Originale autografo…, in AIMC.
Roma 8 Aprile 1905 ore 19
Amat.mo Sig. Rettore,
Ieri sera dopo spedita l’ultima mia andai dal Card. Gennari. Mi accolse molto affabilmente e udito ch’io era il Direttore del Periodico, me ne fece ripetuti complimenti, aggiungendo che egli lo lesse sempre (e la cosa mi fu poi ripetuta dal suo segretario) e che lo propose diverse volte ad altri come modello del genere… Venuti all’affare dell’indulgenza ne cavai un bel niente: mi avevano detto che era un ingegno molto acuto, uso M.r Bertagna, ma mi parve assai lontano. Non potei fargli intender l’importanza, per rassicurar le anime che temono di non arrivare al cum vero caritatis affectu, di cercar d’ottener che basti il farlo ex affectu concupiscentiae et ex timore poenarum Purgatorii. Secondo lui, e lo ripeté più volte, chi lo fa per far piacere a Dio, che tanto soffrì per noi ecc., e ripeteva sempre che tutti lo fan per quello ha già il verae caritatis. Lo sapevo anch’io… Poi aggiunse che qui non si parla di carità perfetta mentre ora tutti i teologi tengono che se c’è il motivo di carità, tal carità è sempre già perfetta ex motivo, per quanto questo motivo sia per così dire minimo. Insomma sfuggiva alla questione. Così per caso se chi l’ha ritrattata, debba ripigliando tal risoluzione, rursum confiteri et comunicari. Egli ritiene di sì, ma solo per quelli che caddero in peccato mortale, perché diceva lo stato di peccato revoca per se stesso la precedente risoluzione d’accettazione della morte. «Ogni peccato mortale, diceva, annulla tutte queste buone risoluzioni». Quod est falsum, dissi tra me, epperò non osai insistere. Gli offersi dei foglietti di D. Cafasso che gradì, e gradì pure la promessa di mandargli gli Esercizi Spirituali dello stesso, quando fossi tornato a Torino. Mi chiese pure i prezzi del foglietto di D. Cafasso perché vuole annunziarli sul Monitore… Mi parlò assai di M.r Bertagna che fu suo ospite quando venne a Roma chiamato da Leone XIII per esser consultato sull’erigendo collegio Leonino. Mi congedò infine cortesissimo.
Stamane poi alle 9½ ero già in Propaganda: ma il sabato è giorno di ricevimento dei diplomatici, i quali s’usa far passare avanti a qualunque, epperò, pur essendo il 2° arrivato, non entrai dal Card. Gotti che alle 11. Prima però mi feci restituir il memoriale dal Segretario (cui offrii una medaglia grande del cent.rio). Mi disse che il Card. l’aveva esaminato jeri, e lodatene le carte geografiche e che tutto era fatto in punto e virgola. Aveva pure letta la lettera del Card. Richelmy. Cosicché quando entrai mi venne incontro con un’espansione ed un sorriso che dev’esser raro per lui al dire di tutti, e difatti io non l’avevo veduto far neppure un sorriso quando lo visitai nel 1902. Ciò mi diede animo come può ben capire e pare anche che la Consolata m’abbia dato la parola più fluida, semplice ed efficace del solito. Riferirle il discorso per parte mia varrebbe quanto ripeterle tutto il memoriale che ripetei compendiandolo sino alla fine. Egli poi che non ha quasi parole ne disse assai poche, ma eran tanti monosillabi o frasi brevissime, per così dire, che approvavano sempre il mio discorso. La maggior parte delle sue parole resta impossibile riferirle, senza esporre pure il discorso mio che dava loro causa. Il fatto è che lodò molto la grande attività spiegata, comprese perfettamente che moralmente essi ci avevano spinti a tante spese, si stupì che V. S. avesse già speso del suo più di 100 mila £, mostrò stupore e disapprovazione che gli altri ci abbiano semplicemente detto di star sotto di loro od andarsene.(«Comodo questo! esclamò, ma un po’ di buon senso… Venir via ora, è impossibile… Poi siete in terreno coltivato interamente da voi… Se vi avessero tenuti in un posto proprio accanto ad una loro missione come a farvi scuola, si capisce, ma là avete fatto tutto voi»). Sono tante frasi che gettava qua e là esprimendo qualche momento un senso di disgusto che ora ci facciano tali proposte. Così fu assai colpito quando gli dissi, che un bel giorno vollero una nostra missione, e che ce ne andassimo lasciandola ad essi: «Ma questo non andava assolutamente; perché non riferircelo allora subito? Avremmo già aggiustato tutto». Risposi che noi sentendoci in casa altrui non osavam elevar pretese:«no, no: ma