SPIRITUALITÀ

TUTTI DI PRIMA QUALITÀ

Una convinzione fondamentale dell’Allamano

Tra le convinzioni dell’Allamano, come educatore di missionari, quella che forse più emerge può essere così riassunta: “prima santi, poi missionari”. Solo chi è santo può essere vero missionario. Il nostro Fondatore era così convinto di questo principio che univa i due termini “santità” e “missione” quasi fossero un binomio.

Per comprendere questo pensiero riporto alcune sue espressioni. Forse sembreranno ripetizioni, ma sono invece indice di una convinzione che, con il passare del tempo, è divenuta sempre più precisa e irremovibile.

MISSIONARI SANTI


Anzitutto troviamo nell’Allamano un principio molto chiaro: non basta impegnarsi nel lavoro, ma bisogna essere idonei per compierlo bene. Seguendo la dottrina dello zio materno, S. Giuseppe Cafasso, amava ripetere: «Il bene deve essere fatto bene». Questo è diventato un criterio pedagogico per l’Allamano, fin dai primi anni. Ai missionari del Kenya, già all’inizio del 1905, mentre comunicava il magnifico esito delle feste centenarie del Santuario della Consolata, assicurava di aver chiesto alla Madonna non tanto «l’incremento materiale dell’Istituto, quanto la grazia che continuasse anzi crescesse in voi la volontà e l’impegno di santificare voi stessi, mentre zelate la conversione degli infedeli». E questo è diventato quasi un ritornello. Ecco un’altra lettera del 1907: «Fra poco vi radunerete per i Santi Spirituali Esercizi, ed io a voi presente in spirito, v’invito a studiare i mezzi più idonei alla vostra santificazione ed alla conversione di cotesto popolo». E ancora, dopo gli esercizi spirituali: «Ne sia ringraziato il Signore, e la Sua grazia faccia sì che il frutto ricavatone sia duraturo a vostra santificazione ed a bene degli africani».

Parole simili l’Allamano scriveva anche al primo gruppo di missionarie partenti per il Kenya nel 1913 : «Anzitutto tenete sempre in cima ai vostri pensieri il fine per cui vi siete fatte Suore-Missionarie, ch’è unicamente di farvi sante e di salvare con voi tante anime». E alla loro superiora, Sr. Margherita Demaria, vera missionaria pioniera, poco tempo dopo scriveva: «Coraggio a tutte nel Signore; colla mente ed il cuore intente all’unico scopo di farvi sante e salvare il maggior numero di anime».
In tutte queste parole, si nota chiaramente che egli cercava di trasfondere nei figli e figlie la propria esperienza di vita e di apostolato.

PRIMA L’ESSERE, POI L’OPERARE

Il criterio pedagogico di essere santi per poter essere veri missionari, l’Allamano lo ha esplicitato indicando una priorità più logica che temporale: la santità precede per importanza l’azione missionaria. C’è un “prima” e un “poi” nelle intenzioni e nei valori: prima santi, poi missionari.
Praticamente l’Allamano manifestava un principio di vita, valido per tutti i cristiani, che il Concilio Vaticano II avrebbe poi sottolineato con enfasi: “prima l’essere e poi l’operare”.
 
Anche su questo particolare aspetto le sue espressioni sono chiare e abbondanti. Così scriveva confidenzialmente al P. Angelo Dal Canton, missionario in Kenya, nel 1913: «Tu ben sai quale spirito io desideri dai nostri missionari. Che siano ben fondati nello spirito di fede, sicché operino per Dio, e nella condotta rappresentino Dio stesso in faccia agli africani». E concludeva la lettera con queste significative parole: «Io prego ogni giorno il Signore perché tutti vivano costantemente quali degni missionari, e lavorino prima alla propria santificazione, e poi alla conversione di codesti cari neri». Al P. Giovanni Chiomio, testimone ricchissimo delle parole del Fondatore, in una lettera del 1920, scriveva: «Sempre coraggio in Domino, conservando e propagando il buon spirito fra i confratelli. Prima santi voi, poi fate del bene ai neri: in tutto N S Gesù Cristo!».

