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Scritto da P. Francesco Pavese, imc
TUTTI DI PRIMA QUALITÀ
Una
convinzione fondamentale dell’Allamano
Tra le convinzioni dell’Allamano, come educatore di
missionari, quella che forse più emerge può essere così riassunta: “prima santi, poi
missionari”. Solo chi è santo può essere vero missionario. Il nostro Fondatore era così
convinto di questo principio che univa i due termini “santità” e “missione” quasi fossero
un binomio.
Per comprendere questo pensiero riporto alcune sue espressioni. Forse sembreranno ripetizioni, ma
sono invece indice di una convinzione che, con il passare del tempo, è divenuta sempre più precisa e
irremovibile.
MISSIONARI SANTI
Anzitutto troviamo nell’Allamano un principio
molto chiaro: non basta impegnarsi nel lavoro, ma bisogna essere idonei per compierlo bene. Seguendo la dottrina dello zio
materno, S. Giuseppe Cafasso, amava ripetere: «Il bene deve essere fatto bene». Questo è diventato un
criterio pedagogico per l’Allamano, fin dai primi anni. Ai missionari del Kenya, già all’inizio del
1905, mentre comunicava il magnifico esito delle feste centenarie del Santuario della Consolata, assicurava di aver
chiesto alla Madonna non tanto «l’incremento materiale dell’Istituto, quanto la grazia che continuasse
anzi crescesse in voi la volontà e l’impegno di santificare voi stessi, mentre zelate la conversione degli
infedeli». E questo è diventato quasi un ritornello. Ecco un’altra lettera del 1907: «Fra poco vi
radunerete per i Santi Spirituali Esercizi, ed io a voi presente in spirito, v’invito a studiare i mezzi più
idonei alla vostra santificazione ed alla conversione di cotesto popolo». E ancora, dopo gli esercizi spirituali:
«Ne sia ringraziato il Signore, e la Sua grazia faccia sì che il frutto ricavatone sia duraturo a vostra
santificazione ed a bene degli africani».
Parole simili l’Allamano scriveva anche al primo gruppo
di missionarie partenti per il Kenya nel 1913 : «Anzitutto tenete sempre in cima ai vostri pensieri il fine per cui
vi siete fatte Suore-Missionarie, ch’è unicamente di farvi sante e di salvare con voi tante anime». E
alla loro superiora, Sr. Margherita Demaria, vera missionaria pioniera, poco tempo dopo scriveva: «Coraggio a tutte
nel Signore; colla mente ed il cuore intente all’unico scopo di farvi sante e salvare il maggior numero di
anime».
In tutte queste parole, si nota chiaramente che egli cercava di trasfondere nei figli e figlie la
propria esperienza di vita e di apostolato.
PRIMA L’ESSERE, POI L’OPERARE
Il criterio pedagogico di essere santi per poter essere veri missionari, l’Allamano lo ha esplicitato
indicando una priorità più logica che temporale: la santità precede per importanza l’azione
missionaria. C’è un “prima” e un “poi” nelle intenzioni e nei valori: prima santi,
poi missionari.
Praticamente l’Allamano manifestava un principio di vita, valido per tutti i cristiani, che il
Concilio Vaticano II avrebbe poi sottolineato con enfasi: “prima l’essere e poi l’operare”.
Anche su questo particolare aspetto le sue espressioni sono chiare e abbondanti. Così scriveva
confidenzialmente al P. Angelo Dal Canton, missionario in Kenya, nel 1913: «Tu ben sai quale spirito io desideri dai
nostri missionari. Che siano ben fondati nello spirito di fede, sicché operino per Dio, e nella condotta
rappresentino Dio stesso in faccia agli africani». E concludeva la lettera con queste significative parole:
«Io prego ogni giorno il Signore perché tutti vivano costantemente quali degni missionari, e lavorino prima
alla propria santificazione, e poi alla conversione di codesti cari neri». Al P. Giovanni Chiomio, testimone
ricchissimo delle parole del Fondatore, in una lettera del 1920, scriveva: «Sempre coraggio in Domino, conservando e
propagando il buon spirito fra i confratelli. Prima santi voi, poi fate del bene ai neri: in tutto N S Gesù
Cristo!».
Nelle conferenze agli allievi, nelle quali comunicava il suo spirito, questo ritornello
ritornava spesso, specialmente quando spiegava i fini per cui erano entrati nell’Istituto: «Primo: siamo per
farci santi in questa casa: non solo per farci missionari, ma per farci santi e poi missionari». «È
questo il fine primario del nostro Istituto. Non siete qui venuti solo per farvi missionari, ma per farvi santi; allora
solamente adempirete bene il secondo fine di essere missionari». «E perché siete venuti? Tutti
rispondete: per farmi Missionario: e se qualcuno avesse altro scopo, sbaglierebbe: l’aria qui è buona solo
per quelli che vogliono farsi Missionari […]. Ma perciò bisogna farsi santi. Se no il Signore non si serve
di regola per convertire che di quelli che sono santi: prima cosa dunque santificare noi stessi, se no andremo là e
invece di convertire pervertiremo. Dunque farci santi».
