
P. Giovanni Chiomio (1889-1979), Missionario della Consolata dei primi tempi, originario di Garzigliana (Torino), fu accolto nell'Istituto dallo stesso Fondatore nel 1906 già studente di filosofia. Venne ordinato sacerdote nel 1912. Durante la prima guerra mondiale fu arruolato come cappellano militare.
Appena congedato, il p. Chiomio partì per l'Africa, dove ebbe l'incarico di compiere parecchi viaggi esplorativi in Kenya, Etiopia e Mozambico. Rimpatriato, fu eletto consigliere generale. In seguito prestò vari servizi pastorali in diverse comunità in Italia.
Negli ultimi anni di vita si stabilì ad Alpignano (Torino) dove curò carte geografiche aggiornate dei territori di misione e ordinò gli scritti del Fondatore. Meritò molteplici onorificenze dalla Santa Sede, dallo Stato italiano e da Società geografiche per il suo lavoro missionario e per la sua attività cartografica.
Fu definito: «Discepolo appassionato del Fondatore e rappresentante fedele della tradizione dell'Istituto» e un «missionario della fedeltà e della precisione». Sua opera benemerita fu appunto la trascrizione dei manoscritti delle conferenze domenicali dell'Allamano, compiuta nel 1938 direttamente dagli originali autografi. Rilasciò pure diverse testimonianze sul Fondatore, tutte molto dettagliate e fornite da prove e documentazioni.
Riportiamo la sua commemorazione tenuta in casa madre, a Torino, il 16 febbraio 1936, nel decimo anniversario della santa morte dell'Allamano.
Amatissimo Padre, dilettissimi Confratelli,
Si compiono oggi dieci anni dacché il nostro veneratissimo Padre Fondatore ha risposto ali' ultima chiamata di Dio !
E noi ci siamo qui raccolti per ricordare assieme qualche istante della sua vita, a nostro conforto ed ammaestramento.
Finché egli viveva, il suo testamento spirituale poteva venire da lui ritoccato secondo lo spirito di Dio che l'aveva eletto, quasi risuscitandolo da morte a vita in quel memorando 29 gennaio 1900.
Il miracolo dell' insperata guarigione era realtà, per intercessione della SS. Consolata; ed a lui non restava che eseguire la promessa fatta. Fiducioso nella Provvidenza Divina e nella parola del Superiore egli si pose tosto all' opera.
Il 29 gennaio 1901 otteneva il Decreto di erezione-canonica diocesana torinese del nostro Istituto dall' indimenticabile Card. Richelmy il quale contemporaneamente lo nominava primo Superiore Generale dell'Istituto.
E lo stesso 29 gennaio 1910 dava principio alla fondazione delle Suore Missionarie della Consolata.
La nostra Regola attraverso stadi progressivi divenne forma definitiva confermataci dal nostro Padre quale suo testamento il giorno della sua morte : Vi ho dato tutto.
L' eredità paterna è fatta di insegnamenti e di opere. Ne passeremo alcuni in rassegna per nostra guida.
I - IL PADRE.
ACCETTAZIONI : Convinto che la bontà della Famiglia religiosa dipende dalla bontà dei componenti ; e questi da una prudente scelta ; e che lo spirito della fondazione persevera se vive in ognuno la perseveranza in esso : egli manifestava il grande amore che portava a questa nostra famiglia colla illuminata prudenza colla quale esercitava i suoi doveri di paternità spirituale fin dalle accettazioni dei nuovi.
Non aveva fretta ; ma badava più alla qualità che a far numero.
Accogliendo con bontà veneranda quanti a lui si presentassero per essere accettati (e preferiva vederli prima !): li esaminava sulla loro vocazione, intenzione, ecc. persuaso che « certe attitudini a fare cose poeticamente grandi, a viaggiare, a lavori materiali, non sono segno di vocazione alle Missioni, solo possono servire come mezzo quando preceda lo studio » della propria santificazione e dell'apostolato.
Dava la preferenza ai giovani provenienti da famiglie ad educazione profondamente cristiana e laboriosa.
Chi però, dopo essere stato accettato e malgrado tutti gli aiuti trovati qui, fosse venuto meno nella perseveranza : difficilmente poteva sperare di venire riaccettato perché gl' incostanti non gli davano affidamento.
CONVIVENZA : I nuovi li considera come i suoi beniamini. Voleva che fossero accolti come fratelli, che qui vi prosperasse lo spirito di una vera famiglia. Che vi fosse l'amore reciproco tra tutti : perché ? « Vi siete venuti per amore, e vi state per amore ».
Egli ha per i suoi figli missionari ogni cura affinché crescano secondo lo spirito della loro vocazione : vere speranze della Chiesa.
A questo scopo trattienesi pure volentieri con essi sia in cortile, sia in privato, che nella conferenza settimanale.
Viene abitualmente - dal Santuario della Consolata: sua dimora ordinaria come Rettore del Santuario e del Convitto Ecclesiastico - tre volte la settimana (domenica, martedì e venerdì) e difficilmente omette di venire, anzi verrebbe più spesso se lo potesse.
L' incontro del Padre coi figli è sempre così bello. Appena appare : tutti corrono a lui. I superiori locali :cooperano a formare questo spirito di famiglia con opportuni insegnamenti e — allo scopo di dare ai giovani maggior libertà — li invitano ad accorrere per i primi. Gli baciano la mano e gli fanno filiale corona dandogli il benvenuto nella loro gioia espansiva. Egli si ferma con loro, con uno sguardo osserva se sono tutti sereni. E dopo paterne parole, li lascia alle loro occupazioni. Se qualcuno attira la sua attenzione per assenza di serenità : o se lo chiama con sè in sala o ne domanda la ragione all'assistente. Poi lo fa chiamare. E tutti rimanda consolati.
Li visita pure nelle loro occupazioni, nello studio, nelle loro camerette, con tutta libertà paterna cioè senza alcun preavviso : consolato nel trovarli in ogni tempo e luogo degni dello sguardo di Dio e della loro vocazione ,a cui il Signore li ha chiamati.
Lungo la settimana talvolta ci indirizza qualche parola nello studio o in chiesa, riceve chiunque desideri parlargli ; e dà direttive opportune ai Superiori per il buon andamento della Casa o ne riceve la periodica rassegna settimanale su persone, cose, lavori, proposte, ecc. Alla domenica abitualmente vi è la conferenza.
Il Padre siede in mezzo ai suoi figli con alla destra e sinistra i Superiori, i sacerdoti e poi i chierici ed i coadiutori in circolo. Nel centro vi si pongono gli studenti; o, in loro assenza, i novizi.
