VIRTU’ APOSTOLICHE

9 marzo 1919

XIV. 25-26

S. Paolo nell'epistola della presente Domenica, dopo aver esortato i fedeli di Corinto..., viene ad indicare le virtù più necessarie ai ministri di Dio, e ne conta dieci: In muha patientia... a sinistris (V. Sales Comm. Ep. II ad Cor. cap. VI). Prima virtù del vero ministro di Dio è la pazienza, ma pazienza eroica, costante, in tutto. L'Apostolo ricorda nove sorta di mali, distribuiti in tre classi, di tre ciascuna: - mali generali; - mali inflittici dagli altri; - e mali impostici volontariamente: In tribulationibus... in jejuniis (V. ivi).

Vedete l'importanza e la necessità della virtù della pazienza nel missionario. L'esperienza lo prova; e secondo la maggior o minor pazienza ne vengono le conversioni tra i pagani. Esempi...

 

Dopo la pazienza S. Paolo subito numera la castità, e poi la scienza. Abbiamo noi queste virtù ed il loro abito? Durante questi anni di preparazione dovete formarvi in tutte queste virtù; non aspettare a procurarvele in Missione. E’ questo il tempo accettevole... Il Signore vi dà la grazia e le occasioni: Ecce nunc... S. Paolo aggiunge che dob- biamo cosi fornirci delle virtù apostoliche, in modo da sostenerci poi nelle prove, senza badare a motivi umani ed a prove: Per gloriam... possidentes: Omnia sustineo propter Eum qui dilexit nos. Quis me separabit...

 

 

SR. CARMELA FORNERIS

Certe volte si crede di avere la pazienza e poi, per un piccolo maluccio si perde subito. Questo è segno che non c'è amore, che è una virtù leggera. Ci vuole virtù soda.

 

Incominciamo bene questa novena di S. Giuseppe. Di quante, quante grazie abbiamo bisogno! Non le dico neppure perché son troppe. Ne abbiamo bisogno di quelle spirituali e di quelle temporali. Dunque pregate e per la comunità e per voi. S. Giuseppe è il deposito di tutte le virtù. Era in possesso di N. Signore e della Madonna, perciò di tutto quello che avevano loro era il depositario. Leggevo stamane che se ci fosse stato un altro santo più santo, più pieno di virtù, sarebbe stato scelto in vece sua ad essere il custode del Signore e della Madonna. Il Padre Eterno scelse il più santo di tutti e questo fu S. Giuseppe. Quando si tratta di scegliere si prende sempre il migliore. Ora, essendo stato scelto, S. Giuseppe supera, non N. Signore, ma tutti gli altri santi, perché fu scelto per elezione. S. Giuseppe è stato il più idoneo all'ufficio che gli venne affidato. Quindi tutte le virtù sono nelle sue mani, come la Madonna ha in mano tutte le grazie.

 

Vedete, S. Giuseppe per ottenere qualche cosa corre dalla Madonna, la Madonna corre da Gesù, insomma corrono dove ce n'è. Avete mai sentito contare questa storia? In Paradiso c'erano delle facce..., dei baffi..., ed un giorno S. Pietro andò dal Signore e gli disse: C'è tanta gente qui che non è entrata per la porta, non so come facciano ad essere qui, eppure ci sono. Ed il Signore gli rispose: Che cosa vuoi farci? Mia Madre ha il diritto di fare e mio Padre putatívo anche. Non posso mica impedir loro di tirarli su per le muraglie. La storia è singolare, ma rappresenta che la Madonna e S. Giuseppe ottengono qualunque grazia straordinaria. Quindi, chi ha bisogno di spirito religioso, apostolico, si raccomandi a S. Giuseppe.

