SPIRITO DI FEDE

1° dicembre 1918

 

XIV. 14

Non basta avere la fede, perché anche i demonii hanno la fede: credunt, et contremiscunt; e la nostra fede se non si dimostra nelle opere è fede morta: Fides sine operibus mortua est. Bisogna che viviamo di fede: justus meus ex fide vivit. Cosi ebbero fede i santi Patriarchi, come dice S. Paolo nella Ep. agli Ebrei cap. 11: leggetevi. Vivere di fede, od aver spirito di fede significa vivere conforme ai dettati della fede; modellare tutto noi su quanto ci propone la fede (V. Quad. VIII p. 5).

La fede dev'essere il principio e la regola dei nostri sentimenti, delle azioni e di tutta la nostra vita (Tronson). Abbiamo lo spirito di fede se riguardiamo tutte le cose secondo il criterio che ci somministra la fede, le giudichiamo al suo lume, le stimiamo giusta il valore ch'essa loro attribuisce (Ivi). Insomma dice il P. Chaignon: « La vita di fede consiste in un convincimento vivo e profondo, che chi l'ha, ne porta seco dovunque la salutare impressione ».

La vita di fede è come la vita dell'anima, come l'anima è la vita del nostro corpo. Come il corpo senza l'anima è morto, costì l'anima senza la fede cioè senza meriti nell'ordine soprannaturale.

Venendo alla pratica esaminiamo il nostro interiore ed il nostro esteriore, e vedremo se viviamo di fede, se abbiamo lo spirito di fede o no.

(Ved. Quad. VIII p. 5; e P. Bruno, p. 6-29). Beni che apporta la vita di fede (V. Quad. VIII p. 6).

VIII. 5-6 [vedere al 17 novembre 1918]

 

 

SR. CARMELA FORNERIS

Fate il ritiro mensile? E i proponimenti? C'è qualcuna che li abbia perduti? o che li abbia dimenticati? Dovrei pretendere che non li aveste perduti, ma... ma... Ma ciascuna ci pensi e se li rinnoví.

Oggi comincia l'Avvento. Presto faremo la novena del S. Natale. Bisogna prepararsi coi sospiri dei Patriarchi, dei Profeti che sospiravano tanto questa venuta. Bisogna che ci prepariamo affinché il Bambino venga a nascere nei nostri cuori.

 

(Il nostro Ven.mo Padre interrompendo l'argomento, esclama:) Siete tutte superbe... (quindi interroga) E la carità? Dall'Affica mandano a dire di battere su tutte le virtù, ma specialmente sull'umiltà. sulla dipendenza cordiale di mente e di cuore e sulla carità. Se raccomandano queste virtù è perché laggiù sono molto necessarie.

Del resto, vedete, abbiamo detto che bisogna aver fede. E chi ne dubita? Senza fede è impossibile piacere a Dio: sine fide impossibile est placere Deo. E se non si piace a Dio a chi si deve piacere? Al Signore bisogna dare fede e fede viva, perciò domandategliela: credo Domine; credo Domine...

 

Ma non basta aver questa fede teorica, ci vuole quella pratica. E che cosa vuol dire pratica? Vuol dire: vita di fede. Anche i demoni credono... bisogna ben che credano, vedono l'evidenza delle cose; ma hanno spavento, hanno paura di quelle verità di fede. Perciò bisogna praticamente vivere di fede. E che cosa vuol dire vivere di fede? Vuol dire conformare, modellare tutti noi stessi sui dettami della fede. Se è il principio, la regola delle nostre azioni, guardiamo di far tutto secondo il criterio che ci somministra la fede. Dobbiamo giudicare tutto col velamento della fede, stimare ogni cosa secondo il valore che.essa fede attribuisce.

