Il nome dell’apostolo Pietro appare abbastanza e con un certo vigore nelle parole dell’Allamano.[1] Si noti questo particolare: l’Allamano si accorse di evidenziare S. Pietro meno di S. Paolo e, dalle sue parole, sembra quasi che voglia scusarsi con l’apostolo. Per esempio, nella festa del 29 giugno 1915 disse alle missionarie: «S. Paolo è il modello dei missionari. Voi dovete fare più quel che faceva S. Paolo che quel che faceva S. Pietro. Con ciò non voglio togliervi la devozione a S. Pietro».[2] Oppure: «Oggi, siccome di là [dai missionari] celebrano la festa di S. Paolo perché è protettore del piccolo seminario, così S. Pietro abbia pazienza se lo lasciamo stare; noi parleremo di S. Paolo».[3] Tuttavia, molto spesso l’Allamano abbinava i due Apostoli, anche perché il 29 giugno di ogni anno aveva l’opportunità di commemorare entrambi. Diceva alle missionarie: «Oggi è S. Pietro e Paolo; S. Paolo, che santo!... Perseguitò la Chiesa, Nostro Signore; voleva uccidere, sterminare tutti, e poi si fece santo. La Chiesa lo mette proprio vicino a S. Pietro. Vi pare? S. Paolo che perseguitava la Chiesa di Dio!... Eppure divenne apostolo e diceva: “Non sono meno degli altri”».[4]
In concreto, l’Allamano propose S. Pietro come maestro e modello principalmente di due virtù che sottolineava molto nella sua pedagogia missionaria: la fede e l’amore. Diceva infatti che le due virtù radicate nel cuore di S. Pietro erano: «Una fede viva, ed un amore ardente. Voleva tanto bene a Nostro Signore!».[5]
La fede viva di S. Pietro
Qui il discorso si fa complesso. L’Allamano parlava della fede di S. Pietro, come emerge dai Vangeli, ma anche della nostra fedeltà a S. Pietro quale “Capo della Chiesa” costituito da Gesù stesso e, di conseguenza, dell’adesione al magistero del Papa, che è il successore di Pietro, quale vescovo di Roma.
Per comprendere quanto l’Allamano diceva su questo argomento, può aiutare conoscere un suo personale atteggiamento. Quando andava a Roma, non mancava mai di fare un pellegrinaggio alla basilica di S. Pietro e là, come espressione di fede, compiva un gesto simbolico di piena adesione al supremo magistero della Chiesa, mettendo il capo sotto il piede della statua di bronzo che rappresenta l’apostolo. E lo confidò più di una volta, spiegando il significato che quel gesto aveva. Nei primi giorni di novembre 1914, aveva avuto un’udienza dal Papa, assieme al Can. Giacomo Camisassa e a Mons. Gaudenzio Barlassina nuovo prefetto apostolico del Kaffa, in Etiopia. Di ritorno, dopo avere raccontato dell’incontro con Benedetto XV, proseguì: «Poi andammo a S. Pietro. Abbiamo cercato di fare un vero pellegrinaggio. […]. Poi dinanzi alla statua di S. Pietro, abbiamo baciato il piede e messo [il capo] sotto. Lì, vi ho fatto passare ad uno ad uno e dicevo a S. Pietro: “Schiacciate, che siano umili, che siano obbedienti».[6]
Con le missionarie si espresse altrettanto chiaramente in un’altra occasione, raccontando di un successivo viaggio a Roma: «Ai piedi di S. Pietro ho detto così: “Se quella gente là non si fanno vere apostole, scacciatele via da quella casa, che io non voglio saperne di suore per metà”. La prima udienza fu a S. Pietro, l’ultima fu a S. Pietro. Lì ho fatto la preparazione e poi sono andato all’altare del SS. Sacramento. Poi sono andato di nuovo a S. Pietro e là, ai piedi della statua, ho posato la testa per un bel po’ di tempo sapete, e vi ho schiacciate tutte. Tutte quelle che hanno la testa un po’ dura, quelle che non si piegano alla grazia di Dio, schiacciatele, gli dissi. Prima di tornare a Torino passai nuovamente a S. Pietro; mi misi per terra, dissi tante cose e poi alla fine ripetei di nuovo: “Quelle che non si piegano alla grazia e non sono state schiacciate la prima volta, schiacciatele adesso”. Poi recitai il “Te Deum” perché S. Pietro ci ottenesse molto spirito apostolico. Non siete poi scusate se non l’avete preso: io mi son figurato che venisse giù un’ondata di buon spirito».[7]
