Originale autografo…, in ASMC

Torino 30 maggio 1920 N 19

Ottima Suor Margherita,

Cercavo il N° progressivo da mettere in capo alla presente… dev’esser tanto indietro che non lo trovai… questo è per dirti che sono al caso di spiegarmi e perdonarti il tuo silenzio… mentre invece avevo sempre tanto desiderio delle tue lettere. Ma mi dicon tutti che invece di scrivere tu lavori da disperata tanto da invecchiar precocemente. E conoscendo il tuo carattere son purtroppo convinto che fai così – Ciò però non è nelle intenzioni di Padre e mie, e quando Monsignore sarà qui glielo ripeterem bene, bene: che non faccia passi più lunghi che la gamba; che non pretenda che tutti abbian la sua energia; che non è necessario andar sempre a vapore… basta anche camminar colla vettura di S. Francesco… insomma non sopraccarichi di lavoro missionari, suore, coadiutori etc. etc. In nessuna Comunità qui, come credo in nessuna Missione all’este-ro, si lavora coll’attività eccessiva che spiegate costì per cui missionari e Suore invecchiate troppo rapidamente e vi consumate presto.

Certo che questa predica non la farei a tutti e a tutte di costì. Ce n’è anzi più d’uno e d’una che avrebbero bisogno della predica in contrario, e queste tu continuerai a sostenere acciò non si addormentino. Ma per la volonterosa come tu [!], e pei volonterosi come P. Antonio (tacendo dei lontani dalla Farm) ci va la predica detta nella 1a pagina. Ecco quindi come devi intendere… e dillo pure al P. Antonio – quel che ti scrisse Padre… cioè di moderarti ed averti più cura pel bene dell’Istituto e dei neri.

Ed ora vengo alla tua lettera del 19/2 – 920:

 + Grazie dei rallegramenti p. mio scampato pericolo, e specialmente grazie delle preghiere fatte per me appena lo sapeste: queste han certo valore davanti a Dio ché se per tutto il 2° sem. 919 fui lento a rimettermi, invece pare che il 920 sia già diverso e speriamo in bene.

 + Benissimo del tuo viaggio colle prime 10 Suore, e feste ed altro. Vedrai sul medesimo una lettera scritta dal P. Sandrone…da Torino! Ma via la verità è come fu scritta o meglio pubblicata sui dati scritti da lui ma specialmente da te e altre Suore viaggiatrici.

Bene pure del 2° tuo viaggio e drappello, benché reso dapprima così disastrato per le pioggie…

P. Sales arrivò benissimo, benché non portasse quanto mi si scrisse avrebbe portato (ciape di cuoio p. suole delle quali tanto qui si abbisogna): aveva 2 cosettine con poche storielle. Egli già lavora al Periodico, come vedi nella lettera di P. Sandrone…

 + Ho già fatto ricerca di quella tela sottile grigia per cuffie alle suore di costì, ma non ne trovai finora. In casa se ne ha un 60 metri che ti spedirò alla 1a occasione assieme a 200 metri di tela metallica p. griglie essiccazione caffè che si stan fabbricando; ma vanno adagio. Per la lunghezza delle cuffiette tenete pure quella delle ultime portate, se poi arriverem a trovar la tela.

Rispondo ora all’altra tua del 20/4 – 920 arrivata poco dopo la presente.

 + Sapevo già che era quasi necessario un poco di studio del Gekoio per le partenti; ma come si faceva sinora non avendo dei tornati che lo insegnassero colla vera pronuncia? E Mons. dicevami nel 1909 che impararlo con cattiva pronuncia è poi un vero ostacolo a parlarlo bene costì. Ora poi colla venuta di P. Gays si poté far nulla ché fu sempre mezzo malato e poi operato d’ernia e solo adesso sta bene. Il Padre del Cottolengo non volle lasciar venire all’Istituto Suor Scolastica. Adesso poi abbiam P. Sales e spero lo insegnerà.

 + Feci prender buona nota degli oggetti da non più dare alle partenti e di quei da dare e vedremo se quest’autunno ne potran partire. La guerra produsse una stasi nello sviluppo della casa e si andò avanti degli anni senza che quasi ne entrassero. Tolte le 4 anziane restate qui per impieghi necessari, quelle che vengon dopo sono molto giovani ed anche non ancor formate abbastanza e – tolte le poche formabili di cui ce n’è sempre per quanto Padre sia esigente nelle accettazioni – ve ne son parecchie ben formabili da riuscire come Sr. Veronica e qualcun’altra che faran certo ottima prova, in qualunque ufficio le mettiate. Sarebbe quindi un peccato precipitar la partenza di soggetti simili.

 + Tela impermeabile buona non se ne trova più, per nessun prezzo. E così di tante altre cose che per averle buone bisognava farle venir dall’estero, cosa non ancor intieramente permessa.  + Se sapessi che vita è mai far venir della roba dall’estero come medaglie, crocifissi etc. Passan non dei mesi ma degli anni per poterle avere! Compatisci perciò Agnesina se non ti spedì ancora quegli oggetti. Anche per quei che si fanno in Italia non c’è più l’almanacco… e bisogna aspettar la roba finché si degnano mandarcela. Solleciterò, ad ogni modo, Agnesina per tali provviste.

