2012 JACIOW Krystyna

Conferenza alla luce della lettera di Benedetto XVI:
«La “porta delle fede”» (11 ottobre 2011)
di suor Krystyna Jaciow, MC

 

Sr. Krystyna Elzbieta Jaciów (1951 - …), polacca, dopo gli studi di filosofia e di teologia preesso la Pontificia Facoltà Teologica di Wroclaw, è intrata nell'Istituto delle Missionarie della Consolata nel 1981. Inviata in Colombia nel 1989, dove ha lavorata in zone missionarie di frontiera, è stata richiamata in Italia nel 1995 per un servizio interno nell'ambito della formazione permanente e delle ricerche storiche. Nel 2000 ha conseguito la Licenza e nel 2003 il Dottorato in Teologia Spirituale presso l'Istituto di Spiritualità della Pontificia Università Gregoriana. È docente presso la Pontificia Università Urbaniana.

Qui pubblichiamo la commemorazione che ha tenuto ha Torino, presso la Casa Madre dei Missionari della Consolata, nel mese di febbraio 2012, nell'ambito della Festa del Beato Giuseppe Allamano.

 

Quando P. Michelangelo Piovano, IMC, mi fece la proposta di offrire una riflessione in occasione della festa del beato Giuseppe Allamano, avevo in mano la lettera di Benedetto XVI: «La “porta delle fede”» con la quale il Papa indice un Anno della fede. Esso avrà inizio l’11 ottobre 2012, nel 50° anniversario dell’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II e del 20° anniversario della promulgazione del Catechismo della Chiesa Cattolica. Il titolo di questo documento ha illuminata la scelta dell’argomento per questa commemorazione: «Giuseppe Allamano – uomo della fede». In occasione della sua beatificazione la nostra sorella, suor Gian Paola Mina, mc, aveva composto il testo del canto: «Nati dal tuo ceppo» che inizia con le parole: «Allamano, gigante di fede». C’è la convinzione che l’Allamano fu veramente «uomo della fede».

La lettera del Papa contiene il titolo e quindici punti. Nel titolo il Papa ha inserito la citazione biblica degli Atti degli Apostoli, capitolo 14, versetto 27: «Appena arrivati, riunirono la comunità e riferirono tutto quello che Dio aveva compiuto per mezzo loro e come aveva aperto ai pagani la porta della fede». Sappiamo che questo libro della Sacra Scrittura collega la storia dell’inizio della Chiesa con la missione di Gesù. Dopo la risurrezione di Gesù il gruppetto dei discepoli riuniti con Maria, sua Madre, nella stanza superiore del cenacolo ricevono lo Spirito Santo nel giorno di Pentecoste e, sospinti da Lui, escono per continuare la missione di Gesù sulle vie veramente sfidanti e sorprendenti.

San Luca racconta negli Atti degli Apostoli la storia della missione compiuta principalmente dagli apostoli Pietro, Paolo e Barnaba. Nel capitolo quattordicesimo dice che Paolo e Barnaba appena arrivati ad Antiochia - città dove «per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani» (At 11,26) - dopo una faticosa e fruttuosa missione di evangelizzazione tra i gentili, raccontarono alla comunità cristiana le meraviglie che il Signore aveva compiuto in mezzo alle genti che non conoscevano ancora il Risorto e come aveva loro aperta «la porta della fede» (At 14,27). Questa citazione che il Papa ha voluto mettere nel titolo della sua lettera, ci introduce alla nostra riflessione sulla vita di fede del beato Giuseppe Allamano.

Giuseppe Allamano, uomo della fede, fu attento ai richiami dello Spirito. Lo stesso Spirito che nel giorno di Pentecoste aveva donato agli Apostoli il dono del coraggio per la Missione e li ha sospinti fuori, verso la missione, dona anche all’Allamano un dono particolare: il carisma di fondatore di due Istituti missionari della Consolata perché per mezzo di loro Dio aprisse «la porta della fede» alle genti. L’Allamano appartiene quindi a quei discepoli del Risorto che «per fede» (cf. Eb 11) lasciarono i progetti personali per realizzare il suo.

La Lettera agli Ebrei, nel solenne elogio della fede degli antenati nel cap. 11 ripete continuamente questa motivazione: «per fede». All’inizio di questo capitolo nel v. 1 c’è la definizione della fede:

«La fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede». Questa fede diventa «obbedienza», come quella di Abramo: «Per fede Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava» (Eb 11,8). Così la fede di Abramo è essenzialmente «obbedienza per fede» a Dio e al suo piano di salvezza.

La fede del nostro beato Allamano si manifestò anche nel costante atteggiamento di «obbedienza per fede». Egli sentì fortemente l’urgenza di portare la salvezza a tutte le genti, di aprire «la porta della fede» a quelli che non conoscono ancora il Cristo, il Salvatore. Per realizzare tale progetto, l’Allamano avrebbe voltuo impegnarsi in prima persona: farsi missionario. Conosciamo bene i motivi per cui egli non ha potuto realizzare questo suo desiderio. Avrebbe potuto dedicarsi ad altre attività, come disse un giorno alla suore missionarie: «Potrei starmene tranquillo: andrei fino in coro, poi me ne andrei a pranzo..., poi leggerei un po’ la Gazzetta..., e poi mi metterei a dormire un poco..., e poi, poi... Mi basterebbe star lì tranquillo, Rettore della Consolata, eppure...»1. «Avrei avuto tanto desiderio di occuparmi della S. Scrittura, ma ora non ho più tempo. Certo, senza il pensiero dell’Istituto avrei potuto fare il canonico signore e starmene tranquillo... ciò era gustoso!»2. Eppure l’Allamano si è scomodato, «per fede», quella fede che dominò tutta la sua persona.