 

Ricordatevi che la nostra prima stazione in Africa dove dovrete andare è di S. Giuseppe e se non vi lascerà passar lui, non potrete andare in missione. Si è messo apposta S. Giuseppe. alla porta. Siategli devote: è un gran santo. Don Bosco diceva: « A me dà sempre tutte le grazie che gli chiedo ». Dunque chi ha bisogno della salute, chi ha bisogno d'ingegno, quelle che non son buone a studiare, si raccomandino a S. Giuseppe. Tutte le grazie passano per le sue mani, come passano per la Madonna. Fate questa novena proprio di cuore, ciascuna domandi ciò di cui ha più bisogno. Fatemi poi la solita lettera, ma tagliate corto, non voglio complimenti. Sì, per quel giorno fatemi una piccola lettera.

 

Ben, passiamo ad altro. Vi vorrei leggere una bella cosa. E’ di Padre Sales. E’ una cosa che può farci diventare un po' superbi: vedere che cosa pensano di noi! dei missionari e delle missionarie in Africa... (11 nostro Ven. Padre fa quindi leggere da una sorella un manoscritto di P. Sales dove parla del rapido sviluppo della nostra opera e dell'ottima opinione ch'essa gode presso gli Inglesi e i missionari di altre Congregazioni). Così fa piacere. E che cosa ne deriva da questo? Un pensiero: Io andrò ad aiutare o disturbare? Fate quest'osservazione, sia che partiate presto, sia che partiate tardi.

 

Il nostro Arcivescovo diceva un giorno a me: Il Signore da principio aiuta con mezzi straordinari. Da principio anche le mezze volontà servono al progresso dell'opera. Ha incominciato così anche Don Bosco e tante altre Opere buone nuove. Il Signore in quei momenti dà l'aiuto. Se poi l’índividuo non corrisponde ci pensi, ma una volta che l'opera è iniziata continua. Il Signore dice: Aiutati che io ti aiuto. Vuole che noi da parte nostra facciamo tutto quel che possiamo.

 

L'epistola di S. Paolo che cosa diceva stamattina? Diceva così: Adjuvantes autem exhortamur, ne in vacuurn gratiam. Dei recipiatis. Come cooperatori vi esortiamo ché non riceviate invano la grazia di Dio. Ait enim: tempore accepto exaudivi te, et in die salutis adjuvi te. Ecce nunc tempus acceptabile, ecce nunc dies salutis. Imperocché, dice il Signore, ti esaudii nel tempo accettevole, e nel giorno di salute ti porsi soccorso. Ecco ora il tempo accettevole, ecco ora il tempo della salute (II Lett. ai Corinti capo VI, vers. 1-2).

E poi continua ancora S. Paolo ai Corinti che cominciavano a dividersi tra loro e si davano ad una vita un po' molle: Ma è così che vi ho istruiti io? Ricordatevi che avete ricevuta la grazia e guai a voi se l'avete ricevuta invano.

 

E’ adesso il tempo di mettersi con tutto l'impegno, e proprio in quest'anno. Vedete se veramente corrispondiamo! Il Signore vi dà tutte le grazie per formarvi. Queste grazie le avete adesso e non più in Africa. Allora avrete poi quelle necessarie per continuare la vostra carriera di missionarie, ma quelle per acquistare quell'umíltà vera, profonda, per acquistare gran spirito di sacrificio vi vengon date adesso; allora non più. Chi ha umiltà qui, l'avrà laggiù; chi non l'avrà, avrà superbia; chi ha carità qui, avrà carità là; chi non ha niente qui, là mancherà di tutto. State attente che questo è il tempo della salute, il tempo in cui il Signore manda tutte le grazie. Se una in questo tempo trascura la sua formazione avrà per tutta la vita da essere pentita e farà poi male. Una che laggiù vuol fare quel che vuole, se c'è un impiego non lo vuole, se ce n'è un altro lo rifiuta, che cosa farà succedere? Non dovrebbero mai esserci queste cose, eppure potranno succedere. Quelle lì, andranno a disorganizzare quel bell'organismo che c'è adesso.

 

E’ questo il tempo in cui il Signore vi dà la grazie. Guai! Guai! Ricordatevi di quest'esortazione che fa S. Paolo; guai a chi non corrisponde! La Chiesa quest'esortazione la fa per la Quaresima; S. Paolo la fa ai Corinti; io la faccio a voi che siete qui: alle postulanti, alle novizie, alle professe, a tutte. Quel che sarete qui, sarete là; perciò ricordatevi; è meglio pensar male perché non venga male. E’ adesso che il Signore ci dà tutte le grazie se le vogliamo.

