Originale dattiloscritto,sottoscrizioni autografe…, in ASCRIS

Torino 2 Ottobre 1909

R E L A Z I O N E    S U L L’I S T I T U T O

P A R T E   P R I M A

Della fondazione dell’Istituto e suo sviluppo

I sottoscritti, da un trentennio addetti all’educazione ed istruzione del clero, molte volte eran costretti constatare quante generose vocazioni all’apo-stolato tra gli infedeli andassero perdendosi per mancanza di un’istituzione facilmente accessibile e consona all’inclinazione ed educazione della gente subalpina. Da questa constatazione sorse in loro l’idea di fondare essi stessi un Istituto in Torino, che presentando tali requisiti avesse pure per scopo di rivolgere il lavoro dei Missionari, che vi si formerebbero, a regioni nuove, in cui altre missioni non si fossero ancora stabilite. Ma se a quest’Opera si sentivano spinti dalla brama d’assecondare in qualche modo quella vocazione che in essi appunto quelle difficoltà sopraddette n’avevano ostacolato l’esecuzione parendo loro troppo ardua ed audace cosa, né erano ritenuti, né vollero fare alcun passo per una concreta attuazione prima d’aver richiesto consiglio a chi solo poteva darlo, al Prefetto cioè di Propaganda Fide, il Card. Simeoni di v. m. al quale rivolgendosi nel 1891, presentavano nello stesso tempo un abbozzo di regolamento, quale per risponder allo scopo prefissosi, s’era a poco a poco formato nelle loro menti.

S. Em. non solo approvava l’idea, ma vivamente incoraggiò a tradurla presto in atto. Da quello stesso giorno, persuasi che l’Opera era venuta da Dio, incominciaron la vera preparazione morale e materiale per la fondazione dell’Istituto.

Però, a causa anche della scarsità delle vocazioni nel clero, acuitasi in quegli anni, nulla si fece per allora; finché, nel Settembre 1900, radunatosi l’Episcopato Subalpino al Convitto Ecclesiastico della Consolata, per le regolari adunansi interprovinciali, e sottopostone loro il progetto di immediata attuazione, l’Opera veniva concordemente approvata da essi; e pochi mesi dopo dall’Eminentissimo Cardinale Arcivescovo di Torino canonicamente eretta con suo decreto del 29 Gennaio 1901 riportato in fine.

Lo stesso Em. Card. Richelmy inaugurava e benediva la sede della nuova Opera, con annessa chiesa che si apriva al pubblico; e dove un primo nucleo di volenterosi ecclesiastici, che da tempo già privatamente attendeva a prepararsi alla sublime vocazione, dava principio al noviziato e poi ad un regolare corso di studi adatto alla nuova vita.

Iniziatesi intanto le pratiche per avere un campo ove i nuovi missionari potessero esercitarsi all’apostolato, il Vicario Apostolico del Zanguebar settentrionale concedeva una regione da poco scoperta e ancor inesplorata alle falde del Kenya nell’Africa Equatoriale; e nel Maggio 1902 i primi quattro missionari dell’Istituto partivano a quella volta, arrivandovi dopo circa due mesi e attraverso a mille peripezie e pericoli. Ma la SS. V. della Consolata Patrona del nuovo Istituto, volle benedire le fatiche dei suoi figli. L’ine-splorato paese apparve a essi una messe immensa e pronta al raccolto; così che le spedizioni dei missionari si successero con crescente frequenza e sempre più numerose; e appena tre anni dopo la prima partenza, già una cinquantina di missionari (tra sacerdoti, fratelli e suore) eran andati in quelle vergini regioni; rapidamente e con solide fondazioni occupandone i punti migliori, ben accolti dappertutto, da una popolazione barbara e selvaggia, che in gran parte per la prima volta vedeva uomini bianchi. Sicché in quello stesso anno la Sacra Congregazione di Propaganda Fide staccava quel territorio dal Vicariato del Zanguebar settentrionale erigendolo in Missione indipendente ed affidandolo all’Istituto della Consolata.

