1951 BALBO Carlo

 

P. Carlo Balbo (1905-1993), entrò nell'Istituto già studente del liceo da Garessio (CN), ancora vivente il Fondatore, e venne ordinato nel 1929. Fu subito destinato alla missione di Iringa, Tanzania, dove rimase fino al 1949. Il suo ministero fu caratterizzato dall'insegnamento nella scuola centrale di Tosamaganga e, in seguito, dalla formazione al sacerdozio quale rettore e insegnante nel seminario locale.

Eletto consigliere generale nel Capitolo del 1949, per dieci anni svolse con fedeltà questo impostante servizio. Nel frattempo, venne pure nominato rettore della chiesa pubblica, ministero che lo ha caratterizzato per la sua fedeltà e attenzione alla gente, specialmente ai malati, ai quali portava volentieri l'Eucaristia a domicilio. Nel 1990, consumato dagli anni e dalle fatiche, si ritirò nella casa di riposo ad Alpignano, dove rimase fino alla morte.

La commemorazione che qui presentiamo è stata tenuta da P. Balbo il 16 febbraio 1951, 50° anniversario della fondazione dell'Istituto.

 

Amore al decoro della Casa di Dio

« Domine, dilexi decorem domus tuae » (Ps. 25, 8)

I pellegrini che furono a Roma pel Giubileo, ne portarono il ricordo in tutto il mondo; ricordo anche impresso su immagini. E qual è il motivo più ripetuto nei ricordi? Due soggetti quasi inseparabili : il Papa e la Basilica di S. Pietro: il Vicario di Cristo ed il simbolo della Chiesa da Lui fondata a nostra salvezza.

In questo nostro Anno tre volte Giubilare, anche noi dobbiamo far rivivere ed imprimere nel nostro animo la doppia figura : il Padre — nostro Veneratissimo Fondatore — e l'opera sua, che si eleva maestosa a ricordarci il genio, genio di santo, di chi — strumento nelle mani di Dio — ne fu l'artefice.

Quanti pellegrini si sono soffermati sulla piazza di S. Pietro a bearsi della vista di quella magnifica Basilica elevantesi al Cielo, bastevole ad immortalare il nome di più geni, che vi effusero i tesori della loro arte, nè si saziavano di quella armoniosa grandezza. Se però avessero voluto studiarla in tutti i suoi particolari, ci sarebbero voluti molti giorni e un intelletto preparato a tale impresa.

Non potremo anche noi soffermarci a lungo su questo tema, pure a noi carissimo, e ce ne mancherebbe la capacità. Accontentiamoci di considerare e persona e opera sotto un solo aspetto, che pare forse il più adatto a darcene la fisionomia.

*
*  *

La vita del Can.co Allamano fu una di quelle vite spese per Dio fin dalla prima giovinezza. La conoscenza di Dio doveva essersi sviluppata in quell'anima con tutta naturalezza, come in un ambiente in cui lo Spirito Santo può effondersi nella calma di uno spirito sereno e scolpirvi quell'impronta profonda ed indelebile di Sè, che orienta tutta una vita a Dio. Il fittizio non vi aveva luogo : per poco che ne fosse spuntato, sarebbe apparso una piena stonatura da non potersi tollerare. Tutto vi era sincerità. Egli viveva ciò che faceva, perchè era sincero nei suoi rapporti cogli uomini e con Dio.

Quando noi lo vediamo attento e delicato ai piccoli particolari nel servizio di Dio, dobbiamo sempre ricordare che tale cura nasceva in lui spontanea dal suo profondo spirito di fede — per cui Dio è quel che è, troppo grande perchè trascurare volontariamente una piccolezza a Suo riguardo non gli sia ingiuria —, e dalla sua carità, per cui le « piccole cose » erano talmente vivificate, che divenivano un atto di filiale amore e di gioiosa dedizione a Dio, che era felice di poter servire, di poter onorare e far onorare dagli altri colla diligenza nel culto esteriore, riflesso del nrofondo culto interiore di quell'anima totalmente di Dio.

 

Decoro della Casa di Dio. La Chiesa

« Domine, dilexi decorem domus tuae » (Ps. 25, 8)

La pietà dei Santi, unica nella fonte e nel fine, ha pure le sue caratteristiche. Quella dell'Allamano ha questa caratteristica: il culto del decoro.

Ne abbiamo un monumento tangibile nel Santuario della Consolata. A figli dell'Allamano, è superfluo ricordare ciò che fosse il Santuario prima dei. suo Rettorato. Sorto per desiderio espresso della Madonna, abbattuto o abbandonato e riattivato al culto più volte, quando vi entrò l'Allamano era chiamato « la travà ». La sua fede e la sua devozione alla Madonna non gli lasciavano tollerare una sì indecorosa chiesa: volle invece una reggia.

