L’ALLAMANO UOMO CHE CONDIVIDE LA “PASSIONE” DI DIO «Abbiate gli stessi sentimenti che
furono in Gesù Cristo» (Fil 2,5)
Sr. Luz Mery Restrepo González è una giovane Missionaria della Consolata, di origine colombiana,
attualmente impegnata nella missione di Matola, in Mozambico. Nonostante il suo impegnativo lavoro, ha trovato il tempo di
riflettere su di un aspetto curioso del nostro Fondatore: la sua identità di “profeta” che sa
condividere la “passione” di Dio per l’umanità. Ci ha inviato un lungo articolo, di cui vogliamo
pubblicare alcuni tratti che riteniamo interessanti.
Così si introduce: Sono molti i testi biblici
che ci mostrano come Dio prova affetti ed emozioni, che partecipa alle vicende umane, che entra nelle peripezie della
storia: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei sorveglianti; conosco
infatti le sue sofferenze» (Es 3,7). È un Dio al cui essere appartiene il “pathos”, cioè
che soffre e anche che sperimenta sentimenti, commozioni, passioni. Dio esprime questo suo essere coinvolgendosi nella
storia umana, perché la vera passione è “com-passione”, assunzione di responsabilità.
È così che la passione di Dio per l’umanità porta all’Incarnazione. Gesù Cristo
è risposta d’amore e passione per ogni uomo e ogni donna.
Dopo questa premessa, che abbiamo
sintetizzato, sr. Luz Mery si sofferma a lungo a spiegare come i profeti hanno avuto una comprensione di Dio non teorica,
ma reale, fino al punto di lasciarsi coinvolgere totalmente nella sua passione per l’umanità, come Geremia:
«Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre. […]. Mi dicevo: non penserò più a Lui,
non parlerò più in Suo nome. Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente» (Ger 20,7.9).
Così il profeta è l’uomo che, in comunicazione con Dio, si identifica con il suo amore per
l’umanità, in una partecipazione “appassionata” e “responsabile” agli
eventi.
Dopo avere sviluppato questi ed altre aspetti del “profetismo”, l’autrice
sposta la sua attenzione sull’Alla-mano, individuando in lui gli aspetti fondamentali del “profeta”, che
vive in totale contatto con Dio e partecipa alla sua passione di amore per le necessità spirituali e materiali
dell’umanità. Vediamo come.
Una vita nella luce del profetismo.
A partire dalle
riflessioni sul “profeta” e sulla “sua comprensione di Dio”, possiamo guardare alla vita
dell’Allamano nella prospettiva del profetismo e affermare che egli è “l’uomo della profezia
incarnata in un momento della storia”. La dimensione profetica, infatti, fa parte della vita di ogni
fondatore.
L’Allamano è profeta perché è in comunicazione permanente con Dio e
da Lui si lascia coinvolgere profondamente. Vive per compiere la sua volontà, come afferma: «Credetemi,
c’è niente di più consolante e tranquillo che aver fatto la volontà di Dio».
In forme diverse la Parola di
Dio è rivolta all’Allamano, per portarlo alla coscienza di una personale esperienza con Cristo
“Missionario del Padre”, che è mandato e che manda. In questa comunicazione viene coinvolto
“empaticamente”, vale a dire in modo da condividere i sentimenti e la passione di Dio, in certo senso la sua
“sofferenza”, per il suo popolo. Alla domanda: «Come dobbiamo amare Dio?», l’Allamano
risponde: «Con tutta l’anima. La volontà la diamo tutta a Dio, non volendo che ciò che Egli
vuole e come lo vuole».
Alcuni fatti sono decisivi per l’Allamano in questo processo di
maturazione della sua identità di profeta, tra i quali emergono: il contatto con Don Bosco all’oratorio di
Valdocco e soprattutto la conoscenza dell’opera del Massaia; i germi della propria vocazione missionaria, quando da
seminarista voleva entrare nel Collegio Brignole-Sale per prepararsi alla missione; il santuario della Consolata con tutte
le iniziative pastorali e sociali; il lavoro instancabile per il bene della propria Chiesa particolare, partecipando
attivamente ad ogni iniziativa apostolica.
Attraverso questi e altri fatti, l’Allamano va maturando nel suo
cuore una dimensione universale della missione: portare Cristo a quanti non lo conoscono; aprire gli orizzonti ad altre
terre, dove i missionari non ci sono e dove Dio Salvatore deve essere conosciuto.
