Tra santi

SPECIALE COLLABORAZIONE TRA LA LEDÓCHOWSKA E L’ALLAMANO

La beata Maria Teresa Ledóchowska (1863 – 1922), fondatrice del Sodalizio di S. Pietro Claver (sorella maggiore di santa M. Orsola Ledóchowska), è entrata nell’ambito della vita dell’Allamano, si può dire, fin dal sorgere dell’Istituto Missioni Consolata. Tra questi due fondatori si è creata una buona intesa, che si è espressa soprattutto, ma non solo, sul terreno della cooperazione finanziaria in favore dei missionari dell’Alla-mano. Sulle relazioni tra questi due protagonisti della missione il nostro storico p. C. Bona ha fatto uno studio molto approfondito, già pubblicato in questa rivista nel 1977, che ci serve come fonte per queste notizie. Alla base di questo rapporto, durato non meno di 22 anni, c’è la comune passione missionaria e la santità di questi due grandi personaggi.

Il primo incontro. L’inizio di questa intesa può essere ritenuto l’incontro tra i due avvenuto a Torino nel 1901, proprio in occasione dell’inaugurazione della prima casa madre dell’Istituto, in corso Duca di Genova. La Ledóchowska proveniva da Nizza, dopo un lungo viaggio, fatto per far conoscere la sua opera e ottenere fondi. Di questo incontro siamo informati da mons. F. Perlo, nella sua deposizione al processo canonico per la canonizzazione dell’Alla-mano: «[…] è presente la Rev. Madre Ledóchowska, fondatrice del Sodalizio di S. Pietro Claver, con le sue consigliere, venute appositamente».

Un lungo resoconto è stato pure scritto dallo stesso Sodalizio di S. Pietro Claver: «Da Nizza le nostre viaggiatrici si recarono a Torino dove per una ammirevole disposizione della Provvidenza avevano la gioia di assistere il 17 giugno 1901 [la data esatta è 18 giugno] di una nuova Casa missionaria dalla quale ancora quest’autunno partirà un gruppo di messaggeri della fede per il paese dei Galla.

Il Rev.mo Canonico Allamano ha fondato questo Istituto, che re-cluta esclusivamente Pie-montesi, sotto il titolo Istituto della Consolata per la formazione di Missionari per l’Africa. All’occasione della sopraddetta celebrazione la nostra Rev.da Direttrice Generale ha avuto l’onore di essere presentata al Rev.mo Arcivescovo di Torino, il cardinale Richelmy».

Da questo breve resoconto emerge la considerazione che l’Allamano aveva per la Ledóchowska, tanto da invitarla all’inaugurazione della “Consolatina” e presentarla all’Arcivescovo. Emerge anche la stima della Ledóchowska per l’Allamano, avendo accettato l’invito di partecipare alla celebrazione, quando l’Istituto era ancora una realtà minima, che quasi non si vedeva. Sta di fatto che la Ledóchowska dimostrerà sempre una predilezione per l’Istituto che aveva veduto nascere, predilezione non venuta meno anche dopo la sua morte da parte delle sue Figlie spirituali.

Altri incontri. Gli incontri tra i due non si sono esauriti a Torino. Andando a Roma per la causa del Cafasso, l’Allamano, certamente più di una volta, ha incontrato la contessa Ledóchowska. Ancora in una lettera scritta il 26 febbraio 1921 al p. T. Gays l’Allamano parla di una visita fatta alla Ledóchowska. Molti anni prima, anche il Confondatore G. Camisassa, per conto dell’Allamano, andò ad incontrare la contessa, mentre si trovava a Roma. Merita leggere il resoconto che inviò all’Allamano in data 6 aprile 1905: «Poi andai dalla C.ssa Ledochowska. La visita fu cordialissima. Si mostrò molto informata delle missioni della Consolata, che segue attentamente sul nostro Periodico. Si disse meravigliata del rapido sviluppo, e come il C. Allamano facesse tanto senza ancor domandare sussidi. Gli spiegai il perché».

Con lo spirito di S. Pietro Claver. C’è un punto di comunione ideale e spirituale che unisce i due e che merita di essere sottolineato. Questo punto di convergenza è la figura di S. Pietro Claver, l’apostolo della redenzione degli schiavi negri, assegnato dal Papa come Patrono dell’Africa. Non è da sottovalutare il fatto che entrambi i fondatori abbiano affidato a questo santo una speciale funzione nel loro istituto. Indub-biamente questo è un legame ideale che di fatto esiste e che indica una convergenza spirituale, la cui ragione più probabile, forse, è l’Africa da evangelizzare.

