Tra santi

RAPPORTI AD ALTO LIVELLO TRA L’ALLAMANO E GIOVANNI M. BOCCARDO

Durante il tempo dell’Allamano, nella Chiesa italiana vivevano diversi “santi”, uomini e donne che poi sarebbero stati elevati agli onori dell’altare. Si può dire che egli ha avuto con molti di essi buone relazioni, ma non allo stesso livello. C’è un aspetto da precisare subito: la base su cui l’Allamano ha costruito buoni rapporti con altri personaggi eccellenti per spiritualità, è stata soprattutto di carattere missionario. È indubbio che l’Allamano era considerato un vero uomo di Dio: uomo di fede granitica, di intensa preghiera, abile formatore di sacerdoti, consigliere illuminato, sostenitore di diverse attività pastorali, ecc.

Gradatamente, in lui, prendeva sempre più forma la sua dimensione missionaria, verso la quale altri personaggi sono stati attratti e della quale hanno partecipato.

In questa nuova rubrica “Tra Santi” della rivista, intendiamo esporre le relazioni intercorse tra l’Allamano e alcuni personaggi eccellenti per santità.

Quando si intitolava “Il Servo di Dio Giuseppe Allamano, Tesoriere della Consolata”, durante gli anni 1970 e 1980, sotto la direzione del nostro storico p. Candido Bona, la rivista ha pubblicato diversi articoli sul rapporto tra il nostro Fondatore e alcuni personaggi eminenti per santità. Sono articoli che meriterebbero di essere raccolti in un volume a sé, per far risaltare la facilità con cui i santi si sanno incontrare e intendere. Padre Bona stesso ne ha pubblicati diversi nella terza parte di un suo libro, sotto il titolo di “Profili paralleli”. Ci limitiamo ad attingere da queste fonti, quando occorrerà, le notizie utili per arricchire questa nuova rubrica.

Nel numero di maggio della rivista, alle pagine 14-19, il p. Flavio Peloso, superiore generale dei Figli della Divina Provvidenza (Orionini), ha illustrato il rapporto tra il loro e il nostro Fondatore, in un piacevole articolo da titolo “Come i Santi si intendono - Don Orione e l’Allamano”. Praticamente questa rubrica è iniziata con quell’articolo.

Alla pagina 27, inoltre, abbiamo fatto breve cenno al rapporto tra l’Allamano e il can. Luigi Boccardo, dichiarato beato il 14 aprile 2007, durante una solenne celebrazione nella chiesa del S. Volto in Torino. Il nuovo beato appartiene ad una famiglia privilegiata. Anche il fratello sacerdote, il can. Giovanni Maria, parroco di Pancalieri (TO) e fondatore delle suore “Figlie di S. Gaetano”, è stato dichiarato beato da Giovanni Paolo II. Dato che anche lui ha avuto relazioni molto intense con il nostro Fondatore, ci piace dedicargli alcune brevi riflessioni.

I contatti tra il beato Allamano e il beato Giovanni Maria Boccardo (1848 - 1913) sono provati da molti fatti, dai quali si può arguire che i due sacerdoti erano amici e si stimavano molto. Intanto, nel 1881, il Boccardo successe all’Allamano come direttore spirituale in seminario, sia pure solo per un anno. Si può logicamente supporre che vi fu una intesa per il trapasso di consegne.

Quando l’Allamano, nel 1899, lanciò l’iniziativa dei “nove sabati” della Consolata, quale “grande novena” in preparazione alla festa del 20 giugno, scelse il Baccardo per comporre un libretto come sussidio per i fedeli, con appropriate nove meditazioni. Scrive il fratello, beato Luigi Boccardo: «I nove sabati della Consolata, consistenti in nove meditazioni, lo compose mio fratello dietro invito del Canonico Allamano, soggiornando circa una settimana in Convitto per potervisi applicare senza disturbi. La detta Novena ebbe una grandissima diffusione e da quell’anno si cominciò la devozione dei nove sabati alla Consolata e tutti avevano in mano quel suo libro».

Il titolo esatto del libretto è: “I nove sabati della Consolata - Considerazioni e pie pratiche”. Nel 1925, l’Istituto ne curò la nona edizione, nella quale alle pie pratiche suggerite, si aggiunge questa: «Un omaggio grandissimo alla SS. Consolata sarebbe un’offerta alle sue Missioni, essendo che tale offerta concorre alla salvezza di quelle anime che Le sono sì care e concorre a farla amare fra i poveri infedeli».

Un momento molto significativo del rapporto tra i due, si ebbe nel 1895, quando il Boccardo, su incarico dell’arcivescovo mons. Davide Riccardi, consegnò all’Allamano copia delle Costituzioni delle sue suore, con questa richiesta: «perché tu le esamini e poi ne farai relazione». Oltre alla considerazione per l’Allamano, non ancora fondatore, da parte dell’arcivescovo, in queste parole emerge tutta la stima del Boccardo ed anche si intuisce che di rapporti ce ne devono essere stati diversi.