«Per fede» Giuseppe Allamano accolse il carisma di fondatore e lo ha messo al servizio della Chiesa. E ancora «per fede» ha trasmesso il suo carisma ai giovani sacerdoti, ai ragazzi e alle ragazze particolarmente sensibili al «tocco» dello Spirito e generosi per rispondere alla chiamata di consacrarsi a Dio per la Missione. Li ha formati secondo il suo spirito, li ha inviati in missione per «annunziare la gloria di Dio alle nazioni»3. Attraverso il ministero dei missionari e delle missionarie «la porta della fede» viene aperta alle genti che mai hanno udito la parola di salvezza e di consolazione.

Nel primo punto della lettera del Papa leggiamo: «È possibile oltrepassare LA PORTA DELLA FEDE quando la Parola viene annunciata e il cuore si lascia plasmare dalla grazia che trasforma. Attraversare quella porta comporta immettersi in un cammino che dura tutta la vita. Esso inizia con il Battesimo e si conclude con il passaggio, attraverso la morte, alla vita eterna, frutto della risurrezione del Signore Gesù che, con il dono dello Spirito Santo, ha voluto coinvolgere nella sua stessa gloria quanti credono in Lui»4.

Nel cammino di fede ci sono sempre due elementi: oggettivo - DIO che ci chiama dall’amore e per amore, e semina sul nostro cammino le grazie per aiutarci a fare il bene, ci parla e ci guida; e soggettivo – la nostra libera risposta a Dio che ci chiama ad amare, servire e testimoniare il Regno di Dio. Così avviene nella vita di fede dell’Allamano: la chiamata di Dio trova sempre la sua risposta.

Entriamo nella casa della Famiglia Allamano a Castelnuovo Don Bosco il 21 gennaio 1851. Qui c’è un clima di attesa: sta per nascere un bambino. Ed ecco, alle ore sei e mezza di sera la signora Marianna dà alla luce il figlio. Il giorno dopo, 22 gennaio alle ore 14, nella chiesa parrocchiale di S. Andrea, il piccolo riceve il Battesimo e i nomi: Giuseppe Ottavio. La porta della fede si aprì per lui ed egli ha iniziato il cammino di fede in Dio Uno e Trino. Egli era fortemente convinto che: «Il mistero della SS. Trinità è il fondamento di tutto la nostra fede. È un mistero incomprensibile e dobbiamo crederlo e adorarlo»5.

L’Allamano ogni anno celebrava l’anniversario della sua nascita e del suo battesimo con un senso di immensa gratitudine a Dio per il dono di vita e della fede. Diceva: «Il buon Dio pensò a me sin dall’eternità, quando nessuno pensava a me, neppure i miei genitori, che non esistevano. Vi pensò non per necessità o bisogno che avesse. Vi pensò per solo amore di me. Il buon Dio decretando di crearmi, stabilì nel tempo l’anno, il giorno in cui mi avrebbe dato l’essere, e predisponendo ogni altra circostanza della mia vita. Ed eccomi nato il 21 gennaio del 1851, alle ore sei e mezzo di sera»6. Celebrando un altro anniversario, diceva: «Vi ho radunati, come il Padre coi suoi figli, per dirvi che ho ormai i 62 anni, è una notizia bella, mentre è una grazia di Dio... Il Signore essendosi proposto da tutta l’eternità di crearci, stabilì (...) la strada che avremmo dovuto battere; e per la medesima seminò le grazie che ci avrebbero aiutato a vivere bene, a santificarci ed a giungere felicemente al Paradiso. Ora dando uno sguardo al passato, (...) godo della certezza di aver sempre camminato per la via di Dio assegnatami. Perciò usai delle grazie sparse nel cammino, a mio ed altrui bene»7.

Entriamo ora nella cameretta dell’Allamano presso il Santuario della Consolata nel giorno in cui si conclude il suo cammino di fede. Il 16 febbraio 1926 Giuseppe Allamano - uomo della fede - oltrepassa la porta della fede per entrare nell’eternità. Negli ultimi giorni ripeteva atti d’amore e di completo abbandono alla volontà di Dio. I suoi missionari e missionarie conservano gelosamente nel cuore l’ultima confidenza: «Il segreto mio fu di cercare Dio solo e la Sua Santa Volontà»8.

L’esempio del beato Allamano suscita questa domanda: Quale «segreto» vorresti consegnare agli altri al termine del tuo cammino della fede?

Nel secondo punto della sua Lettera il Papa invita a riscoprire la luce, la gioia e l’entusiasmo dell’incontro e l’amicizia con Gesù nel cammino della fede per poi condurre l’umanità verso Lui:

«Una profonda crisi di fede ha toccato molte persone. È necessario condurre l’umanità fuori dal deserto, verso il luogo della vita, verso l’amicizia con il Figlio di Dio, verso Colui che ci dona la vita, la vita in pienezza»9.

Noi, credenti, «corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento»10 – dice l’autore della Lettera agli Ebrei. Gesù è all’origine di ogni autentico atteggiamento di fede, è l’iniziatore e il perfezionatore di ogni atto di fede, perché diventa il punto vitale dell’incontro tra Dio e l’umanità. A partire da Gesù la fede in Dio è rivestita della forma che Dio stesso ha voluto esprimere nella persona del Figlio: amore totale e disinteressato che si dona all’altro in piena fedeltà.

Questa sottolineatura cristologica suscitò in me la domanda: «Chi era Gesù per l’Allamano - uomo della fede?».