 + Speravo che col Cavicchioni arrivassero Monsignore e gli altri domandati, e le altre (Cottolenghine malate) pur domandate… Invece quegli arrivò solo, stette con noi alla Consolata 8 giorni ed oggi (14) partì per Bologna: ci portò, cogli altri i tuoi saluti e buone notizie, ma senza saperci dire quando Monsig. verrà.

 + Riguardo alla prima della 2a spedizione fermata a Ge. di cui tu scrivi al Sig. Rett. penso che Monsignore ti avrà accennato i motivi di tal decisione. In caso negativo rivolgiti a Sr. Veronica e dille che ti ripeta quanto aveva contato a me a Rivoli. Lo dirai che son io che desidero ti conti tutto. Così saprai regolarti durante l’assenza di Mons. quando verrà a Torino, non permettendo a quella di venire alla Farm, come può darsi cerchi di ottenere.

Ti accludo una lettera del Sig. Rettore la quale essendo un po’ concisa esige qualche spiegazione acciò la capisci bene.

Per prima cosa egli vuol ti dica la norma data a Mons. per le lettere di costì e da costì. Questa è che:

1° le lettere che tu ricevi suggellate accluse nelle lettere mie o del Sig. Rettore, le darai pure suggellate alla suora destinataria. Ciò vuol dire che o son lettere scritte da noi, o riviste già da noi: così fa Monsignore.

2° Quelle che non son suggellate, leggile prima di darle e poi le accludi tu in busta e le trasmetti alle singole destinatarie (secondo tua prudenza).

3° Le lettere dirette a Suore, non spedite da noi, ma andate costì per altra via, le aprirai tutte, le leggerai e poi le trasmetterai (racchiuse in nuova busta esterna) alle destinatarie secondo tua prudenza.

4° Nessuna suora può scrivere directe in Europa od a sorelle di altre stazioni senza mandar a te la lettera, e tu l’aprirai e spedirai come fa già Monsignore. Sul N 1 della lettera di Padre osserva che prime sarete sempre (in chiesa, a tavola, nelle adunanze etc.) tu e la tua Assistente generale. Tutte le altre dovran seguire l’ordine di anzianità della 1a professione. Quelle che sono a capo delle varie stazioni sono prime, nella loro stazione non fuori – non sono escluse in quell’ordine (contrariamente a ciò che fa Monsignore pei missionari) ma siedano secondo l’ordine della loro professione suddetta.

Alla Suora preposta alle altre nelle singole Stazioni non si deve dare alcun titolo di Superiora, od Assistente od altro; ma ordinare alle sue compagne che la chiamino sempre col solo suo nome di vestizione. Così fanno le suore Vincenzine di Lanzo che il nome di Superiora danno alla sola superiora generale di Casa Madre.

Padre ci tiene che nel metter a capo in ogni singola stazione tu non badi all’anzianità, ma che designi invece la più idonea, prudente, equilibrata, ubbidiente e di buon spirito e di più osservanza. Come pure vorrebbe che si cambiassero tali cape, e non lasciarle troppo tempo in una stazione, ma passarle anche ad altre stazioni senza più farle Cape. Nell’intenzione di Padre è che voi Consolatine siate una Comunità distinta da quella dei missionari ed indipendente dai medesimi. Questo il principio generale.

Perciò Monsignore, come Vicario, non ha diritto di decidere da solo nella destinazione delle suore ai varii impieghi, e località ove mandar le Suore allo stesso modo che ciò non fa qui il Cardinale per le Giuseppine o Suore di S. Anna etc. Tuttavia, come il Cardinale mette un suo Vicario moniale a tali Comunità, il quale Vicario assiste e consiglia la Superiora nei casi più importanti, e così Mons.re ti assiste e consiglia nelle suddette destinazioni.

Monsignore ha però anche, oltre all’esser Vostro Ordinario, la qualità di Delegato di Padre per la vostra direzione, e come tale tu hai un dovere speciale di ricorrere per quanto domanderesti a Padre p. direzione Suore, salva però la tua libertà di scrivere sempre per lettera a Padre in quelle cose per le quali a questo crederai di rivolgerti.

Le cuffie di notte non sono obbligatorie eccetto nel momento che, durante una malattia, la suora debba ricevere visite dal medico o confessore o superiore o qualsiasi secolare estraneo (uomo o donna). Del resto siete libere di tenerla o no di notte o di giorno essendo a letto.

Tornando a parlar delle lettere tieni la norma e avvertine le Suore; cioè che 1° ognuna può scrivere a Padre od a me e spedirci anche tali lettere per posta separata senza consegnarle a Monsignore od a te; 2° che anche le lettere che credono spedire a Padre od a me per tuo mezzo, tu le consegnerai sempre suggellate e tali le trasmetterai a noi. Così faran poi anche con la Superiora di Casa madre quando a Torino ci sarà una vera Superiora generale. In busta separata ti mandai tutta la posta per Suore. La salute di Padre e mia è sempre buona. Tante e tante cose a tutte le sorelle di costì.

Dev.mo in G. e M. C. G. Camisassa

P. S.

Di questa lettera darai comunicazione alle Suore eccetto questo tratto segnato in bleu A. Della lettera di Padre dirai solo quel che ti parrà prudente dire.