E tutto questo ? - per non lasciarsi sorpassare dagli eventi ; ma giungere in tempo ad ogni cosa per il bene dei suoi figli. Se del materiale parlava poco, non la trascurava. Ma trattanaosi di una famiglia di santi, anche dalla proporzione della trattazione ci lasciava l'insegnamento di tale condizione, essendo sua massima che « il materiale era l'ultima ruota del carro ».
La conferenza si chiudeva colla sua benedizione, bacio della sua mano e parole filiali di giovani sereni attorno al Padre. E poi uno in turno od a scelta andava ad accompagnarlo per breve tratto.
La sua sollecitudine paterna era 1' interpretazione sublime del suo amore per noi. Egli viveva per noi, e per comprenderci e meglio formarci accompagnava la nostra vita.
LO SPIRITO DI FAMIGLIA; era il grande ideale suo: « Qui sono Padre ! ». E come egli lo intendesse, lo spiegherebbe anche il fatto seguente: Avvenne nel dopoguerra che un giorno i nostri studenti del Piccolo Seminario San Paolo facendo corona filiale e giuliva attorno al nostro Venerato Padre non usassero verso di lui tutti quei riguardi naturali ad usarsi da una persona adulta.. Il Direttore li avvisa. E la prossima volta gli studenti accolgono il Padre con cordialità si, ma compassati e freddi nel portamento. Colpito dal fatto nuovo, chiedeva poi spiegazione al Direttore, il quale lo informava dell' avviso dato.
— No, no ! — rispose. Non li proibisca, li lasci fare. (Quale bella interpretazione del « Sinite parvulos venire ad me! ».
Nel nostro Padre, tra i due concetti di Padre e di Superiore, abitualmente era in lui il Padre e solo quando il bene delle anime lo richiedeva, compiva il suo dovere - colla risoluzione propria delle anime grandi le quali sopratutto guardano a Dio solo.
Egli dimostrava di godere immensamente nel trovarsi tra i suoi figli e considerava bene impiegato il tempo passato con essi. « Ho sempre qualche cosa da dirvi, e ne ho il dovere e il potere come superiore, e la parola del Superiore ha una forza speciale benedetta com' è da Dio .
Da questo, quella corrente di amore pel nostro Padre che ci portava per riflesso a trovarci bene in questa Casa, ad amare l' Istituto, le sue Regole e quindi ad attuare un profondo attaccamento alla nostra vocazione.
Nè questo tratto paterno gli faceva punto perdere della nostra venerazione! Tutti quelli che lo videro, possono farne solenne testimonianza.
A questo spirito formava i suoi collaboratori, ed all'assistente degli studenti nel proponimento degli Esercizi Spirituali del 1912 annotava di sua mano: « Ripassare ogni giorno tutti i nomi, pensando al loro carattere, difetti, e profitto, e dicendo a ciascuno ogni settimana una parola durante la ricreazione ». Si trattava di un' attenzione amorevole verso tutti, affinché nessuno avesse anche solo I' impressione di essere trascurato, dimenticato. E ad un anno di distanza già si notavano i risultati : « va producendo — tale metodo — buoni frutti « formazione, confidenza e contentezza nei giovani); bisogna che tutti possano credersi i beniamini ». Ed insisteva : « É necessario farlo questo lavoro (cioè dire ad ogni giovane una parola in privato), anche se non se lo meritassero: con questo si giunge ad acquistarne la fiducia ed a far si che si aprano con libertà coi loro superiori ».
LE LETTERE. - Esse dovevano costituire il centro delle attenzioni paterne a quelli lontani. Esse difatti erano ripiene di quanto abbondava nel suo cuore di Padre.
Egli mostrava di apprezzare le loro lettere averne vivo desiderio, e si esprimeva :
Nel 1908: « Lo scrivermi spesso più che un obbligo dovrebbe essere un bisogno del cuore l' aprirsi sovente a chi vi ama qual padre, e che sente da parte sua il bisogno di condividere le vostre gioie e le vostre pene, e di darvi quei consigli che gli suggeriscono l'esperienza propria e le grazie dell'ufficio ».
Nel 1912: leggiamo : « Ti ripeto: coraggio, e pensa ch'io ti amo, anche perché coi voti perpetui sei mio figlio perpetuo. Scrivimi spesso ».
Nel 1916: « Tutti ed io in particolare soffrii per la tua improvvisa ed ignota partenza; ebbi l'emicrania per qualche giorno, e dovetti perciò lasciare domenica scorsa di celebrare la santa Messa. Il Signore volle che partecipassi al tuo dolore... „Gesù però è buono e può, venire nel nostro cuore anche più che spiritualmente come a certi santi : compenserà poi certamente alla nostra fame con doppia e più razione nelle altre sante Messe. Intanto vedi la santa Volontà di Dio, che ti consolerà e trarrà dal male il bene ».
Nello stesso 1916: nella circolare ai missionari soldati scriveva : « confermando colla autorità delle disposizioni della S. Sede che vuole nei religiosi una frequente corrispondenza epistolare coi loro Superiori tenendoli informati della loro vita religiosa ».
Ancora nel 1916: « Il tuo silenzio non mi piace, e mi fa temere. Scrivi più sovente. Noi ti ricordiamo sovente e preghiamo tanto per te la SS. Consolata che ti sostenga e ti consoli ». E prima di spedire vi aggiunge all'ultimo momento un poscritto : « Ricevo proprio ora la tua, e ne godo per le buone notizie. Continua con coraggio, e Dio, ti benedica ».
Perché questa sollecitudine? Per il motivo confermato dalla esperienza che chi allentasse le sue comunicazioni con la Casa Religiosa sua era indice purtroppo assai sicuro che si starebbe maturando la defezione dalla medesima.
Dal compianto Ch. Baldi nel 1917: « Non so se al giungerle di questa mia sarò ancora vivo ; in ginocchio - le domando la sua santa benedizione ». - e si che la paterna benedizione l' ebbe in tutti i giorni, e più volte al giorno ».
Nel 1920: « Sempre coraggio in Domino, conservando e propagando il buono spirito fra i Confratelli. Prima santi voi, poi bene ai neri : in tutto N. S. Gesù Cristo. Ti benedico di gran cuore ».