La persona di Gesù Cristo occupava il posto centrale della sua vita di fede. «Per fede» egli voleva uniformarsi al modo di pensare, parlare, agire di Gesù. Già giovane chierico scriveva nel suo taccuino spirituale: «Gesù è l’oggetto è regola d’ogni mia azione e pensiero»11.

Il testo biblico che Giuseppe cita con rilevante frequenta nelle sue conversazioni spirituali è il versetto paolino: «Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne io la vivo nella fede del Figlio di Dio che mi ha amato e ha dato se stesso per me»12. In queste parole l’apostolo Paolo descrive in che cosa consiste l’atto di fede: è atto di amore a Cristo che equivale ad un atto pieno e totale di auto espropriazione! Giuseppe Allamano - uomo della fede - ha scelto questa Parola di Dio per la sua stessa vita di fede e la motivazione guida dei suoi atteggiamenti. «Non sono più io che vivo» - ho lasciato tutto lo spazio della mia esistenza all’Altro, a chi amo e chi «mi ha amato e ha dato se stesso per me»: Gesù, il Signore!». Egli prende possesso di me e mi abilita a trovare una identità completamente nuova. Non ci si meraviglia, quindi, che il nostro Fondatore, parlando di Gesù, usa delle espressioni che rivelano il suo personale atto di fede: «Gesù è in me per la sua Grazia, l’Ordinazione e la Santa Comunione» 13; «Gesù è l’Amico più tenero, più fedele»14; «La mia vita è Gesù!»15.

L’Allamano vive la sua esistenza storica «nella carne», ma la sua vita è «per fede», contrassegnata da un’unione ontologica con Cristo. La vita di Giuseppe unita intimamente, «per fede», a Gesù, non è un atto privato, intimista, sentimentale; proprio perché egli è «di Cristo», le sue relazioni interpersonali acquistano qualità cristica. I testimoni dicono che l’Allamano fu «un vero amico di Gesù e un sacerdote suo prediletto», ma anche amico degli altri. Chi gli è stato vicino, afferma che in lui incontrò «un padre amoroso a provvederlo in tutte le necessità» e una «madre tenera a compatirlo e consolarlo! Trovò quasi un altro Gesù che preparava i discepoli all’apostolato»16. Sì, perché una volta che la persona diventa credente e professa Dio come suo Amico, non può tenere per se stessa questo grande dono, non può chiuderlo nell’intimità del suo cuore, al contrario, si apre alla comunicazione e alla partecipazione. Così l’Allamano comunica la sua fede e anche la sua esperienza spirituale: «Io vorrei che ciascuno di voi fosse un altro Nostro Signore Gesù Cristo vivente, una vera immagine di Gesù Cristo». «Nostro Signore deve vivere in noi, deve spiegarsi al di fuori nelle nostre opere; dobbiamo rappresentarlo: che sia Lui che vive nei nostri pensieri, parole»17.

Oggi un simile imperativo risuona con forza nei recenti documenti del Magistero. Per la consacrazione battesimale e, per alcuni quella religiosa, e per l’energia del Carisma, tutti siamo chiamati ad annunciare il Cristo incarnato, crocifisso, risorto, asceso al cielo, presente in mezzo a noi nello Spirito, che ci conduce attraverso la porta della fede verso la vita in pienezza. Siamo chiamati a diventare GESÙ OGGI, a rendere visibile il suo Volto a coloro che vivono nei deserti dell’umanità, a prendersi cura dell’immagine divina deformata nei volti di fratelli e sorelle. Infatti, «lo sguardo fisso sul volto del Signore non attenua nell’apostolo l’impegno per la persona»18.

Se il fondamento della nostra fede cristiana è l’incontro con Gesù Cristo risorto, domandiamoci: Chi è Gesù per me?

Nel terzo punto il Papa ci invita a «recarsi come la samaritana al pozzo per ascoltare Gesù che invita a credere in Lui e ad attingere alla sua sorgente, zampillante di acqua viva», a ritrovare il gusto della Parola di Dio e l’Eucaristia 19.

Il Concilio Vaticano II ci ha consegnato le due tavole: della Parola di Dio e dell’Eucaristia dove trovare il primo nutrimento, sorgente pura e perenne della vita spirituale. Il beato Allamano precedette i tempi: è per noi il vero maestro che ci indicò queste due fonti per nutrire la nostra vita di fede. L’Allamano visse nel tempo in cui l’accesso alla Bibbia non era abituale. Eppure tutte le sue prediche e conferenze spirituali sono piene di citazioni bibliche e di commenti appropriati dei Padri della Chiesa. Diceva che la Bibbia è «il nostro libro» e che per gustare la Parola di Dio bisogna accostarsi ad essa con gioia per scoprirvi la presenza e il Volto di Dio.

Il beato Allamano citando S. Gregorio Magno dice: «Nella S. Scrittura dobbiamo riconoscere il cuore di Dio». Convinto dell’importanza della Sacra Scrittura nel cammino di fede, afferma: «I Libri santi sono un pozzo profondo. Se la Sacra Scrittura è un pozzo, naturalmente per tirar su acqua costa fatica, ma una dolce e consolante fatica»20. Rivolgendosi poi ai suoi missionari, affermava: la Parola di Dio «sarà in missione la vostra consolazione; chi saprà meditarla bene, vi troverà il conforto, fonte di consolazione e di vita»21.

E che cosa dire dell’Eucaristia nella vita di fede del nostro Padre Fondatore? Si sono scritte tesi di laurea, tesine, articoli su questo argomento. Una cosa è certa: il mistero eucaristico fu il centro, principio e fondamento di tutta la sua vita di fede; fede semplice, ardente, entusiasta, al punto di considerarlo SOLE e AMORE, anzi, TRE AMORI: «Vorrei farvi tutti devotissimi di Nostro Signore nel Santissimo Sacramento. È il SOLE: tutto è attorno e diretto a Lui. La Santa Messa, la Comunione e l’Adorazione devono essere i nostri tre amori»22.

