Copia dattiloscritta dall’originale autografo…, in Min. Affari Esteri – Etiopia.
Torino, 13 aprile 1915.
Caro Sig. Dott. Barlassina,
Rispondo a volta di corriere alla pregiata Sua di ieri. L’apparente inesplicabilità dei fatti che le faceva rilevare al R. Ministero scompare subito in presenza della cronologia dei fatti stessi. Monsignor Perlo in questo affare non c’entra che come primo motore, ma per altri motivi, ed in parte per proprio conto, in parte come agente a nome di Mons. Barlassina. Ecco dunque la storia.
In ottobre 1914 Mons. Perlo avendo dovuto cedere al Governo inglese per requisizione di guerra in bestiame che teneva nella Fattoria pel consumo dei Missionari, ottenne di mandare tre suoi dipendenti (un sacerdote e due secolari) a comprare bestiame in Abissinia. Questa carovana parte, se non erro, il 20 novembre con cammelli e muli, ed arriva a Moyale (sul confine tra il Jubaland inglese e l’Abissinia) al fine di dicembre. Qui di bestiame non se ne trovava, occorreva per questo entrare in terreno abissino tra il Galla di Arero, Alata e fino a Burgi (sul 38° di longitudine, cioè entro il confine della Prefettura Ap. del Kaffa). È appunto per inoltrarsi in queste regioni che i nostri tre viaggiatori abbisognano di un permesso di Addis Abeba, ed è appunto quel che domandano ora con l’appoggio del Ministero.
Frattanto i nostri tre non possono perdere la loro qualifica di missionari e considerandosi appunto come Missionari “procuratori” di Mons. Barlassina e venuti nel di lui nome, chiedono avanzarsi sino a Burgi (scoperta dal nostro Bottego, in prossimità del Lago Margherita).
Ecco spiegato come essi diventano pure come mandatari di Mons. Barlassina, che nel frattempo (dicembre 1914) era partito dall’Italia, ed il 1° febbraio 1915 è arrivato nella provincia del Kenya, Vicariato di Mons. Perlo, presso il quale dimora presentemente, ed attende colà la debita autorizzazione per partire egli stesso per Burgi e ivi raggiungere i suoi antesignani. Essi sono:
Padre Angelo Dal canton di Quero (Padova);
Coadiutore Anselmo Jeantet di Cogne (Aosta); 3) Coadiutore Aquilino Caneparo di Torino.
Di armi non hanno per quanto io sappia che l’indispensabile, cioè tre fucili Wetterly, provvisti dallo stesso Governo Italiano sotto il Ministero Giolitti, e forse qualche revolver. Li accompagnano due indigeni del Kenya, e due Kavirondo (Lago Vittoria) con guide somale e cammellieri pure Somali.
Come vede, Mons. Perlo non c’entra che come operante – per commercio – per sue necessità, e poi come aiutante – procuratore – di Mons. Barlassina.
Una lettera di Mons. Perlo giuntami ieri m’informa che i tre viaggiatori giunsero bene a
Moyale, ottimamente accolti dalle Autorità inglesi, che ivi strinsero già buone relazioni con Gatu Ghesao comandante il posto abissino di fronte a Moyale, al quale anzi fecero già visita, ottimamente accolti, ed ora non abbisognano che di un permesso per entrare fra i Galla Borana (in Arero e Alata) e proseguire fino a Burgi (già compreso nella Prefettura Ap. del Kaffa).
Eccole la pura verità sullo svolgimento delle cose a scopo commerciale, sull’inizio, missionario in seguito. E noi speriamo dal R. Ministero tutto l’appoggio, anzi una specie di forzamento al Conte Colli, acciò ne ottenga quanto certamente può ottenere, se vorrà, e ciò per la dignità del nome italiano.
Suo dev. Can. Giacomo Camisassa.
