Originale autografo…, in AIMC
Torino 3/ Maggio / 902
Ill.mo Signor Cavaliere,
Appena una settimana ci separa dal giorno della partenza dei nostri (che avrà luogo il 10 corr.te colle Messageries da Marsiglia), ed io, visto che tutto è disposto, né più sono a temere contrattempi, ho pensato darne avviso a V. S. colla presente, risparmiando così di telegrafargliela come le avevo detto. Telegraferò soltanto nel caso contrario, cioè se per un accidente imprevisto qualsiasi non s’effettuasse la partenza. Il bagaglio è già partito da parecchi giorni per Marsiglia, dove il Padre Procuratore dei PP. dello Sp. S. gentilmente s’assunse di farlo portare a bordo. Questo bagaglio è piuttosto voluminoso (16 grosse casse di 175 miria complessivi), ma abbiam preferito abbondare piuttosto per ogni evenienza; quindi, se sarà il caso, ne lascieranno una parte a Mombasa dove speriamo che i PP. dello Spirito Santo potranno ritirarlo. Le provviste furono fatte specialmente in previsione o di fondar subito una stazione in qualche fermata della ferrovia (Nairobi o Kikuju) o per lo meno d’affittar ivi una casa e tenervi il deposito generale di quanto vi arriva dall’Europa. Spero che V. S. sarà, come in tutte le altre, così anche in questa pratica riuscito felicemente, e che all’arrivo dei nostri potrà già dar loro l’annunzio che Mons. Allgeyer acconsente a lasciarli impiantare dapprima presso una stazione ferroviaria.
Pensando che con Monsignore andranno alcuni dei suoi missionarii od allievi, i nostri si provvidero di 7 fucili (due da caccia a pallini e 5 per difesa a palla e mitraglia) con una piccola dotazione di cartuccie cariche relative. Le dico questo perché se occorrono pratiche per l’introduzione di queste a Mombasa, V. S. possa farle. Però se l’entrata potesse effettuarsi senza neppure consegnarli, sarebbe molto meglio. Ad ogni modo sul bastimento la cassa di cartuccie cariche fu consegnata a parte. Per quanto occorresse in proposito V. S. s’intenderà col Teol. Perlo, che è destinato quale Procuratore costì. Superiore di quelli che partono è D. Gays.
Nella scorsa settimana avemmo l’onore d’una visita da S. E. Mons. Le Roy, di ritorno da
Roma. Ci contò subito che S. E. Mons. Allgeyer gli aveva scritto intorno alle istanze fattegli dal District Officer, Dottor Hine, per aver i Missionarii della Consolata nel villaggio di Karmi sul fiume Tuzu. Sulle nostre carte non trovammo questi nomi, quindi non sappiamo quanto sieno distanti dalla ferrovia. Nel partire Mons. Le Roy si mostrò molto soddisfatto dello spirito e dell’andamento dell’Istituto e dispostissimo a favorirci in tutto. Approvò il modo di preparazione dei Missionarii, massime lo studio della medicina, nella quale il Teol. Perlo è riuscito sì bene, che a detta di due professori di Torino meriterebbe senz’altro il diploma.
Visto poi che avevamo un soggetto così idoneo, e persuasi che il primo modo di avvicinare gli indigeni e affezionarseli sia quello di curarne le malattie, abbiamo abbondato piuttosto nelle provviste farmaceutiche, massime che le avemmo parte regalate, e parte pagate a prezzi minimi dalla farmacia militare.
La provvista che manca quasi totalmente ai nostri è quella del vino, avendone portate poche bottiglie. Ma dalle informazioni di V. S. crediamo possano trovarlo costì. Pel danaro abbiam aperto un conto corrente sulla Imperial Bank Hanzing, per mezzo della Banca de Fernex di Torino.
Dolente di non aver io la fortuna d’esser tra i primi missionarii che verranno, li accompagnerò col desiderio, ed ai medesimi mi unirò collo spirito nel presentare i più caldi ringraziamenti a V. S. per quanto ha fatto a vantaggio nostro, e pel molto su cui contiamo ancora per l’avvenire.
Ed in quest’espressione di riconoscenza s’unisce meco il C.co Allamano ed assieme l’ossequiamo, pregandola estendere i nostri rispetti all’ottima sua Signora. Di V. S. Obblig.mo
C. G. Camisassa
P. S.
Ho pure scritto a S. E. Mons. Allgeyer annunziandogli la partenza dei 4 Missionarii.