 

Per essere umili bisogna amar le umiliazioni. Certe volte noi vorremmo essere umili, ma... vorremmo l'umiltà infusa. No: aiutati ch'io ti aiuto, dice il Signore. S. Paolo aggiunge ancora: sed in omnibus exhibeamus nosmetipsos sícut Dei ministros, in multa patientia, in tribulationibus, in necessitatibus, in angustiís, in plagis, in carceribus, in seditionibus, in vigiliis, in jejuniis, in castitate, in scientia, in longanimitate, in suavitate, in Spiritu Sancto, in caritate non ficta. Diportiamoci in tutte le cose come ministri di Dio, con molta pazienza, nelle tribolazioni, nelle necessità, nelle agustie, nelle battiture, nelle prigionie, nelle sedizioni, nelle fatiche, nelle vigilie, nei digiuni, con la castità, con la scienza, con la mansuetudine, con la soavità, con lo Spirito Santo, con la carità non simulata (Il Cor. Capo VI).

 

Pazienza con tutti, con voi stesse, con i neri. La prima cosa che deve esercitare l'Apostolo è la pazienza. Vedete, dunque, bisogna aver pazienza in tre cose: nei mali generali, come: nelle tribolazioni, nelle necessità, nelle angustie ecc ... ; nei mali che c'infliggono gli altri: quando ci battono, ci mettono in carcere ecc ... ; ed anche nei mali che c'imponiamo noi stessi: vigilie, digiuni, fatiche. Son nove le tribolazioni e son pure nove le virtù di cui, come dice S. Paolo, dobbiamo guardare di ornarci. E sono: la castità, la scienza, la mansuetudine, la soavità ecc. ecc.

 

L'apostolo bisogna che sia giusto, che abbia la scienza necessaria, che abbia tanta pazienza anche nei modi esterni, nel trattare; che sappia parlare, predicare..., in verbo veritatis [con parola di verità] ecc ... ; che sappia ottenere da Dio la facoltà di far anche dei miracoli se son necessari. Deve sempre comportarsi come vero ministro di Dio,... per gloriam et ignobilitatem, per infamíarn et bonam famam; ut seductores, et veraces; sicut qui ignoti, et cognití; quasi morientes, et ecce vivimus; ut castigati et non mortificati; quasi tristes, semper autem gaudentes; sicut egentes, multos autem locupletantes; tanquam nihil habentes, et omnia possidentes. Per mezzo della gloria e del- l'ignominia, per mezzo dell'infamia e del buon nome; come seduttori, eppur veraci; come ignoti, ma pur conosciuti; come moribondi, ed ecco che siamo vivi; come castigati, ma non uccisi; quasi melanconici e pur sempre allegri; quasi mendichi, ma che molti facciamo ricchi; quasi destituiti di tutto e possessori di ogni cosa (II Cor. Capo 6).

 

Queste sono le virtù che devono risplendere nel missionario. Specie nel lavoro si deve distinguere, ricordatevi; invece ci son tante suore che cercano le comodità. Se possono lasciar fare un lavoro... Come è mai bello invece prendersi i lavori di mano! Quello sì che è carità. Non vorrei che qualcuna figuri, figuri, e poi...

Dunque tutte queste cose per corrispondere adesso. Non basta dire: poi, in Africa mi farò santa. No, se non son sante prima di partire, non lo saranno più. Qui, qui, qui! Fate così; dite: In questa Quaresima voglio guardare tutte le virtù che mi mancano di più.

 

Domani è la festa dei Quaranta Martiri di Sebaste. Ricordatevi di quei quaranta di cui uno resistette fino ad un punto e poi saltò fuori dal bagno gelato. Il Signore aveva mandato gli Angeli con quaranta corone per premiarli, ma ne trovarono solo più trentanove. Allora il carnefice si mise lui al posto e prese la quarantesima corona. State attente, avere un po' di paura; non scrupoli, ma un po di paura. Lavorano tutti, i santi.

