Con il titolo di questo volume di sapore dantesco,[1] “Scegliendo fior da fiore”, e soprattutto con il sottotitolo, “I 51 Santi di Giuseppe Allamano”, intendo presentare una caratteristica molto interessante, che esprime con evidenza la spiritualità del Fondatore dei Missionari e delle Missionarie della Consolata, e la sua attività di educatore di sacerdoti, di persone impegnate nella missione universale, come pure di direttore spirituale e consigliere di religiosi e laici. Non c’è dubbio che gli aspetti peculiari della sua identità spirituale non li attinse da altri, ma li intuì e maturò direttamente in comunione con il Signore, durante le lunghe soste di preghiera davanti al tabernacolo e all’icona della SS. Consolata, nel santuario di Torino, di cui era Rettore. Mi riferisco a quelle intuizioni “geniali” che esprimeva con frasi lapidarie, specie di slogan come questi: “prima santi, poi missionari”; “la vera fondatrice è la Consolata”; “lo spirito ve lo do io”, “non è il numero che conta, ma la qualità dei missionari”.
Esaminando la sua spiritualità, come pure le sue proposte pedagogiche, a prima vista si scorge, per alcuni particolari aspetti, una “consonanza” e, in apparenza, una “dipendenza” del suo pensiero da quello di altri maestri di spirito. In realtà, si tratta di autentica “sintonia”.
C’è una convinzione di fondo nell’Allamano che spiega il rapporto che seppe instaurare con tanti uomini e donne che la Chiesa elevò agli onori degli altari. Il 1° novembre 1914, in un incontro con gli allievi missionari sul significato della “Solennità dei Santi”, affermò in modo esplicito: «I santi meritano onore, invocazione ed imitazione, e noi dobbiamo onorarli, pregarli ed imitarli». Spiegò così il terzo punto: «Essi sono i nostri modelli, datici da Nostro Signore; modelli di imitazione per tutti, perché vari nella loro vita e nell’eroismo delle virtù».[2] Dunque, i santi per l’Allamano sono modelli “garantiti”, perché dono del Signore, e diversi uno dall’altro, con proposte di vita adatte a tutte le persone e per diverse situazioni. L’Allamano li valorizzò come intercessori, ma particolarmente come maestri e modelli.
In effetti, l’Allamano ebbe l’abilità di sapere individuare e fare propri alcuni elementi della dottrina e della spiritualità di santi e sante ai quali si sentiva particolarmente vicino. Sicuramente, pur conoscendo il vasto campo dell’agiografia, fece delle scelte.
Ecco una statistica dei santi citati dall’Allamano; solo negli incontri formativi di ogni domenica con i missionari (tradizionalmente denominati “conferenze domenicali”), i nomi di differenti santi, o beati o venerabili citati sono 192, 43 le sante o beate. Negli incontri con le missionarie, sono rispettivamente: 149 e 43. La sproporzione tra uomini e donne è evidente. Queste statistiche sono tratte solo dalle conferenze o conversazioni con i missionari e le missionarie. I numeri aumenterebbero sicuramente se si esaminassero le conversazioni tenute nel seminario, quando era direttore spirituale, e nel Convitto Ecclesiastico, le omelie, la corrispondenza e le conversazioni private.
Anche negli schemi manoscritti delle sue conferenze, appaiono molto spesso i nomi di sante o di santi indicati come maestri o come modelli. Alcuni sono citati moltissime volte, altri solo in qualche caso; alcuni sono proposti per illustrare o rafforzare il suo pensiero, altri ancora come modelli per qualche aspetto della loro vita e della loro dottrina. Si deve riconoscere che l’Allamano trovò in ciascuno di loro elementi che riteneva di valore per sé e per quanti andava educando alla santità di vita e alla missione.
Merita sottolineare ancora un aspetto: l’Allamano non propose sempre tali quali questi elementi desunti dall’esperienza dei santi, come farebbe un insegnante. Per la dottrina, sì, in genere riportava tra virgolette il loro pensiero. Per le virtù era diverso, perché non fu un ripetitore. Prima di proporli come modelli ad altri, egli si impegnò a conoscerli e seguirli, caratterizzandoli con la propria spiritualità. Intendo dire che l’Allamano seppe “scegliere fior da fiore”. Non raccolse tutti i fiori che ammirò nei giardini di altri, ma solo quelli che corrispondevano a quanto lo Spirito gli andava suggerendo.
Siccome i santi sono ricchi di ispirazioni e suggerimenti, avveniva che l’Allamano, per illustrare lo stesso tema, aveva la possibilità di ricorrere a più di un modello. Alcuni esempi: per la virtù della povertà evangelica, i modelli principali erano Francesco e Chiara d’Assisi, Bernardo di Chiaravalle, Teresa d’Avila, Giovanna Fremiot de Chantal e altri. Per l’amore alla S. Scrittura: Paolo di Tarso, Girolamo di Betlemme, Agostino di Ippona, Carlo Borromeo. Per la stima della dignità sacerdotale: Antonio Abate, Ambrogio di Milano, Francesco d’Assisi, Pietro Claver. Per la decisione nel seguere la propria vocazione: Tommaso d’Aquino, Chiara d’Assisi, Caterina da Siena, Francesco Saverio, Stanislao Kostka, Teofano Venard. Per la santità nella vita ordinaria: Giuseppe di Nazareth, Giuseppe Cafasso, Francesco di Sales, Margherita M. Alacoque, Gabriele dell’Addolorata, Teresa di Lisieux.