Le linee del Santuario e l'armoniosità degli adattamenti fanno onore all'architetto che le disegnò e fece eseguire ; ma come non vedervi il vigile spirito dell'Allamano, che ardisce (e proprio il bravo Ceppi non ardiva accingersi all'impresa), suggerisce, approva o meno ed infonde nei suoi collaboratori quel vivo spirito di fede e sincera deva 'iione che anima anche i marmi e crea un- ambiente di pietà, che non dipende solo dalle volte o dalle colonne, ma è come una benedizione diffusa in quel sacro luogo, attiratavi .da anime sante come quella del nostro Padre Fondatore?

Proprio nel. Santuario possiamo notare come il suo culto al « decoro » della Casa di Dio non si limiti solo alle grandi-linee, ma scende a tutti i particolari, come conseguenza di una devozione piena e convinta, che vivifica tutte le fibre e che a lui faceva dire : « Quali dunque sono i nostri doveri verso la Casa di.Dio? Il primo è di procurare che la Chiesa sia anche materialmente decorosa. La Casa di Dio deve essere splendida; questo è un dovere del Sacerdote ».

Il nostro Fondatore era paterno anche — e specialmente — nel suo intrattenersi coi figli; scendeva a particolari ingenui, che in un'animo superbo sarebbero stati superbia, e nel suo animo di cristallina semplicità ed umiltà erano semplicità e confidenza. Riferiva adunque : « Per i restauri del Santuario della Consolata si spese un bel milione ! Qualcuno diceva : "Uh, che spreco ! perché adoperare marmo così prezioso? Non si poteva fare con marmo finto?". Ed io a rispondere : "Per Nostro Signore, per la Madonna, non è mai troppo, non si spreca mai. Volete rappresentare la parte di Giuda che diceva : Ad quid perditio haec? (Matt. 26, 8). Un po' di Santuario che abbiamo, bisogna che sia bello !". Altri dicevano: "Perchè cambiare il pavimento e mettervi marmo di prima classe? Andavano ancor tanto bene le quadrelle !". "Le quadrelle — rispondevo — vanno bene per i portici, non per il Santuario ; e appena potremo le toglieremo anche dai portici" » (Conf., Vol. 2°, p. 96).

Ma scendeva anche ad altri particolari. Se vedeva una candela storta, lo faceva subito notare e mandava subito a drizzarla; così se un candeliere era per diagonale. Faceva togliere scrupolosamente la polvere, ed egli stesso, straccio alla mano, alla balaustra, dava lezioni pratiche « si toglie così, piano piano, da non sollevare la polvere invece di toglierla; poi si piega lo straccio e si passa una seconda volta »... Non il culto all'ingrosso, come non i successi di rumore (ne ebbe anche, ma non erano nel-suo programma), ma una devozione viva, che intorno a Gesù presente nel SS. Sacramento, davanti alla Madonna, non trascurava nessun particolare. E la animava anche con belle elevazioni. « Fa piacere — osservava —quando davanti al quadro della Consolata si mettono quelle belle candele lunghe... Io vado poi a vedere dopo un po' di tempo e le trovo già consummate a metà. Così noi dobbiamo essere tutti come altrettante candele, consumarci davanti a Nostro Signore. O Signore, se il mio cuore si consumasse d'amore per Voi ! ».

 

Amore dei Sacri Riti

Lo stesso spirito portava nelle Sacre Cerimonie.

Quando il giorno dopo la Professione, tre di noi ci recammo dal Padre, ci intrattenne paternamente oltre un'ora. Tra l'altro ci faceva notare una fotografia che teneva sul tavolino : « Vedete questa fotografia? è del Can.co Soldati ; la tengo sempre qui davanti per riconoscenza. Egli mi educò all'amore alle Sacre Cerimonie. Ce ne inculcava sempre una vera devozione, e per questo io credo che abbia avuto un premio speciale in Paradiso ». E non lo avrà ottenuto questo premio speciale il nostro Ven.mo Padre? e ben grande?

