SULLA NOVENA DELLO SPIRITO SANTO.

Eccellenza. Si tratta di ricevere lo Spirito S. in persona. S. Massimo dice che la Festa di Pentecoste non è come quella di Natale, Pasqua, ecc. nelle quali si rammenta un fatto antico, che però non si rinnova più; in questa ogni anno si rinnova la discesa dello Sp. S. se non visibil­mente invisibilmente in quanti sono ben disposti a riceverlo (V.P. Bru­no p. 319).
E notate bene che lo Sp. S. non discende solamente co' suoi doni e frutti, ma personalmente Egli stesso. Come nella S. Comunione rice­viamo Gesù colla sua divinità ed umanità, così riceveremo lo Spirito S., che essendo purissimo Spirito non sentiamo come la S. Ostia perché Gesù è anche uomo, ma è tutto Lui la terza Persona della SS. Trinità. Ed invece Gesù parlando della venuta dello Sp. S. dice sempre: Vi man­derò lo Sp. S., riceverete lo Sp. S.: accipe Sp. S. ecc.
Necessità di prepararci — 1) pel comando di Gesù: praecepit eis... ne discederent. 2) la ragione lo vuole. S. Tomm. dice: desiderium quo-dammodo fuit desiderantem ad susceptionem desiderati aptum et para-tum.
3) Lo esige il nostro bisogno. S. Agostino: quod est anima corpori, est Spiritus Sanctus animae (V. Siniscalchi p. 22).
Mezzi: Carità vicendevole: unanimiter; - orazione: pers. in orat.;
Div. alla Madonna: cum Maria M.
P.P. Albertone, quad. VI, 129- 135
13 Maggio
Ebbene oggi è la festa proprio di tutto il Paradiso. Questa festa va pro­prio al cuore. Questa festa empie l'animo del paradiso. Delle feste in cui si considera propriamente solo il paradiso, quante sono? (Il giovane a cui fu ri­volta questa domanda rispose: tre). Si, dici bene, sono proprio tre: Tutti i san­ti, l'Assunta, e l'Ascensione. Sono tre feste che ex professo come si dice ci fan­no considerare il Paradiso. Sono tre feste che sollevano in modo particolare da questa terra gli animi nostri. Quella di tutti i santi ci fa considerare quella turbam magnam, tutti i santi che godono. Ci fa considerare Nostro Signore che è in Paradiso da tutta l'eternità. Poi la Madonna che è in Paradiso in cor­po ed anima, nella festa dell'Assunta, e gli Angeli sono tutti intenti, tutti in aria per ricevere la Madonna e per farle l'accoglienza dovuta. E poi oggi N. Si­gnore conduce gli Apostoli sul monte, prima li lasciava già di tanto in tanto perché si accostumassero a stare senza la sua presenza corporale, per non la­sciarli tutto d'un colpo che facessero il sacrificio della sua presenza corporale. E così ha dato loro gli altri avvertimenti come avete udito dalla predica di sta­mattina, e poi li benedice, si inginocchiano tutti, c'era la Madonna, e tra tutti gli altri circa 120 persone, lui li benedice, e benedettili, il Signore si è sollevato, e una nube venne a rapirlo ai loro occhi. E loro rimasero in estasi, entusiasma­ti, estatici, di modo che non si svegliavano dall'estasi, vedete, la Madonna, che distacco grande! E stanno così in quell'estasi finché vengono gli angeli ve­stiti di bianco che li scuotono: Viri Galilei, che state lì a guardare? Hic Jesus qui assumptus est a vobis, verrà un'altra volta, e verrà nella stessa maniera che è partito. Vedete come è bella questa meditazione! Questo è il pensiero del pa­radiso che Nostro Signore ci fa meditare. Vado parare vobis locum. Va a pre­parare il luogo per gli apostoli e per tutti noi. Non solo per me, dice, ma per voi, vado. Vado parare vobis, vobis locum. Voglio che dove sono io sia anche il mio ministro. Volo ut ubi sum ego illic sit et minister meus. Cioè tutti i sa­cerdoti e missionari che lo aiutano: ubi sum ego illic et minister meus. Anche Lui sederà a giudicare col Signore; proprio là a far parte del ministero di N. Signore. Questo pensiero sia vivo nella nostra mente.