La S. Messa era per lui il tempo più bello e l'azione più importante della sua giornata. Nutrito della Comunione eucaristica, prolungava la consapevolezza della presenza del Signore nella sua anima 24/24 ore. L’adorazione eucaristica era per lui l’incontro con «l’Amico più amato» da cui riceveva sostegno, appoggio, consolazione.

Questo esempio dell’Allamano deve suscitare in noi seguenti interrogativi: Quale posto occupa nella tua vita di fede la Parola di Dio? Quanto tempo dedichi all’incontro con Cristo Risorto presente nell’Eucaristia?

L’atto di fede segna l’intera vita del credente. Dalla fede personale derivano le diverse forme di impegno nel mondo, nella società, nella cultura, nel luogo di lavoro, là dove le persone vivono e hanno bisogno di una testimonianza coerente, una parola che infonda a loro speranza, consolazione, voglia di dare il meglio di se nelle responsabilità affidate.

Così nel quarto punto della lettera il Papa afferma: «I contenuti essenziali della Professione di fede che da secoli costituiscono il patrimonio di tutti i credenti hanno bisogno di essere confermati, compresi e approfonditi in maniera sempre nuova al fine di dare una testimonianza coerente in condizioni storiche diverse dal passato»23.

La vita del beato Allamano si svolse nell’epoca di grandi sfide per la Chiesa e per la società. Il secolarismo e la crisi modernista, il liberalismo, il razionalismo, le idee del nascente marxismo, insieme con l’anticlericalismo – sono le correnti principali del suo tempo. Sono cinque i Papi che svolgono il loro pontificato durante i 75 anni di vita dell’Allamano: Pio IX (1846-1878), Leone XIII (1878-1903), Pio X (1903-1914), Benedetto XV (1914-1922), Pio XI (1922-1939).

Nella piena attività sacerdotale, nel suo incarico di Rettore del Santuario della Consolata, di professore di teologia morale nel Convitto Ecclesiastico e di Superiore Generale dei due Istituti Missionari della Consolata l’Allamano testimonia la sua fede con impegni molto concreti e attuali per il suo tempo. Si dice che «il canonico Allamano ha sempre avuto un’intuizione profetica dei bisogni dei tempi». Di fronte al crescente secolarismo anticristiano, l’Allamano, «per fede», ascolta la Chiesa che, tramite il Papa, invita al rinnovamento. Nel Santuario della Consolata promuove il rinnovato culto al punto di far diventare questo tempio il centro spirituale di tutto Piemonte. Come Rettore ebbe anche da fare con l’anticlericalismo profanatore. Questo si è verificato per esempio nel doloroso caso del teologo Giacomo Bertolone, suo collaboratore nel Convitto Ecclesiastico che fu calunniato e ferito24. Mentre la stampa anticlericale metteva in cattiva luce la figura del sacerdote, l’Allamano agì da «uomo della fede» per difendere l’onestà del suo collaboratore. Dicono i testimoni: «Il nostro venerato Superiore agì con la preghiera, con la pazienza, e con adoperarsi presso le autorità, senza perdere la sua pace; il colpo fu grave, ma la sua prudenza tutto vinse»25.

Nel Convitto Ecclesiastico l’Allamano apre i corsi per la formazione di un nuovo tipo di sacerdote perché sappia guidare i fedeli verso una religiosità più festosa, più familiare. In qualità di formatore e educatore dei giovani sacerdoti insiste sulla necessità dello studio, approfondimento, ricerche con capacità di discernimento e nell’adesione piena al Papa e alla dottrina della Chiesa. «Per fede», limpida e semplice, forte e coraggiosa, l’Allamano fu sempre pronto a difendere la verità, la dottrina della Chiesa, il Papa, i calunniati e i perseguitati.

E noi, cristiani che viviamo nell’epoca delle grandi sfide e dei grandi «anti-», dobbiamo scuoterci con queste domande: Sappiamo difendere il Papa, la Chiesa, i sacerdoti, i religioso e le religiose? O ci mettiamo da parte di quelli che li calunniano, criticano e giudicano?

La fede cristiana è una fede ecclesiale. La fede è un atto personale: è la libera risposta della persona all’iniziativa di Dio che si rivela. La fede però non è un atto isolato. Nessuno può credere da solo. Nessuno si è dato la fede da se steso. Abbiamo ricevuto la fede da altri e ad altri dobbiamo trasmetterla. Il nostro amore per Gesù e per gli altri ci spinge a parlare ad altri della nostra fede. In tal modo ciascuno di noi è come un anello nella grande catena dei credenti. In me è la Chiesa che crede. La fede che abbiamo ricevuto dalla Chiesa, la conserviamo con cura, la fortifichiamo sotto la guida della Chiesa che ci offre nei documenti degli orientamenti per non perdere la fede.

Così nel quinto punto della lettera il Papa ci invita a riprendere i documenti del Concilio Vaticano II. Amare la Chiesa vuol dire essere aggiornati e attenti al suo insegnamento che è «bussola» nel nostro cammino di fede in una determinata epoca26.

Giuseppe Allamano – uomo della fede – fu sempre attento alle novità del Vaticano e aderiva con l’entusiasmo e la volontà pronta a tutto ciò che il Papa diceva nelle lettere encicliche. Sappiamo già che aveva tanto da leggere: i cinque Papi hanno dato alla Chiesa un numero rilevante dei documenti. Accenniamo solo a due di queste «bussole» nel suo tempo.