Un autore dice: « La vita di fede consiste in un convincimento vivo e profondo di cui, chi l'ha, porta seco dovunque le salutevoli impressioni ». La vita di fede è come l'anima nostra ch'è la vita del corpo. Questa fede è la vita dell'anima nostra. Ci fa vivere una vita superiore.

 

Poi capite anche voi che chi vive di fede... Ma veniamo all'atto pratico. S. Paolo nel capo 11° della lettera agli Ebrei (leggetelo questo capo, spiega che cosa voglia dire vivere di fede) dice: « ... per la fede offerse a Dio ostia migliore Abele che Caino ... ; per la fede Enoch fu trasportato ... ; per la fede Noè, avvertito da Dio di cose che ancor non si vedevano, con pio timore andò preparando l'arca per salvare la sua famiglia... » e poi continua: « ... per la fede debellarono i regni, operarono la giustizia, conseguirono le promesse ecc. ecc. ». Bisogna leggerlo quel capo.

 

Vedete, è la fede pratica! La fede è quella che ha fatto i martiri. Questi sentivano, praticavano tutti i dettami della fede ed allora facevano tutti i sacrifici.

Per aver questa fede pratica bisogna esaminare il nostro interno ed esterno e modellare continuamente e dovunque sulle norme della fede i nostri pensieri, i nostri giudizi, i nostri affetti. Come si fa a modellare sulla fede i nostri pensieri, giudizi ed affetti?

 

Pensieri: quando uno ha sempre in mente Dio e vede in tutti Lui e fa tutto per Lui, questo è avere pensieri di fede, è vivere di fede. Quando dobbiamo vedere o dobbiamo fare o non fare, diciamo come S. Luigi: « Che cosa serve questo per l'eternità? ». Anche questo è un pensiero di fede. - S. Maria Maddalena de' Pazzi, quando passeggiava nel giardino e trovava dei fiori, diceva loro: State zitti, voi mi rimproverate la mia incorrispondenza, voi che benedite tutto il giorno il Signore. - S. Agostino diceva: Omnia mihi dicunt ut amem Te. 0 Signore, tutte le cose mi dicono che devo amar Te. - Acqua, fuoco ecc., tutte creature che spingono ad amare N. Signore. Questi Santi dicevano: Il Signore ha creato questo per far piacere a me.

Ad un bravo sacerdote che vive di fede, ricevendo N. Signore, deve parer proprio di mangiare la carne di N. Signore. Un buon cattolico una volta mi diceva: Io quando faccio la Comunione sento proprio il gusto del sangue di N. Signore.

Noi, quando nella S. Messa beviamo il vino, non sentiamo più il gusto del vino, ma ci par proprio di sentire il gusto del Sangue di N. Signore. Voi non bevete il Sangue, ma dovete sentire il gusto del Corpo di N. Signore; e poi... anche nel Corpo c'è il Sangue. Ah! che Carne!... che gusto!...

 

Un bravo sacerdote diceva: Quando do l'assoluzione mi par proprío di versare il Sangue di N. Signore su quelle anime. E’ sangue rosso ma che fa diventar bianchi. Ed è vero quello lì. E’ perché noi siamo tanto in basso che non sentiamo nulla.

 

Con i pensieri di fede qualunque cosa succeda, si dice sempre: E’ il Signore! Dominus est. - Vedere in tutto il Signore, nel bene e nel male; come faceva Giobbe. Egli, se il Signore gli dava i beni lo benediva, e se glieli toglieva lo benediva lo stesso. Il Signore me li ha dati, il Signore me li ha tolti, sia benedetto il suo nome. Il Signore ci dà il bene ed è padrone di togliercelo, poiché è padrone di tutto.

Sempre averli questi pensieri dal mattino alla sera. Che importa che ci sia dell'amaro? che ci siano delle pene? che importa che una sia superiora o che sia considerata l'ultima?... Quando sarete in Africa ed avrete questi pensieri, che v'importerà d'essere qui o là?... Importa l'esser santi!... Avete capito questo?

