Minuta originale autografa…, in AIMC–

Torino 29 Dicembre 1921

Rev. mo Padre della Piccola Casa.

La brava Suor Scolastica m’ha riferito la commissione datagli da V. S., e cioè che sul mandare o no Suore Vincenzine per la Rest-house di Nairobi si riservava di decidere dopo il ritorno di là di tutte le sue Suore. Ciò vorrebbe già dire, penso io, che non è ancora un no assoluto e voglio sperar buon effetto dalle preghiere promessemi. Però mi consenta un’insistenza che già dissi a Suor Scolastica di farle. E cioè ritenuto che pel ritorno di tutte le suore di là occorreranno ancor parecchi mesi, se ella mi desse poi allora una risposta negativa, tutti questi mesi sarebbero perduti per lo studio della lingua indigena che io – nel caso negativo – vorrei far iniziare fin d’ora a quelle Suore di altra Comunità che spero trovar disposte ad assumersi quel compito. In conclusione si ritarderebbe di molti mesi l’inizio d’un’opera che è urgentissima, perché ogni giorno che passa sono chissà quante anime che vanno perdendosi per sempre alla nostra Santa religione.

Ecco perché io dissi a Suor Scolastica che pregasse V. S. di non differire la decisione fino a dopo il ritorno delle Sue Suore dall’Africa, ma di voler decidere fin d’ora o almeno al più presto in vista delle conseguenze disastrose di tale dilazione. In sostanza io posso darle parola d’onore che il Sig. Can.o Allamano ha dato ordine perentorio a Mons. Perlo che nel primo semestre del 1922 provvedesse assolutamente al rimpatrio di tutte le Suore Vincenzine, e Mons. Perlo prese impegno di ubbidire. Epperciò il loro ritorno entro tale termine di tempo Ella può già considerarlo come cosa fatta, e disporre fin d’ora colla sicurezza di tale esecuzione.

Come le scrissi io non domando che restino lì in Africa quelle che han da tornare, ma soltanto che se ne destini un numero proporzionato all’opera da intraprendere. Certo che se V. S. destinasse a ciò qualcuna che è già là e che non ha bisogno di ritornare in Italia sarebbe una grave spesa risparmiata, perché colle tariffe odierne – pur ottenendo come speriamo il viaggio gratuito per mare – ci tocca ancor spendere pel solo vitto di mare £ 2500 per ogni persona, più £ 500 pel viaggio ferroviario tra Nairobi e Mombasa. Sarebbero dunque 3000 lire risparmiate per ogni Suora che non abbisognasse di ritornare. Ma del viaggio di ritorno dall’Africa non facciamo questione.

Quello che assolutamente preme per noi, e che appena avuta la notizia da Propaganda Fide del permesso scritto d’erigere la Rest-house (il che ci fu promesso entro il prossimo gennaio) si proceda al più presto all’erezione dei primi caseggiati e tettoie occorrenti a quel Ricovero – cosa che con lastre zincate all’uso di quei luoghi si può fare in pochi mesi. E poscia iniziare al più presto possibile il funzionamento di quel Ricovero e segretariato di lavoro… cosa che nei nostri progetti potrebbe farsi dapprima intieramente da suore che conoscessero bene la lingua indigena.

Del resto per esporre a V. S. completamente il nostro piano, in conformità dell’ultimo fra i diversi memoriali presentati in proposito a S. Propaganda Fide, l’opera della Rest-house dovrebbe avere due reparti distinti: 1° Ricovero e istruzione religiosa e cura degli indigeni (affidata quasi unicamente alle Suore); 2° Scuola d’arti e mestieri diretta da operai bianchi cioè

Artigianelli di Torino con allievi indigeni. Questo 2° reparto dipenderebbe totalmente dai Padri Giuseppini, i quali si presterebbero per tutto il servizio religioso del Ricovero e delle Suore che lo dirigono, a meno che V. S. volesse destinarvi Sacerdoti della Piccola Casa il che come le accennai sarebbe assai più desiderabile. Il tutto però sotto la giurisdizione generale del Vicario Apostolico locale. Monsignor Perlo inizierà soltanto l’opera materiale lasciando che poscia i Padri Giuseppini e le Suore Vincenzine facciano da sé procurando solo di rimborsare poi gradatamente le spese da lui fatte nell’impianto, cioè a misura che l’Opera va realizzando profitti in quei ricoveri che sono a pagamento – eccetto pei bisognosi – e nell’esercizio delle scuole di arti e mestieri. In conclusione si tratta di un apostolato necessarissimo e con tutte le prospettive che debba riuscire d’immenso profitto spirituale di un’infinità d’anime abbandonate e pericolanti di perdersi per sempre, mentre con piccolo soccorso immediato si potrebbero salvare non a centinaia ma a migliaia.

Un altro vantaggio immenso di quest’opera è di piantare proprio nel cuore d’una città protestante, che sarà di grande avvenire materiale come capitale di una vastissima regione africana – un esempio tipico ed eroico di carità e beneficenza quale solo può compiere la Chiesa cattolica, e compierlo per mezzo di un Cottolengo africano, per così dire: un Cottolengo che è già la meraviglia del mondo cattolico e protestante in Italia anzi nell’Europa.

Perché V. S. possa farsi un’idea più precisa e completa dell’Opera, le unisco una copia dell’ultimo Memoriale da noi presentato in Propaganda per ottenere di realizzare la medesima.

Ed ora non mi resta che a conchiudere rinnovandole l’istanza di una sollecita e favorevole decisione la quale mi sta tanto a cuore per l’amore che porto a quei poveri neri; amore che mi si è accresciuto di tanto allorché potei vivere in mezzo ad essi per oltre un anno, ammirandone la docilità di cuore e la fermezza di carattere per cui facilmente acconsentono ad abbracciar la fede, ed una volta abbracciata sono fermi ed irremovibili nel crederla e praticarla.

Voglia gradire i miei cordiali e devoti ossequii

Di V. S. Rev.ma C. G. Camisassa