Originale autografo…, in AIMC

Torino 9 lug. 902 – ore 11 ant.

Amat.mo Sig. Rettore,

Ricevetti stamani pel 1° treno la cassetta con lettera dell’Economo e chiave per camera. Ora mando frutta verde e (spero, avendomela promesso per le 3 pom.) cartoline.

Stamane pel 1° ho spedito le prume con una lunga mia lettera riguardo ai preventivi. Le mie previsioni si vanno avverando. L’ing.re Ferrante ha fatto una scenata che è impossibile descrivere in tutta la sua tragicità. Catella essendo andato ieri sera dall’Ing. Cappuccio per lavori dell’Asilo Piazza d’Ar-mi, Ferrante, sentitolo, lo chiamò a sé, e per prima cosa: Lei è già qui per carpir notizie sui progetti!

Niente affatto, risponde l’altro, non son venuto che per l’Ing. Cappuccio e se V. S. non mi chiamava non passavo neppure di qua. D’altronde non so neppure se il mio preventivo sia già stato presentato.

Già, già, già, ripiglia con un fare beffardo, Lei l’ha fatto tutto d’accordo col C.o Camisassa… – Niente affatto: il C.o Camisassa non l’ho visto da quasi una settimana.

E poi perché l’ha indirizzato al C.o Camisassa? Perché è lui che d’ordine del C.o Allamano mi ha mandato l’invito, e poi sono essi che mi pagano.

Ma che canonici o altri, chi comanda sono io, solo io, e nessuno, nessuno là dentro deve comandare; essi non devono far altro che metter fuori i biglietti e pagare e non devono neppur andar a veder i lavori che si fanno; le ripeto che sono io solo che comando, e che do i lavori a chi credo e alle condizioni che voglio. Tutte parole testuali.

Se è così io non ho bisogno di un pezzo di pane da lei, mi dia il mio preventivo e me ne vado, ho avuto da fare con ingegneri più giovani e più vecchi di lei, ma nessuno mi ha maltrattato così. Io rispetto e intendo essere rispettato: mi dia il mio preventivo e mi ritiro dal concorso.

Il suo preventivo io non l’ho, perché il C.o Camisassa l’ha mandato a prendere, ma d’or innanzi deve indirizzarli tutti e soli a me, sono io che decido i contratti.

Sono tanti anni che lavoro per ingegneri, ma nessuno ha mai preteso che dessi a lui i preventivi, né Ceppi né altri: si danno sempre ai padroni, a chi paga. Ma ripeto che se è così, io non voglio aver a fare con lei, e mi ritiro, non intendo esser avvilito da nessuno.

Questa fermezza di risposte fu una doccia fredda all’ingegnere il quale si calmò un poco, mentre frattanto Gonella e Cappuccio sentendo dall’altra camera la tempestosa seduta erano venuti ad origliare alla porta, facendo a Catella dei segni (che Catella essendo presso la porta ben vedeva) come per dire: non ci badi, ne vediamo e sentiamo delle peggiori.

Dunque, ripiglia Ferrante, come intende misurare il lavoro?

Come si misurano tutti i lavori consimili: largo tanto, alto tanto, due volte due fa 4: 3 per 2 fan sei. Poi si deducono le cartelle e spazi entrostanti, perché non intendo far pagare 2 volte il lavoro.  – Basta: lei non mi ha fatto il preventivo come doveva: bisognava rispondere a ciascun articolo dell’invito, uno per uno…

Gli articoli dell’invito erano tante condizioni sulla modalità del lavoro, come si fa per tutti i capitolati colla città: queste condizioni non si trascrivono mai nei preventivi: solo si dice in base alle dette condizioni io dimando £ire tante per metro quadrato o m. c. non parlandone, s’intende che vogliamo uniformarsi ad esse.

Ma lei doveva portarmi i campioni, e venir qui a chiedere spiegazioni.

Le spiegazioni sono venuto a chiederle, e non mi volle neppure dar copia dei disegni: me li dovetti copiar io a matita qui in sua presenza, mentre a Sassi furono dati i disegni, e minutissimi. I campioni non ho creduto di portarli perché trattatasi di marmi conosciutissimi e dei quali io portai già tutti i campioni a V. S. qualche tempo fa per altro lavoro consimile pel Sig….

Basta: ne ho scritto al D’Orsara e dopo la sua risposta si vedrà.

Però sul fine del discorso Ferrante s’era un po’ calmato e congedò il marmorino abbastanza cavallerescamente.