Andiamo avanti: Giudizio - Giudicare con fede. Vedete un po': a giudicare secondo la fede non si considerano più né gli onori, né la roba, e prima di tutto l'ingegno. Uno sarebbe contento di averne poco o molto, oppure non averne affatto e direbbe: Se non ne ho, non avrò poi da render conto al Signore. Se una sorella impara bene l'inglese, eh!... non lasciarsi rodere un tantino... Purché il Signore sia glorificato!...

 

Noi guardiamo sempre i giudizi che formiamo nelle nostre menti? E poi, è vero che stimiamo il povero ed il ricco lo stesso? Ah, non è vero! - Non si dovrebbe mai sapere se una è andata al pascolo o che cos'altro faceva, non si dovrebbe mai saper nulla dell'altrui personalità. Bisognerebbe fare come fanno in certe Comunità, per esempio, al Rifugio: non adoperano i nomi, hanno il numero; si chiamano per numero come si fa per i prigionieri. La nostra personalità una volta che si è in religione non è più niente. Da essere nobili a non esserlo, da essere ricco o esser povero, fa lo stesso. Eppure, vedete, tante volte si fa un po' di disparità. Ah, tutte storie quelle! In certi posti alle volte dicono: « Ah, quella lì è una buona vocazione! » e perché? Perché è ricca ed ha un mezzo milione!... E fanno tutte le dispense possibili ed immaginabili, in grazia del suo mezzo milione. E dicono così anche quando di vocazione ne ha proprio poca... E’ una buona vocazione! E’ una buona vocazione! Questo l'ho già visto io; una perché aveva i denari aveva anche la vocazione.

 

S. Francesco Borgia, quando è andato nei Gesuiti (I Gesuiti devono fare voto di non ambire a nessuna carica) ebbene, è stato così umile, così basso, che andava alla colletta. E pensare che era stato in tutte le società. E S. Giuseppe Labre? Era tutto pieno di bestioline - che non nomino -, domandava la carità e quando ne aveva di più di quel che gli abbisognava ne dava agli altri. Un giorno un tale passando vicino a quel santo, disse: Che disgraziato! E lui subito: Non sono disgraziato, sono in grazia di Dio! Questo è un giudicare dalle cose esterne; e lui, questo buon santo, non voleva sentirsi dire « disgraziato ».

Questo riguardo al giudizio. E se ne potrebbero fare dei giudizi in Comunità. Certe volte si giudica con storie e non coi princìpi della fede. Guardare quella che si umilia di più... S. Antonio faceva così: girava tutti gli eremi e da tutti i monaci cercava di prendere qualche cosa. Da uno prendeva l'umiltà, da un altro la carità, da un terzo lo spirito di sacrificio, insomma da tutti prendeva qualche cosa. Avete capito? Cercare di prendere dagli altri non le buone qualità naturali, ma le virtù.

 

Affetti. E’ lì il punto... Il nostro cuore se vive di fede fa le cose diversamente. S. Paolo era tutto di Gesù; viveva di Gesù. Vivo ego jam non ego, vivit vero in me Christus [vivo, ma non sono io che vivo, è Cristo che vive in me]. Questo arnese, diceva, non c'è più, vive il Signore in me; io vivo solo nel Signore. Questa è fede! E le parole di S. Francesco di Sales? ricordatele sempre: Se io trovassi nel mio cuore un filo che non fosse per il Signore lo schianterei senza misericordia!

Guardate se ci sono i fili, oggi che è ritiro, e giù, giù, strappateli via... Via, via, niente fili...

Questo riguardo a modellare i nostri pensieri, giudizi ed affetti sui dettami della fede. Ma veniamo anche all'esteriore.

