Originale autografo…, in AIMC

Torino 17 Ottobre 1902

Ill.mo Signor Console,

Ho ricevuto ier l’altro la preg.ma Sua del 26 p. p. coll’unita copia del P. Hemery. Qual dolorosa impressione ci abbia fatto, ella può ben immaginarlo: l’avrà appreso dallo stesso laconico telegramma inviatole ieri, e di cui ricevemmo risposta. Dopo tutto che farci? Abbassare il capo e rassegnarsi agli eventi finché la burrasca sia passata. Le cose andavano troppo bene laggiù (come risulta dalle ultime lettere del Teol. Perlo) per non aspettarsi che il demonio avrebbe suscitato qualche inciampo!... Nondimeno abbiam ferma fiducia che la Consolata volgerà tutto pel nostro bene e per la maggior gloria di Dio, e per ciò preghiamo e facciam pregare.

Ci è troppo noto l’interessamento che V. S. prende pel buon esito della cosa, per ancora raccomandargliela. All’arrivo di questa sarà tutto deciso; se mai però non lo fosse, vorremmo dirle di tentare almeno una dilazione… Se si ritirano, ce ne vorrà per poter ritornare! Invece con differire si può sperare più facilmente in una concessione… Del resto le ripeto che non crediamo darle consigli od esortazioni, persuasi come siamo che V. S. fa già più di quel che può pel caso nostro.

La spedizione di quei ciondoli ecc. la feci assieme alle coperte ai primi del p. p. settembre: ora vengo a sapere che lo spedizioniere di Genova invece di farla partire col vapore del 12 sett.bre, aspettò a mandarla con quel del 29 stesso mese. Non so perché abbia tardato così, ad onta delle mie sollecitazioni. Spero ad ogni modo che tutto sia arrivato in ordine.

Speravamo fare a V. S. un altro presente, che presumevamo di suo gradimento, e cioè la nomina a Commendatore. Perciò ne scrivemmo al Ministro Prinetti, esponendo i meriti di V. S. per tale onorificenza. Chiedemmo pure l’appoggio del Ministro Giolitti, che è tanto portato per noi, e che scrisse subito egli stesso al Prinetti raccomandandogli caldamente la cosa. Malgrado tutto ciò la risposta fu quella che V. S. può vedere nell’acclusa lettera. Questa però sembra ci lascii speranza che, chiedendo al Ministro qualche altra cosa che non sia contraria ai regolamenti dei Consolati, la si potrebbe ottenere. Ed è questo il motivo per cui mi decisi d’inviarle questa lettera.

Epperò la prego volerci dire liberamente che cosa può desiderare e sperare V. S. dal Ministero degli esteri, e noi ci penseremo. Sia però sicura che, come questa volta si fece la cosa in modo da escludere ogni sospetto dell’in-tervento ed anzi della conoscenza di V. S., così saprem fare per quanto può farle piacere. Coll’occasione le aggiungo che il Ministro Giolitti, al nostro Sacerdote mandato per tal fine a Cavour, disse parole di molto elogio riguardo a V. S. che disse di conoscere molto favorevolmente per mezzo di uno de’ suoi Segretarii, amico e (se ben ricordo) compagno di studi di V. S

Perdoni la libertà che ci siam presa, ma ci tenevamo e teniamo a qualche onorificenza, che sarebbe pure, indirettamente, una dimostrazione del Ministro al nostro Istituto, cui è omai legato il nome di V. S. come cooperatore e benefattore. Dunque, siamo intesi, voglia dirci liberamente quanto le può gradire.

Tornando a noi aggiungo che avevamo tutto disposto perché il 20 novembre partissero da Napoli con la Deutsche Line per Mombasa due Sacerdoti, due confratelli ed un operaio, valente e bravo falegname. Quest’ultimo a pagamento, per lavorare e far le case ai Missionarii, le quali possono soltanto farsi in legno, uso Svizzera, a quanto ne scrive il T. Perlo. Ora abbiam sospeso ogni cosa, e rimandiamo la partenza dei suddetti al 19 dicembre in attesa di sapere dove questi possano raggiungere gli altri missionarii che pur dimandano aiuti con tanta insistenza. Da una lettera del T. Perlo presumo che egli propenderà a stabilirsi a Limuru presso la ferrovia, donde trovò una strada facile e buona di 3 giorni per Tusu. Ma quando scrisse ciò, egli non presentiva ancor questa burrasca.

Voglia gradire con quelli del C.co Allamano i miei profondi ossequii estensibili alla deg.ma Sua consorte.

Obblig.mo C. Camisassa