Nel 1923: « Mi rincresce di non poter rispondere alle vostre care lettere: scrivetemi tuttavia, e se non potrò scrivere raccomanderò al Signore i vostri bisogni. Mi servirò dei vostri Angeli Custodi per farvi giungere i miei pensieri e desideri... Non dimenticate mai il fine per cui siete costi, e la mercede magnanimis che vi aspetta dopo pochi anni nel bel Paradiso. Vi benedico paternamente ai piedi della nostra Patrona. Aff.mo in Gesù Cristo ».
LA PORTATA RELIGIOSA ED APOSTOLICA. - la magnifica aureola a questo spirito di famiglia era, come egli si espresse fin dal 1907, che o i singoli membri fossero più uniti fra loro in carità e cosi pure perché non fossero abbandonati in balia degli eventi ».
E ciò con una irresistibile conseguenza apostolica. Se incontreremo malattie... i fratelli ci aiutano; se la
morte, essi. saranno i nostri successori ; se le opere sono iniziate, essi ne saranno gli affezionati continuatori.
I privati hanno i loro rischi, debbono pensare a se stessi, alla loro vecchiaia, ecc. I Missionari della Consolata hanno l'appoggio della loro Congregazione: e da ciò quella dedizione più schiettamente apostolica: Relictis retibus et 'patre, statim secuti sunt eum !
Ecco che cosa significa nel disegno del Padre: appartenere a questa famiglia religiosa, avere un Padre ! Si può essere più apostoli !
II - L' EDUCATORE.
Ad imitazione dei santi, seguendo l'insegnamento del Divin Redentore, egli voleva che nell' educazione i suoi figli, chiamati dalla fiducia paterna a collaborare vi portassero in questo un alto senso di responsabilità e di umiltà propria dei veri « educatori di anime ».
Tracciava ad essi chiare direttive.
Ogni superiore si valesse dell'opera dei suoi subalterni pel buon andamento della Casa. Che egli sia informato di ogni cosa e da lui si ricevano le direttive : come praticava egli stesso in vita. Ma poi lavorino tutti nel loro ufficio dando esecuzione pratica alle medesime secondo le norme della prudenza, della carità, per il bene delle anime nello spirito di benintesa collaborazione evitando i due scogli o di eccesso (quasi indipendenti) o di difetto (quasi automi).
NESSUNA IMPROVVISAZIONE. Ecco: Dare l'opera nostra secondo le disposizioni di Dio.
Come fece egli per le Costituzioni dell' Istituto. Premise l'abbozzo di esse nel 1890. Lo ritoccava e riduceva in forma esecutiva nel 1901. Lo migliorava nel 1909.
Lo presentava per l'approvazione definitiva alla S. C. de Propaganda Fide nel 1923.
Simile procedimento usava in un ramo, benché assai minore, ma per questo più controllato nel suo divenire: il Regolamento del Piccolo Seminario S Paolo.
Iniziato coi primi sette alunni il 2 novembre 1908, non gli diede che l'orario della giornata e delle scuole. Per il resto: oltre la legge di Dio, nessuna regola scritta. Ma, diceva, le disposizioni le darò poco per volta e l'assistente ne prenderà nota per l'esecuzione.
Passarono così cinque anni (1908-1913). E fu solo il 2 ottobre 1913 che, fissata la traccia del Regolamento, invita a coordinare su quella tutte le norme di carattere permanente ricevute fino allora, basate sull'esperienza. Poi egli esamina l'abbozzo, lo rimodella, lo corregge, amplia e traccia in fine di suo pugno il Primo Regolamento composto di soli 17 articoli tutti scritti di sua mano, e di cui esiste l'originale.
Tali norme, basate sull'esperienza, si dimostrarono sagge ed improntate allo spirito che intendeva infondere nell'anima delle tenere vocazioni ali' apostolato. Egli non aveva fretta !
Ed in ottemperanza a questo principio voleva che i suoi collaboratori anche minimi fossero lenti a prendere delle disposizioni. Quando poi si ordina una cosa, non transigere, ma farla eseguire, dolcemente e con fermezza. Ciò é indispensabile per la solida formazione dei giovani.
I giovani fiacchi non erano molto apprezzati. Egli preferiva quelli sullo stampo dell'Apostolo S. Paolo : umili, attivi e generosi ad un tempo. Veri servi operosi della Chiesa !
Ed a questo si ispirava nello scegliere tra tanti San Paolo a patrono delle nostre Scuole Apostoliche o Piccolo Seminario S. Paolo, affinché sul suo esempio da lui ricopiassero in un colla santità e la scienza, la instancabile sollecitudo ecclesiarurm!
E neanche questo lo assegnò subito, ma dopo sette anni dall'inizio, cioè il 2 novembre 1915 ; poi la sera del 26 novembre 1915 fissa la pratica quotidiana in onore di San Paolo.
Ed ancora, mentre da principio la nostra Scuola Apostolica era semplicemente detta « collegio », il 5 dicembre 1915 lo cambiava chiamandolo Piccolo Seminario San Paolo. E fissava che i giovani non fossero detti « Paolini », ma semplicemente delle Missioni della Consolata.
METODO PREVENTIVO. - Egli guardava alla santità della vita dei suoi figli : indispensabile per tutti i cristiani, per salvarsi; e più per l'apostolato tra le genti. Egli illuminato dallo spirito di Dio proporzionava a onesto la sua sollecitudine.
Voleva che quanti lo coadiuvassero nell'educazione vivessero di questa santa sollecitudine per le anime.
Ben sapendo che se santa è la Casa, santa la Regola, santi essi: vi ha uno che non è santo, il demonio! Per questo il suo amore veglia sui suoi figli come l'aquila difende i suoi piccoli sotto le sue ali !
Non voleva assolutamente che attendessero che il demonio avesse fatto strage di anime per correre ai ripari : NO !
Ecco: essere di valido auto ai giovani per conservarsi e migliorarsi nella santità della vita: coll'esempio, colla parola, colla vigilanza, coll'amabilità che fa tornare gradita la presenza, coll'avere sempre qualche cosa di nuovo da dire ad essi, ma che li elevi, che li porti a gustare la bellezza della loro vocazione. Essi se lo attendono dai loro educatori.
Egli era favorevole ed inclinava ad una vigilanza piuttosto stretta per motivo che egli dice: (nel 1910 Esser meglio prevedere, e non esser poi in seguito obbligati a raggiustare disgusti, cattive azioni, ecc.