 

Riguardo ai sensi, bisogna che essi vadano collo spirito di fede. Cominciamo dalla lingua. Se uno avesse una lingua di fede non si diletterebbe dei discorsi umani, ma vorrebbe che i suoi discorsi fossero tutti di Dio... Loquitur quasi sermones Dei. Se uno parla, guarda che il suo discorso sia come lo farebbe N. Signore. Quindi parlando penserebbe: Il Signore direbbe così? parlerebbe con superbia, senza carità? Se sapessimo che è N. Signore che si serve della nostra lingua, ah, la faremmo servire in regola! Non perderci in altre cose. Parlare volentieri di cose spirituali. Non star mute; alle volte, specie in ricreazione, si deve parlare anche per imparare. Certo è meglio pentirci di non aver parlato che di aver parlato.

 

Adesso andiamo avanti. Occhi: vedete, gli occhi sarebbe meglio chiuderli, ma il Signore non ci ha fatto ciechi. Il Signore ce li ha lasciati, teniamoli, ma ricordate che sono i più pericolosi. Guai a chi vuol vedere tutto! Bisogna veder solo qualche cosa per non andar a rompere i vetri di qualche vetrina. Una volta una suora ha rotto il vetro di una vetrina in via Po... (Tutte ridiamo e il nostro Ven.mo Padre ride con noi e poi soggiunge:) Ridete? Eppure questo l'ha detto P. Bruno. Voi non rompetemi i vetri... Quando vedo qualche suora che guarda di qua e di là, con quel velo duro... lì puntato che sembra una capunera [stia].... e par che voglia padroneggiare tutta la via, ah,... le darei uno schiaffo!...

 

S. Agostino diceva: « Sebbene i miei occhi guardino qualche cosa, non vedono mai niente ». E poi, che bisogno c'è di vedere?... Certi santi guardavano i fiori tanto per sollevarsi il cuore. Quando dicevano al Ven. Cafasso di andare a Roma, o in altri posti, a scopo di pellegrinaggio, quantunque egli approvasse quelle idee e considerasse belli i viaggi, rispondeva: « Quel che non vedo su questa terra lo vedrò in Paradiso ». Gli occhi sono il canale delle miserie. Guar- dare e non fissare; vedere solo qualche cosa, il necessario, con indífferenza e tirar via...

Orecchi: lo Spirito Santo dice: Saepi aures tuas spínis: circonda le tue orecchie con le spine. N. Signore ha fatto così: per la lingua ha messo due porte - i denti e le labbra - due porte, due cancelli, affinché andiamo adagio a parlare e ci pensiamo prima due volte. Le orecchie le ha lasciate libere, tuttavia, siccome non ci sono porte da chiudere, bisogna mettere attorno le spine. Perché, vedete, le spine impediscono a tutte quelle cose non necessarie di entrare lì dentro. Essere invece desiderose di sentire la parola di Dio. Desiderare la predicazione di N. Signore. Ma le altre cose lasciarle, lasciarle, son tutte indifferenti a noi. Questo è udire con spirito di fede.

Tutto il resto, il gusto, il tatto, l'odorato, sono assieme. Dire: di tutte queste cose mi sazierò in Paradiso; in Paradiso mi sazierò poi di Te, o mio Dio. Vivere a questo modo. Disprezzare tutte queste cose, spiritualizzare tutte queste materialità. Riguardo al cibo bisogna proprio che ogni boccone sia una Comunione spirituale; perché si mangia non per mangiare... Spiritualizzare tutto quel che si mangia.

 

Inoltre in tutta la persona dobbiamo sempre dimostrare modestia: Modestia vestra nota sit omnibus... La vostra modestia sia tale che tutti la vedano. La nostra vita, la nostra persona dimostri che abbiamo la mortificazione in tutto. Perché ci fanno impressione certi santi? Perché dal contegno traspare la loro santità. Dicono che al solo avvicinare il nostro Venerabile si provava un non so che... che muoveva al rispetto ed alla confidenza. Quando doveva dare qualche consiglio, o dire qualche cosa, sollevava il cuore a Dio, alzava gli occhi al cielo, si raccoglieva un istante e poi parlava. E noi... alle volte ci mettiamo a fare dei discorsi e non pensiamo neppure una volta al Signore. Stiamo attenti, bisogna vivere di fede! Non solo internamente, ma anche esternamente.

