Originale autografo…, in AIMC
Torino 8 marzo 1904
Carissimo Benedetto,
Ho ricevuto ieri la tua lettera del 3 febbrajo e non puoi credere quanto mi fece piacere il saper che l’andamento della sega procede benissimo e che tu sei sempre così felice di lavorare in tal genere. Persuaditi che quello è un vero apostolato, tanto come di quelli che predicano, perché l’impressione che fa sugli Akikuju quel movimento febbrile di macchine di lavoratori onora presso di essi il lavoro e sveglia la brama d’imitarvi e d’imparare da voi affin da procurarsi anch’essi quelle comodità che vedono godersi da voi. La più gran paura che avevamo qui riguardo agli Akikuju era che essi fossero indifferenti alle novità che porta la civiltà, come purtroppo sono quasi tutti i selvaggi africani. Quando i missionarii capitano tra gente simile, il loro apostolato è quasi sterile ed anche quando riescono a far un po’ di bene questo non è duraturo. Per un nonnulla questi smemorati africani, lasciano la religione imparata. I soli frutti duraturi si hanno tra quei popoli che s’interes-sano degli agi della vita civile, e che cercano procurarseli.
Le missioni che han fatto il massimo numero di conversioni, sono in questo secolo quelle dell’Uganda, e ciò perché questo popolo visti i lavori e le opere dei Padri Bianchi se ne interessò vivamente cercando imitarli. Da quell’istante la smania d’imparare ciò che insegnano gli Europei, e di far come questi, e così si affezionarono alle dottrine religiose, e ne vennero quelle innumerevoli conversioni che solo nell’anno scorso oltrepassarono le 70.000 nell’Uganda.
Sai perché ti fo questa predica? Perché tu e tutti i fratelli che lavorano con te vi persuadiate che siete veri missionarii anche soltanto lavorando da falegname, o muratori o contadini od altro. Ma per far bene la parte vostra dovete lavorare con spirito di fede, volenterosi, allegri, concordi tra voi, e sempre intenti a dar buon esempio. Con spirito di fede, cioè sempre col pensiero che Dio e la Consolata ed i vostri angeli tutelari vi stan rimirando, e far le cose bene proprio come se dopo fatta una cosa doveste presentarla al Signore acciò la esamini e ve l’approvi. Volenterosi, cioè lavorare come si dice per passione, intenti a non perder mai tempo e come se non foste mai stanchi. Allegri, cioè sempre col sorriso sulle labbra e non mai di cattivo umore, od almeno se questo qualche volta si sente (come purtroppo avviene a tutti un po’) non lasciarlo trasparire fuori e non dir mai parole sgarbate o far atti di durezza sia tra voi e sia con quei cari neri.
Concordi, cioè trattarvi tra voi con carità, aiutarvi volentieri l’un l’altro, insegnarvi l’un l’altro e lasciarsi anche insegnare dagli altri, in tutto insomma, un cuor solo ed un[’]anima sola come veri fratelli in Gesù Cristo. Il buon esempio poi deve sempre starvi davanti: quei neri sono fanciulloni per carattere, ma tu sai quanto i fanciulli da noi qui osservano ciò che fanno i grandi. Così è dei neri che vi osservano continuamente dalla testa ai piedi e sebbene sembrino poco aperti e smemorati, pure ciò che vedono lo studiano nella loro testa e ne resta loro un’impressione per tutta la vita. Guai, diceva Gesù, a chi mi scandalizzerà uno di questi piccoli, sarebbe meglio si legasse una pietra al collo e si gettasse in mare. Questo è il caso vostro: i neri sono tanti fanciulloni (anche quelli adulti) e loro si applicano alla lettera le parole del Signore. La vostra posizione è più difficile che la nostra qui nei paesi civili: qui la gente grande fa la sua strada e non osserva tanto se anche vedesse cattivi esempi. Voi invece siete sempre in osservazione da parte di questi perpetui fanciulli che sono i selvaggi. Quando poi parlo di buon esempio e di non dar scandalo non intendo mica le cose gravi, perché di queste son sicuro che voi non ne fate; ma intendo anche solo le cose piccole, come l’impazientarsi, trattar i fratelli od i lavoranti con modi scortesi, con cattivo garbo e simili. È in queste cose piccole che bisogna sempre dar buon esempio.