Anche alle suore missionarie l’Allamano ha
sempre precisato lo scopo della loro vocazione, con parole che sembrano persino eccessive nella forma: «Siete qui
per farvi sante: Non dite: ‘Io sono qui per farmi missionaria’, no, prima santa e poi missionaria». Sr.
Maria degli Angeli Vassallo, che fu la seconda Superiora Generale, ha lasciato questa testimonianza: «Il Servo di
Dio dava maggior importanza alla vita interiore, e diceva che in quanto eravamo sante e sante eroiche, in tanto il
successo dell’apostolato era assicurato. Perciò ci dava questa massima, che prima dovevamo essere sante
religiose per essere poi zelanti missionarie».
UN “PERCHÉ”
INDISCUSSO
L’Allamano non si è accontentato di affermare una priorità, ma ne ha
dato la ragione. Il suo metodo pedagogico, infatti, era di illuminare per porre le basi alle convinzioni. La
santità, per l’Allamano, è una premessa necessaria all’apostolato, perché chi converte
è lo Spirito, che si ottiene non con belle parole, ma con la fede e la preghiera. Più uno è unito a
Dio e più accompagna i fratelli verso il bene.
Anche qui riporto alcune frasi, che illustrano la sua
convinzione: «Qualcuno crede che l’essere missionario consista tutto nel predicare, nel correre, battezzare:
no, no! Questo è solo il fine secondario: santifichiamo prima noi e poi gli altri. Uno tanto più sarà
santo, tante più anime salverà». «Dobbiamo prima essere buoni e santi noi, dopo faremo buoni gli
altri; altrimenti, non saremo buoni né per gli altri, né per noi». «Se non si è
santi…eh…non si fa niente!… Chi non arde non incendia. Si fa ridere il demonio». «Non
come dicono: Oh, tanto se salvo un’anima salvo la mia. Sì, ma prima bisogna essere santi: se non saremo santi
non saremo buoni né per noi, né per gli altri». «Teniamo a mente che il primo scopo è
quello di farci santi noi. È inutile voler convertire gli altri, se non siamo santi noi». «Tutti dicono
che siete venuti a farvi missionari; invece no: prima di tutto voi dovete dire: son venuto a farmi santo. Questa deve
essere la cura principale vostra […] perché se non sarete santi, invece di convertire gli altri in missione
vi pervertirete persino voi». «Fine primario dell’Istituto è la nostra santificazione, cui
dobbiamo attendere anche pel fine secondario di salvare gli infedeli. Lo dicono i nostri Missionari; ‘certe
conversioni non si ottengono se non si è santi’. Non aspettate di esserlo in Africa».
Ho
voluto insistere nel riportare letteralmente il pensiero dell’Allamano per far notare come ragionano i santi. I
nostri primi missionari lo hanno capito bene e lo hanno trasmesso alle generazioni successive. Il principio del Fondatore
è attualissimo e, perciò, l’impegno dei suoi missionari non è cambiato. La missione, oggi,
richiede una nuova comprensione, una diversa strategia, dei metodi differenti dal passato. L’Allamano sarebbe
d’accordo su tutto ciò, proprio lui che dovette soffrire certe critiche per la novità e la
lungimiranza del metodo apostolico maturato con i suoi missionari. Una cosa, però, rimane immutata e ci ripeterebbe
come ci ha detto mille volte in passato: «prima santi, poi missionari»!
CONCLUSIONE
È risaputo quanto all’Allamano stesse a cuore la
“qualità” dei suoi missionari. Senza dubbio mirava più alla qualità che alla
quantità. Non aveva mire di grandezza, né di apparenza, ma di verità e di santità. Ed aveva
ragione. Anche lui, però, si è trovato di fronte a situazioni che richiedevano un aumento di missionari e ne
ha sofferto. Tuttavia, non si è mai smentito. Alle suore confidava le continue richieste di personale che
giungevano dall’Africa con parole molto semplici: «Voi dovreste essere 500 almeno. Voi mi avete detto che non
guardo il numero ma la santità; ma più grosso è il numero dei santi e meglio è…».
Così ragionano i santi!
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Creato: Mercoledì, 31 Gennaio 2007 05:00
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Pubblicato: Mercoledì, 31 Gennaio 2007 05:00