Sentiamo la parte finale della lettera: «Sono ben lieto di cogliere questa occasione per attestarti tutta la più grande stima, venerazione e riconoscenza che le Povere Figlie di San Gaetano nutrono per te, che riconoscono quale insigne Benefattore, offrendoti insieme coi loro ringraziamenti le loro penitenze ed opere buone che presentano a Dio anche per te e secondo i tuoi desideri, affinché il Signore ti benedica e ti conservi molti anni per il maggior bene ed incremento dell’umile e poverissima nuova religiosa Congregazione.

Accetta anche i più sinceri sentimenti di riconoscenza e venerazione che sento in me pei moltissimi benefici da te ricevuti: ti prego a continuarmi sempre i tuoi consigli e la tua benevolenza, di che sento un grandissimo bisogno e sempre pronto ad ubbidirti mi dichiaro tuo aff.mo amico».

Non possediamo documenti scritti che contengano così esplicite parole di stima dell’Allamano per il Boccardo, che però possiamo arguire da atti concreti. Si tenga presente che quando l’Allamano fondò l’Istituto Missionario nel 1901, pensò subito alle Figlie di S. Gaetano, che chiese ed ottenne dal Boccardo. Il 22 settembre 1900, l’Allamano scrisse al Boccardo: «Caro Pievano, Ti prego tenere pronte le due Suore pel nostro Istituto. Spero incominciarlo il 1° ottobre. Venendo a Torino c’intenderemo meglio su tutto. Prego il Signore che cominci, conservi e perfezioni l’opera sua. Adveniat Regnum tuum [venga il tuo Regno]. Gli Arcivescovi e Vescovi subalpini ebbero parole di viva approvazione, e promisero tutto il loro appoggio. Deo gratias».

Si sa che le Suore del Boccardo rimasero per ben dodici anni al servizio della cucina e guardaroba dei Missionari della Conso-lata, prima alla Consolatina e poi in Corso Ferrucci, dall’inizio dell’Istituto fino al 1 ottobre 1912, quando furono sostituite dalle Missionarie della Consolata.

L’entrata delle Suore di S. Gaetano nella prima casa dei missionari, chiamata appunto “Consolatina”, ha il sapore di un fioretto. Il 5 ottobre 1900 due suore, accompagnate dalla loro madre generale e dai due canonici, fecero ingresso alla Consolatina. Il clima che si è creato tra il Boccardo, con le suore, e l’Allamano, con i suoi primi missionari, fin dall’inizio di questa bella avventura, è descritto brillantemente dalla superiora generale Madre Gaetana: «Giunti dinanzi all’Istituto, prima di entrarci il Padre [can. Boccardo] ci fece fare una breve preghiera. Appena varcata la soglia, con nostra sorpresa, trovammo silenzio ovunque; non c’era anima viva. Tutto spoglio, tutto da preparare. Ci guardammo sgomente, tutto da fare! Tutto da cominciare!

Il Can. Allamano colse sul nostro viso quest’attimo comprensibile di sorpresa? Forse… Ci disse allora alcune parole di incoraggiamento. Ci consegnò le chiavi: “Eccovi, padrone assolute di questa casa: Presto giungeranno i primi aspiranti Missionari.

Il Padre [can. Boccardo] ci benedisse, promettendoci presto una sua visita; quindi entrambi se ne andarono, lasciandoci sole in quell’immenso caseggiato…

Senz’altro ci mettemmo al lavoro…

Non per niente considero i Missionari della Consolata un po’, come dire? Nostri. Sì, nostri. Per loro, nei primi tempi della loro formazione, le mie figlie furono madri, sorelle, infermiere…».

Anche i Missionari della Consolata sono sempre rimasti riconoscenti e affezionati alle Suore di S. Gaetano. Il p. Gallea, testimone di quel periodo, scrive: «Queste [le Suore di S. Gaetano] che, per 12 anni, avevano disimpegnato quelle mansioni con molta affezione e abnegazione, compresero la ragionevolezza del provvedimento [di essere sostituite dalle Missionarie della Consolata] e, sebbene con molto rincrescimento da ambo le parti, si ritirarono; ma conservarono e conservano oggi ancora una speciale benevolenza per i Missionari della Consolata».

Mi pare molto esatta la conclusione che fa il p. I. Tubaldo che ha studiato i contatti tra i due personaggi nella sua monumentale opera sul nostro Fondatore: «I rapporti dell’Allamano con il teol. Giovanni Boccardo […] sono stati molto intimi e ad alto livello».