Sul piano economico e spirituale. Stando alla documentazione epistolare, i rapporti tra i due, come si è già detto, si sono svolti prevalentemente sul piano economico. A questo riguardo, è interessante notare che, essendo persone molto precise e giuste, nei resoconti che si scambiavano puntualmente, si nota una estrema chiarezza, fino al punto di farsi vicendevolmente notare, quando occorreva, le imprecisioni o gli sbagli.

Per esempio, l’Allamano, il 30 dicembre 1908, ringraziando per un vaglia di 1030 corone, scrive: « […] Ringrazio V. S. in nome mio e per parte del P. Perlo, al quale subito scriverò per annunziargli la Sua generosità a pro di quei poveri infedeli. Prendo l’occasione per osservare a V. S., come nel passato anno avendo ricevuto la simile elemosina, vidi pubblicato nel bollettino [Eco dell’Africa] il doppio: ciò Le scrivo solo perché non sia succeduto qualche sbaglio per posta». Così pure la contessa avrà dovuto chiedere chiarimenti per uno sbaglio riscontrato, se l’Allamano le risponde il 12 settembre 1911: «Fu una mia svista l’aver scritto una cifra invece della vera.[…] Ringraziandola nuovamente, prego la nostra Ss. Consolata di ricompensarla del bene che procura alle Sue Missioni».

Se si approfondiscono i rapporti tra l’Allamano e la Ledóchowska, però, prevale il calore spirituale. Ciò si nota chiaramente nelle conclusioni delle lettere, e emerge esplicito in due scritti, che riporto nelle parti più significative. Il primo è una lettera del 27 aprile 1919, con la quale l’Allamano porge i rallegramenti alla Ledóchowska per il 25° anniversario della fondazione del Sodalizio di S. Pietro Claver: «[…] Ne godo sinceramente al pensare al cumulo di meriti che Ella si è guadagnati in questi 25 anni ed al bene immenso fatto ai poveri neri, da V. S. e dall’eletto stuolo delle sue Sodali. Quante voci di riconoscenza si uniranno dal Paradiso alle nostre, concordemente invocandole ancora lunghi anni di vita a maggior di Lei santificazione e a bene di tante anime che saranno salvate grazie all’opera di V. S. e delle sue zelanti cooperatrici! È questo il voto mio e di tutti i miei missionari e missionarie lavoranti già sul campo dell’apostolato, o in aspettativa ancor nell’Istituto, e tutti concordi pregheremo in modo speciale la Divina Consolatrice a rivolerla colmare di celesti carismi ed a vieppiù sempre prosperare la sua santa opera».

Il secondo scritto dell’Allamano, ricco di calore umano e di fede, è indirizzato alla comunità di S. Pietro Claver, in occasione della morte della fondatrice: «Ho appreso con profondo rammarico la notizia della morte dell’Ill.ma Signora Contessa Ledóchowska, Direttrice e Fondatrice di cotesto Sodalizio così benemerito per le Missioni Africane.

Tutti i membri del mio Istituto, per il quale la compianta Sig. Contessa ebbe tanta predilezione, partecipano al lutto che ha colpito il Sodalizio di S. Pietro Claver con la scomparsa della sua Fondatrice; e con le loro preghiere cercano di dimostrare davanti a Dio la riconoscenza dell’animo loro per i benefici che da lei hanno ricevuto le nostre Missioni. […]

Ho sollecitamente comunicata la notizia ai miei Missionari del Kenya, del Kaffa e dell’Iringa, ai quali non potrà fare a meno di riuscire ben dolorosa, perché nella compianta sig. Contessa vedono mancare come una madre provvidenziale che sapeva provvedere a tante necessità delle loro Missioni.

Unito al lutto che ha colpito così vivamente il loro benemerito Sodalizio, presento le mie sentite condoglianze in unione a quelle di tutti i miei Missionari dell’Istituto e delle Missioni. Pregando il Signore e la Ss. Vergine Consolata a riempire il grande vuoto con le loro speciali benedizioni e consolazioni, con distinti ossequi».

Non trovo modo migliore per concludere questi pensieri che riportando alla lettera un tratto che il p. C. Bona pone all’inizio del suo studio al quale mi sono riferito: «Contemporanea del Servo di Dio G. Allamano, benché tanto distante per estrazione sociale, presenta una notevole consonanza di attitudini e di ideali con questo grande promotore delle missioni che fu, come lei, impegnato in imprese che gli sembravano negate dalla malferma salute, come lei proteso alla ricerca di vie nuove per portare il Vangelo agli Africani. Erano fatti per intendersi e la Provvidenza dispose che si incontrassero e mantenessero rapporti, improntati ad aristocratica dignità, per tutta la vita».

P. Francesco Pavese imc