Ed a conferma di questo citava anche l'esempio di una persona che aveva dato gravi disgusti alla Chiesa da perdere il senso morale. Eppure era stata educata in una Casa ecclesiastica. Incontrata un giorno ed interrogata da Mons. Gastaldi : Come mai essa educata da quel buon Superiore tanto santo, e del quale se - scrisse persino la vita, fosse poi riuscita tale?... E si ebbe questa risposta: Egli pregava tanto di cuore... che non si accorgeva neppure... e mentre egli era in chiesa che pregava, noi ci prendevamo le nostre libertà a dispetto della Regola.
Se fosse avvenuto che per un insieme di circostanze sviluppasse un disagio tra dirigenti e diretti, avvertiva di sospendere ogni azione e di pazientare per evitare difetti contro la carità, riservandosi di intervenire i direttamente e paternamente, ridonando a tutti la pace colla sicurezza dell'azione.
Se si fosse manifestata una spiccata mancanza di 'rito religioso, non sarebbe indietreggiato di fronte la necessaria decisione.
SANTITA' E SPIRITO DI FAMIGLIA : voleva che ero alla base della giornata dei suoi figli, e li esortava alla sincerità, al rispetto per le cose altrui, ed al candore della vita : gli alunni che ne mancassero, diceva, non sarebbero fatti per noi. Questi difetti sarebbero deleteri dello spirito di famiglia improntato alla reciproca fiducia, ed alla santità della vita.
Anche a quelli che restano e che egli paternamente a, usa la delicatezza di evitare loro la scossa troppo lenta. Nessuna clamorosità o pubblicità accompagna uscite o dimissioni, che sempre avvengono circondate a sua profonda carità evangelica, atta ad illuminare erranti ed a consolare gli afflitti. A tavola per parecchi giorni si continua a preparare per essi il posto quasi ancora siano attesi. Poi poco alla volta si discontinua ed al dubbio sottentra la certezza della loro uscita.
Se una classe non lo soddisfacesse nel complesso ? ma vi sono alunni buoni che si scoraggerebbero se si procedesse ad una dimissione di molti : che fa ? Non essendovi il pericolo morale, pazienta e - maturati i tempi - riterrebbe l'alunno che promettesse bene e lascierebbe in libertà gli altri.
Metodo preventivo dunque tanto per evitare il male, quanto per prepararli al bene, al miglior bene.
LE CONFERENZE SETTIMANALI. - Queste mirabili conferenze (che si augura possano un giorno costituire - assieme ai più ampi resoconti verbali, ed integrati dalle direttive date in privato, nella corrispondenza e nella narrazione dei fatti osservati nella sua vita - la lettura spirituale quotidiana nostra) attuano in pieno questo suo metodo preventivo. Esse ci portano passo passo a quella formazione religiosa ed apostolica senza sottintesi, dall'obbedienza alla mortificazione, dalla umiltà alla laboriosità, dalla sofferenza allo zelo per le anime, anche a costo di abbreviarci la vita nell' adempimento generoso dei nostri doveri.
Il suo dire è alla buona, parla ai suoi figli che tanto ama, e tutto è improntato alla più grande bontà paterna.
Egli le teneva ora a tutta la Comunità riunita, ora ai singoli per argomenti più adatti o riservati a loro, ora in parte separati e poì li radunava tutti assieme per un insegnamento generale a tutti.
E questo gli forniva il modo di dare a tutta la sua famiglia spirituale quei mezzi di santificazione richiesti ,dalla loro vocazione, che egli adempiva come un suo sacro dovere di superiore e padre ; e che affidava alla pratica diligente dei suoi figli affinché nel giorno del Signore tutti avessero a trovarsi felici delle loro azioni.
ALCUNI INSEGNAMENTI PATERNI. - Lo studio dei giovani (carattere, salute, qualità, ecc.) è cosa indispensabile per una retta formazione. Non tutti vanno presi allo stesso modo. Bisogna rivolgere specialmente l'osservazione nello studiare i caratteri onde trattarli conformemente a questi.
Ai giovani occorre insegnare. Si vede che molte cose le fanno per ignoranza, e - avvertiti - compiono sensibili progressi.
Sapere attendere il momento opportuno per svolgere la propria azione. Un momento di calma, un incontro casuale, il saluto di un giovane possono costituire-occasioni adatte per giungere gradevolmente fino all'anima sua e poterla lavorare con successo, colla benedizione di Dio. Condurli bene: 1' attenzione deve essere rivolta ad aiutare i giovani a fare il bene. Con discrezione avvisarli dei pericoli, o meglio allontani da essi senza che neppur se ne accorgano. Non mettere peccato dappertutto: non è questo il sistema ; ma sull'esempio dei santi, incoraggiarli all'imitazione.
Non lodarli pericolosamente: se l'apprezzamento dei talenti dei giovani è cosa equa; è invece assai dannoso il lodarli imprudentemente. Potrebbe essere il principio di irreparabile rovina. Imparino piuttosto a rendere grazie a Dio dei doni ricevuti, e con profondo senso di fedeltà renderli fruttuosi secondo i voleri di Dio. Giovani gonfiati da lo li fuori posto od esagerate possono perdere di vista il principale della vita.
Provvedeva ai giovani i calendari agiografici, affinché vi potessero leggere ogni giorno la vita di un santo. Nel 1908, primo anno del Piccolo Seminario San Paolo, la lettura spirituale, per metà era costituita dal racconto della vita del santo del giorno, dietro sua direttiva, a cura dell'assistente.
« La lettura spirituale è un cibo solido che si mette in bocca --- ci diceva —; la meditazione lo mastica ; l'orazione vocale lo digerisce e lo rende fruttuoso ».
Egli stesso narrava il fatto di S. Girolamo al quale apparve Gesù, e gli domandò chi egli era. Rispose : Sono cristiano ! - Il Signore replicò : No, non sei cristiano, ma ciceroniano ! - e lo fece punire. Perché ? Pel fatto che leggendo egli la S. Scrittura, non piacendogli troppo il fraseggiare semplice di essa, prendeva tra mani un'opera or di Plauto or di Cicerone e si dilettava più in questa lettura che in quella, e ciò avveniva spesso.
Il nostro Padre voleva che, ad imitazione di S. Efrem, traessimo frutto di virtù alle anime nostre dalle letture che facciamo : Pingebat actibus paginam quam legebat!
LETTURE. — Libri buoni e formativi, « libri di buona lingua, istruttivi e di buono spirito cristiano »: erano le sue paterne indicazioni.
