Originale autografo…, in ASCEP
Torino, li 18 Maggio 1918
Reverendissimo Monsignore,
Se ben ricordo il contenuto della lettera di S. E. Mons. Neville lettami da V. S., egli asseriva, tra l’altre cose: 1° Che il Governo Inglese aveva ostacolato gli acquisti fatti da Mons. Perlo, e proibitogli di farne altri; 2° Che per lo stesso motivo il Governo era insospettito e mal disposto verso il medesimo.
La prima asserzione era fatta in termini tali, che indicava trattarsi di un provvedimento limitato al solo Mons. Perlo e quasi un rimprovero personale al di lui operato.
Or bene mi preme far sapere a V. S. che oggi stesso ricevetti una lettera di Mons. Perlo dalla quale risulta che la cosa non è quale fu presentata da Mons. Neville. Per la Colonia del Britihs [!] East Africa fu sinora regola generale che tutti i trapassi di proprietà debbano essere autorizzati non solo dal Governo locale, ma dal Ministro delle Colonie di Londra. Or ecco che mentre Mons. Perlo aveva fatto un compromesso per l’acquisto accennato da Mons. Neville, e si stava per domandarne la solita approvazione in Inghilterra, giungeva una Circolare del Governo Imperiale di Londra colla quale si decretava che “Ogni trapasso di terre della Colonia agli Stranieri dovrà differirsi fino al termine della presente guerra” Quale il motivo di questa disposizione? Lo confessò lo stesso Governo di Nairobi: Nella quasi certa previsione d’un enorme rincaro di tali terreni nel dopo guerra, non si voleva che tal guadagno andasse a profitto degli stranieri, che erano così con un decreto arbitrario privati d’un diritto statutario della Colonia. Siccome il decreto colpiva tutti gli emigrati di qualunque nazione, questi ricorsero subito ai rispettivi Consolati per protestare contro un provvedimento ingiusto per tutti, ma specialmente verso i cittadini delle nazioni alleate coll’Inghilterra.
Anche il Console Italiano di Nairobi fece, a nome dei numerosi italiani colà stabiliti, le sue rimostranze; ed ora queste sono discusse tra Roma e Londra e ancor non se ne sa la conclusione – Ma frattanto sta il fatto che questo provvedimento non fu cosa limitata a Mons. Perlo e quasi in odio al medesimo come afferma Mons. Neville.
In risposta alla seconda asserzione cioè del malanimo del Governo di Nairobi verso Mons. Perlo, mi permetto osservare che dei sentimenti governativi verso la persona di Mons. Perlo e le nostre Missioni s’ebbe una recentissima prova nell’alta decorazione conferitagli – come dai telegrammi di cui Le accludo copia – in data 12 marzo 1918, cioè quasi un mese dopo che egli aveva presentato quella domanda di approvazione per gli acquisti contestati: prova evidente che non c’era malanimo contro di lui per i medesimi. Su questa nomina ad Officiale Onorario dell’Eccellentissimo Ordine dell’I-mpero Britannico ho interpellato il Console inglese di Torino e mi disse che tal distinzione è apprezzatissima e molto ambita dagli Inglesi. Aggiunse che si stupiva di saperla conferita ad un Vescovo cattolico, poiché dai loro elenchi non risulta che sia già stata concessa ad alcun Vescovo protestante, eccettuato soltanto Sir Gordon Arcivescovo anglicano titolare di Alessandria d’Egitto – È dunque una singolare dimostrazione di stima data a Mons. Perlo (col titolo di Sir Perlo), la quale si rispecchia su tutto l’Episcopato Cattolico. Ed in tal senso prego V. S. di volerne dare partecipazione all’Emi-nentissimo Cardinale Prefetto ed anche, se crede, a Sua Santità.
In conclusione le due insinuazioni di Mons. Neville scompaiono di fronte ai fatti, come già prevedo che succederà d’un’altra sua affermazione che egli sta per fare fra breve secondoché mi avverte Mons. Perlo.
Il Governo della Colonia è ogni dì più preoccupato di tanta invasione d’indigeni in Nairobi e dintorni, e ciò pel fatto che questi essendo fuori d’ogni controllo, e sopratutto privi d’ogni educazione civile e religiosa, van-no divenendo tanti oziosi e malviventi, da far temere per la sicurezza pubblica.