Profeta in ogni attività sociale e apostolica. L’Allamano è attento alle necessità del
suo tempo e partecipa alla “passione” di Dio nelle molteplici attività in favore della promozione
umana, ispirato dalla celebre enciclica “Rerum Novarum” del Papa Leone XIII. Così, attorno al santuario
sorgono alcune associazioni che, nella loro denominazione sociale, portano il nome della Consolata, quali: “Pia
Unione della Consolata fra le Operaie-Tabacchi”; “Pia Unione della Consolata fra le tessitrici”;
“Pia Unione della Consolata fra le operaie del cotonificio Poma”; “Laboratorio della Consolata”,
per la preparazione professionale e morale di innumerevoli lavoratrici e dirigenti. Inoltre, l’Allamano incoraggia
la stampa cattolica, in un momento in cui pochi vi credono, offrendo appoggio morale e aiuti finanziari.
Un altro
impulso profetico dell’Alla-mano lo troviamo nel suo interesse, oltre che per la formazione spirituale ed
apostolica, anche per quella sociale del clero, che lo porta ad organizzare, nel Convitto Ecclesiastico, corsi di
sociologia teorica, diritto finanziario, sociologia pratica. Il periodico “Difesa e Azione” così
descrive questa ispirazione: «Possiamo annunziare con viva soddisfazione che il Rev. Can. Allamano, il quale ha
sempre avuto un’intuizione precisa dei bisogni dei tempi, intende che il corso di sociologia abbia a formare parte
integrante dell’insegnamento del Convitto». Questi corsi hanno la motivazione di fare comprendere ai giovani
sacerdoti i grandi movimenti politici, sociali e religiosi del momento, per non rimanere tagliati fuori dai problemi
più importanti della diocesi e del mondo.
L’ispirazione profetica
più significativa. Gli istituti missionari dell’Allamano costituiscono l’ispirazione profetica
più significativa, o meglio, il punto di arrivo di tutte le altre attività che ha realizzato, non tanto come
una serie di piccoli progetti, ma come provvidenziale preparazione alla fondazione stessa.
L’ispirazione
fondamentale di dare vita agli istituti missionari per l’Allamano non proviene da un’esperienza mistica, o da
un’improvvisa illuminazione interiore, ma è frutto della sua capacità di leggere e comprendere le
necessità apostoliche del suo tempo (situazione storica sociale e religiosa; persone, avvenimenti, ecc.), e
soprattutto della comunione con Dio, centro della sua vita.
L’Allamano è uomo di grande fede e molto realista. Per esempio, in
riferimento alla sua guarigione da molti ritenuta prodigiosa, secondo la testimonianza di p. L. Sales, l’Allamano
confida con semplicità: «Non c’è da pensare che vi siano state rivelazioni; né le cerco
né le desidero. Quando ero presso a morire feci promessa, se fossi guarito, di fondare l’Istituto. Guarii e
si fece la fondazione. Ecco tutto».
Inoltre, l’Allamano partecipa alla “passione” di Dio
quando vede nella diocesi abbondanza di clero, senza che ci sia un invio consistente di personale alle missioni,
nonostante le numerose iniziative missionarie. Così scrive al p. C. Mancini per chiedere appoggio alla sua
iniziativa presso Propaganda Fide: «Tutti poi unanimemente deploravano che, in una diocesi con clero numeroso
com’è la nostra ed in una città feconda di tante iniziative di carità qual è Torino,
mancasse un’istituzione regionale di sacerdoti dedicati unicamente alle missioni».
Il
processo di discernimento che lo conduce a comprendere in modo chiaro la propria vocazione di fondatore è lungo e
passa per diverse incomprensioni. Lui è convinto e afferma che «nelle opere bisogna procedere così:
pregare per conoscere la volontà di Dio, consultare, consigliarsi, e soprattutto l’obbedienza».
Finalmente il progetto di Dio si concretizza nella fondazione dei due Istituti della Consolata, sia pure passando
attraverso tappe di sofferenze e conflitti. Ricordiamo il decreto di erezione dell’istituto dei missionari, a firma
del Card. A. Richelmy: «Desiderosi di promuovere e confermare con l’autorità Nostra tutto ciò
che può ridondare a gloria di Dio, a incremento di Nostra Santa Religione, e salvezza delle anime, ad onore e
lustro della dilettissima Nostra Città ed Archidiocesi, di gran cuore approviamo questa nuova Opera che si denomina
“Istituto della Consolata per le Missioni estere”».
L’Allamano ha le idee chiare ed
è convinto che l’opera è di Dio e che è Lui a portarla avanti: «Ecco, questa casa
l’ha posseduta fin dal principio Nostro Signore ed è proprio sua, come un campo è del suo
proprietario; quindi, non dite goffaggini col dire che il tale o il tal altro l’ha fondata, no, no, è la
Madonna che la fondò, ed il principio è venuto da Nostro Signore».
Figli e figlie dell’Allamano, con gioia
continuiamo a contemplare il nostro Padre Fondatore come “profeta-voce di Dio” che ci invita a condividere con
lui la “passione-amore” di Dio in favore di tutta l’umanità.