Bisogna tenere conto di ciò per non giudicare ripetizioni i suggerimenti dell’Allamano. In effetti, in questo volume, presentando un santo o un altro, sono riportati gli stessi pensieri, sia pure espressi con parole differenti. Fu l’Allamano stesso a ripetersi in tempi successivi, in quanto la comunità si rinnovava via via che alcuni partivano per la missione e altri entravano nell’Istituto. Le ripetizioni delle parole dell’Allamano in questo volume sono volute, anche in considerazione che ogni santo merita di essere presentato in modo completo, come fu narrato dall’Allamano, con la propria identità, senza che sia necessario leggerlo in parallelo con altri.
I modelli indiscutibili e prioritari sono tratti dalla S. Scrittura: Gesù, Maria SS., S. Giuseppe, S. Giovanni Battista, S. Pietro e S. Paolo, S. Giovanni evangelista. Tra i santi dell’agiografia cristiana, il più importante per l’Allamano fu lo zio Giuseppe Cafasso, al punto che molti testimoni del tempo affermarono che egli era un “Cafasso redivivo”. Per questo motivo viene citato per primo, subito dopo i personaggi del Nuovo Testamento. Poi ci sono tanti altri santi e sante ai quali l’Allamano si ispirava. Questi vengono presentati in ordine cronologico, fino a giungere agli ultimi del suo tempo: P. Paolo Manna e Teresa di Gesù Bambino.
Se poi si volesse descrivere il rapporto personale dell’Allamano con tutti i santi e beati che incontrò personalmente, l’elenco si allungherebbe di molto. Solo per nominare quelli con i quali ebbe maggiori contattati o rapporti significativi, si dovrebbero inserire: Michele Rua, Francesco Paleari, Giovanni e Luigi Boccardo, Eugenio Reffo successore del Murialdo, Giacomo Alberione, Luigi Orione, Clemente Marchisio, Guido Conforti, Maria Teresa Ledóchowska. È proprio vero che i santi sanno riconoscersi e collaborare.
Fu necessario fare una scelta fra tutti i santi ai quali l’Allamano si riferiva. Ne risultarono 51. Numero curioso che, effettivamente, potrebbe essere più ampio o più ristretto. Comunque questi 51 sono “garantiti” e a buon diritto vengono qui inseriti.
In questo volume non si tratta dei due modelli per eccellenza: Gesù e Maria. Dico solo che difficilmente l’Allamano parlava di una virtù senza iniziare dall’esempio o dall’insegnamento del Signore. Spiegava: «Nel S. Vangelo […] si racconta il miracolo di Nostro Signore Gesù Cristo, della guarigione di un sordo-muto. A questo fatto le turbe meravigliate..., esclamarono: “fece tutte le cose bene”. Pare che come conseguenza dell’accaduto, avrebbero dovuto dire: “fece cose grandi, miracolose...”. No, ma: “fece tutto bene”. Con queste tre parole espressero un elogio molto migliore, affermando che Gesù non solo nelle cose straordinarie, ma anche nelle ordinarie e comuni faceva tutto bene». Stessa convinzione riguardo la Madonna. Diceva: «Fare sacrifici per la Madonna è bene, ma più vale l’imitazione delle sue virtù. Quali? Tutte le ha avute in grado sommo».[3]
Prima di iniziare l’esame del rapporto dell’Allamano con ognuno dei 51 santi e sante, è utile ancora fare due precisazioni di carattere metodologico. La prima riguarda le fonti dalle quali l’Allamano attingeva e l’altra il modo di procedere nel realizzare questo volume. Generalmente l’Allamano prendeva le notizie da autori di spiritualità, che riportavano le parole o le gesta di un santo, senza andare direttamente alle fonti, che non sempre possedeva. Ci sono, comunque, eccezioni significative. Nella sua biblioteca privata, che è parzialmente conservata, figurano le lettere di S. Girolamo, le “Regole di S. Agostino”, diverse opere di S. Alfonso, di S. Francesco di Sales, di S. Giovanni della Croce, di S. Ignazio di Loyola, senza contare quelle dello zio S. Giuseppe Cafasso.
La seconda precisazione si riferisce alla redazione di questo volume che contiene 51 brevi capitoli, uno per ogni personaggio presentato. Il titolo di ogni capitolo è formato dal nome del santo, mentre il sottotitolo indica, secondo la convinzione dell’Allamano, una delle sue note caratteristiche. Esclusi i santi che fanno parte del Nuovo Testamento, per tutti gli altri si inizia con un breve profilo. Poi vengono elencate le virtù che l’Allamano segnalava per ognuno di essi e, infine, sono approfondite alcune loro caratteristiche da lui prese in considerazione.
Per quanti desiderano conoscere più in dettaglio e sviluppare i temi proposti, sono di aiuto le note riportate in fondo al volume, che segnalano tutti i testi delle conferenze dove l’Allamano tratta di quel particolare argomento.
L’auspicio è che la lettura di queste pagine aiuti a conoscere più in profondità una caratteristica ancora non del tutto esplorata dell’Allamano, il quale seppe scegliere dalla millenaria agiografia cristiana il meglio per se stesso e per quanti la Provvidenza affidava alle sue cure.
SIGLE
Conf. IMC: Le “Conferenze Spirituali” del Servo di Dio Giuseppe Allamano (ai missionari), Voll. I - III.
Conf. SMC: Conferenze del Servo di Dio Giuseppe Allamano alle Suore Missionarie, Voll. I – III
Lettere: Quasi una vita... Lettere scritte e ricevute dal beato Giuseppe Allamano con testi e documenti coevi, Voll. I – X.
NOTE:
[1] Dante Alighieri, Divina ommedia, Purgatorio, XXVIII, 41: «e là m’apparve, sì com’elli appare subitamente cosa che disvia - per maraviglia tutto altro pensare, - una donna soletta che si gia - e cantando e scegliendo fior da fiore - ond’era pinta tutta la sua via».
[2] Conf. IMC, II, 106.
[3] Conf. IMC, III, 679.