Il primo documento è l’enciclica Rerum Novarum del 15 maggio 1891 di Leone XIII. Questo documento sulla condizione degli operai rappresenta il primo intervento ufficiale del papato sui problemi originati dalla Rivoluzione industriale del XIX secolo. Il Papa condanna un’ideologia di progresso che dimentica un elemento cardine, un principio essenziale del cristianesimo: il rispetto della persona e della sua dignità.

Giuseppe Allamano comprende l’importanza di questo documento papale e di tutta la questione sociale. Si impegna a sostenere l'azione sociale dei cattolici. Sotto il suo rettorato il Santuario della Consolata è diventato centro di attrazione alle varie associazioni e leghe operaie cattoliche, ai gruppi di lavoratori, uomini e donne. In quel tempo c'erano a Torino circa 20 000 ragazze nell'industria del vestiario. Sovente queste giovani donne non guadagnavano più di mezza lira al giorno, con orari logoranti e in condizioni ambientali incivili. L'orario notturno era generalizzato; in molti laboratori, per impedire controlli e proteste, si praticava l'oscuramento affinché non trapelasse la luce all'esterno. Era normale, in certi periodi, il lavoro domenicale. La Signorina Cristina Franchetti, figlia spirituale di Giuseppe Allamano, decise di impegnarsi nel cambiamento della situazione di queste giovani lavoratrici. Il 3 aprile 1899 fondò, insieme alla sua sorella, il Laboratorio Cattolico della Consolata. L’Allamano ha dato alle fondatrici di questa associazione tutto il suo appoggio.

Il Fondatore fu sempre attento ai documenti papali riguardanti le missioni ed egli stesso aveva promosso la stesura del documento indirizzato al Papa Pio X: «Indirizzo dei superiori degli Istituti missionari italiani a san Pio X del 31 dicembre 1912». Questa lettera conteneva la richiesta di ottenere un documento ufficiale della Chiesa allo scopo di un maggior stimolo per l’animazione missionaria. La richiesta fu presentata ai Superiori di Istituti missionari italiani i quali aderirono all’iniziativa dell’Allamano aggiungendone le altre, tra cui la proposta di istituire una giornata missionaria. Il Papa risponde in forma di esortazione donando l’incoraggiamento.

In seguito il Papa Benedetto XV diede alla Chiesa, il 30 novembre 1919, la lettera enciclica Maximum illud. Il documento pontificio contribuì con efficacia alla ripresa missionaria del dopoguerra. Il Fondatore accolse con riconoscenza questo documento e raccomandò ai suoi missionari e missionarie di seguire le indicazioni ivi comprese. Nel gennaio 1920 il periodico La Consolata pubblicò integralmente quest’enciclica, annunciando nell’editoriale: «La nuova lettera apostolica sulle missioni è una sveglia che ci desta dal torpore di una sosta causata dalla guerra, ed un amorevole incitamento alla ripresa d’una più viva e generale azione missionaria».

Oggi la Chiesa nella persona di Papa Benedetto XVI ci dona una nuova «sveglia» e «bussola»: la lettera «La porta delle fede». Immaginiamo quali iniziative intraprenderebbe l’Allamano nel Santuario della Consolata, nel Convitto per i Sacerdoti, nella sua Diocesi e nel mondo tramite i suoi missionari e missionarie.

Ci domandiamo: Con quale spirito riceviamo i nuovi documenti del Magistero?

Nel sesto punto della lettera leggiamo: «Grazie alla fede, la vita nuova plasma tutta l’esistenza umana sulla radicale novità della risurrezione. I pensieri e gli affetti, la mentalità e il comportamento dell’uomo vengono lentamente purificati e trasformati, in un cammino mai compiutamente terminato in questa vita»27.

L’atto di fede personale coinvolge tutta la persona: intelligenza, volontà, memoria, affetti, comprensione di sé e comportamenti.

Tutta la vita del beato Allamano fu plasmata dallo spirito di fede. Ogni giorno, in ringraziamento alla S. Messa, egli si consegnava a Dio con un atto di abbandono. Nei suoi scritti ci sono diverse preghiere con le quali rinnovava questo atto. Più significativa è questa preghiera che il Fondatore ha condiviso nella conversazione spirituale del 1 gennaio 1914:

Bella è quella preghiera di Regina di Francia: “Che cosa mi accadrà quest’oggi? Non lo so”. Ed io: Che cosa m’accadrà in quest’anno? Morirò? So solo che non mi accadrà nulla che non sia stato preveduto, regolato ed ordinato da tutta l’Eternità.

Facciamo un atto di uniformità alla volontà di Dio. Accetto tutto, senza restrizione. Quest’atto ha molto merito. Uniformarsi alla volontà di Dio, non solo in generale, ma nelle circostanze concrete della vita»28.

In questo atto si nota la convergenza del sentire spirituale dell’Allamano: egli vuole donarsi tutto a Dio, uniformandosi al volere di Gesù, nella ferma volontà di non separarsi mai da Lui e di rimanere sempre in perfetta sottomissione al Padre.

Tra il primo atto di fede nell’abbandono alla Volontà di Dio del ventenne Allamano, «mi uniformai ai Divini voleri»29, e quello pronunciato da lui all’età di settant’anni, «sto abbandonato alla Santa Volontà di Dio in tutto»30, c’è una continua serie di atti che si susseguono, l’uno dietro l’altro, formando un’armoniosa sinfonia della sua vita, tutta vissuta nello spirito del fiat della Madonna e tutta compenetrata dalla fede.

È importante nella nostra vita di fede avere una preghiera personale con la quale rinnovare ogni giorno la consegna della nostra vita a Dio.