Se mi accorgo che senza volerlo ti ho fatto una mezza predica. Non era questa la mia intenzione, ma pure quando penso che voi siete così fortunati di poter continuamente predicar col buon esempio, e che lavorate da veri missionarii anche facendo cose materiali, io sento quasi un’invidia di non essere al vostro posto, ed è perciò che mi vien voglia di dirvi tante cose, come se fossi sempre tra voi.
Ma adesso finisco, e ti aggiungo solo una raccomandazione da parte del Sig. Rettore. Egli lesse con gran piacere le tue lettere a lui ed a me, e oltre all’esser soddisfatto del vostro lavoro, fu però contento di sapere che tu avevi già un nero che cominciava a darti sollievo nel maneggio della sega. Vuol dire dunque che questi si va affezionando a te e al lavoro, ed è ciò che tu devi cercar d’ottenere da tutti i neri che ti aiutano. Cioè di affezionarteli, e poi anche sul lavoro dir loro qualche parola di Dio, della felicità di chi vive secondo la legge di Dio, della soddisfazione che si trova nel lavoro, come non si senta quasi più la fatica quando si lavora pel paradiso ecc. ecc. Sono poche massime brevissime che il tuo angelo custode ti suggerirà e che dette così di sfuggita ma con gran convinzione, fanno breccia in quei cuori semplici, e così tu sarai doppiamente apostolo: col lavoro, e colla parola. Questo ti dice il Sig. Rettore.
Ed ora veniam a parlar del fatto e da farsi alla sega.
Dalla distinta del lavoro fatto finora a mezzo della sega vedo un progresso crescente che promette bene ed hai perciò ragioni di dire che t’aspetti maggior lavoro a misura che si va innanzi. Però ciò ch’io credo urgente è l’impianto della sega circolare, la quale può sostituire quasi tutte le ore impiegate con quella a nastro, la quale perciò resterà quasi sempre per segar travi, salvi pochi lavori col voltino. Dunque affretta questo nuovo impianto che è urgente come quello del taburet.
Nella tua non mi parli del pacco postale che ti spedii il 23 ottobre contenente 24 metri di voltino e gli anelli di cuoio da sostituire ai vecchi dei volanti, come non mi parli della mia lunga lettera con cui accompagnai quell’invio. Ti raccomando dunque di farmi sapere se li hai ricevuti; e così pure se ricevesti l’altro pacco postale spedito il 22 gennaio a Lemoru contenente anelli idem di sughero, frese, borace, cerniere snodate. Così ancor mi dirai se ricevesti il pacco postale spedito il 4 marzo con la pasta per cinghie. Dunque tre pacchi.
Per l’olio minerale reclamerò da Goffi. Osserva però le nuove 4 casse spedite il 20 febbrajo, se è migliore di quel di Goffi, ed ancora se sia migliore quel di Pistono (costa £ 4,50) o quel di Zimmermann (5,50).
Forse avrete già montato o starete per montare il taburet. A proposito ti raccomando vivamente di star attento nell’allacciarvi la cinghia che il mandarino non giri mai al contrario (come si suol dire) ma sempre in modo che la forza centrifuga tenda avvitare sempre più la vite superiore del mandarino stesso (ossia quella con cui si ferma la fresa), e non mai tenda a svitarla. Questo sarebbe pericolosissimo, perché se si svita quel pezzo superiore del mandarino il ferro da taglio ne sfugge con tal velocità che sembra una palla da fucile; per questo successero più volte disgrazie mortali nelle segherie. Dunque siccome la vite di quel pezzo che ferma la fresa gira di solito a destra, tu devi badare che il mandarino (ossia l’albero) nel lavorare giri sempre a sinistra, cioè così [disegno] (guardandolo di sopra). E questo avvertimento ripetilo ben bene a chi avesse qualche volta l’incarico di allacciare la cinghia d’esso taburet.
Desidero sapere se le cerniere snodate che ti mandai per le cinghie vanno bene. Ti fo osservare che nei miei disegni ti indicai come investiti gli assi sia delle pareti della casa e sia dei palchetti; cioè è più solido, ma non affatto necessario, perché come vedi nei disegni gli assi si falliscono e non può mai passare l’aria o la luce. Quando avrò tempo ti disegnerò anche le finestre e porte interne ed esterne. Per ora potete farle seguendo il modello in legno che vi mandai della casa.
I tuoi di casa stanno benissimo. Il Sig. Rettore consegnò ora ad essi la tua lettera del 3 febbrajo.
Salutami tanto tutti quei che sono con te alla Sega
Tuo aff.mo C. Camisassa