E udiamo le sue ammonitrici parole : « Mi avvenne di assistere a varie funzioni presso chiese di Religiosi. Feci tosto una conseguente riflessione: il nostro Istituto ha adesso per le sacre Cerimonie l'amore che ebbero tutti gli Ordini nel loro primitivo fervore. Lo conserverà quest'affetto, anche quando in Missione troverà ostacoli alla loro stima, per mancanza di Chiese sontuose e di ricchi paramenti ecc.? Ed è per eccitare in voi quest'amore al sacro culto e alle sacre Cerimonie, che tante volte ve ne ho parlato. Oh, se le mie parole si stampassero bene nella vostra mente e nel vostro cuore !... Potessi poi dal Paradiso sempre riconoscervi in 'ciò miei figli cari !... (Conf., Vol. 2°, pp. 9293).

Ed aggiungeva : « Voi in Missione dovrete accontentarvi di quello che avrete. Ma allora bisogna supplire : sia col decoro interno, cioè con un cuore puro e ardente, e sia con l'ordine e la pulizia. Ciò non costa. In Missione N. Signore si contenta di essere povero coi poveri, ma voi dovete avere la santa ambizione che chiunque entri in Chiesa, resti ammirato per l'ordine e la pulizia. Solo due candele, ma ben diritte...

Dunque, poter dire con verità: Ho amato il decoro della Tua Casa. Se non possiamo dire: dilexi le ricchezze, lo splendore, almeno la pulizia e l'ordine... Volendo sapere se in una comunità c'è spirito, andate a vedere la Chiesa se è ben tenuta... Felici voi se vi investirete di questo spirito dell'onore di Dio e zelerete la sua gloria! » (Conf., ib., pp. 97-99).

 

L' Istituto Missionario

Lo stesso culto, direi, lo portò nella fondazione del nostro Istituto.

La parte materiale fu particolarmente affidata a quel primo ed impareggiabile suo cooperatore che fu il Camisassa, di s.m. Ma ben sappiamo come l'incarico non esonerasse il Fondatore dal curarne ogni particolare. La mente direttiva — anche per la non mai abbastanza encomiata ubbidienza ed umiltà del Camisassa -- quegli che dava il timbro ad ogni cosa era sempre l'Allamano.

La prima casa fu come si potè : una casa adattata ; ma l'ordine, la pulizia, la disciplina, fin da principio. Quando poi il, nostro Padre potè passare a costruire la Casa Madre, volle una casa spoglia del superfluo, fosse pure di un semplice ornato, ma dignitosa, atta già di per sè ad educare noi al rispetto personale, al decoro. Era la Casa di Dio, Ia Casa della Madonna ; ci teneva a farlo sapere, tanto da rigettare talvolta da sè il titolo di Fondatore, che voleva dato alla Consolata. Quindi si preoccupava che la Casa stessa apparisse sempre degna della sua alta destinazione.

E per noi? Curava il culto dell'abito, del portamento, dei modi, di tutto. Quanti ammonimenti sull'evitare le grossolanità, ogni pomposità solo per -fare del chiasso. Avrebbe voluto in noi quel vivere di convinzione, che non ha bisogno di tanta esteriorità per reggersi, ma che deve basarsi su di una profonda vita interiore, necessaria ad ogni anima religiosa, ma tanto più a missionari, che potranno domani trovarsi soli, senza gli aiuti esteriori possibili qui o altrove; e allora, se ci si basava — anche inconsapevolmente -- su di essi, si casca con essi. Invece egli mirava ad una piena unione con Dio, di cui Egli stesso viveva.

Preoccupazione di ordine materiale? Ne ebbe tante : sarebbe irreale ed ingiusto credere che non se ne occupasse e vivamente. Ma mirava al sodo : se ci sarà la vita interiore, se ci sarà il sincero amore di Dio e della Madonna, la. Divina Provvidenia non ci mancherà mai. Quindi, prima ciò che va per primo : la purità della coscienza e il buon spirito ; poi ciò che deve venire dopo, anche se necessariamente deve andare col primo, ossia le industriosità per aiutarsi, affine di meritare di essere aiutati. Stimava troppo la Vocazione religiosa, sacerdotale e missionaria, per non volerci educati a quel decoro, interno soprattutto e poi anche esterno, zhe di per sè è già un'ottima raccomandazione ed un efficacissimo coefficiente di apostolato.

 

L' anima, tempio di Dio

Un'animo equilibrato, cristianamente equilibrato, quello del nostro Padre. Pare proprio che in lui passasse per eredità il mirabile equilibrio di S. Giuseppe Cafasso, per cui, pure nell'umiltà nel nascondimento, Zio e Nipote si imposero ad ogni ceto di persone. Poichè appunto dall'animo — l'abbiamo già detto — emanavano sia le grandi linee come i minuti particolari della loro vita ed attività.