Per l’Allamano S. Pietro è un testimone eminente di fede. Commentando la promessa dell’Eucaristia in Gv 6, con l’interrogativo finale di Gesù ai suoi più intimi: «Anche voi ve ne volete andare?», evidenziò la magnifica risposta di Pietro: «Da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna», con questo commento: «Che fede viva! E così sempre in molte occasioni. S. Pietro restò sempre uno dei primi fra i discepoli per la fede: è vero che Nostro Signore gli aveva predetto che lo avrebbe rinnegato, purtroppo, che sarebbe caduto, ma poi gli disse: “Ho pregato per te, perché non venga meno la tua fede”. […]. Bisogna che anche la nostra fede abbia i caratteri della vera fede, intera, assoluta, cieca».[8]
Anche alle missionarie S. Pietro venne presentato come modello eccellente di fede nel Signore: «S. Pietro aveva molta fede e la testimoniò quando disse a Gesù: “Tu sei il Cristo, Figlio di Dio vivo”. Gesù che cosa gli rispose? “Io dico che tu sei Pietro e su questa pietra fonderò la mia Chiesa”; e gli diede la potestà di sciogliere e legare sulla terra. Se voi pure avete fede, trasporterete le montagne. Ci vuole una fede intima, viva e non lasciarci perdere per una tentazione che venga, ma essere disposte a lasciarvi tagliare la testa».[9]
Con ammirazione l’Allamano notò che Gesù non rinfacciò mai a S. Pietro il rinnegamento. Questa delicatezza serviva all’Allamano per incoraggiare i suoi ad avere fiducia nell’amore del Signore, nonostante i loro sbagli. Parlando della mansuetudine, indicò Gesù come primo modello, dicendo: «Nostro Signore ha trattato con mansuetudine S. Pietro.
Dopo che egli lo aveva rinnegato, ha richiesto la professione di amore, ma non gli ha mai rinfacciato il suo peccato».[10] Alle missionarie: «I peccati confessarli, ma mai andare all’eccesso; altro è piangerli come S. Pietro, altro è dubitare del perdono».[11] «Il Signore non rimproverò più a S. Pietro il suo peccato dopo averlo perdonato; dimentica tutto... non dobbiamo perdere la confidenza neppure se perdessimo la grazia di Dio col peccato...».[12]
Adesione al Papa successore di S. Pietro
Il passaggio dall’ammirazione per S. Pietro, primo vescovo di Roma, all’adesione alla Chiesa e in particolare al magistero del Papa per l’Allamano fu immediato e logico. Ecco due lapidarie definizioni relative all’apostolo: «S. Pietro capo degli Apostoli».[13] «S. Pietro è la pietra della Chiesa».[14]
Riguardo all’adesione al Papa, l’Allamano così parlò ai missionari: «E poi soprattutto fede nel Papa; pensando e credendo che egli è infallibile, che tiene il posto di S. Pietro... il Papa è come S. Pietro... tale e quale... è come se ci fosse S. Pietro che comandasse, che dicesse quello che vuole che facciamo, è S. Pietro che vive nel Papa».[15] Su questo argomento l’Allamano non arretrò mai di un centimetro, essendo uno di quella schiera di sacerdoti che facevano quadrato attorno al Papa, S. Pio X, in un periodo che l’anticlericalismo e il Modernismo cercavano di minarne l’autorevolezza. Così pure con le missionarie è stato esplicito: «Martedì è festa di precetto: è stabilita in questo giorno la festa del Papa, perché è vero successore del primo Papa; come S. Pietro era vicario di Nostro Signore, così il Papa nostro è tale quale».[16] Convinto com’era di questa verità, l’Allamano giunse persino a dire alle missionarie: «Una caratteristica della missionaria deve essere la piena sottomissione ai comandi non solo, ma fin ai più piccoli desideri del Papa».[17] E ai missionari: «Anche nelle cose libere noi vogliamo essere col Papa. Se qui dentro alcuno la pensasse diversamente dal Papa, anche in cose non di fede e costumi, non fa per noi. Noi vogliamo essere “Papalini” in tutto il senso della parola».[18]
L’amore ardente di Pietro
