto alle suore, per esse mi contento di quaranta, per voi sessanta. […] Tante anime che convertirete!». In una lettera del 24 dicembre 1920 al P. Pietro Alberatone, che attraversava un momento difficile, confortandolo con tante ragioni, disse: «Non domandare a Dio di finire presto questa vita, ma di poter lavorare ad multos annos [per molti anni]»