Quegli altri libri, adatti per giovani secolari, o indifferenti, o frivoli : non fanno per noi ! Non li voleva vedere tra le mani dei suoi figli. (Non si parla di libri proibiti, pei quali ogni cristiano deve avere orrore). Da siffatte letture o notizie o contatti col mondo : sareste infervorati alla virtù, oppure preghereste meglio ?.... Dai frutti si conosce l'albero. Ed il Padre tanto colla opera sua diretta che con quella dei suoi collaboratori usava i mezzi per prevenire siffatto pericolo, perché egli voleva raccogliere buoni frutti. e solo buoni frulli tra i suoi figli.
Contava molto sull'opera degli insegnanti. Ad essi dava la direttiva che il loro insegnamento portasse l'impronta non solo dell'erudizione arida, ma pure il calore della sapienza divina, ossia la realizzazione dell'insegnante religioso-missionario che istruisce degli aspiranti religiosi-missionari.
PER GLI STUDI. - Godeva che i suoi figli fossero eruditi; ma per tempo li metteva in guardia contro i pericoli della vana scienza. E citava a noi dal Card. Dona:.
Temperanter studes, si propter ipsum studium nullam orationem oinittas, nullam ragulam tui statuti; si saepe inter studendum, ad lumen aeternum confugias et ad Deum a creaturis ascendas.
Voleva che accompagnassero allo studio lo spirito elevatore proprio di un animo che i serve di tutti i mezzi per giungere e restare con Dio. Per es. studiando nn autore pagano, e trovandovi gioielli di verità, con-,chiudere : se questo pagano ha scritto cosi bene, come avrebbe detto meglio se egli fosse stato cristiano !
Altra volta diceva: nello studio per es. della Sacra Scrittura sono necessari tutti quegli elementi scientifici della data, luogo, persone, lingua in cui fu scritto quel libro, ecc., delle obbiezioni e come rispondere ad esse,. ecc. Ma fermarci qui sarebbe troppo poco. Riscaldiamoci l'animo con qualche verità contenuta nel libro santa che studiamo. e cosi non lasciare digiuno l'animo nostro. Anzi sulla guida di questa parola divina, non solo acquistare erudizione, ma e più santità.
LA DISCREZIONE DELL' INDAGINE era un punto-sul quale insisteva. Chi alla scuola si abitua a guardare 'più alle obbiezioni da fare che a studiare, finirà col dubitare poi su tutto e ad esporsi a tante tentazioni contro - la fede. E ciò è segno di orgoglio che non può portare buoni frutti.
IL RISULTATO DELLE VOTAZIONI DEGLI ESAMI: egli lo faceva precedere da una duplice considerazione:
1) che il primo voto lo dovessimo attendere dal Signore, che tutto vede ; e che tutti mirassimo ad ottenere dieci dal Signore per diligenza, rettitudine di intenzione, ecc. E poi : 2) Per i voti dati dai professori, ognuno s' impegnasse a conseguire i voti in proporzione -coi talenti ricevuti da Dio.
Tra i singoli membri della famiglia nostra religiosa l'abbiamo udito spesso ad esortarci a preferire le conversazioni con fornai alla nostra vocazione. E paternamente spiegava che non potremmo essere missionari secondo il cuore di Dio se trovassimo insormontabili difficoltà, o provassimo rispetto umano a parlare dell'argomento centrale del nostro apostolato e della nostra vita religiosa.
E tanto gradiva ed incoraggiava le correzioni fraterne: esse sono per la vita ! Non sempre si è accanto al superiore ; ma quasi sempre si è con un confratello. I soccorsi materiali si impongono ? Va bene; ma gli aiuti spirituali sono ben più indice del vero spirito religioso della famiglia apostolica.
Non basta: occorre avere il senso della proporzione nelle cose. Non vedere solo i difetti nel nostro prossimo; ma anche, e più le virtù. E ci citava S. Giov. Berchrnans che vedeva tutto bene nelle comunità.
PER I LAVORI MANUALI : l'amore ad essi lo considerava come un segno di vocazione apostolica. Esercizio di umiltà, di povertà, dì formazione, e forse indispensabili un giorno per procurarci un tetto ed un tozzo di pane per sfamarci.
Tutti dare il nostro contributo allo spirito di famiglia del nostro Istituto: non solo sentirlo nel nostro cuore, ma dimostrarlo. Quanto egli volesse questo, l'abbiamo udito. Quanto lo praticasse, pure. Ecco la scuola paterna ! Ognuno secondo lo stato suo vi contribuisca efficacemente. Non avrà fatto che calcare le orme paterne. E questo è schiettamente filiale !
VERSO TUTTI I FIGLI DI QUALUNQUE ETA' O UFFICIO : egli esercitava la sua sollecitudine paterna, perché anche se già preparati od anche veterani della vita apostolica: vi sono sempre altre gemme da aggiungere alla corona nostra, e vi sono sempre dei pericoli da superare.
E poi chi potrebbe essere sicuro di essere già tanto, preparato per la vita futura ?
In questo troviamo la spiegazione della sua continua opera verso tutti : è il paire di tutti ! Dei giovani, per animarli; degli adulti, per dirigerli ; degli anziani, per perfezionarli; e dei benemeriti dell'Istituto per renderli realmente i « santi » del cielo. Ad ognuno doveva essere facilitato l'esercizio della perfezione religiosa, nella pratica della virtù, osservanza religiosa, santità di vita.
Pér questo lo vediamo e lo leggiamo aver egli con tutta libertà paterna sempre tenuto presente a tutti: l' ad quid venisti ! (perchè si è fatto missionario della Consolata ?) Affinchè mai si infiltrasse tra i suoi figli il rispetto umano, i riguardi mondani, lo spirito borghese » a danno, a distruzione dello spirito religioso.
Che la giornata dei suoi figli sia santa, non puramente umana !
Ad un religioso, diceva, non occorrono troppe ragioni che farebbero torto alla sua professione; ma piuttosto meno ragioni, e più spirito di Dio da intensificare-la vita soprannaturale con un continuo crescendo di vera perfezione sulle orme dei santi !
Oh! no!. non si dà emancipazione mai, in fatto di osservanza, di obbedienza, di delicatezza di coscienza, di umiltà, di instancabilità nelle vie di Dio : come soldati' del Signore
E 1' insegnamento del Padre fu di parole e di opere-con un crescendo continuo fino al giorno della chiamata di Dio, coronatrice della sua santa vita.
III- L'ASCETA.
IL SUO SPIRITO DI PREGHIERA. — Molti tra 'noi lo ricordano, ed incancellabile rimarrà nella loro memoria la figura del nostro Padre e modellatore di anime apostoliche, quando pregava.