Questo intanto benedetto in modo particolare da Dio continuava a consolidarsi e svilupparsi. Nuove vocazioni di generosi ecclesiastici e laici venivano ad accrescere il numero dei membri dell’Istituto – i Vescovi lo raccomandavano ai sacerdoti e nei loro seminari – i parroci nelle loro parrocchie: cosicché – grazie anche alla divozione nota nei piemontesi per la loro Consolata, l’Opera era sempre più conosciuta ed amata; ed il periodico mensile che unisce la grande famiglia degli amanti delle nostre missioni raggiungeva una tiratura di quindici mila copie, e serviva di tramite per far conoscere l’operato dei nostri missionari e raccoglieva le offerte con cui i benefattori, fattisi numerosi, andavan sostenendoli.

E, se da una parte le Missioni continuarono nel loro vigoroso sviluppo da raggiungere al presente una settantina tra missionari e suore, con sedici stazioni di missioni, e con una cifra in questo solo anno di circa due mila battesimi, sicché la Sacra Congregazione di Propaganda Fide appena pochi mesi fa ne proponeva l’erezione in Vicariato Apostolico; in Torino lo sviluppo dell’Opera proseguiva in modo proporzionale. La prima casa madre, non ostante il forse troppo rigoroso sistema d’accettazione dei postulanti, e inesorabilità nel non lasciar proseguire quelli che non paressero forniti dello spirito e doti necessarie alla vocazione – e le continue partenze di missionari, era divenuta presto insufficiente. Per cui si pose mano alla costruzione di una sede addatta alle necessità presenti e future, capace di oltre 150 allievi, e fornita di tutti i requisiti alla vita di diverse comunità: dei collegiali, novizi e studenti, tutti con locali proprii perfettamente distinti, e consoni alle moderne esigenze dell’igiene.

Le vocazioni alle missioni, grazie all’influenza del periodico e alle conferenze tenute da missionari, paiono sentire un risveglio tale, che in tempo non lontano anche la nuova sede si ha speranza sarà tutta occupata. E ivi sotto la direzione continua dei fondatori, che da tanti anni attendono alla formazione del clero, i nuovi missionari possono essere idoneamente preparati e nello spirito e nella scienza necessaria a ben adempiere i doveri del loro stato, a ben corrispondere alla sublime vocazione cui Dio li ha chiamati.

P A R T E  II

Relazione sullo stato dell’Istituto

Il numero totale del personale appartenente all’Istituto è attualmente di 88, di cui: Professi 55 (della prima classe 45 – della seconda 10) Non professi 33 (Novizi 8 – Aspiranti in collegio 25).

Le costituzioni formano la base del regolamento disciplinare, a cui un “Direttorio” serve di spiegazione e norma per lo spirituale e materiale; mentre per le missioni vi s’aggiungono delle regole addatte, riguardanti soprattutto il lavoro e vita di missione, e concordate alle annuali conferenze che si tengono colà all’epoca degli esercizi spirituali, coll’intervento di tutti i missionari sacerdoti. Le costituzioni studiate dapprima per lunga serie d’anni, dopo aver confrontate quelle dalla S. Sede approvate per le principali congregazioni religiose aventi scopo simile; – esaminatele nella pratica per parecchi anni; – e ritoccate poi alquanto conformemente alle “Normae” e successive istruzioni delle SS. Congregazioni, paiono ora soddisfare completamente al regolare andamento dell’Istituto e pienamente cooperare al raggiungimento del suo fine.

I vari gradi per cui passano i missionari, sono ordinariamente i seguenti: – Collegio degli Aspiranti in cui sono ammessi quelli che dimostrando vocazione per missione posseggono i requisiti indicato nelle costituzioni. Quelli che aspirano a divenir sacerdoti compiono gli studi secondo le norme pontificie stabilite per i Seminarii; mentre i laici attendono a qualche studio di religione, lingue straniere ecc. e apprendimento d’arti e mestieri utili per le missioni. Raggiunta l’età occorrente e compiuti gli studi ginnasiali sono ammessi al noviziato.

Il noviziato è fatto nelle debite forme prescritte dal Diritto Canonico e successivi decreti pontifici e istruzioni della S. Congregazione dei religiosi. Il locale è affatto separato dal resto della casa; indipendente per tutti i servizi. Sotto la continua direzione del maestro dei novizi, questi attendono essenzialmente alle opere di pietà e di spirituale perfezione, intercalate da qualche breve occupazione e studio riguardante la futura vita di missione, allo scopo di provarne la speciale vocazione e formarneli allo speciale genere di vita a cui saran chiamati. La disciplina è rigorosa, basata sul principio che “longe melius est ut aliqualiter claudantur ianuae ingredientibus, ne postea late reserentur exeuntibus”.

