Originale autografo…, in ASMC
Torino 1 Novembre 1914. N 8
Mia cara Sr. Margherita,Neppure stavolta ho tempo a disposizione per scriverti lungamente in risposta alle tue N 7, e N 8 (lasciata in sospeso) come all’altra N 9 del 13/8-914 ricevuta soltanto in questi giorni. Che vuoi, le occupazioni della Consolata non diminuiscono, e quelle dell’Istituto pare che crescano. Ma andiamo avanti in nomine Domini… finché il Signore lo vorrà.
Vidi ier l’altro la tua buona mamma venuta a trovarmi e godetti darle tue ultime notizie: ella poi m’assicurò di esser bene in salute… Solo tanti fastidii per quel nipote disimpiegato… pazienza. Quel gasano della Farm non lo dimenticherò più mai con quella pioggia, nebbia, fanghiglia… capisco che ti faccia impressione per la prima volta! Penso però che a soffrirne di più saran le povere malate e le… nervose. Quelle povere malate ci fecero tanta pena… e il Sig. Rettore s’unisce meco nel mandar loro vivi incoraggiamenti e tante benedizioni, assicurandole che all’Istituto si prega molto per loro…senza però averne dato notizie a tutte, ma solo alla Superiora.
A te poi tante grazie pel battesimo della Wachira Giacomina… è un angelo tutelare di più per me in Paradiso. Ne ho tanto bisogno!
Avendo un momento in più di quel che speravo, scorro brevemente la tua ultima N 9 (Tutte le precedenti mi pervennero secondo l’enumerazione).
Mi fa molta pena l’udire che Sr. Filomena si lasci andare a quelle parole verso di te… ma tu devi convincerti non esser dessa che parla in quei momenti, ma il suo carattere debole ed esaltato, e, aggiungi pure, la gelosia… insomma tutte miserie umane a cui una Superiora deve fare il callo, e divorarle in silenzio attendendo giustificazioni solo da Gesù il quale agli insulti dei Giudei rispondeva col pregar per loro; nesciunt quid faciunt. Però tu devi dirle queste cose a Monsignore… e quella sorella trattala dolcemente sì, ma non transigere sull’ubbidienza che quella deve alle disposizioni di Monsignore. Certo che con tre malate… e le tantissime cose da fare alla Farm, ch’io ben conosco, non hai da ridere, e comprendo che bene spesso rimpiangi di non poterti moltiplicare per esserci a tutti… ma via, sta tranquilla: il Signore non dimanda di più.
Monsignore ha ragione dicendo che se foste passate sotto certe tirannelle (è la sola parola adatta Superiorette cui accenna) v’avrebbe anche fatto del bene… come pure il mancar di qualcosa fin da Casa madre…ma pure la Comunità non si può trasformare, e la conseguenza della voglia di lavorare poco viene in tutte le comunità, anche in quelle dove si stenta di tutto. Certo che noi si batte sempre su questo punto dell’attività, energia, passione (e non solo amore) al lavoro… ma dopo tutto non si possono ottener miracoli… e tutte le comunità si rassomigliano. Bisognerà che quelle si trovino a luogo e fuoco per metter fuori l’energia… se l’hanno. E noi di quest’anno se ne mandarono già via cinque, tra postulanti e novizie, solo perché non mostravansi tanto attive, senza contar le molte neppure accettate, solo perché nel presentarsi davano indizio di mancanza d’energia.
A vostra giustificazione bisogna anche dire che voi del 1° anno non dovete esser paragonate a quelle di 10 anni di missione. Anche tra queste, delle inattive ce ne furono e ce ne sono… se li vedeste nella vita quotidiana. La conseguenza è che non vi perdiate di coraggio… la prova è quella che forma la persona… e fra qualche anno non mi scriverai più così – Ricordati ancora che delle prime entrate non si poté quasi fare selezione…s’accettarono e si tennero quasi tutte. In quelle che verranno speriamo non ci sia più tanta giunta…ma i macellai san sempre cacciarvene, e di queste cose il macellaio è quel delle corna, che va di notte a seminare la zizzania nel grano.
Quel che ci tengo a dirti è che Mons. di te si mostra soddisfattissimo, massime per attività, ubbidienza e sincerità…egli, al solito suo, non te lo dimostra, ma è così; ed io non ti cito le sue parole per non insuperbirti. Ringraziane il Signore e tira avanti collo stesso metodo.
La descrizione di quel che fanno e non fanno le sorelle è proprio quale potevamo attenderci dal carattere e capacità di ciascuna e la botte non può dare più di quel che ha…, dice il proverbio, ed è così nel caso. Proprio vero che i difetti manifestati come in embrione durante la permanenza qui, invece di scomparire costì, spesso si aggravano… ed in qualcuna si fanno incorreggibili anche un po’ per difetto di natura. Ci vuol molta pazienza, dire, ripetere, non stancarsi, puntellare di qua, sorreggere di là, spingere dolcemente… e poi conservar la calma in cuore, e deporre poi le pene la sera (ed anche nella giornata) ai piedi del Crocefisso o di Gesù in tabernacolo… pronti il domani a ricominciar la stessa opera, fresche come il mattino, ardenti e generose come il sole… finché verrà il gran giorno del premio… eterno.
Colla spedizione che stiam ora preparando (per partenza di soli missionari) per fine dicembre, ti manderò quanto mi chiedi: gomme per enteroclismo, custodie per orologi, ventriera etc. A proposito di quest’ultima bisogna che ti abitui a portarla mezza di lana (sul ventre) e mezza di cotone o tela sottile (e questa sulle reni e sul retro) perché la lana, scaldando i reni, fa più male che bene: lo provai io stesso, ed ora che m’aggiustai come quella che ti manderò, sento che sto meglio. Pel momento ove ti mancasse la tua prima dell’arrivo delle nuove, chiedine a Monsig.re che deve averne in magazzino.
Bada di non scrivere alla tua mamma che non venga spesso a trovarmi. Io invece la ricevo tanto volentieri e mi par quasi di trattenermi un po’ in tua compagnia; e mi sembra che anch’essa sia soddisfatta di vedermi, e così sento un po’ meno la tua privazione.
Mi fai piacere se mi scriverai aneddoti e scenette dell’Orfanotrofio, però come farai a trovare il tempo? E bada che ti proibisco di farlo la notte, ché in questa devi dormire, dopo tanti passi e preoccupazioni nella giornata. Ho ancora dei debiti di risposta a diverse lettere di Sr. Agnese, Sr. Cecilia, Paolina, Teresa, Lucia, Rosa e forse di altre… ma come si fa col tanto mio solito da fare e disturbi. Ringraziale tutte per me e di’ loro che si contentino per ora della mia buona volontà di scriver loro… ma che non dispero di farlo un giorno, sia pur con poche righe. A Sr. Agnese farai i miei saluti e incoraggiamenti in particolare. Ed a tutte dirai che se mi scrivono qualche volta mi faran veramente piacere.Un incoraggiamento specialissimo ti ripeto di fare alle povere inferme, assicurandole che prego ogni mattino in particolare per esse sulla tomba di D. Cafasso che vado sempre a trovare dopo la S. Messa.
A te poi un grazie di nuovo per le frequenti, lunghe e graditissime lettere… sono le sole telefonate possibili per ora, ma in Paradiso non cesseranno più. Ti benedico con tutto il cuore
Tuo dev.mo in G. e M. – C. G. Camisassa