Vorrei dire ancora altre cose, ma non ho più tempo. (Le dica, le dica, Padre - replichiamo noi). Ben, dirò ancora tre cose. I beni che apporta questa vita di fede non riguardano solo l'altra vita, ma son anche beni per questo mondo. 1° La pace in vita e in morte. 2° La fecondità delle nostre opere di ministero. 3° La stessa stima del mondo. Ma guardate fuggiamo la stima del mondo e questa ci cade addosso!

1° - Pace in vita e in morte. S. Paolo diceva: Superabundo gaudio in omni tribulatione nostra [sovrabbondo di gioia in ogni mio affanno]. Era contento in mezzo ad ogni tríbolazione; per lui dal male veniva il bene. E così pure era del nostro S. Francesco Zaverio. S. Francesco Zaverio se la prendeva con N. Signore e diceva: « Basta Signore, basta! Satis Domine! Mi dai troppe consolazioni. Io le voglio poi godere di là, in Paradiso... ». Aveva sempre poco da man- giare, era perseguitato da destra e da sinistra e diceva al Signore: Basta, basta, mi dai troppe consolazioni! Egli in mezzo alle fatiche godeva tranquillità. Viveva di fede...

2° - Fecondità delle nostre opere di ministero. Ah, quante volte dopo tante pene, dopo aver lavorato tanti anni si trovan delle creature sempre dure, restie alla grazia! Il Signore pagherà secondo il lavoro che si è fatto ed alla fine ci darà la vittoria, e se non la dà a noi, la darà ad un altro. Lavoriamo e siamo certi che il Signore ci benedirà ed il nostro premio lo godremo in Paradiso. Protegam eum quoniam cognovit nomen meum. Il Signore dice: Proteggerò chi riconosce che sono io che faccio.

Quando sarete in Africa state attente a far tutte le cose per amor di Dio. Non contate i battesimi... e, se per caso vi mettono in un posto da non darne neppur uno, fa lo stesso. Satiabor cum apparuerit gloria tua [mi appagherò allorché si manifesterà la tua gloria]. Dunque bisogna proprio vivere di questa vita di fede. Lasciare che il Signore comandi, faccia Lui. Allora egli è obbligato a fecondare le nostre opere. Neque qui plantat, neque qui irrigat, sed Deus ecc. Non è colui che pianta che fa produrre i frutti, ma colui che dà l'incremento, cioè Dio. Bisogna riferire tutto al Signore: Egli benedice chi confida in Lui.

3° - La stima del mondo. Quando una persona vive con spirito di fede, tutti la rispettano, perché questo si rileva anche all'esterno. Nella rivoluzione del '48 i rivoluzionari volevano investire il Santuario, ed il Ven. Cafasso scese e disse: Perché fate così? E se ne andarono tutti. Un'altra volta lo insultavano ed alcune persone lo difesero dicendo: Ma come, insultate uno che assiste i condannati a morte? - Vedete come anche il mondo rispetta le sante persone. ,

 

Concludiamo che in questo mondo siamo per il Signore. Tanta gente non pensa mai al Signore! Tanta gente va e viene senza mai avere un pensiero a Lui!... Quante volte per le vie di Torino, vedendo tanta gente, mi chiedo se qualcuno pensa al Signore!

Provate ad esaminare la vita di fede di una missionaria in Africa • la vita di una missionaria che non ha fede. Sì, la missionaria di fede • la missionaria senza fede: vorrei vedere che cosa sapreste dire a queste due missionarie!... Andrebbe proprio bene per far un tema...

