Originale autografo…, in AIMC
Torino 13 maggio 1904
Caro Benedetto,
Come vedi dall’accluso tuo foglio ti sei dimenticato di dirmi la grossezza della vite là dove essa entra nel mandarino.
Dunque noi abbiam studiato un po’ e poi l’abbiam fatta di 2 centim. Forse sarà abbondante: in tal caso Ballari dice che ti faccia tu stesso un pettine d’acciajo temprato, come usano per le viti di ottone, e poi sul tornio diminuirai la grossezza di questa vite.
Te la feci lunga 8 centim. dove tu la segnasti solo 2 perché pensavo che tu puoi così scostare molto tra loro (mediante le rosette) le due frese destinate a fare il maschio, e così fare dei maschi grossi anche 4 o 5 centimetri. La femmina poi potrai anche ottenerla larga 4 o 5 centim. appaiando le due suddette frese che ti servono far i maschi. Per tal modo nei piantoni delle case puoi risparmiare i tanti listellini necessari a fermare gli assi tra stanza e stanza e quindi in pianta far i piantoni così [disegno] invece di così come te li avevo segnati [disegno].
Prima ancora di questa lettera riceverai il pacco postale che ti ho spedito lo scorso venerdì con quel ferro ed altra roba, come ti scrissi.
Non ho tempo a scrivere di più – Tanti saluti al carissimo T. Cagliero ed a tutti gli altri della Sega, come pure al caro D. Vignoli.
Tuo aff.mo C. Camisassa
