Copia a mano di G. Camisassa…, in AIMC (compositore ignoto)

(Nyeri 13 ottobre 1918)

La verità sulla morte di Karoli in lettera di…?

Degli ultimi giorni di Karoli non saprei dirle altro se non che Mons. provò vivissima pena per la noncuranza da parte di chi avrebbe dovuto assisterlo e aveva incarico esplicito di farlo. Noi qui – alla Farm – lo sapemmo solo indirettamente e per caso. Mons. mi disse: ho sentito dire (da un nero, mi pare) che Karoli è morto. – Come va? Possibile che i nostri non glie lo mandino a dire, se è veramente così? Che sia uno sbaglio? – Però P. Cravero è tanto nemico della fretta e dello scomodarsi… Adesso poi son tra due (v’era colà anche P. Pietro allora) e quando è così più nessuno fa. – Gli avranno almeno dato l’olio Santo? – Chi lo sa? Ne dubito. Non ha veduto come avevano fatto pel Battesimo, e che cosa avremmo fatto se avessimo lasciato le cose solo alle lor mani. Aveva detto poi che le dessero la comunione che desiderava tanto, ma ho più saputo niente. Aveva pur detto che procurassero di far lasciare qualche cosa a Maria Consolata, come sua legittima moglie, ma non credo che si siano svegliati a farlo.

Passarono due, tre giorni e da Tusu nessuno arrivava. Monsignore parlava di Karoli tutte le volte che m’incontrava e con aperta pena e molta preoccupazione. Finalmente il 4° giorno (o 5° che sia) arriva un biglietto in cui P. Cravero annunziava la morte di Karoli. Mons. voleva mandar al Forte ad avvertire, ma si seppe che già era colà pervenuta la notizia (non però dai nostri). Allora non si seppe altro. Mi raccontò poi Sr. Edina – in quel tempo a Tusu ed ora qui – che Karoli morì improvvisamente: fu trovato morto nel letto da Maria Consolata, e che i Padri furono avvisati al mattino alla levata da un messo del villaggio di Karoli. Andarono allora da lui ma era già freddo cadavere.

Qualche giorno prima le Suore avevan suggerito a P. Cravero che pareva il caso gli portasse il viatico, vedendolo aggravarsi assai; facendogli anche la proposta d’accompagnarlo esse e tutta la piccola cristianità e sarebbe stata una bella funzioncina. Ma non furon d’accordo nelle idee.

E Karoli morì senza Comunione che aveva così ardentemente desiderato. L’eredità a Maria non la lasciò; si dice che lei trovandolo morto, prima di gridar l’allarme nel villaggio, abbia preso i soldi che aveva in cassa nella capanna, e di cui ella teneva la chiave. Il resto passò ai figli all’uso Ghekoio.

Fu portato in chiesa ed ebbe Messa presente cadavere (qui Mons. mi disse che fu il C[oadiutor] Aquilino ad imporsi, ché altrimenti P. Cravero avrebbe lasciato che si seppellisse alla moda del paese per gli stregoni) e poi fu seppellito presso il villaggio – E non so più dirle altro.