È il pensiero del paradiso che ha fatto tanti santi; li ha fatti pronti a fare qualunque sacrificio. Quando S. Bernardo era nel suo monastero vi erano 800 monaci, tutti per una vita di penitenza e di sacrifici. Potevano godersela in questo mondo e invece no, come diceva S. Francesco, tanto è il bene che mi aspetto che ogni pena mi è diletto. E momentaneo tutto quello che è di questa vita: Momentaneum et leve tribulationis nostrae; poco da soffrire; aeternum gloriae pondus, pondus, operatur in nobis; un peso di gloria. E qualche volta noi ci pare di fare una carità a N. Signore, perché costa emendarci dai nostri difetti; costa la disciplina. No, dobbiamo dire: siccome non ho potuto andare in cielo con N. Signore, in paradiso, almeno con la mente abitare sempre in Paradiso. È quello che dice la Chiesa. Mente in coelestibus habitemus. Vivere, continuamente in Paradiso. Vedete il pensiero del Paradiso ci fa tre cose: 1° ci stacca da questa terra. 2° Ci fa vincere tutti gli ostacoli, pene, tribolazioni, sa­crifici di questa vita. 3° ci fa esercitare tutte le virtù. Tutto questo opera in noi la vista del paradiso, il ricordo del paradiso. Queste tre cose.
1° Come diceva S. Ignazio: Quam sordescit tellus cum coelum aspicio. Mi fa schifo questa terra, mi fa nausea proprio, sordescit tellus dum coelum aspicio! Ricordate il fatto dei 7 figli Maccabei, quando per la legge di Dio furon tutti uccisi. Il più giovane speravano di corromperlo, ma la madre che ave­va ottenuto di essere l'ultima, gli andava dicendo: «peto nate, respicere coe­lum! Ti domando, o figlio mio, guarda il cielo. Guarda il Paradiso, ove sono tutti i tuoi fratelli per il martirio, ove sono tutti i santi. Ecco il pensiero che la faceva operare. Nei momenti di tribulazione, di dolore, cercare di vincere; e poi semper cum Domino erimus, semper cum Domino erimus! che bella espressione! Questo spirito di fede vivo! Consola sempre lungo l'anno, quan­do si ha qualche cosa da studiare e si trova duro, un sacrificio! quando si ha una piccola cosa contro un compagno, vincere; sforzarsi di pregar bene, subi­to il pensiero del paradiso. Anche le più piccole cose per il paradiso hanno me­rito. Questi sono i pensieri che servono perché si vada avanti, non solo perché si corrisponda alle grazie ricevute, ma perché cerchiamo di formarci più che possiamo. Ciascuno a se stesso, cercare di essere santo, e subito, e un gran santo, e più santo possibile; ma bisogna farlo praticamente. Continuare a fare come diceva il Ven. Cafasso: Quando c'è molto da soffrire pensiamo al Para­diso; il paradiso sarà migliore di là quanto più si soffre, quanto più costa, tan­to più si merita. S. Teresa che dal cielo diceva che se avesse potuto avere qual­che desiderio avrebbe avuto quello di ritornare su questa terra per farsi ancora il merito di un'Ave Maria! Una sola Ave Maria! E questo insegna a noi, che abbiamo ancora tempo per lavorare per il Signore. Andare in paradiso! Cosa vuol dire andare in Paradiso? Vuol dire vedere, godere, amare N. Signore. Non andiamo a cercar altro, ma cerchiamo solo di santificarci per formarci, per amor di Dio. Grande pensiero! Fare bene le cose, e non per fini umani, ma per Dio, tutto per Dio. Niente con fini umani, tutto per il Signore. Come face-va S. Luigi: Quid hoc ad aeternitatem? Interrogava se stesso: Che mi serve ciò per l'eternità? che aiuta questo per l'eternità? Quid hoc ad aeternitatem? Ser­ve questo, questa opera, questo studio mi serve, o dovrò andare invece in pur­gatorio, per lavorare solo così, senza intenzione? Il Signore non sa che farne. Vuole che l'intenzione sia di farlo bene e per lui. Il pensiero del paradiso! sono più niente gli anni passati, pare ieri; ora gli anni paiono lunghi a voi, poi cor­rono, corrono, passeranno gli anni. E allora direte a voi medesimi: Ero super­bo ed ora no, ora umile, mi metto ai piedi dei compagni; ero un po' maligno, ed ora voglio bene, ancor più bene. Mi sono vinto per il Paradiso.
