Originale autografo…, in AIMC
Torino 2 Marzo 1919 ore 9 N 1 bis)
Carissimo P. Ferrero,
Ieri sera t’avevo appena spedito l’espresso colla lettera rifatta per Mons. Laurenti, quando mi fu recapitata la tua del 28 p. m.
Anzitutto ti compatiamo vivamente per la vitaccia che dovesti far nel viaggio, e ti raccomandiamo di riposarti e d’averti ogni riguardo per la salute. Anche queste sofferenze iniziali sono buon indizio che la tua missione sarà benedetta da Dio poiché ebbe già l’onore d’esser ostacolata dal demonio – Coraggio in Domino.
Ora ti accludo 1° la domanda pel Celebret che, dopo ottenuto da Mons. Laurenti una parola scritta di raccomandazione, presenterai al Vicariato chiedendo un celebret ad annum ossia come lo concedono ai degenti abitualiter a Roma.
2° un duplicato delle lettera [!] per tua esenzione o prolungo licenza da presentare al Cav. Pullino e per suo mezzo a S. E. Borsarelli. Se però ti fossi già recato da quest’ultimo, basta che la dii al Cav. Pullino pregandolo la presenti lui.
Venendo al contenuto di tua lettera troviamo che ti sei regolato benissimo con Mons. Laurenti – Facesti bene a non rispondere ciò che non sapevi riguardo alla paga data a coadiutori e Suore negli Ospedali dei neri.
# Trattamento Suore negli Ospedali in Missione #
Se ti verrà bene di rientrar in tal discorso gli dirai che la paga glie l’offersero, ossia promisero subito fin dal primo momento in cui egli profferse missionari e Suore; e questa profferta gli fu fatta dallo stesso Comando Supremo militare. Però quando dopo alcuni mesi si trattò di definire il quid mensile – affare trattato da Uffiziali inferiori – cercarono di darci il meno possibile (uso militare) e Monsignore pro bono pacis e per generosità si contentò che gli dessero meno della metà – per ogni Suora – di ciò che pagavano le infermiere laiche della Croce Rossa negli stessi Ospedali. E la prova che il Governo inglese non s’adontò di tal pretesa si fu che crearono Ufficiale etc. etc. Mons. Perlo, e decorarono della Croce 5 missionari e 6 Suore… e ciò dopo che da due anni pagavano regolarmente gli stipendi mensili convenuti per le medesime. Dunque nessuna mala impressione, fuorché nella testa dei nostri accusatori, i quali purtroppo empirono anche la testa di Mons. Biermans, che P. Luigi mi scrisse aver compreso che parteggiava per loro più che per noi. D’altronde non son tutte pagate le Suore di Carità, del Cottolengo etc. che servono negli Ospedali in Italia?
Tanto perché sappi come presentar la cosa. Dal complesso del discorso che ti fece Mr. Laurenti vedo che la Procura ce la daranno et quidem nel modo chiesto e che usano a tutte le Congregazioni religiose, cioè senza alcuna giurisdizione ai nostri fuori della Casa di Procura.
#Rest-House#
Quanto al Rest-house ci fa nulla se non voglion lasciarcela fare. Però noterai che la mia domanda su di ciò non era che la facesse Mons. Perlo, ma l’Istituto di qui da Torino, e l’avremmo fatta mettendo sotto la piena giurisdizione di Mons. Neville i missionari e Suore destinate colà per quanto riguardava il lor ministero spirituale verso gli indigeni: esenti però sempre nella lor vita interna come qualunque membro di Congregaz. religiosa. Anche questo è bene farlo rilevare, ma poi non insistere su ciò.
Ora mi premerebbe saper tutto quello che scrisse Mr. Biermans; e poiché l’hai letto (se ho ben capito) potresti scrivermi tutto. Massime poi se non propone di dar loro subito o presto Limuru cum aedificiis et possessionibus adnexis (640 acri) che è appunto il boccone che vorrebbero trangugiare senza pagarlo. È vero che noi lo pagammo pochissimo allora, mi pare 5 lire italiane per acro, ma di parecchi acri ci offersero già 25 e più sterline… Poi quello è absolute roba del Rett. perché comprato 2 anni prima che la Propagaz. d. fede ci desse sussidi e più di 1 anno prima che venisse qualunque offerta per le Missioni.
Seconda cosa che amerei sapere è le proposte limitazione d’acquisti o vendita dei fatti già. Cosa su cui tu non ti pronunzierai per nulla riservando a trattarla io, anche di presenza se fosse necessario.
Per riguardo all’affare di Iringa, se ancor non hai presentato la mia lettera di iersera a Laurenti, meglio è che non la presenti sino a mio nuovo avviso; poiché adesso è bene che non si metta altra carne al fuoco, finché non sia finito l’affare Procura.
Ora per spedirti presto la presente termino. Trovo hai fatto bene riguardo alla tua licenza, tuttavia presenta ancora la qui acclusa lettera al Ministero esteri nel modo che ti dissi in 1a pagina.
Tieni questa norma per la corrispondenza epistolare e pei passi da fare nelle diverse contingenze.
1° Dopo fatto un affare ce lo scrivi subito come detto e per espresso, e non far altri passi fin dopo ricevuto mia risposta che manderò sempre per espresso in casi urgenti.
2° Per questo informati dell’ora in cui impostare (a Piazza S. Silvestro, credo) perché tue lettere prendano in tempo il treno per Torino.
3° Scrivendomi metti sempre oltre il giorno anche l’ora in cui hai scritto.
Dopo il parere di Borsarelli sulla probabilità d’ottener altri esoneri, decideremo se presentar la lista più breve che hai portato con te, oppure se ho da mandartene altre ancor più limitata [!], e con altre motivazioni –
Stammi bene – Affettuosi saluti dal Sig. Rett. e dal tuo dev. mo
C. G. Camisassa