Aggiungo qui che il preventivo di Sassi era pure indirizzato a me, e che neppure egli si attenne ai paragrafi dell’Invito, ma fece un preventivo più laconico e deficiente che quello di Catella. Glie li accludo qui acciò constati de visu la cosa.

Ancora: durante questo colloquio agitato e disordinato, e riferito a me a tratti separati, Ferrante avrebbe ancor detto: Intendo comandar tutto e solo io, e ne ho già una piena e l’altra che versa, e la minima contrarietà che mi facciano li pianto in asso… e fece un segno come per dire, non aspetto altro – o come dire: spero che venga e lo farò venire. Così mi riferì Catella il quale disse pure che prima di esser introdotto da Ferrante (che dapprima aveva gente) parlando sottovoce nell’anticamera con Gonella domandò: sicché quando son finiti questi disegni? E questi fe’ un cenno come per dire: ce ne vuole!! Ma pure fra due anni il lavoro dev’essere fatto. Gonella e Cappuccio si misero a ridere; poi dissero neppure in 15 anni, se si va di questo passo, abbiam ben altro da fare, e difatti lavoriamo sempre per altri… e fecero un cenno come per dire che era cosa comandata o convenuta che questi lavori non si debbono spingere, si deve fingere o far vedere che si lavora, ma poi si fa niente. In conclusione da mezze parole passate in quest’an-ticamera Catella dice aver capito che o non sanno o non son capaci d’andar avanti, o che di proposito non vogliono, per stancare e far dispetto.

Eccole riferito per quanto potei fedelmente la relazione del fatto senza aggiungere le espressioni non solo sgarbate ma persino villane dette al mio indirizzo. Ho letto a D. Capella questo tratto di lettera, acciò vegga se ho esagerato, avendo egli pure sentito il discorso di Catella: egli ritiene che non siavi verbo oltre le parole di Catella.

E pensare che jer l’altro, presentando i preventivi, io non dissi verbo che potesse contrariare l’ingegnere: gli diedi a leggere i preventivi, entro buste suggellate, che egli allora ritenne, poi gli spiegai le condizioni verbali, preciso come le riferii nell’ultima lettera. Solo dissi che sotto quel certo atrio verso Via Consolata, occorreva pensare pel condotto dell’acqua piovana che deve passar precisamente là sotto ed egli approvò, aggiungendo con una certa insistenza che si facesse niente senza interpellarlo al che io risposi che da dicembre 1901 sino ad oggi non avevo più messo piede nelle cappelle a ponente e neppure nello steccato da quella parte: che io avevo ben altre occupazioni. E difatti lei lo sa che ci sono mai più andato, malgrado che l’assistente più volte insistesse che aveva bisogno di spiegazioni, al che io rispondeva sempre: vada dall’Ingegnere. Si vede dunque che è tutto, o una fissazione e vera pazzia o più veramente a mio avviso un pretesto che vogliono creare per ritirarsi da un lavoro che sapevano soltanto criticare ed ora si sentono incapaci di fare. Le cose sono evidentemente a questo punto che vogliono avere un pretesto di dissidio. Il buon viso che faceva Ferrante a V. S. non è altro che un’arte per coprire il piano prestabilito.

Si dovrà ora lasciargli carta bianca nell’aggiudicazione dei lavori a chi crede lui con un danno di 2000 lire, salvo poi a lui di credersi ogni dì più necessario e diventar prepotente: ma specialmente colla certezza che, svanito questo, cercherà subito un altro pretesto per lasciare lavori che finge di voler fare, ma che ha dato ordine di non spingere avanti? Che questa sia una pura pretesa inventata si scorge anche dal fatto che in quella famosa lettera di dicembre diceva espressamente riservata al Rettore qualsiasi provvista e contratto coi provveditori: ed a lui soltanto il controllo dell’esecuzione conforme i disegni convenuti collo stesso Rettore.

In conclusione io ora rimando a Ferrante i due preventivi in originale; ma siccome so che D’Orsara si fa fare tutti i disegni da Sassi, e temo che pur di riuscire a dargli il lavoro si permettano anche dei cambiamenti nell’ori-ginale, ne feci trarre copia, che è quella che le mando e la prego custodire: a Ferrante poi non mi presento senza che mi chiami, e se mi chiama dirò che il Rettore ha scritto che al suo ritorno deciderà lui secondo giustizia.

E basta per ora di questo scritto abboracciato in meno d’un’ora e che non ho la pazienza di leggere

Dev.mo C. Camisassa

P. S.

S. Em.za fece saper dal Sig. C. Gastaldi che partirà giovedì all’ora convenuta 5¾ sera; alla stazione sono avvertiti.