Nella posizione sua vi era nulla di straordinario materialmente ; ma quello che sorprendeva era l'aureola di bontà, di fiducia, di amore che si aveva la, gioia di osservare in lui in una calma di paradiso.
Lo spirito (14 preghiera in lui era sempre oandato` crescendo ! La devozione alla SS. Vergine Consolata era filiale. L' amore a Gesù Sacramentato superiore ad ogni -elogio e traspariva dal suo volto quando ne parlava.
Nel settembre 1909 ci narra : « Andati in S. Pietro a Roma, ci portammo subito all' altare del SS. Sacramento e quivi pregammo molto domandando a Gesù che vi faccia tutti suoi devoti, ché questa devozione -deve essere caratteristica dell'Istituto: difatti il Ven. Olier diceva che per far buoni preti si facessero questi molto devoti del SS. Sacramento ; e se questo lo si dice dei Sacerdoti, quanto più lo si deve dire dei missionari ».
Dalla SS. Consolata che egli amava chiamare LA FONDATRICE dell'Istituto : tutto si attendeva. E per -questo volle che nell'Istituto vi fosse in onore della Celeste Madre la recita quotidiana dell'Ufficio della Madonna della Consolata, introdotto fin dagli albori del-- l' Istituto e migliorato e costituito nella forma attuale ,nel 1919.
Questa sola preghiera egli chiama la preghiera propria o per eccellenza dell'Istituto. La recitano i chierici ogni giorno, la recitano i coadiutori e gli studenti nelle feste. La possono recitare lodevolmente anche quelli che o sacerdoti o coadiutori o per devozione o perché inabili al lavoro (hanno maggior tempo) vogliono fare un omaggio filiale alla Vergine, nel nome della quale il nostro Padre soventissimo chiudeva le sue lettere e dal cui sguardo attingeva copiose benedizioni per sé e per i suoi figli lontani. Vantaggiosamente poi la reciterebbero quelli che avessero bisogno, di speciali grazie dalla SS. Consolata.
Ho grande fiducia — scriveva — in questa preghiera per i bisogni e la prosperità dell'Istituto. Desidero che si reciti da tutti possibilmente.
Nel recitare 1' Ufficio della Madonna voi pregate per voi, per la Chiesa ; ma in quest'atto specialmente pregate per l' Istituto, quali membri del medesimo lo rappresentate davanti a Dio ». Diceva ai suoi figli che recitando bene 1' Ufficio della Madonna: essa era impegnata a provvedere ala no-atri bisogni, e se fossero venute meno le offerte, essa vi avrebbe provveduto facendoci inviare le pagnotte belle e fatte.
Dagli esempi che ci portava per animarci a recitarlo e recitarlo bene, egli si ripromette dalla sua recita: a) la stabilità dell'Istituto e dell'osservanza senza posteriori riforme ; b) la prosperità dell' Istituto secondo il suo fine ; c) le grazie che più sicuramente vogliamo impetrare dalla SS. Consolata. Ed il 30 aprile 1911 ci esortava alla recita dell'Ufficio della B. V. Maria: recitatelo volentieri, è tanto accetto alla Madonna !
Racconta S. Pier Damiani che in un monastero oltre l'altro ufficio, dicevano anche questo. Un giorno decisero di lasciarlo, ed allora piombarono su quel monastero grandi tribolazioni : ricercata la causa di tante sventure, sospettarono fosse questa; ripigliarono l'ufficio ed in poco tempo tutto fu a posto ».
E la REGOLA stessa lasciataci sta a costituire il frutto di molte sue preghiere, tanto che egli nel presentarcela poteva scrivere: « Questo vi posso assicurare, che ogni singola regola, e non dubito di, dire ogni singola parola, fu oggetto di serio studio, di lunghe considerazioni, e specialmente di molte preghiere».
LA VIGILANZA SOPRA SE STESSO: era continua e non solo umana ; ma improntata alla santità della vita.
Egli ebbe a "confidarmi un giorno paternamente in conversazione privata a S. Ignazio, ove era venuto a trattenersi qualche tempo colla sua famiglia missionaria: Che ogni volta che da Torino veniva a S. Ignazio, salendo il sacro monte recitava il Veni Creator per 'ottenere dal Signore la grazia di non dare nessun cattivo esempio ai giovani, anche con semplici azioni involontarie.
Tutti ì testimoni ocuialì ricordano come il suo portamento fosse semplice e nobile ad un tempo, senza alcuna ricercatezza : modi che nella loro semplicità veneranda ci edificavano.
Ed il suo parlare talvolta toccava questo punto, ed era mirabile per le direttive sagge e delicate che instillava nei nostri cuori.
LA SUA GIORNATA : era quella dell'uomo veramente apostolico. Vi si leggeva in atto la instancabilità di quest'anima di sacerdote e di padre realizzarsi nel-l' attendere a tante cose, fare tanto bene. E' solo di poco tempo fa che un dottore (dell'ospedale oftalmico) di Torino parlando coi nostri missionari ebbe a dire : « Ah! voi siete i missionari del Can. Allamano. Anch'io mi sono confessato da lui ! ».
gli aveva in continua attuazione il principio: « fare anigto e dire il meno possibile » secondo il suo detto: Il bene non fa rumore, e il rumore non fa bene. Era nemico della clamorosità umana, proprio come vuole il santo Vangelo, per ricevere dal Maestro Divino la ricompensa completa.
E se il demonio tentasse di fare tralasciare l'opera perché porta al successo e quindi alle inevitabili lodi, ecco come si esprimeva: « Uno spirito debole lascierebbe '.stare, ovvero direbbe qualche strafalcione; ma no, noi dobbiamo fare le cose bene, e quindi facciamole, ma procuriamo allo stesso tempo che la nostra mente sia sempre fissa in Dio e non declini ad altro oggetto ».
E come resisteva a tante fatiche? Ecco : non precedeva la stanchezza con preventivi riguardi di comodità. Quante volte veniva all'Istituto, e dallo strisciare dei piedi (cosa insolita in lui) ci accorgevamo che non stava bene, che era stanco. Ma da lui non una parola al riguardo. Operoso servo del Signore fino all'impotenza!