D. Bosco aveva scritto sopra una parto [= porta o parete]: Il Paradiso non è fatto per i poltroni. Io direi che non solo non è fatto per i poltroni, ma non è fatto neppure per coloro che sono solo lì lì, solo per metà. Il paradiso non è fatto per i poltroni, io non voglio scriverlo, ma era scritto. Vedete la pratica che dobbiamo avere, di fare tutte le cose per il Paradiso, per onorare Dio; e in Paradiso poi, sarà poi tutto pagato. Questo sia il nostro pensiero. In paradiso più niente da soffrire, e sempre godere.
Ma N. Signore ordinò agli Apostoli: ritornate in Gerusalemme, e state lì, ad aspettare virtutem ex alto. Ed essi ubbidienti, una volta riscossi sono ritor­nati in Gerusalemme nel Cenacolo, e così è cominciata la novena dello Spirito Santo. E vedete che cosa ha detto degli Apostoli: Erant unanimiter perseverantes in oratione cum Maria.
Tre cose: per prepararsi a ricevere lo Spirito Santo. Le sue Grazie, tutti e sette. E poi qualcuno in particolare: bisogno di scienza, sapienza, domandate­li allo Spirito Santo che li dà. Chi non ha voglia, domandi fortezza. Domandi questa forza. Pietà, non ho voglia di pregare, sento nausea tutte le volte che c'è da pregare, ebbene domandare pietà. Timor di Dio, temere N. Signore; an­che per i peccati veniali avere una vera paura. E cosi per tutti gli altri doni. Quelle aspirazioni: noi siamo poveri: Veni pater pauperum! Così quando ave­te delle pene; Consolator optime, dulcis ospes animae! Pensate lungo il gior­no. Erant perseverantes in oratione. Perseveranti nella preghiera. Per ricevere lo Spirito Santo bisogna domandarlo. Dat spiritum bonum petentibus se; a chi lo domanda. A chi non lo domanda, il Signore in via regolare non lo dà. Do­mandare, che tutta la novena sia come una voce sola: Veni, et creabuntur! Tutto l'interno sarà ricreato. Tutto l'interno. Cuore, testa, tutto rinnovato. Il Signore rinnoverà la faccia della terra, del cuore; e della testa, e ne sarà una buona creatura. Pregare, proprio la preghiera che dobbiamo fare, e bene. Dobbiamo fare come facciamo per le comunioni spirituali di Gesù, così per lo spirito Santo.
S. Filippo diceva i suoi, figli dello Spirito Santo. Divotissimi dello Spirito Santo, e così anch'io chiamo voi, figli dello Spirito Santo. Siamo missionari ed abbiamo bisogno di portare frutti apostolici. Così S. Francesco Zaverio, aveva facilità di convertire perché era ripieno di Spirito Santo. E così S. Paolo diceva a tutti: Predico Gesù Crocifisso. Pregare [in] questa novena. Fare me­glio le preghiere che ci sono già; e poi giaculatorie allo Spirito Santo continua­mente.
E poi erano tanti là dentro: non c'erano solo gli Apostoli; ma c'era la Ma­donna e i discepoli, ed erano tutti un cuor solo ed una anima sola. Così voi: se qualcuno vuole mancare di carità: tutti attenti, tutti attenti non lasciare. Se nel gioco uno ha guadagnato o no, che importa? cercate di essere tutti un cuor so­lo ed un'anima sola. Unanimiter. N. Signore non viene in quelle comunità ed in quei cuori nei quali c'è qualche cosa. Lo Spirito Santo lo paragonano alle api, che si fa il falò per discacciarle, per mandarle via, così lo Spirito Santo vuole trovare un cuore tranquillo. In questa novena non ci deve essere neppu­re grosso così! niente contro il compagno, si deve voler bene a tutti. Non voler bene più ad uno a preferenza di un altro, ma voler bene a tutti ugualmente. Ri­cordatevi! Che N. Signore possa dire: Discendo volentieri.
Cum Maria. La Madonna. È essa che ha ottenuto colle sue preghiere lo Spirito Santo agli Apostoli. Gli Apostoli erano buona gente, ma imperfetti;
alla vigilia della passione si contendevano ancora chi di loro paresse essere il più grande. Quis eorum videretur esse major, che superbia dopo tre anni di scuola! E la Madonna aggiusta tutto; e così noi siamo indegni e la Madonna ci aiuterà, ma bisogna farle ossequio ed essa verrà in mezzo a noi, aiuterà e sup­plirà essa alla novena. In questo modo tre cose: persistenti nella preghiera; farla anche quando non se ne ha troppa voglia. Poi tutti d'accordo, attenti al­la carità vicendevole, e se qualcuno, c'è qualche cosa la deponga. Terzo: rac­comandarsi alla Madonna e lo Spirito Santo verrà volentieri.