Anche riguardo l’amore per Gesù, S. Pietro era indicato come un modello di prim’ordine. L’Allamano si ispirava all’incontro di Gesù con Pietro sul lago di Tiberiade dopo la risurrezione, come è narrato dall’evangelista S. Giovanni (cf. Gv 21, 15-17). Se nel pretorio di Pilato Pietro aveva rinnegato di conoscere Gesù per tre volte, qui Gesù gli chiede una triplice attestazione di amore come condizione per affidargli la cura di tutta la Chiesa. Dopo avere ricordato la professione di fede di Pietro a Cesarea di Filippo: «Tu sei il Cristo il figlio del Dio vivente» (Mt 16,16), l’Allamano si soffermò sull’importanza dell’amore dicendo: «L’altra cosa poi dell’amore grande che S. Pietro aveva verso Nostro Signore si vede in quel fatto in cui Nostro Signore dopo la sua risurrezione, l’ha interrogato: “Simone di Giovanni, mi ami più di questi?”. E S. Pietro che amava il Signore, ma aveva paura di ritornare ad ingannarsi come prima, e non osava parlare, ed il Signore gli ripeteva la domanda, e lui: “Ma ... mi appello al tuo Cuore! Tu sai tutto, tu sai che io ti amo!”».[19]
Questa triplice professione di amore di S. Pietro indica la linea da seguire: bisogna che ogni apostolo ami molto il Signore, perché gli sia affidata la cura delle anime, come avvenne per S. Pietro. L’Allamano lo spiegò alle missionarie con un crescendo di idee: «Quando il Signore affidò alle cure di Pietro i fedeli, gli domandò: Pietro, mi ami tu?, perché egli non affida la cura e la conversione delle anime se non si ama. Noi missionarie faremo del bene in quanto ameremo il Signore. È questo amore che ci fa sopportare volentieri il sacrificio».[20] «Il Signore ci dice come a S. Pietro: “Mi ami tu?... più di tutti questi?”, cioè con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutto lo spirito, con tutte le forze?».[21] «Il Signore lo interrogò ancora nonostante la sua affermazione e Pietro in ultimo rispose solo più: “Tu lo sai se ti amo”. Allora il Signore gli affidò gli agnelli e le pecore, il che vuol dire che lo costituiva capo della Chiesa. Lo interrogò tre volte, perché amare e farsi santi è la stessa cosa: e voleva gli desse prova di amore. Questo lo dice anche a noi; per avere la custodia delle pecore dobbiamo amare moltissimo. Vedete, ci vuole il superlativo; un amore di terzo grado».[22]
Ancora un consiglio
Quasi di passaggio, l’Allamano indicò S. Pietro maestro e modello di altre virtù, quali: l’obbedienza,[23] la sincerità,[24] l’umiltà,[25] la carità fraterna,[26] la fedeltà alle ispirazioni dello Spirito Santo,[27] la resistenza alle tentazioni.[28] Ed ecco un ultimo consiglio offerto da S. Pietro, valido anche oggi, che all’Allamano piaceva molto: «Non dovremmo far altro che parlare di Dio e delle cose dell’anima. Lo dice S. Pietro: “Il nostro discorso deve stare bene in bocca a Dio: “quasi discorsi di Dio”».[29] «Dice S. Pietro: “Se uno parla, parli come parlerebbe Nostro Signore”».[30]
NOTE:
[1] Il nome di S. Pietro appare più di 20 volte nelle conferenze ai missionari, a volte assieme a quello di S. Paolo; invece molto di più in quelle alle missionarie, 77volte.
[2] Conf. SMC, I, 142,
[3] Conf. SMC, II, 103.
[4] Conf. SMC, II, 291; cf. anche: II, 611, 619-620; Conf. SMC, I, 389, 390.
[5] Conf. IMC, II, 618-619; cf. anche: II, 631; Conf. SMC, I, 391.
[6] Conf. IMC, II, 110.
[7] Conf. SMC, II, 540; cf. anche: II, 542; III, 215, 217, 219.
[8] Conf. IMC, II, 329.
[9] Conf. SMC, I, 389.
[10] Conf. IMC, II, 145.
[11] Conf. SMC, I, 357.
[12] Conf. IMC, II, 446; cf. anche: II, 292, 293, 443.
[13] Conf. SMC, I, 390.
[14] Conf. SMC, II,103; cf. anche: II, 105.
[15] Conf. IMC, II, 330; cf. anche: I, 435; II, 68.
[16] Conf. SMC, III, 101; cf. anche: III, 95.
[17] Conf. SMC, I, 83.
[18] Conf. IMC, I, 187.
[19] Conf. IMC, 618.
[20] Conf. SMC, I, 82; cf. anche: I, 389, 391.
[21] Conf. SMC, II, 141; cf. anche: II, 140, 281, 291, 294.
[22] Conf. SMC, II, 520; cf. anche: II, 519, 524, 565, 569: III, 101.
[23] Cf. Conf. IMC, I, 258; Conf. SMC, II, 269, 451.
[24] Cf. Conf. SMC, II, 58.
[25] Cf. Conf. SMC, II, 292, 457.
[26] Cf. Conf. SMC, III, 257, 260.
[27] Cf. Conf. SMC, I, 380.
[28] Conf. SMC, I, 443.
[29] Conf. SMC, I, 183.
[30] Conf. SMC, III, 258.