LA MORTIFICAZIONE DEI SENSI. — Quanti riguardi si sarebbe usata una persona della sua condizione con minore spirito di Dio. Anche il decoro della persona, ecc. (e le ragioni non mancano mai in tali casi per giustificare misure favorevoli all'amor proprio !). Ebbene egli non assunse mai una posa di prestigio. Lo dimostra la grande gioia, che provava nel trattenersi con ogni ceto di persone, tanto sacerdotalmente alla buona. Ma non ne aveva bisogno d'altronde. Vi possedeva egregiamente la veneranda canizie, lo sguardo _modesto e penetrante improntato ad un senso di vita soprannaturale, la semplicità delle sue esigenze nel vestito nel taglio, nel mobilio della sua cameretta-studio dove ci riceveva, ed anche nel dettaglio del non-uso dei guanti, nel vitto, ecc. che ci dimostrano di che cosa egli -,nutri9se i suoi sensi.
Se poi si poneva orecchio alla sua parola, vi si coglieva l'accento della persona pratica in fatto di mortificazione, e come senza di essa tutto il resto poco 'o nulla conti nelle vie di Dio.
Ci incoraggiava a praticarla, anche sull'esempio dei Benefattori nostri, che mettono assieme le loro offerte con un'addizione di tante « rinunzie ». Essi si contentano nei disagi... ma é pel Signore, pei suoi missionari. E la SS. Consolata, per bocca sua, ci apriva sott'occhi questo magnifico libro della edificazione cristiana.: La Madonna gradisce il loro dono, ma, per invito del nostro Padre, ci esorta ad avere almeno altrettanto spirito di mortificazione nell'uso di queste cose, e nell'apprezzare al giusto grado la grazia di Dio.
Ed al portamento ecclesiastico austero e paterno accoppiava le finezze evangeliche di amabilità verso le anime. Godevano i suoi tratti paterni tutti i suoi figli, ma specialmente i più piccoli che in lui ricordano il padre, il consolatore e la guida sicura.
L' ESSENZIALE PER L' IMMANCABILE SUCCESSO. -- Ma donde quella sicurezza nel guidare le anime? donde il successo ?
Se interrogassimo altri che lui, le risposte potrebbero magari peccare di pluralità di soluzioni; ma da lui, ormai prossimo alla corona leggiamo la rivelazione: Se il Signore benedì molte opere cui posi mano, da eccitare talora ammirazione, il segreto mio, fu di cercare Dio solo e la Sua santa volontà, manifestata dai miei Superiori ».
Esercitato praticamente e continuamente in questa vita di alta mortificazione spirituale, attuava la fondazione del nostro Istituto seguendo la norma di vita :
Niente contro l' autorità, niente senza l' autorità, Mio coll'autorità » e si garantiva cosi l'efficace benedizione di Dio.
IV - L' UOMO DI DIO
SI HA A CHE FARE CON UN SANTO ! — Fin dal primo incontro con lui si riportava l' impressione di avere a che fare con un santo. Anche i nostri genitori, già persone mature ed avvezze alla vita, ne rimanevano favorevolmente impressionati.
Egli all'accettarci ci diceva di volere da noi come condizione — le due dita della nostra fronte ossia, r incondizionata nostra dedizione alla volontà di Dio.
E poi poco alla volta comprendevamo il giusto significato di quelle « due dita » e nella pace della grazia di Dio le nostre anime quali fiori freschissimi aprivano le loro corolle a ricevere la rugiada delle benedizioni divine.
LA SANTITÀ DELLA VITA. — Ma la prima impressione non avveniva di svanire in progresso di tempo, anzi la nostra venerazione per lui si accentuava.
Egli aveva fatto e stava facendo la volontà di Dio personalmente intraprendendo e continuando 1' opera' dell' Istituto con un bel mazzo di sollecitudini, di tribolazioni inseparabili da un' opera come questa.
Una cosa egli ci chiedeva, e questa sola lo consolava: la santità della nostra vita.
Teneva per sé le tribolazioni, si faceva ogni giorno più povero per 'noi. E ad un confratello ebbe a dire un giorno: « Fintanto che avevo ancora un pezzo di cascina pareva che la Divina Provvidenza rallentasse l'opera sua : ma quando ho dato tutto quello che avevo, riducendomi alla povertà: Oh ! allora la Divina provvidenza ha sempre largheggiato ! »
VIR CONSILIORUM ! — Per citare solo qualche fatto: Mons. Giuseppe Gamba, Arcivescovo eletto di Torino, il 28 dicembre l923 gli scriveva del « bisogno di conferire con Lei e di pregarla dei suoi preziosi consigli,».
di questi ultimi anni il rilievo di Mons. Milone, Vescovo di Alessandria, che il Can. Allamano era un « uomo di consiglio » . E poco tempo prima, alla morte sua, 1' Emano Card. Gamba fu udito dire : « L'Allamano. era un vero uomo di consiglio e se ne risentirà molto la scomparsa ! ».
Egli era consultato da tante persone del Clero e del Laicato ; ma riservava le sue paterne attenzioni ai suoi figli.
Vicini a lui, ci trovavamo bene. La paternità di Dio per mezzo suo si effondeva su di noi che da lui vnivamo illuminati e confortati a compiere la volontà. di Dio.
PADRE DELLE ANIME NOSTRE. — Tale lo festeggiavamo a San Giuseppe, felici di poter deporre nelle sue mani la nostra lettera confidenziale (recante sopra il solo nome dello scrivente). Lo stesso facevasi per i propositi degli Esercizi Spirituali annuali.
Ché cosa gli dicevamo nella lettera? Potevamo dirgli *tutto, lasciando solo i peccati.
Egli leggeva i nostri scritti, li benediceva, e ce li restituiva personalmente ad ognuno con quelle osservazioni paterne atte a guidarci alla conquista della virtù verso la meta apostolica.
Da tutto questo ne uscivamo migliorati. E perché ? Egli era il Padre datoci dal Signore e dalla SS. Consolata a nostra guida e lo amavamo ed ascoltavamo-come il Padre delle anime nostre.
QUALE SOLLECITUDINE PER I POVERI PECCATORI : specie per quelli che avessero calpestato tradendo gli obblighi della loro vocazione ? Ne invitò una volta uno — che, bello ingegno, era stato imprudentemente lodato, ed aveva perso I I testa! — a venirlo a trovare qui all' Istituto. Egli venne, e nelle solennità pasquali gli scrisse una bella lettera in cui dimostra-vagli molti buoni sentimenti. Ebbene ! quel poverino diceva che prima non sapeva più lui come fare... tutti « a l'anscarpisame! » (cioè tutti mi hanno schivato o-detto male di me) e questo lo aveva gettato in un profondo abbattimento morale.
Anche questi poveri infelici, se trovano una mano amica, danno speranza di ritorno. E di fatti mi disse di averne già salvati altri.