Con quale atto rinnovi ogni giorno la tua adesione a Dio?

Nel settimo e quattordicesimo punto il Papa insiste sull’esigenza dell’amore nel cammino della fede. La fede diventa operante nell’amore (cf. Gal 5,6). Dal rapporto tra fede e amore, e la circolarità tra i due nasce la spinta missionaria. «L’amore di Cristo colma i nostri cuori e ci spinge ad evangelizzare. Egli, oggi come allora, ci invita per le strade del mondo per proclamare il suo Vangelo a tutti i popoli della terra» - afferma il Papa - «Fede e carità si esigono a vicenda, così che l’una permette all’altra di attuare il suo cammino»31.

Lo spirito di fede e l’amore di Cristo hanno suscitato anche nel beato Allamano la passione missionaria. Egli, a vent’anni di età, voleva entrare nel Seminario per le Missioni a Genova nel Collegio Brignole-Sale-Negroni diretto dai Padri Lazzaristi32. Per motivi di salute precaria gli fu sconsigliato di seguire la vocazione missionaria. L’Allamano però aveva ricevuto il titolo di Missionario apostolico ad honorem33 riservato ai missionari inviati direttamente dalla Sacra Congregazione di Propaganda Fide, per poter usufruire di molti privilegi spirituali a favore delle Missioni. Diventato Padre dei missionari e delle missionarie, insisteva su questa circolarità tra fede, amore e missione: «Ci vuol fuoco per essere apostoli. Essendo né caldi né freddi, cioè tiepidi, non si riuscirà mai a niente. Se c’è amore, c’è zelo, e lo zelo farà sì che non poniamo riserve o indugi nella dedizione di noi stessi per la salvezza delle anime. Ah, che non sarà mai Missionario, chi non arde di questo fuoco divino!»34.

Questa circolarità interroga anche noi: Siamo impegnati a compiere piccoli e grandi gesti di carità «per fede»?

Nell’ottavo punto il Papa rivolge ai fedeli seguente invito: «Quest’Anno della fede è tempo di grazia spirituale che il Signore ci offre per fare memoria del dono prezioso della fede»35.

Come l’Allamano fa memoria del dono prezioso della fede?

È molto evidente in lui la memoria delle grazie ricevute dal Signore. La sua gratitudine è più forte nella ricorrenze annuali degli eventi più importanti: la nascita, il battesimo, la Prima Comunione, l’Ordinazione sacerdotale. Per esempio, celebrando il 45° del sacerdozio, disse: «Cosa è per me quest'oggi? Da quarantacinque anni sono Sacerdote, vuoi dire che da quaranta cinque anni celebro la Santa Messa: mi ricordo che era la festa dell'Addolorata, la terza Domenica di Settembre. Chi di voi è buon matematico? Faccia il conto quante Messe ho celebrato. Su, uno di voi faccia il calcolo, conti gli anni come fossero tutti di 365 giorni, quante ce ne sono? - 16.425 -Ebbene, da queste possiamo toglierne un centinaio: un mese della mia malattia, poi alcune volte l'ho lasciata per l'emicrania, o qualche altro motivo»36. Con tanta commozione il Fondatore celebrò il giubileo d'oro il 20 settembre 1923 nel Santuario della Consolata a Torino insieme ai dieci compagni di corso. Egli stesso ci scrive: «Col cuore ripieno di intima consolazione ho celebrato il Cinquantenario della mia Sacra Ordinazione Sacerdotale. Fu questa per me una grazia singolare, che umanamente non potevo aspettarmi. Dopo 50 anni sono contento: la Messa ho sempre celebrato bene»37.

Ciascuno di noi ha un evento importante della sua vita di fede. È necessario ricordarlo per ravvivare la fede e ricevere nuove energie spirituali.

Nel nono punto il Papa scrive: «L’Anno della fede sarà un’occasione propizia per intensificare la celebrazione della fede nella liturgia, e in particolare nell’Eucaristia»38.

La fede professata, celebrata nella liturgia con il centro della celebrazione eucaristica, è un impegno di ogni credente. Anche in questo impegno il beato Giuseppe Allamano ci è modello e stimolo.

«Come figli di Dio e appartenenti alla Chiesa siamo in dovere, non solo di sapere che cosa essa pensi nelle varie feste durante l’anno liturgico, ma anche di parteciparvi.

Ascoltando le letture e pregando la Liturgia delle Ore partecipiamo ai sentimenti che la Chiesa propone.

Così viviamo spirito della Chiesa, che è lo spirito di nostro Signore. Ogni giorno la Chiesa ci offre un nutrimento spirituale»39.

L’Allamano, uomo della fede, ebbe un grande amore per la sacra liturgia. Era impegnato a rendere vivo e decoroso il culto all’Eucaristia: Santa Messa, Adorazione, manifestazioni pubbliche, come le processioni Corpus Domini e Congressi Eucaristici (Congresso Eucaristico Nazionale del 1894 e Congresso Eucaristico Regionale del 1922 celebrati a Torino) in cui partecipa attivamente, dando il suo prezioso apporto.

Come Rettore del Santuario della Consolata era impegnato per abbellire materialmente e spiritualmente questo tempio di Maria SS. Consolata. È lui che in occasione del primo cinquantenario del voto, fatto dai Torinesi alla Vergine Consolata il 20 agosto 1835 eseguì la stesura dei testi liturgici per la Mesa votiva della Consolata e l’Ufficio della Consolata approvati poi dal Papa Leone XIII40. Ogni anno preparava con grande cura la Novena della Consolata e la tradizionale Processione per le vie di Torino nella festa patronale con la presenza dei suoi missionari e missionarie. La stampa cittadina diceva che dal Santuario della Consolata emana «un respiro universale». Sappiamo bene che dietro questo respiro eucaristico, mariano e missionario stava umile figura del suo Rettore: Custode e Segretario di Maria SS. Consolata.