S. Massimo diceva che la novena allo Spirito Santo, non è solo come la novena di Natale, e la settimana santa. In quelle si ricorda una cosa che fu, in Natale, la nascita di N. Signore, affinchè venga spiritualmente nei nostri cuo­ri. Così la passione fu cruentemente una volta. Adesso invece è una cosa reale, e dice, che lo Spirito Santo viene realmente proprio come sopra gli Apostoli; colla sua grazia. Sugli Apostoli venne anche colle lingue; ma questa grazia ve la darà se sarà necessaria: Signa sunt infidelibus: I miracoli sono per gli infe­deli; perché credano; ai fedeli non sono più necessarii. Così le lingue. A S. Francesco non poteva impararle e glielo (sic) ha dato; e girava tutti i paesi, e ci ha dato il dono delle lingue e tutti capivano anche quelli che erano lontani.
Così gli Apostoli. Per gli infedeli: per il Kikuiu e per il Kaffa, quella roba lì la dà anche a voi. Prima imparate il Greco e poi un po' di Siriaco. O l'Inglese. Ora il Greco e poi un po' di Ebraico. E non dire: Io non posso imparare il Gre­co! Raccomandati allo Spirito Santo. Egli dà le lingue. Domandate, fate cosi; otterrete dal Signore. In questa novena tutte le grazie. La prima è quella di farvi santi; che importa se siete superbi, anche se saprete tanta roba! Come di­ce l'Imitazione di Cristo: Quid disputas de Trinitate si careas Humilitate, unde displiceas Trinitati? Sapete di quel frate, di quel monaco che s'era chiuso in una cella con un buco al disopra; e gli hanno domandato, e ha detto, perché voleva pensare al paradiso. Sis (sic) meta nostris cordibus! Mente in coelestibus habitemus! Vero gaudio in questa terra non ce n'è in questo mondo. Fare bene la novena, che lo Spirito Santo viene realmente colla sua grazia nella no­stra anima e nel nostro corpo. Dopo di quel giorno voglio trovarvi trasformati come gli Apostoli che avevano paura, e Pietro?... e dopo? In faccia al Sine­drio predicano Gesù Crocifisso, senza paura; e Ibant gaudentes quoniam digni habiti sunt prò nomine Jesu contumeliam pati. Si stimavano fortunati di patire per nostro Signore. Facciamo così.
Carlo? ... Vi ho portato i bumbun! Ecco i bumbum! Bisogna pregare... (A Carlo): Oh! che cosa ci hai provvisto? (Ride) — ci sono i bumbun, quel rosso lo prendo io. Quattro o cinque caduno mi pare che vi siano. Non aver paura che non ve ne siano più per gli altri.
Al mattino pieno il santuario, Domenica, pieno di ragazzi come voi. Tut­te le scuole della mendicità. Fratelli, esterni ed interni tutti. Ci sarà la comu­nione generale e Mons. Castrale celebra. E alla sera alle cinque ritorna tutta questa gente e il Card. fa l'ora di adorazione. E vengono sapete? Per pregar stamattina le figlie di Maria, e Sabato sera le Dame di Torino. Vengono una volta al mese, per fare questa ora di adorazione. Si prega. Che il Signore abbia pietà e cessi tutti questi flagelli. Bisogna pregare che il Signore voglia rispar­miare, quante famiglie son rovinate; e chi lavora a casa... e verrà la carestia. Francia, Germania e Russia. Quando il Signore vuole castigare manda la guerra, la fame e la pestilenza. La fame... siamo lì, cominciamo a mangiare il pane integrale...
Contava il Can. Cappella che in un paese si mulina sempre paglia per mandare non so se in Austria o in Germania. Capite che ben può fare questo...! Insemina ringraziamo il Signore di questo che ci dà ancora da man­giare... Abbiamo bisogno che il Signore sciolga ben la guerra. Battersi e morire senza compassione in questa guerra... Ringraziate il Signore che siete ancora piccoli! (parlava anche ai giovani) — che fanno i vostri anni, vedete, pregate che il Signore li allunghi come il sole di Giosuè. Aveva da combattere ed il sole andava su, e che cosa ha fatto? ha allungato il giorno, così pregate il Signore che vi allunghi gli anni. Vien quasi voglia di essere giovani... D. Bolla ha do­vuto partire, ma la Madonna lo fa ritornare. Al momento che arriva ci faccia­mo della gran festa? eh? Dunque buona sera!!