
Giuseppe Allamano: sacerdote della chiesa di Torino, rettore del Santuario della Consolata e fondatore di due Istituti Missionari, santo in vita e confermato in questa santità dalla chiesa. È bello, in occasione del centenario della sua morte e nascita al cielo, non solo farne memoria, ma anche ritornare al suo insegnamento, alle sue parole, al suo modo di essere e di fare, alla sua testimonianza di vita.
Lo abbiamo fatto nell’ambito di varie attività e celebrazioni organizzate a Roma ed in particolare il 14 febbraio nell’Auditorium della Casa Generalizia incontrando il giornalista e scrittore Alberto Chiara, autore dell’ultima biografia sull’Allamano dal titolo “Oltre” e ascoltando in video conferenza dal Brasile Mons. Giovanni Crippa.
Sempre nell’ambito di questa celebrazione centenaria, è stato lanciato un concorso tra i nostri studenti professi che sono in Italia nei Seminari di Roma e Torino: mettersi in ascolto di un fondatore che è santo e che mi parla. Un buon numero di loro ha raccolto la sfida rispondendo all’invito e inviando la propria riflessione. Li ringraziamo per questo dono che ci hanno fatto e che ora condividiamo con tutti perché al di là di chi è stato premiato o meno ognuno di loro ci ha donato quanto più gli stava a cuore o ha appreso e maturato sull’Allamano ed il suo carisma in questi anni dir formazione.
È stato bello, nel giorno della celebrazione del centenario a Roma, vedere ognuno di loro ricevere da Alberto Chiara una copia autografata della sua biografia “Oltre” su San Giuseppe Allamano e fare con lui una foto ricordo. Questo gesto mi sembrava volesse dire: “Anche io ho scritto qualche cosa su lui, mi sono messo al suo ascolto ed ho voluto condividerlo”.
E cosa ha detto l’Allamano a questi giovani? Per saperlo vi invito a leggere ognuna delle loro riflessioni che sono molto di più di un esercizio di due pagine, ma frutto di ciò che ognuno ha sentito, maturato e vissuto nella propria vita. Alcune, in particolare, vere testimonianze di vita e della propria chiamata alla vita missionaria dove l’Allamano si è fatto sentire, ha fatto breccia poco per volta nella propria vita. In questo però ho colto un aspetto interessante: l’Allamano ha parlato loro attraverso la vita dei suoi missionari, di quelli che loro hanno conosciuto nella propria parrocchia, incontro di giovani o discernimento vocazionale. Alcuni missionari hanno un nome ed un volto…per dire che l’Allamano è vivo o è stato vivo in loro ed ha parlato e continua a parlare.
In vita l’Allamano si incontrava e parlava volentieri con i missionari e le missionarie: lo faceva con le visite e le conferenze domenicali nella Casa Madre, lo faceva personalmente nel suo studio alla Consolata e, fin dalla partenza dei primi missionari, con le lettere che inviava loro. Ed è proprio da queste lettere, come uno degli studenti ha approfondito, che noi cogliamo quello che era l’Allamano per i suoi missionari, quello che diceva e scriveva loro, quello che gli stava più a cuore come padre e fondatore.
A volte sono parole di incoraggiamento, altre di richiamo paterno e altre ancora di impegno e dedizione nel proprio servizio. Come i giovani hanno ricordato, è costante l’invito ad una vita di preghiera, a fare bene ogni cosa senza fare rumore o voler apparire, a vivere come fratelli e ad essere famiglia, ad essere attenti e rispettosi verso tutti nel lavoro missionario, in particolare i più fragili, ad accettare i sacrifici che la lontananza dalla propria famiglia e la missione richiede.
Mentre li ringraziamo per il dono che ci hanno fatto, auguriamo a loro e a tutti noi che possiamo continuare ad ascoltare San Giuseppe Allamano approfondendo la sua vita, i suoi scritti, guardando alla vita dei suoi missionari e vivendo il carisma che lui ci donato. Spetta a noi ora “dire” al mondo ciò che più gli stava a cuore e dirlo con l’annuncio che porta gioia, vita piena e consolazione. La Consolata in particolare ispirava e “parlava” con l’Allamano, possiamo anche noi metterci al suo ascolto per imparare da Lei a donare Gesù al mondo.