Nelle conferenze agli allievi, nelle quali comunicava il suo spirito, questo ritornello ritornava spesso, specialmente quando spiegava i fini per cui erano entrati nell’Istituto: «Primo: siamo per farci santi in questa casa: non solo per farci missionari, ma per farci santi e poi missionari». «È questo il fine primario del nostro Istituto. Non siete qui venuti solo per farvi missionari, ma per farvi santi; allora solamente adempirete bene il secondo fine di essere missionari». «E perché siete venuti? Tutti rispondete: per farmi Missionario: e se qualcuno avesse altro scopo, sbaglierebbe: l’aria qui è buona solo per quelli che vogliono farsi Missionari […]. Ma perciò bisogna farsi santi. Se no il Signore non si serve di regola per convertire che di quelli che sono santi: prima cosa dunque santificare noi stessi, se no andremo là e invece di convertire pervertiremo. Dunque farci santi».

Anche alle suore missionarie l’Allamano ha sempre precisato lo scopo della loro vocazione, con parole che sembrano persino eccessive nella forma: «Siete qui per farvi sante: Non dite: ‘Io sono qui per farmi missionaria’, no, prima santa e poi missionaria». Sr. Maria degli Angeli Vassallo, che fu la seconda Superiora Generale, ha lasciato questa testimonianza: «Il Servo di Dio dava maggior importanza alla vita interiore, e diceva che in quanto eravamo sante e sante eroiche, in tanto il successo dell’apostolato era assicurato. Perciò ci dava questa massima, che prima dovevamo essere sante religiose per essere poi zelanti missionarie».

UN “PERCHÉ” INDISCUSSO

L’Allamano non si è accontentato di affermare una priorità, ma ne ha dato la ragione. Il suo metodo pedagogico, infatti, era di illuminare per porre le basi alle convinzioni. La santità, per l’Allamano, è una premessa necessaria all’apostolato, perché chi converte è lo Spirito, che si ottiene non con belle parole, ma con la fede e la preghiera. Più uno è unito a Dio e più accompagna i fratelli verso il bene.

Anche qui riporto alcune frasi, che illustrano la sua convinzione: «Qualcuno crede che l’essere missionario consista tutto nel predicare, nel correre, battezzare: no, no! Questo è solo il fine secondario: santifichiamo prima noi e poi gli altri. Uno tanto più sarà santo, tante più anime salverà». «Dobbiamo prima essere buoni e santi noi, dopo faremo buoni gli altri; altrimenti, non saremo buoni né per gli altri, né per noi». «Se non si è santi…eh…non si fa niente!… Chi non arde non incendia. Si fa ridere il demonio». «Non come dicono: Oh, tanto se salvo un’anima salvo la mia. Sì, ma prima bisogna essere santi: se non saremo santi non saremo buoni né per noi, né per gli altri». «Teniamo a mente che il primo scopo è quello di farci santi noi. È inutile voler convertire gli altri, se non siamo santi noi». «Tutti dicono che siete venuti a farvi missionari; invece no: prima di tutto voi dovete dire: son venuto a farmi santo. Questa deve essere la cura principale vostra […] perché se non sarete santi, invece di convertire gli altri in missione vi pervertirete persino voi». «Fine primario dell’Istituto è la nostra santificazione, cui dobbiamo attendere anche pel fine secondario di salvare gli infedeli. Lo dicono i nostri Missionari; ‘certe conversioni non si ottengono se non si è santi’. Non aspettate di esserlo in Africa».

Ho voluto insistere nel riportare letteralmente il pensiero dell’Allamano per far notare come ragionano i santi. I nostri primi missionari lo hanno capito bene e lo hanno trasmesso alle generazioni successive. Il principio del Fondatore è attualissimo e, perciò, l’impegno dei suoi missionari non è cambiato. La missione, oggi, richiede una nuova comprensione, una diversa strategia, dei metodi differenti dal passato. L’Allamano sarebbe d’accordo su tutto ciò, proprio lui che dovette soffrire certe critiche per la novità e la lungimiranza del metodo apostolico maturato con i suoi missionari. Una cosa, però, rimane immutata e ci ripeterebbe come ci ha detto mille volte in passato: «prima santi, poi missionari»!

CONCLUSIONE

È risaputo quanto all’Allamano stesse a cuore la “qualità” dei suoi missionari. Senza dubbio mirava più alla qualità che alla quantità. Non aveva mire di grandezza, né di apparenza, ma di verità e di santità. Ed aveva ragione. Anche lui, però, si è trovato di fronte a situazioni che richiedevano un aumento di missionari e ne ha sofferto. Tuttavia, non si è mai smentito. Alle suore confidava le continue richieste di personale che giungevano dall’Africa con parole molto semplici: «Voi dovreste essere 500 almeno. Voi mi avete detto che non guardo il numero ma la santità; ma più grosso è il numero dei santi e meglio è…». Così ragionano i santi!
 
P. Francesco Pavese