 

SR. EMILIA TEMPO

[questo sunto è uguale al precedente ad eccezione di alcuni tratti. Dopo poche battute: ]

Ma bisogna vivere praticamente di fede. E che cosa vuol dire? Vuol dire conformare, modellare tutti noi stessi sui dettami della fede, stimare ogni cosa secondo il lume della fede.

Un autore dice: « La vita di fede consiste in un convincimento vivo e profondo che chi l'ha porta seco dovunque le salutevoli ímpressioni ». La vita di fede è la vita dell'anima, come l'anima nostra è la vita del nostro corpo.

[più sotto: ]Stimare tanto il ricco quanto il povero... non si dovrebbe mai sapere se una è andata al pascolo o che cos'altro faceva... la nostra personalità una volta che si è in religione non è più niente, siamo lì in quanto ci siamo collo spirito. Esser nobili o non esserlo, ricchi o poveri, fa lo stesso. Eppure vedete, certe volte si fa un po' di disparità. Ah, tutte storie quelle! Certe volte in certi posti dicono: Ah! quella lì è una buona vocazione! e perché? perché è ricca... ah!...

 

S. Giuseppe Labre che era carico di certe bestioline e tutto lacero, passando vicino ad uno, costui gli disse: Che disgraziato! Ed egli rispose: Non sono disgraziato perché sono in grazia di Dio. E S. Francesco Borgia vedendo tante cose in giro, diceva: Io faccio a meno di tutto questo. E pensare che era stato in tutte le società e poi andava alla colletta... Sì che costoro giudicavano secondo la fede! Guardiamo gli altri per vederne le virtù; cercare chi si umilia di più per imitarla; fare come S. Antonio Abate che girava tutti i monasteri per questo scopo. Avete capito? Cercare di prendere dagli altri non le buone qualità naturali, ma le virtù.

Veniamo agli affetti; lì è il punto...

 

[Nell'ultima parte: ]

Tre sono i beni che apporta la vita di fede: l° La pace in vita e in morte. 2° La fecondità nelle nostre opere di ministero. 3° La stessa stima del mondo.

1) Pace anche in mezzo alle fatiche e ai dolori. S. Paolo diceva: « Sovrabbondo di gaudio in ogni tribolazione ». E S. Francesco Zaverio se la prendeva con N. Signore e gli diceva: Basta Signore, basta! Satis Domine... Mi dai troppe consolazioni; io le voglio poi godere di là in Paradiso... Eppure aveva poco da mangiare, era perseguitato da destra e da sinistra, e diceva al Signore: Basta, mi dai troppe consolazioni! Viveva di fede. Godeva pace in mezzo alle fatiche.

2) Ah! quante volte, dopo tante pene, dopo aver lavorato tanti anni, si trovan delle persone sempre dure, restie alla grazia. Ah, in Africa poi, sì che succederà... Ma il Signore pagherà secondo il lavoro che si è fatto e darà anche la fecondità, se non subito, ma a suo tempo; se non a noi magari ad un altro, ma il premio del lavoro lo darà a noi. Sì, lavoriamo e il Signore ci benedirà e il premio lo godremo in Paradiso.

Il Signore dice: « Proteggerò chi riconosce che sono io che faccio ». Bisogna riferire tutto a Lui ed Egli benedice chi confida in Lui. Quando sarete in Africa state attente a far tutte le cose per amor di Dio; non contate i Battesimi... e se per caso vi mettono in un posto ove non ne darete neppur uno, fa lo stesso. Lasciamo che il Signore comandi, che faccia Lui ed allora è obbligato a fecondare le nostre opere. Non è chi pianta, né chi irriga che fa produrre i frutti, ma Colui che dà l'incremento, cioè Iddio.

3) Ma guardate, fuggiamo la stima del mondo e questa ci cade addosso. Quando una persona vive con spirito di fede, tutti la rispettano perché questo si rivela anche all'esterno.

 

[continua e termina come il sunto precedente].