Finito il noviziato i chierici proseguono i loro studi regolari, ad instar Seminariorum, finché a tempo debito non siano ordinati, mentre i fratelli proseguono come sopra. I sacerdoti prima di partire per le missioni normalmente attendono ancora a un corso di perfezionamento, nel quale hanno studio di morale casuistica, Sacra eloquenza e lingue straniere.

Mandati in missione continua la vita in comune come alla casa madre con un orario adattato alle esigenze locali; e ivi proseguono pure lo studio della lingua del paese, e finché non ne abbiano dato l’esame, (che vien poi ripetuto annualmente) non sono ammessi al lavoro di apostolato. Tutte le stazioni di missioni hanno lo stesso orario, genere di vita, occupazioni; e le pratiche di pietà son sempre compiute in comune e come prescritte dalle costituzioni.

L’Istituto possiede la casa madre, nuovamente e appositamente costrutta della superficie d’oltre 8000 mq. e del valore di almeno 450 mila lire – Due altre case nel concentrico della città di Torino – una villeggiatura – una casa con podere a vigna di oltre 20 ettari – 12 stazioni di missione, con tre fabbricati almeno ciascuna in pietra, legno e lastra zincata con 400 ettari di terreno – un grande orfanotrofio per indigeni – una stazione industriale con completo macchinario moderno per la lavorazione legno a forza idraulica – una stazione agricola con molino, macchinario e turbine con 300 capi bestiame bovino e con 400 suini e ovini. Le entrate ordinarie dell’Istituto sono date dai: 1°) redditi e possessi personali dei fondatori – 2°) entrate per il periodico e offerte dei benefattori per un importo medio annuo di lire 40 mila – 3°) sussidi Propagazione Fede, S. Infanzia, Sodalizio S. Pietro Claver, Associazioni Missioni Italiane. Né i fondatori, né l’Istituto sono gravati d’alcun debito o mutuo.

L’Istituto, essendo in vita i fondatori, ha lo scopo di ottenerne maggior consolidamento, e per esser essi i legali possessori di gran parte dei beni immobili e redditizi, che formano il patrimonio dell’Opera, continuerebbe, coll’approvazione della S. Congregazione, ad essere governato direttamente da essi in qualità di Superiori Generali con tutti i poteri; coadiuvati però dai seguenti superiori scelti e dimissibili da loro: il superiore della casa madre – l’economo – il maestro dei novizi – il direttore spirituale.

Le missioni sono governate dai superiori di missione eletti, su loro proposta, dalla S. Congregazione di Propaganda Fide, e dai superiori di stazione. Questa disposizione però non è che provvisoria. Venendo a mancare ambedue i fondatori, il governo dell’Istituto sarà immediatamente fatto secondo quanto le costituzioni prescrivono.

Grazie a Dio e alla SS. V. della Consolata la stabilità dell’Istituto pare assicurata. La S. Congregazione di Propaganda Fide, gli Ecc. Vescovi delle Prov. Subalpine, molti fra i parroci e del clero, i fedeli oblatori continuamente e in vari modi vanno dimostrando la loro fiducia verso di esso. E una maggior garanzia è data dal suo retto funzionamento, sia dal suo andamento interno che dalle opere esteriori.

Per il primo: è davvero consolate il buon accordo e la carità vicendevole che esiste fra tutti i membri di esso; quanto cordiale e pronta è l’obbedienza di ciascuno; con quanto entusiasmo vadan preparandosi e anelino alla vita di missione, e ivi giunti con quale gioia vi restino!

Con quanto zelo poi lavorino in missione, come amino quei poveri neri stanno a provarlo le loro opere, – il numero degli ammalati da loro curati (che nel solo 1908 raggiunse la cifra di 52.682); – il benessere anche materiale che apportano a quei poveri derelitti; – il numero dei catechismi fatti (circa 133.867 nel solo anno passato); – degli orfanelli raccolti (circa 300); – e dei battesimi amministrati.

Voglia il Signore continuare a benedire quest’Opera intrapresa unicamente per la sua gloria; opera per cui i sottoscritti, come consacrano fino all’ultimo centesimo delle loro sostanze, e fino all’ultima delle loro fatiche, sarebbero ben felici di poter per essa anche dare la vita.

Can.co Giuseppe Allamano.

Can.co Giacomo Camisassa