Se il Signore ti ha data la grazia sei in dovere di corrispondere. Guai se non corrisponderai! Se ci salviamo, andiamo in Paradiso e daremo gloria a Dio; se ci danniamo, faremo vedere la sua Giustizia; dunque non è interesse di Dio il salvarci; però il Signore ci vuole tutti in Paradiso, massime i religiosi. Dobbiamo salvare tante anime. Ma che cosa vale battezzarne anche cinquemila se si fa tutto per superbia?

 

SR. EMILIA TEMPO

Certe volte si crede d'aver pazienza, e poi, per un piccolo maluccio, si perde subito. Questo è segno che non c'è amore, che è una virtù leggera la nostra. Ci vuole virtù soda.

Incominciamo bene la novena di S. Giuseppe. Di quante grazie abbiamo bisogno! pregate per la Comunità e per voi. S. Giuseppe è il deposito di tutte le virtù. Chi ha bisogno di spirito religioso, apostolico... chi è testa piccola... chi ha dei mali, chi ha bisogno d'ingegno, si raccomandi a S. Giuseppe... Siategli devote, è un gran santo. Ricordatevi che la prima stazione dell'Africa, quella per cui dovrete entrare è dedicata a S. Giuseppe, e se non vi lascerà passare lui, non potrete andare in Missione. Si è messo apposta alla porta. (Fa leggere una lettera di P. Sales dove parla del rapido sviluppo della Missione e della buona opinione che hanno gli Inglesi e Missionari di altre Congregazioni; e dice:) Così fa piacere. E che cosa ne deriva da questo? Un pensiero: io andrò ad aiutare o a distruggere in missione. Ciascuna lo domandi a se stessa, e sia che partiate presto, come tardi.

 

Il nostro Arcivescovo il Card. Richelmy mi diceva un giorno: In principio il Signore opera anche cose straordinarie per formare l'opera sua, e anche le mezze volontà le aiuta e servono al progresso dell'opera; ma più tardi, quando il tempo per formare gli individui è più lungo, allora vuole poi da loro tutto quel che possono.

Che cosa diceva l'epistola di S. Paolo stamattina? « Come cooperatori noi vi esortiamo che non riceviate invano la grazia di Dio. Imperocché, dice il Signore, ti esaudii nel tempo accettevole, e nel giorno di salute ti porsi soccorso. Ecco ora il tempo accettevole, ecco ora il giorno della salute. Ecce nunc tempus acceptabile, ecce nunc dies salutis » (Il Cor. VI, 1). E’ adesso che il Signore vi dà le grazie per formarvi; là le avrete poi solo più per andare avanti; ma quelle per acquistare quell'umiltà vera, profonda, gran spirito di sacrificio ecc... vi vengono date adesso; allora non più. Chi ha umiltà qui, l'avrà laggiù; chi non ne ha, avrà poi superbia; chi ha carità qui, avrà carità là; chi non ha niente qui, là mancherà di tutto. State attente... se no, andrete a disorganizzare tutto il bene che si sarà fatto laggiù... quel che siete qui, sarete là, anzi, peggio là... Dunque, questo è il tempo che il Signore vi dà le grazie... Guai! guai a chi non corrisponde. S. Paolo lo diceva ai Corinti; la Chiesa ci esorta a questo e lo dice per la Quaresima; ed io lo dico a voi che siete qui.

 

La prima cosa che S. Paolo esige per l'apostolato, e lo dichiara nel seguito di questa epistola, è la pazienza. Pazienza con tutti, con voi stesse, coi neri ecc. Sono nove le tribolazioni e son pure nove le virtù da adornarci nominate in questa epistola.

 

La lettera che mi scriverete per S. Giuseppe la farete breve, ma nessuna storia: mi direte come siete, i bisogni che avete e il timore che avete di far poi male in Africa, e perché...

 

 

 

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