Originale autografo…, in AIMC.

Roma 7 Aprile 1905 ore 18

Amat.mo Sig. Rettore,

Torno adesso dal mio solito giro, poiché dalle 5½ a notte più nessuno riceve perché tutti sono a passeggio al corso.

Stamane alle 9 fui dal Card. Vannutelli e stavolta lo trovai in casa, ma, come seppi dopo, mentre già stava per uscire. Mi accolse con grande espansione, poi le solite esclamazioni entusiastiche per le feste Consolata ecc. Gli esposi l’oggetto della mia venuta a Roma, l’udì con interesse, e infine conchiuse «lo portino solo in Propaganda e poi per parte mia stiano certi: infine sono essi che hanno iniziato le missioni colà e aperto il paese; sarebbe bello dovessero andarsene – Questi Padri dello Sp. S. hanno già troppe missioni; vogliono tutto per sé? Dica al C.o Allamano che farà il possibile…». Poscia, con un bel biglietto di presentazione mandatomi da M.r Barone, andai dal Card. Satolli. Mi ricevette con una riserbatezza che pareva freddezza se non fosse il suo carattere abituale: E dunque qual è la cosa per cui viene da me? Contai la storia dell’Istituto, del suo operato in missione, ecc… diede peso dapprima a quella promessa, ma poi proseguendo io nell’esporgli come moralmente ci avessero tratti ad espandersi ed a tante spese… 100 mila lire (a questa cifra si fermò e chiese chi le sostenne, risposi: il C. A. del suo… bene, bene già si capisce più di 40 persone portate e mantenute in Africa...). Proseguii narrando come ora la popolazione s’avvicini, s’interessi, che fecero già 51 battesimi prima dell’ottobre 1904 – e che allora avevan già curato più di 33.500 malati… infine narrai la storia della convenzione coi Protestanti: ma questa, m’interruppe, non passerebbe a favore di qualunque missione cattolica? No, perché in capo al solo T. Perlo e miss. Cons. «Già allora l’affare è serio… non si può lasciarsi sfuggire tanto bene delle anime che si presenta così promettente. D’altra parte la promessa loro fu fatta in tutt’altre condizioni... non dovevano mandar i vostri così lontano da loro in paese affatto inesplorato. Sono i vostri che l’hanno aperto». Ed io vedendo che gradatamente l’interessava ripetei il molto già fatto prima collo studio d’una lingua affatto ignota, le 30 lezioni catechistiche, grammatica e vocabolario in corso, poi mi estesi sul carattere eccezionale della popolazione che non è apatica (già, m’interruppe, non come tutti gli africani) che vede così bene i missionari e le suore, poi del collegio di 50 catechisti che imparano fin troppo. «Ma come faceste ad [!] fare tante case in così poco tempo: saranno pure capanne». Gli spiegai che parte sono in pietra e le altre in legno, e la storia della segheria e la fattoria agricola, ecc. Insomma ascoltò tutto con crescente entusiasmo. «Già Già, finì con dire, non si può lasciar sfuggire un tanto bene spirituale; i PP. dello Spir. S. han troppe missioni, e che cosa è una parte sì piccola del loro Vicariato; credo ci sarebbe già tanto da costituire un vicariato, ma Propaganda credo propenderà a far solo una Prefettura». È solo ciò che chiediamo. A questo punto prese in mano di sul tavolo, dove aveva deposto con quasi noncuranza ab initio il Regolamento da me presentatogli; e mi chiese com’era costituito l’Istituto, lesse l’approvazione del Card. Richelmy, si mostrò gradevolmente impressionato dall’idea di un istituto regionale per l’entente e armonia dei missionari, come per l’idea che se non ogni diocesi, almeno ogni regione avesse una figliazione nelle missioni e sorridendo soggiunse: «chissà che questo bell’esempio non ne susciti altri: come sarebbe bello!». Chiese dei voti, gli dissi che dapprima eran solo quinquennali: «Bravi, bravi, così va bene: non tanta fretta nel voler voti perpetui; questo mi piace». Poi chiese come provvedevasi all’avvenire dei missionari; gli spiegai che se cessavano dopo il quinq.io ogni vescovo se li riprendeva, come promisero nel Consiglio interprovinciale, e “Questo benissimo” Che poi dopo chi li faceva perpetui sarebbe incorporato all’Istituto… «E questo ha casa propria?...». Gli spiegai la cosa e anche le risorse del C.o Allamano – Allora alzatosi con aria di soddisfazione, concluse «questo mi fa piacere e per mio riguardo l’appoggerò quanto posso». Mi lasciò i saluti al Card. Richelmy, e mi congedò tanto più espansivo quanto dapprima era stato più riservato.

Dopo andai da Miliziani; accolto benissimo; mi confidò che ha le mani nei capelli per quel giornale quotidiano che è la sua rovina finanziaria: che il Papa gliela comandò 2 volte, presenti 5 personaggi, e poi ora gli danno niente… niente… Mi pregò di scrivergli due parole da pubblicare dopo l’udien-za, cosa che gli promisi (con un cenno sull’Istituto) se l’udienza sarà interessante.

Mi recai poscia dal P. Franco. Mille lodi ai lavori Consolata, periodico, missioni, indulgenza D. Cafasso. Ascoltò con vera commozione la storia del-l’operato dell’Istituto: poi chiestogli se essi avevan qualcuno dei loro consultori in Propaganda mi indicò il P. Ojetti. Da questo andai nel pomeriggio, gli contai la solita storia, che udì «volentieri». Però, disse, io credo di poter far niente, perché consultore io lo sono soltanto sull’almanacco… ossia non so altro di Propaganda fuorché d’aver visto il mio nome pubblicato fra i consultori. Non fui mai interpellato e credo non lo sarò in avvenire; chiestogli se conosceva altri consultori, mi disse che «nessuno personalmente fuorché di nome» – «Basta se l’occasione si presentasse stia certo che per le buone notizie datemi e per la venerazione al P. Franco farò tutto il possibile». È ancor giovane, tutto circondato di libri che stava leggendo per prepararsi a far scuola. Si vede proprio, come dicevami P. Franco, che questi consultori sono scritti là, soltanto per far carriera…

Andai a cercare del Card. Oreglia, ma era fuori: tornerò domani, così del Card. Gennari dal quale andrò stassera dopo le 7 per l’indulgenza. Il P. De Marchi mi dissero che sta a S. Nicola da Tolentino. Ci andrò tanto per salutarlo e così da M.r Antonini, e M.r Pasquini.

Eccole la mia cronaca d’oggi rallegrata or ora dall’arrivo del telegramma di V. S.

Dell’Udienza nessuna notizia: credo sarà molto se l’avrò al principio della settimana ventura, ma son deciso d’aspettare quanto occorre.

Di salute bene.

Suo aff.mo C. G. Camisassa