Dovremmo perciò avvicinarci a quest'anima santa, per comprendere meglio il significato di questo aspetto particolare degli esempi ed insegnamenti del nostro Ven.mo Padre Fondatore : l'amore al decoro della Casa di Dio : Casa di Dio la Chiesa ; Casa di Dio l'Istituto, Casa-tempio di Dio, l'anima.

Chi volesse giudicare una vigorosa figura di Michelangelo ad un palmo di distanza non ne coglierebbe che malamente un particolare e non vedrebbe forse che uno sgorbio, tanto peggio così avulso dall'insieme. Chi poi la considerasse da troppo lontano, forse ne scorgerebbe solo un qualcosa d'insignificante od intravvedendone le linee principali la ridurrebbe ad una figura stilizzata priva di vita.

Nel giudicare i Santi, tanti contemnoranei o quasi si persero nei particolari e tanti lontani si persero nel paesaggio di contorno. I due punti di veduta non erano i giusti e forse gli occhi stessi difettavano per miopia.

Dobbiamo evitare i due mali.

Quando consideriamo i particolari della vita, insegnamenti ed attività del nostro Padre Fondatore, non dobbiamo staccarli dall'insieme, ma anzi vederli fluire da quel saldo e forte spirito sacerdotale, apostolico, paterno, da cui ogni particolare era dettato e prendeva forma, significato e vita. Nè dobbiamo lasciare che la sua figura svanisca o si stilizzi nella distanza, ma tenerla sempre vicina a noi colla continua memoria e devoto studio filiale.

Sarebbe vano con squadra e compasso fermarsi ad una pianella, se ci si trova al cospetto di un'opera della vastità di S. Pietro.

Quando balza la vigorosa figura del Padre in qualche suo « voglio », così caratteristico, ammiriamo la linea maestra, decisa e sicura, senza dimenticare le sue paterne comprensioni e bontà; e quando la delicatezza di qualche particolare ci sorprende ricordiamoci che è una gemma, un fregio di quell'insieme così vigoroso e pur così armonico e lavorato.

 

Decoro interiore ed esteriore

Certi templi, magnifici per le loro grandi linee, sono massicci e freddi ; altri troppo ricchi di ornati, sono sovraccarichi e pesanti.

L'Allamano ha temprato in sè e nelle sue opere l'una cosa coll'altra e ne risultò decoro in tutto, nell'opera materiale e nel lavorio per la santità. con l'unica mira della gloria di Dio : Domine, dilexi decorem domus tuae. Decoro della Casa di Dio, che lo guidò nei restauri del Santuario della Consolata, magnifico monumento della sua pietà mariana ; nella cura delle Sacre Cerimonie, attestato della sua viva fede Eucaristica; nella fondazione e direzione del nostro cara Istituto, manifestazione del suo spirito apostolico ; e finalmente nella ricerca ed esercizio delle virtù, tesoro prezioso della santità della sua anima.

Decoro che si manifestò nel suo tratto signorile ed affabile, che gli attirava la stima e confidenza del nobile e del plebeo, del dotto e dell'ignorante; nell'animo terso di una purità angelica, che, mentre gli apriva le ampie riste superne di cui si beava e viveva, o faceva tutto a tutti e specialmente ai ;noi figli e figlie; nello spirito, forte nella sua dolcezza, che lo faceva temprato alle lotte e saldo nei principi, tanto che talvolta sorprendeva per la sua decisa ferme; il dono della fortezza, lo diceva lui, era quello che più invocava dallo Spirito Santo anche per noi.

Un'anima pura, retta e forte, che vide chiaramente Dio, aspirò solamente a Dio e tese a Lui con invitta costanza per tutta la vita. Tutto ciò che toccava Dio, aveva per l'Allamano la massima importanza, anche le cose piccole : si trattava di Dio. Ciò che non toccava Dio non contava per lui nulla.

Vogliamo un saggio di alcune linee maestre?

« Lo zelo è il carattere proprio del Missionario. Non si va nelle Missioni per capriccio, o come a diporto, ma unicamente per amor di Dio, che è inseparabile dall'amore del prossimo. Non solo dunque come cristiani, ma anche e più come Missionari della Consolata, e quindi secondo il fine della nostra particolare vocazione dobbiamo procurare la gloria di Dio con lo zelare la salvezza delle anime.

Dice S. Dionigi Areopagita che il cooperare alla salvezza delle anime è l'opera più divina fra le divine: Divinorum divinissimum (De Coel. Hier., c. 3). Non si poteva dire di più. Iddio, che potrebbe fare da Sè, o servirsi degli Angeli, vuole invece servirsi di noi, del Missionario, e ci chiama ad essere i suoi cooperatori: Dei enim sumus adiutores (1 Cor., 3, 9)... La Madonna è la corredentrice per eccellenza, noi siamo molto lontani da Lei, ma pur sempre dei corredentori... ».