E noi, con quale atteggiamento partecipiamo alla S. Messa e alla preghiera liturgica?

Nel decimo punto della lettera il Papa sottolinea il valore della testimonianza: «La Chiesa nel giorno di Pentecoste mostra con tutta evidenza la dimensione pubblica del credere e dell’annunciare senza timore la propria fede ad ogni persona. È il dono dello Spirito Santo che abilita alla missione e fortifica la nostra testimonianza»41.

La fede è il caso serio della vita. Essa suppone la testimonianza fino al martirio. Il martirio è il segno del più grande amore perché, per la fede, dà la testimonianza suprema, quella che sceglie liberamente la morte inflitta per la certezza di essere nella verità e di avere la vita.

Il beato Allamano aveva una predilezione per i martiri. Anzi, prevedeva che anche tra i suoi missionari e missionarie sarebbero nati dei martiri: «Dobbiamo avere tanta fede ed essere disposti a professarla pubblicamente, fino al martirio!»42. «Una missionaria deve essere pronta al martirio. Nella cappella sotto l’altare c’è un gran vuoto. Lì starebbe proprio bene una martire. Chissà chi sarà la fortunata? Ma per arrivare a quel punto lì, bisogna meritarcelo»43.

Noi, credenti di oggi, siamo disposti a professare pubblicamente la fede, fino al martirio?

Il Papa afferma nell’undicesimo e dodicesimo punto che il Catechismo è un vero strumento a sostengo della propria fede e per rispondere a una serie di interrogativi che la gente ci pone: «Per accedere a una conoscenza sistematica dei contenuti della fede, tutti possiamo trovare nel Catechismo della Chiesa Cattolica un sussidio prezioso ed indispensabile, un vero strumento a sostegno della fede»44.

Questa visione aveva anche il nostro Fondatore. I missionari e le missionarie dovevano sapere a memoria il Catechismo - quello nell’uso a suo tempo - per farlo conoscere in modo accessibile a tutte le persone. Diceva: «È inutile che sappiate teologia, filosofia e qualunque altra cosa se non sapete insegnare, parlare. Tutte queste cose possono servire per voi, ma non per gli altri»45. Nelle sue convinzioni il Fondatore era molto chiaro: «Il CATECHISMO bisogna studiarlo, capirlo, approfondirlo, amplificarlo... se no, come potrete poi rispondere alle obiezioni che vi faranno? Tutti dovete istruirvi nelle verità della fede e professarle con coraggio»46.

Noi oggi godiamo di avere tra le mani il Catechismo della Chiesa Cattolica, la cui edizione compie vent’anni. C’è anche il Compendio per facilitare l’appropriazione dei contenuti. Ma conosciamo questi strumenti?

Nel tredicesimo punto il Papa ci incoraggia a ripercorrere la storia della nostra fede la quale vede il mistero insondabile dell’intreccio tra santità e peccato. Mente la santità di tanti uomini e donne ha contribuito alla crescita ed allo sviluppo della comunità cristiana con la testimonianza della loro vita, il peccato deve suscitare in noi l’impegno di conversione come esperienza della misericordia di Dio. «Per fede» - dice il Papa - «nel corso dei secoli uomini e donne di tutte le età, il cui nome è scritto nel libro della vita, hanno confessato la bellezza di seguire il Signore Gesù là dove venivano chiamati a dare testimonianza del loro essere cristiani»47.

In Gesù, morto e risorto per la nostra salvezza, trovano piena luce gli esempi di fede che hanno segnato questi duemila anni della nostra storia di salvezza:

Per fede Maria accolse la Parola e il Verbo si fece Carne....

Per fede gli Apostoli lasciarono ogni cosa per seguire il Maestro... Per fede i discepoli formarono la prima comunità cristiana...

Per fede i martiri donarono la loro vita...

Per fede uomini e donne hanno consacrato la loro vita a Cristo...

Per fede Giuseppe Allamano accolse la chiamata al sacerdozio, il carisma del fondatore e la formazione dei missionarie e delle missionarie per inviarli ad gentes...

Per fede Filippo Perlo, il Grande Pioniere dell’Africa, si avventurò nelle terre sconosciute per portare Cristo e la sua salvezza...

Per fede suor Irene Stefani servì negli ospedali di guerra e percorse i villaggi sparsi per le colline di Gekondi nella ricerca di persone per portarle a Cristo...

Per fede suor Leonella Sgorbati offrì se stessa per guarire, istruire, consolare la gente del Kenya e della Somalia e amando fino alla fine, come il suo Gesù, perdonò a chi la uccise...

«Per fede viviamo anche noi: per il riconoscimento vivo del Signore Gesù, presente nella nostra esistenza e nella storia».

Che cosa siamo disposti a fare «per fede»?

Nell’ultimo - quindicesimo punto il Papa Benedetto XVI parla della fede come «compagna di vita»: «Giunto ormai al termine della sua vita, l’apostolo Paolo chiede al discepolo Timoteo di “cercare la fede” con la stessa costanza di quando era ragazzo. Sentiamo questo invito rivolto a ciascuno di noi, perché nessuno diventi pigro nella fede. La fede è compagna di vita»48.

