Originale autografo…, in ASCEP

Torino 17 Aprile 1915

Eccellenza Reverendissima,

Il ritardo eccezionale che subisce la nostra corrispondenza colle Missioni, causa la censura governativa di Mombasa, ha fatto sì che soltanto ieri mi pervenne la risposta completa di S. E. Mons. Perlo alle osservazioni, che gli avevo comunicate, del Vicario Ap. di Zanzibar riguardo alla stazione di Limuru come missione.

Tale risposta non differenzia sostanzialmente da quanto io ebbi già l’onore di scrivere alla S. Propaganda; motivo per cui non credo sia il caso di dirigere la presente a S. Em. il Card. Prefetto. Parmi tuttavia non inutile far presente a Vostra Eccellenza qualcuna delle ragioni addotte da S. E. Mons. Perlo. Egli scrive:

1° Quando fondammo la stazione di Limuru, questo si effettuò non solo con la piena e incondizionata autorizzazione del Vicario Ap., ma alla presenza del suo delegato ad hoc, P. Hemery; e colla ripetuta dichiarazione di questi che detta località ci era concessa, non tanto come procura, ma come vera e propria missione, con tutte le annesse giurisdizioni e autorità. Difatti se avessimo voluto soltanto una procura, ci era ben più comodo e indicato stabilirla a Nairobi, che s’avviava fin d’allora a divenir quel centro commerciale e stradale per cui fu poscia creata capitale di tutto l’East Africa.

2° Dopo ciò noi esercitammo sempre Limuru come vera e propria Missione, senza che alcun fatto sia poi intervenuto a toglierle tale carattere. Nessuna regolare intimazione ci venne fatta dai Padri dello Sp. S. Il Decreto che erigeva indipendenti le Missioni nostre nel Ghikuiu non ne fa cenno. D’altronde, come favore, non può avere effetti restrittivi: se pur «favores non sunt ampliandi». D’altra parte quel Decreto non fu emanato per toglierci stazioni di missione, ma per reintegrarci in quelle perfino che con la forza ci erano state tolte, come Gaichangiru (Madonna dei fiori).

3° La frase «ut sit domus procurationis» ha la forza di distruggere ciò che da anni esiste, e indisturbato si esercita? Se ciò risultasse chiaramente non v’è dubbio che i PP. dello Sp. S. avrebbero subito reclamato, tanto più avuto riguardo  all’animosità che il Decreto stesso produsse nei medesimi contro le nostre Missioni.

4° Non sta il raffronto da essi addotto di Limuru colla Procura dei PP. B.B. di Mombasa, poiché questa fu creata come sola procura fin dall’inizio; non fu mai missione, ed esistette sempre soltanto per l’erezione fattane dal Vic. Ap.co, laddove la nostra di Limuru ricevette con il Decreto la conferma da Roma… conferma che la sottraeva pienamente e per sempre dal Vic. Ap. di Zanzibar.

Altre ragioni aggiunse S. E. Mons. Perlo come ad es. «le ripetute assicurazioni fattegli personalmente da S. E. Mons. Allgeyer – che non avrebbe mai eretto una sua missione a Limuru –: assicurazioni che S. E. Mons. Perlo credette esigere prima di affrontare le ingenti spese dei fabbricati di Limuru». Ma non credo di esporre queste ragioni, parendomi averle sufficientemente indicate io stesso nel Rapporto che ebbi l’onore di presentare già alla S. Propaganda, in merito a questa vertenza.

Voglia, E. Rev.ma scusare la libertà che mi son preso, con l’arrecarle questo nuovo disturbo, e si degni gradire con quelli del Rev.mo Can.co Allamano i reverenti ossequii del di Lei Umil.mo, Obblig.mo servitore

Can.co Giacomo Camisassa