A prevenire tale pericolo, e per diminuire il più possibile questa emigrazione, il Governo preparò un progetto di legge riguardante il permesso e le restrizioni per gl’indigeni d’uscire dalle loro Riserve; ma prima di pubblicarlo indisse un’adunanza delle notabilità della Colonia e di tutti i rappresentanti delle Società Missionarie per invitarli a discuterlo nel palazzo governativo. Gli intervenuti delle diverse Confessioni Protestanti del Protettorato erano una decina; pei Cattolici non ci fu che Mons. Perlo con un nostro Missionario anziano; e fu da tutti commentata l’assenza di Mons. Neville in questione di tanta importanza per le Missioni. Buona parte dei protestanti propugnò la libertà assoluta per gl’indigeni d’uscire dalle loro Riserve – e ciò per interesse, onde averli lavoratori a poca paga nei proprii fondi – ma infine prevalse e fu approvata la decisione sostenuta da Mons. Perlo e dal Governo, di regolamentare cioè tale emigrazione massime a scopo educativo morale e civile dei poveri selvaggi.
Ora Mons. Perlo ci avverte che Mons. Neville visto come il Governo domanda e forse imporrà il concorso dei Superiori di Missione in quest’o-pera d’assistenza ai neri, va dicendo che farà egli una così detta Rest-House pei medesimi in Nairobi. Come egli possa fare una tale Istituzione con tutta la grandiosità d’impianti e di sviluppo necessaria, è cosa che pare poco probabile. Si tratta di un’Opera d’assistenza per almeno 25.000 indigeni – quanti si trovan oggidì a Nairobi secondo l’ultimo censimento – per i quali bisogna provvedere un ospedale pei malati; asili notturni pei mancanti di recapito; pensionato pel vitto di chi ancor attende impiego o l’ha perduto; poi un Segretariato del popolo che s’occupi a trovar loro questo impiego presso persone oneste; sopratutto poi ci vorranno amplissimi locali per adunare questi poveretti nelle Domeniche ed altri giorni di riposo ed ivi impartir loro una qualche istruzione profana e specialmente religiosa con ricreatorii, funzioni religiose per convertiti, ecc. ecc.
Una ventina di persone tra Missionarii e Suore adette unicamente a queste diverse mansioni sono il minimo di personale bianco da impiegarvi. Ora Mons. Neville al presente non ha neppure un suo missionario applicato unicamente ai neri in Nairobi. Poiché dei due che vi ha: il suo Vicario ed un altro, sono completamente occupati nell’accudire i numerosi Goanesi cattolici colà residenti; per questi soli egli ha una scuola; nessuna pei soli indigeni, mentre i protestanti ne hanno parecchie. Egli potrà dir che farà venire altri missionari e Suore. Ma di missionari non andati alla guerra, non glie ne restano neppur tanti quante sono le sue missioni; e le Suore – se pur troverà modo di farne venire dal Sud-Africa – dovran fare un lungo tirocinio per apprender lingua ed usi indigeni… Il suo tentativo sarebbe d’esito problematico, a lunga scadenza e sproporzionato al bisogno, laddove dei nostri missionari e Suore è facile staccarne un bel numero dal Kenia e destinarli subito a quest’opera. D’altra parte sia pure ch’egli faccia un’opera parallela, questa sarà la benvenuta, poiché dei 25.000 indigeni di Nairobi ¼ sono dell’Ukamba e d’altre località del suo Vicariato, mentre ¾ almeno son di quello di Mons. Perlo.
Il Governo stesso che comprende l’urgenza della cosa e l’energia e grandiosità con cui va attuata, fece già sentire a M. Perlo che se la facessimo noi verremmo favoriti in tutti i modi colla concessione del terreno e di altre facilitazioni; e M. Perlo è così pronto a farla che attende solo un ordine telegrafico. Il terreno è già scelto subito fuori cinta daziaria sull’unica grande via carrozzabile che va al Ghekoio, e vi si potrebbe pur fare la Casa-Procura pei nostri. Gli individui ivi applicati sarebbero – come religiosi e solo in casa loro – esenti dal Vicario Ap.co di Zanzibar; invece per tutto il ministero spirituale dipenderebbero dal medesimo al modo delle parrocchie tenute dai regolari che dipendono dal Vescovo locale.
Scusi la lunga digressione che mi son permesso farle per l’interessame-nto che V. S.
dimostrò per la Rest-House quale ora noi desideriamo per salvare dalla via della perdizione tanti nostri Aghekoio a cui non è possibile impedire la venuta a Nairobi.
Voglia gradire con quei del Can.co Allamano i miei rispettosi ossequii. Di V. S. Ill.ma Obbligat. Servitore
Can.co G. Camisassa Vice Sup.re