Il beato Allamano ha camminato sempre con questa compagna di vita. Il più delle volte egli parlava dello «spirito di fede», spiegando che cosa intendeva con questo termine: «Vi ho già parlato altra volta della Fede che dobbiamo avere, ma non solo; noi dobbiamo vivere di fede . Ora, che vuol dire vivere di fede? Vuol dire che la fede deve entrare in tutti i nostri pensieri, affetti, parole ed opere : noi dobbiamo respirare fede»49. E descriveva in modo semplice, le qualità di fede: «Bisogna avere una fede viva, profonda, e di più, che bisogna vivere di fede, aver vero spirito di fede. Questo deve dominare tutte le nostre cose. Chi vive di fede prende tutto dalla mano di Dio»50.

E così ha vissuto il nostro «gigante di Fede» - prendendo tutto dalle mani di Dio, con spirito di fede viva, semplice, profonda. Nelle circostanze di dolore, sofferenze, disgrazie, nell’accettazione serena della salute sempre precaria, l’Allamano, sin dalla prima giovinezza, si conforma, con spirito di fede, alla volontà di Dio. Negli eventi più importanti della sua vita egli aveva un solo atteggiamento: disponibilità ad essere «sempre soggetto alla volontà di Dio»51. Raccontando la sua storia, riconosceva il passo di Dio, che gli segnava la traccia da seguire. Giunto al termine della sua vita diceva di sentirsi «staccato da tutto», di non avere «più da pensare che a Dio e all’eternità» 52. La sua ultima preghiera era l’Ave Maria con la quale rinnovò il suo fiat «rassegnato ed abbandonato in Dio e Maria SS. Consolata»53.

«I Santi e i Beati sono gli autentici testimoni della fede»54. La prima tra tutti è Maria SS. Madre di Dio. Il Papa conclude la sua lettera con l’invito ad affidarsi a Lei, in questo tempo di grazia che è Anno della fede. La Vergine Maria è proclamata «beata» perché «ha creduto» (Lc 1,45) e ha realizzato nel modo più perfetto l’obbedienza della fede. Durante tutta la sua vita, e fino all’ultima prova, sotto la Croce del Figlio morente, Maria non ha cessato di credere «nell’adempimento della Parola di Dio» e nella fiducia che «nulla è impossibile a Dio» (Lc 1,37).

Giuseppe Allamano, uomo della fede e innamorato di Maria SS. Consolata, è «beato» perché come Lei, ha creduto e ha comunicato la sua fede con la parola e la testimonianza. Nelle conferenze, scritti, lettere egli ha ci ha lasciato invito basato sulla sua stessa esperienza: «Così faccio io, provate anche voi», «Felici voi se farete così... », «Coraggio e avanti!», «Fate così!».

In questo modo egli ci è vicino come il modello accessibile da imitare.

Ci affidiamo al beato Allamano, uomo della fede, per vivere l’Anno della fede , accogliendo quest’auguri del Papa: «Possa questo Anno della fede rendere sempre più saldo il rapporto con Cristo Signore, poiché solo in Lui vi è la certezza per guardare al futuro e la garanzia di un amore autentico e duraturo»55.

 

Note

1 Conferenze S., II, 556.

2 Conferenze S., II, 11.

3 Is 66,19

4 La porta della fede, 1.

5 Così vi voglio, 58.

6 Conferenze S., vol. III, 359-360.

7 Conferenze P., vol. I, 489.

8 Ai missionari e alle missionarie, 1 ottobre 1923, in Lettere, IX/2, 653.

9 Cf. La porta della fede, 2.

10 Eb 12,2.

11 Regola di vita spirituale, in Lettere, I, 56.

12 Gal 2,20.

13 Lettere, I, 56.

14 PredicheSem, 128.

15 Conferenze S., II, 105, 106

16 G.-B. RESSIA, «Amicus noster dormit», 24, 26.

17 Conferenze P., II, 675.

18 Vita consecrata, 75, in EV, XV, 671.

19 cf. La porta della fede, n. 3.

20 Conferenze S., I, 494.

21 Conferenze P., II, 824; cfr. Conferenze S., I, 494.

22 Conferenze P., I, 191, 284; II, 609.

23 La porta della fede, 4.

24 Cf. Lettere, II, 183.

25 Testimonianza di A. Bongiovanni.

26 Cfr. La porta della fede, 5.

27 La porta delle fede, 6.

28 Conferenze P., II, 9-10.

29 A Innocenzo Pietro Cantarella, 25 marzo 1871, in Lettere, I, 18,19.

30 Alla nipote Pia Clotilde Allamano, 29 novembre 1921, in Lettere, IX/1, 196.

31 La porta della fede, 7 e 14.

32 Cf. A Innocenzo Pietro Cantarella, 12 luglio 1871, in Lettere, I, 25 e nota 2.

33 Cf. Decretum S. Congretationis de Propaganda Fide del 10 febbraio 1889, in Lettere, I, 263 e nota 1, 263- 264.

34 L. SALES, La vita spirituale, 460-461.

35 La porta della fede, 8

36 Ivi, 249.

37 TUBALDO, IV, 421.

38La porta della fede, 9.

39 Così vi voglio, 59-84.

40 cfr. Lettere, I, 187.

41 La porta della fede, 10.

42 Così vi voglio, 86-87.

43 Conferenze S., vol. II, p. 372.

44 La porte della fede, 11-12.

45 Conferenze S., III, 129.

46 Conferenze S., III, 319.

47 La porta della fede, 13.

48 La porta della fede, 15.

49 Conferenze P., III, 127-128.

50 Conferenze S., II, 441.

51 Conferenze S., III, 499.

52 G. Nepote, in Taurinen […] Positio super virtutibus, p. 187.

53 Al padre Tommaso Gays, 24 agosto 1922, in Lettere, IX/1, 447.

54 Nota con indicazioni pastorali per l’Anno della Fede, n. 5.

55 La porta della fede, 15.