E ricordava le parole di S. Gregorio Nazianzeno (Pst. 3): « Quante anime, altrettante corone ! »; e di S. Paolo — il suo preferito — « Guai a me se non predicassi ! (1 Cor., 9, 16)... Tutto faccio per il Vangelo (ib., 23). Un'altra linea maestra : la fortezza.

« Lo sbaglio peggiore di un'anima, in comunità, credo sia di lusingarsi di essersi data interamente al Signore. Sovente crediamo di esserci dati interamente, irrevocabilmente, ma quando arrivano le prove, oh, come si vede che non è così ! Costi quel che vuole, abbia a fare miracoli o no, voglio corrispondere ed essere tutto di Dio e che la mia non sia solo velleità, ma volontà   La virtù non deve vacillare per delle storie : per caldo o freddo, per un malessere, ecc. Se non avete una povertà, una carità, una obbedienza eroica qui, non l'avrete neppure in Missione... Il Missionario deve possedere in alto grado la fortezza, che è quella che lo rende sempre vittorioso nelle lotte che vengono ad assalirlo e tenteranno di abbatterlo. - Il martirio bisogna che abbia dei preliminari e per ottenerlo è necessario essere di prima classe. Il B. Cafasso diceva che per le mezze volontà non c'è pane » (Conf., Vol. 2°, pp. 58-60).

Ed ora le grandi linee sono portate ai particolari quotidiani :

« Dobbiamo ,uscire da ogni esercizio di pietà come da un giardino, dove abbiamo raccolto un mazzo di fiori, per odorarli lungo il giorno ; dobbiamo uscirvi come tanti vasi ripieni di prezioso liquore, che bisogna diligentemente conservare e non sciupare: ricordare cioè e ritornare a sentire l impressioni, le ispirazioni della grazia; ricordare e praticare i propositi fatti » (Conf., Vol. 2°, p. 120).

Ed un passo solo, quasi occasionale, come uno, spiraglio della delicatezza con cui coltivava la vita interiore :

« Sr. Maria del Divin Cuore desiderava tanto che Gesù rimanesse sempre con lei e il Signore le rivelò che sareb2 be rimasto corporalmente in lei da unti Comunione all'altra. Vorrei che foste così potenti, da ottenere questa grazia.. Gesù compie il miracolo di moltiplicar» si, perchè non può fare anche il mirra colo di rimanere in noi? » (ib., p. 122)

Il celebre scrittore Fedor Dostojewski, della Chiesa Russa, aveva scrittelnel "suo libretto : « Memento per tutta la vita : Scrivere un libro su Gesù ». Non so se l'abbia scritto. Il Can.co Allamano, senza notare nel suo taccuino un tale proposito, scrisse un libro su Gesù con tutta la sua vita, facendolo rivivere in sè, ed oggi abbiamo tentato di leggerne un capitolo : quel decoro che si ammira in Gesù sempre anche se assillato dalle turbe, anche nelle umiliazioni della Passione, lo ammiriamo in tutta la vita dell'Allamano, che Io cercava con intelletto di amore intorno agli oggetti della sua fede e nelle opere alle quali era chiamato dalla sua Vocazione.

*
*    *

La prima volta che fummo presentati al Padre, sapevamo che ci saremmo trovati di fronte ad un santo. Che cosa avremmo provato? Niente di più naturale e di più imPressivo ad un tempo.

Quel vecchietto buono, di un'affabilità così semplice e cordiale, aveva in sè qualcosa di elevante in una sfera di calma e di soprannaturalità in cui si riposava. Nessuna singolarità, eppure era singolare il senso di fiducia e di desiderio di bene che diffondeva intorno a sè. Attraverso a quell'anima tutta di Dio doveva ben essere spontaneo vedere un riflesso della bontà e della bellezza di Dio stesso.

« Pulchra es et decora, Filia Jerusalem », .canta la Chiesa della Vergine SS. Sia lecito applicare le sante parole al nostro Ven.mo Padre.

Il decoro della Casa di Dio che egli sempre cercò in terra, fece sempre più bella quell'anima delle virtù da cui scaturiva la sua santa aspirazione e ne accrebbe il decoro al segno — noi ne abbiamo la piena confidenza — da essere in Cielo a noi ed a tutti fulgido esempio di come debba essere servito il Signore.