Originale autografo…, in ASMC
Madonna delle Grazie
Fort Niere, 18 luglio 1911
Rev.da Madre Celestina,
Le cose nostre, ella mi scrive, le saprà dal nostro ven.to Padre: la stessa cosa le ripeto io, persuaso che egli si faccia premura di comunicarle le mie notizie, prima telefonicamente, poi dandole fors’anco lettura delle mie lettere.
È per questo che finora mi son dispensato dallo scrivere a V. R. ed alle care beniamine. Ma non creda che le abbia dimenticate; anzi le dico sinceramente che le ricordo più sovente qui che non a Torino – Là un mondo d’altre occupazioni quasi mi assalivano, qui invece in un mondo tutto nuovo sento assai la nostalgia del vecchio… e le persone care mi si affacciano tante volte al giorno, quasi senza volerlo.
Quante volte nel veder queste povere figlie, mi figuro subito di vederle attorno ad una missionaria nostra, accoglierne le parole con quella semplicità infantile che le caratterizza e che le rende tanto più amabili quanto più si vede che sono infelici!
Quand’ero costì ho sempre avuto sulla coscienza un peccato di cui non potevo pentirmi: speravo che venendo in Africa mi sarei convertito, e invece il peccato è cresciuto d’intensità e d’estensione – se non vuol dir di numero – Ella avrà indovinato di che cosa parlo: è il peccato d’invidia per quanti avevano potuto seguire la vocazione di missionari – Ebbene, giunto qui, quel-l’invidia, anziché scemare, sembrami aumentata, e non è solo più a riguardo dei missionari, ma anche delle missionarie; perché è solo qui che vedo all’atto pratico quanti meriti si vanno accumulando pel Paradiso quei che lavorano alla salute di queste povere anime.
Dica alle care nostre Beniamine che la vita di Missione nel Kikuiu non esige poi tanti sacrifizi, e che se saranno ubbidienti e non faranno imprudenze, staran bene di salute tanto come in Italia – ed io ne sono alla prova – la vita poi d’apostolato, se anche un po’ faticosa, darà loro tante consolazioni, (non scevre spesso di delusioni) ma soprattutto darà loro mezzo di farsi tanti meriti e d’andar poi in Paradiso con un bel corteo d’anime da esse salvate.
E a lei, mia compagna di sventura, condannata ad entrar col solo desiderio nella terra promessa… dirò che se non entrerà in Paradiso coll’aureola dell’apostolato, avrà una corona non men preziosa, in proporzione delle fervorose e sante missionarie che avrà formato alla sua scuola. Le lavori dunque senza posa, secondo l’ideale che il Ven.do Padre le va tracciando, e in Paradiso farem poi tra tutti e tutte assieme la division dei meriti e premii in ragion delle anime salvate coll’opera loro e nostra.
Degli augurii pel mio onomastico che dirle? Ella può ben immaginarsi quanto mi siano graditi pel santo accordo d’intendimenti che pare esistesse già fra noi fin da quando la conobbi nel monastero: vincolo che il Signore ha poi voluto rafforzare e perpetuare al di là delle nostre aspettazioni. Dunque continuiamo uniti più che mai nella missione nobilissima che la SS.
Consolata ci volle affidare e lavoriamo, lavoriamo instancabili attorno a quelle anime generose che Gesù va invitando alla nostra scuola, sicché ogni giorno, coll’accrescimento del lor numero, cresca la letizia di Gesù e nostra pel progresso che faranno nella santificazione loro e nell’abilitarsi alle opere di missione.
Certo che la nostra SS. Consolata il 20 giugno avrà gioito vedendosi accompagnata nel suo percorso per Torino dalle 12 stelle viventi e dall’astro maggiore che le guidava, assieme alle altre 10 o 12 stelle minori, le aspiranti. Me le saluti tutte e ciascuna in particolare comprese le aspiranti che, pur non conoscendole, sento già di amarle nel Signore, non meno delle lor 12 sorelle maggiori, che ritengo sian sempre animate e fervorose quali le aveo [!] lasciate. Vorrei aggiunger loro la benedizione di Monsignore, ma egli in questo momento sta esplorando un futuro nuovo campo d’Apostolato, a 5 giornate di qui, cioè a Meru (Veda le carte in copertina Periodico di 3 anni fa), ove presto sorgeranno nuove Missioni.
P. Cagliero che è là con lui, mi scrive che il paese è bello ancor più che il Kikuiu, e specialmente popolatissimo da gente più semplice e più buona che gli Agikuyu. Vedete dunque quanta messe di anime vi attende!...Venissero non a dozzine ma a centinaia le missionarie!
Accolga i sensi del mio più cordiale ossequio.
Di V. R. Dev.mo in G. e M. – C. G. Camisassa
