Minuta autografa…, in AIMC
[Torino, prima quindicina di maggio 1891]
Ella sarà forse meravigliata di non veder arrivare a Roma il C.o Allamano, dopo i ripetuti inviti. E veramente già vi sarebbe andato, se non gli fosse sopravvenuto un ostacolo imprevisto del quale mi ha parlato ieri, e che presto notificherà egli stesso a V. S. La sua lettera però lascierà delle lacune, per ragioni di delicatezza che si capiscono facilmente; il perché io ho pensato di fare cosa grata a V. S. informandola pienamente della cosa, ed esponendole anche a mio modo di vedere, quale sarebbe il mezzo per superare quelle difficoltà, affinché ove del caso, Ella possa fornire le necessarie spiegazioni alla S. Congr –
– Dicevami adunque il C.co Allamano che prima ancora di ricevere l’ultima lettera di V. S., essendo disposto a cominciare queste pratiche, ne scrisse ampiamente a S. E. il Cardinale nostro Arcivescovo, partito allora per Genova, chiedendogli una parola d’approvazione e d’incoraggiamento a quell’opera. Per due settimane non ebbe alcuna risposta: e frattanto, aggravatosi lo stato di salute del Cardinale, il segretario C.co Forcheri mandava dire al C.o Allamano che S. E. in causa della malattia non poteva occuparsi di quell’affare. Il che era vero per questi ultimi giorni; ma che non avesse veramente potuto farlo prima d’ora, non era credibile; epperò il lungo silenzio era indizio troppo chiaro che non si vedeva bene la proposta.
Anzi, da relazioni di persone al solito ben informate in Vescovado, si seppe in modo certo che, se non propriamente il Cardinale, certamente però una persona che ha molta influenza sul medesimo, vedeva male quel tentativo, e studierebbesi di contrarialo in ogni maniera. E ciò col pretesto che il Clero diocesano è già troppo scarso; mentre poi al C. Allamano quale Rettore del Convitto Ecclesiastico si muoverebbe l’accusa di abusare quasi della sua posizione per attirare i giovani Sacerdoti, con detrimento della diocesi. È ben vero che il Convitto non è un seminario vescovile, ma un’opera d’istituzione privata; tuttavia per ragione dei soggetti dipende effettivamente dal Vescovo. Epperò si capisce come un Rettore del Convitto non debba e non possa in nessun modo mettersi in opposizione col Vescovo, senza alienarsi il giovane Clero, e le persone facoltose che accorrono al Santuario. Per tal modo vengono a cadere i principali motivi di speranza su cui si faceva assegnamento per la riuscita dell’impresa. Perocché una volta che si sappia che il Rettore del Convitto e Santuario essere mal visto dall’Arcivescovo (a parte anche la supposizione non improbabile che questi lo tolga dell’im-piego) il giovane Clero sarebbe naturalmente ritenuto dall’entrare nell’opera delle Missioni; parimenti le persone pie, fra le quali il detto Rettore ha molte conoscenze e gode ora di grande riputazione, scemerebbero nella loro fiducia, e così mancherebbero i sussidii alla nuova opera.
Né queste erano difficoltà affatto impreviste, soltanto egli sperava di non trovare a tutta prima un’opposizione aperta dal Superiore, come invece ha ora ogni ragione di temere. Anzi, dicevami lo stesso Canonico, che pel timore di tale ostacolo aveva egli stesso già sollecitato altri degni Ecclesiastici di Torino a mettersi a capo di quell’opera, ma essi, pur elogiando assai il pio divisamento, declinavano di effettuarlo, non trovandosi in tale circostanze da poter contare pel concorso del giovane clero e delle persone facoltose. Eppure essi medesimi affermavano, ed io non ne dubito punto, che siffatta opera riuscirebbe, e che a ciò non v’è persona più indicata che il predetto Canonico. Solamente bisognerebbe trovar modo di rimuovere quegli ostacoli, senza offendere le suscettibilità che vi sono di mezzo. Non spetta a me il dar consigli in proposito; nondimeno le dirò come ad amico il mio pensiero.
Se la S. Congregazione di Prop.da vedesse tuttavia bene siffatta opera, non potrebbe in qualche modo esprimere al nostro Arcivescovo il desiderio di vederla fatta; ed al C.co Allamano (o ad altri) farne una specie d’invito, od almeno esprimergli direttamente il gradimento del progetto assicurandolo di protezione e d’appoggio morale per l’esecuzione?
Sembra una pretesa chiedere tanto, ma d’altra parte io non vedo altra via di spianare le difficoltà presenti e prevenire le future. Certo che l’Opera una volta cominciata bene, andrà poi avanti da sé quand’anche sorgessero più tardi simili difficoltà; ma se al suo apparire si trova subito in attrito col Superiore locale, sarà come soffocata in sul nascere, e non attecchirà né in questa né in altra diocesi. Del resto, Le ripeto, non sta a me il dar consigli… l’opera è possibile e, considerata l’indole del Clero piemontese sembra che coll’aiuto di Dio farà un gran bene… e poi…
Comunque, le sarò riconoscente se vorrà significarmi l’esito di queste mie osservazioni e proposte…
[C. Giacomo Camisassa]