Così egli in pieno esercizio della sua missione tra le anime si avviava al tramonto della sua vita terrena. Ma le opere sue non tramonteranno in cielo. ed in terra continueranno ad essere luce e guida alla santità di tutte quelle anime che fedeli risponderanno in questa sua famiglia alla chiamata di Dio.
Audi, fili mi, et suscipe verba mea, ut multiplicentur tibi anni vitae. — Viam sapientiae monstrabo tibi, ducam, te per sem itas aequitalis : — Quas cum ingressus fueris non arctabuntur gressus lui, et currens non habebis offendiculum. — Tene cli.sciplinam, ne dimittas eam; custodi illam, quia ipsa est vita tua. (Prov. iv, 10-13).
« Figliuol mio, ascolta e fa conserva delle mie parole, affinchè si moltiplichino gli anni della tua vita. — Ti indirizzerò per la via della sapienza, ti condurrò nei sentieri della giustizia : — E quando in essi sarai entrato non troverai angustia ai tuoi passi, né inciampo-al tuo corpo. -- Tieni costante la disciplina, non 1' abbandonare: serbala intatta, perché ella è la tua vita ».. (Martini).
V – CONCLUSIONE.
L' ADDIO DEL PADRE AI FIGLI. — Dieci anni -or sono, mentre i suoi figli -- I MISSIONARI DELLA CONSOLATA - erano stabiliti in diverse Case in Italia e nelle numerose stazioni delle Missioni di Nyeri, Meru, Kaffa, Iringa, Nairobi e Zambesia, il Signore misericordioso -chiamava il nostro Padre alla pace dei giusti, e tutti i presenti in Casa Madre ricevevano per se e per tutti i Confratelli lontani e futuri la benedizione paterna.
ATTRAVERSO IL DECENNIO. — Fino allora abituati a ricevere le sue lettere da quella mano sua sempre elevata a benedirci : da quel giorno incominciammo a guardare con più insistenza al cielo, nella dura vita apostolica, intrecciando al nostro dolore — segno di indicibile pietà filiale — 1' adempimento del mandato ricevuto : Andate, predicate alle genti l'ora di Dio !
Questi dieci anni ci hanno fatto assistere all'opera della mano del Signore ! — Crollati appoggi umani creduti indispensabili ; ma da Dio dimostrati dispensabilissimi — Le grazie celesti hanno moltiplicato le nostre limitate energie confermando luminosamente il suo testamento :
« Siate ubbidienti ed ii successo sarà vostro -- Credetemi ! 1' ho sperimentato... e... poteva dire esistenza dell'Istituto e la sua dilatazione sono il felice risultato di questa obbedienza ! — Dio ha moltiplicato le vocazioni ! ».
Da allora ad oggi sono state accresciute le Case,. triplicate le vocazioni, e raccolta una grande messe di. bene.
Le tribolazioni vanno affinando i suoi figli : alcuni hanno raggiunto il Padre, tutti i perseveranti vanno• consolidando la loro giornata apostolica : essere santi più e meglio fino alla fine ! Abbiamo in questi mesi aggiunto la prova del fuoco : soffrire più intensamente per le anime, nei distacchi, nelle privazioni, nelle spogliazioni, nelle sofferenze guardando più confidentemente al cielo, come è avvenuto al Kaffa in modo tanto radicale, ma non solo là:
perché dove vi è un apostolo. come lo voleva il nostro Padre, vi é di sicuro l'immolazione quotidiana !
LA GIORNATA FILIALE. — Resta a noi fare la parte nostra. Ci diciamo suoi figli : sta bene ! Ma non é tutto. E' sicura paternità sua in noi, se ne portiamo. visibili i lineamenti spirituali ossia 1' imitazione della sua vita, la pratica dei suoi insegnamenti sempre paterni qualunque essi siano. Ed egli si attende da noi l'esecuzione della sua ultima volontà.
Vive in noi la figura del nostro Padre ? A questa -domanda vogliamo potei- rispondere sempre e con un crescendo proporzionato alla nostra età, ai nostri studi, alle nostre esperienze, alle grazie di Dio che la legittima sua aspettazione è in pieno raggiungimento — Che il nostro amore per lui é fatto di opere! — Che la nostra brama quotidiana è:
- Tendere con tutte le nostre forze sotto lo sguardo di Maria SS. Consolata, ad essere a nostra volta, suoi figli santi, veri uomini di Dio !
- Essere come ci voleva Lui e non altrimenti ! — Che la « Regola » lasciataci sarà sempre da noi stimata, amata e praticata, tenendo lontano da noi il diu viguit di S. Bernardo, dal nostro stesso Padre citatoci a metterci in guardia contro la falsa saggezza delle novità, bastando perfettamente alla nostra fedeltà alla vocazione 1' essere autentici missionari della Consolata.
Lo potremo noi ? — Alle anime che fanno la parte loro e presentano i pochi pani e pochi pesci della loro volenterosa corrispondenza alla chiamata di Dio : il sue--cesso é sicuro ! -- L' ha promesso lo Spirito Santo : Vir oboediens loquetur victorias.
LA BENEDIZIONE PATERNA. — E quasi eco a questa decennale commemorazione, il nostro Ven.mo Padre dal cielo ci sprona alla meta !
La benedizione del nostro Padre feliciterà le Case nostre.
In fatti ed in parole e con tutta pazienza onoriamo il Padre nostro. La benedizione paterna verrà sopra di noi ! e la benedizione sua ci accompagnerà' -- pegno di successo -- fino alla fine !
Fili, in omni opere, et sermone, et omni patientia ,honora patrem tuum, ut superveniat tibi benedictio ab eo, et benedictio illius in novissimo maneat. Benedictio patris firmat domos filiorum ! (Eccli. 3, 9-11)..
A. M. D. G — M., H. U.
Fonti per la presente commemorazione (inedite).
Rev.mo Can. GIUSEPPE ALLAMANO - Fondatore I. M. C. — Manoscritti delle sue « Conferenze ai Missionari della Consolata
P. G. Cutomo, I. M. C.: a) Memorie e Ricordi — b) Viaggio nel Mozambico -- c) Raccolta di « esperienze m di norme pei giovani del Piccolo Seminarla San Paolo, I. M. C. — d) Le Lettere Circolari del Ven.mo Padre Fondatore, I. M. C. — e) Lettere particolari del Ven.mo Padre Fondatore, I. M. C. — f) I Voti e le Virtù di Povertà, Castità ed Obbedienza — g) Diario del Collegio Missioni Consolata (poi: Piccolo Seminario S. Paolo, 1. M. C.)