potevate». Che se adesso parlavamo è perché M.r Le Roy ha dichiarato che possiam far da noi. –«Bene – Bene, questa dichiarazione l’avete messa qui nel memoriale?» – Eminenza, sì. Gli dissi che essi s’esibiscono d’occupar sempliciter le nostre missioni a misura che le lascieremo. «Oh questo no!: Adesso quella gente conosce voi e non altri». E massime le suore, aggiunsi io, che fan tanto bene coi malati e che si tirano in modo straordinario le ragazze e i fanciulli. Si stupì del numero grande (più di 33500) di cure di malati, e che avessero già composto quelle 30 lezioni catechistiche, poi di quei 50 catechisti che imparano fin troppo, e della grande abilità generale di saper la dottrina dei bianchi – così della segheria e case in legno e azienda agricola e piantagioni caffè, semina grano…, «Oh si vede che i Piemontesi fanno le cose da serio… ci pensano a tutto… mi fa piacere. Ce ne fossero molti istituti simili che avessero tanta voglia di lavorare; ce ne sono dei posti che vorremmo poter dare loro». Poi chiese: e i mezzi per l’avvenire? Io gli dissi che non li avevam specificati nel memoriale, ma gli spiegai il valore delle case, l’entità dei valori che ancor possiede V. S. (qui fece un segno che non so esprimere, ma voleva dir soddisfazione, meraviglia e che so io…) poi delle offerte che cominciano a venire (e qui gli aprii i foglietti del bollettino recitando i nomi degli offerenti maggiori M.sa Alfieri (e qui un nuovo segno di compiacenza e meraviglia) Ing. Prinetti ecc. ecc., poi che comincia anche il popolo; infine il periodico, meravigliandosi del gran numero d’abbonati e del provento annuale che può dare (qui mi ringraziò del periodico che sempre gli mando, e mi espresse un complimento perché cedevo tutto così per quest’opera) – «Già, già è proprio vero che i Piemontesi fanno le cose sul serio… Dica pure al Cardinale ed al suo buon Superiore (V. S.) che stiano tranquilli, che s’aggiusterà tutto per bene, cercando di non disgustare troppo se è possibile gli altri; ma se questi poi sono irragionevoli, come pare qui, non si bada più che tanto e si fa come è meglio davanti a Dio: questi disgusti sono inevitabili nelle divisioni di diocesi, parrocchie ed anche nelle missioni e… pazienza! E questo disse con tal tono che voleva dire bon gré mal gré dovranno adattarsi i PP. d. Spirito Santo. Gli fece piacere udire che ci son già 20 chierici, poi che si aprirà il collegio pei giovanetti. Insomma vedo che senza accorgermi sono entrato a riferir dei tratti del discorso, cosa che non volevo fare, perché ciò impallidisce la vivacità dell’impressione che vorrei ma non posso farle sentire così. In conclusione approvava tutto, si compiaceva di tutto e trovò sempre giuste le nostre domande, e sempre rassicurava che stessimo tranquilli, che s’aggiu-sterebbe tutto per bene, ma dicendo questo l’accompagnava con un sorriso fino (che si direbbe malizioso in bene s’intende) il quale lasciava capire che per lui in cuore è già tutto aggiustato. La seduta durò più di ¾ d’ora tanto che il segretario, quando io uscii, mi complimentò sorridendo: «almeno se l’è goduto stavolta il cardinale». Scesi da M.r Rolleri a riferire e ringraziarlo: egli, che, dice, ben conosce il carattere riservato del Card.le si mostrò stupito molto all’udire la relazione della seduta: «ma sa che è ben raro che faccia così con qualcuno… tenga pure che la cosa è fatta… ed io li complimento fin d’ora e me ne rallegro. È inutile che il C.o Allamano torni qua, non si può ottener di più»… Ed oggi il P. Novaro, venuto a trovarmi dissemi che veniva già a felicitarmi, perché M.r Rolleri, trovatolo, gli aveva detto giubilante: tenga la cosa come fatta – Erano le 13 quando uscii da Propaganda. Da M.r Veccia andrò domani. Alle 2 telegrafai a V. S. ed ora termino perché sono le 20 ed ho un po’ di mal di capo per non aver digerito il pranzo di magro. Ad ogni modo un gran Deo gratias, lo dica pure alla Consolata. Gli auspicii sono buoni. Ora mi arrovello per trovar modo d’avvi-cinare il minutante (certo Bruni) che M.r Rolleri dissemi sarà incaricato di riferire. M.r Rolleri promise avvertirci in tempo quando la causa sarà discussa.
E buona notte. C. G. Camisassa N. B.
Le parole doppiamente sottolineate erano dette da lui con accento più marcato e quasi sillabandole… come più studiate.
