Minute (2) originali autografe e trad. in francese, in AIMC.

Per la S. Infanzia dal 1° ottob. 1907 – 1° ottob. 1908

Osservazioni

Etat actuel de la Mission du Kenya – Questa Missione indipendente con una superficie di 25.000 Kmq. ha una popolazione da 2½ a 3 milioni, addensati in massima parte nel Kikouiou, che è la sola parte del paese in cui il Governo inglese permette di stabilirsi – Ivi sono 15 stazioni di Missione (di cui 12 con residenza permanente dei missionari, e 3 con residenza di soli 3 giorni per settimana). Ogni stazione fissa ha annesso un dispensario per la cura gratuita dei malati, una scuola, due oratorii festivi uno pei ragazzi l’altro per le ragazze – Ad alcune stazioni sono annesse 1 casa di procura, 2 collegi per catechisti indigeni, 1 atelier-scuola, 1 ferme-scuola agricola. Il personale della Missione consta di 25 sacerdoti, 7 confratelli, 39 suore, coadiuvati da 51 catechisti.

In tutta la regione non v’è alcuna città o centro importante, ma la popolazione è sparsa in una infinità di piccoli villaggi poco discosti fra loro. Per conseguenza il lavoro apostolico deve svolgersi in questo modo:

1° – Con visite quotidiane di tutto il personale (accompagnato dai catechisti) ai villaggi, ove giunti si insegna il catechismo e si curano i malati. Queste visite di villaggi furono in quest’anno 87.390, vi si fecero 118.503 istruzioni catechistiche e si amministrarono 1281 battesimi –

2° – Con cure gratuite ai malati nei dispensarii sempre aperti annessi a ciascuna stazione. I malati curati in quest’anno furono 50.908, delle quali 22.537 a domicilio nei villaggi e 28.371 nei dispensarii delle varie stazioni.

3° – Con scuole ai bimbi in ogni stazione. Però è da notare che il concorso a queste scuole è oltremodo irregolare, e non fu finora possibile ottenere che i ragazzi fossero costanti nell’intervenirvi.

4° – Con istruzioni catechistiche domenicali tenute in ciascuna stazione. A queste istruzioni fatte con molta solennità interviene un gran numero d’indigeni e specialmente i ragazzi che sono trattenuti ed istruiti in appositi oratorii: i maschi dal missionario e le ragazze dalle Suore –

5° – Un apostolato speciale è esercitato da un grande atelier-scuola e dalla ferme-scuola agricola. Ivi si succedono, dandosi continuamente il cambio, numerosi operai, che nel frattempo sono regolarmente istruiti con 2 catechismi ogni giorno; e fra essi sono molti ragazzi, i quali sono particolarmente accuditi.

6° – Una barbara abitudine degli indigeni è quella di portar i moribondi nei boschi e se la morente è una madre con bimbo di pochi mesi, questo vien abbandonato colla morta madre in pasto alle iene. La ricerca di questi bimbi, alla quale gli indigeni per superstizione tentano opporsi, è un’inces-sante occupazione del missionario coadiuvato dai catechisti. I bimbi così raccolti vengono tosto portati alle singole stazioni e di là inviati ai 2 orfanotrofi; ma per le privazioni e gli strapazzi sofferti, quelle povere creature sono in stato di salute deplorevole per cui esigono mille cure ed attenzioni, e malgrado ciò una gran parte di essi finisce per soccombere, ed è per questo che su 400 e più bimbi raccolti in quest’anno, ne rimane viva una minima parte che il numero dei ricoverati negli orfanotrofii è relativamente piccolo.

Questo l’ordine del lavoro apostolico, che è spinto innanzi con zelo da tutto il personale delle Stazioni, e che dà fondata speranza di consolanti risultati.

I nostri progetti pel futuro sono:

1° – Nel campo materiale continuare a dar stabilità ai fabbricati ed alle cappelle di ciascuna Stazione. Queste costruzioni eseguite dapprima all’uso indigeno con pali e graticolati intonacati di terra deperiscono rapidamente e necessitano d’essere sostituiti con fabbriche in pietra (nelle poche località ove si può trovare) oppure in legno e questo lo andiam preparando nel nostro atelier-scuola.

2° – Nel campo spirituale: intensificare le varie opere d’apostolato suddette, cercando d’ampliare la sfera d’azione attorno a ciascuna stazione, per attirare sempre maggior numero d’uditori alle istruzioni domenicali, che l’esperienza ci ha mostrato esser il solo metodo d’evangelizzazione possibile fra queste popolazioni e adatto a questo ambiente.

3° – Dare il massimo sviluppo possibile all’Opera dei catechisti, cercando accrescerne il numero e l’istruzione e il buon spirito, perché ogni giorno più si scorge quanto sia valida la loro cooperazione come precursori ed ausiliarii del missionario. [Can. G. Camisassa]