Minuta originale autografa…, in AIMC

Torino, giugno 1910 (risposta a 23/6)

Illust.mo Signore Ing.re Cav.re Ruffoni,

Finalmente, ho esclamato al veder la sua lettera riguardo agli onorari per l’opera prestata nel fabbricato del nuovo Istituto. Era tempo, dopo tante insistenze – che glie ne avevo fatto – Ella dice che io son pratico della percentuale dovuta ad ingegneri – architetti, e veramente le potrei dire trattandosi di case private ove sopra una costruzione di 20, o 50 mila lire si debbono fare da parte dell’ingegnere tutti gli studi e disegni di un fabbricato da Comunità che coi suoi ambienti enormi, e un disegno unico sempre ripetuto finisce per esigere proporzionalmente tanto meno da parte dell’ingegnere. Tant’è vero che l’Ing.re Vandone, nell’accettar l’incarico di quest’opera, mi aveva chiesto il 2% pur impegnandosi a disegnare tutti i particolari, porte, finestre, ringhiere, impianti calore, gas, acqua potabile ecc.

Nel caso nostro poi non trattarsi più da parte di V. S. di far gli studi per la distribuzione dei locali ed alzamenti di piani, scale, cessi, ecc.: tutte cose già studiate e disegnate – e quotate di misura – dal Vandone, il cui ultimo disegno, che io tengo, fu seguito alla lettera, e gli fu anche pagato l’1%.

Ecco il primo motivo per cui io non sapeva, né poteva applicar alcuna tariffa all’opera prestata da V. S. e per cui insistetti che ella la richiedesse in base al lavoro veramente da lei fatto.

Premesso dunque che la distribuzione dei locali e alzamento delle costruzioni era già sul fabbricato principale studiata da altri, come quella dei fabbricati secondari fu studiata e decisa da me, sembrami ancora equo che dovrebbesi tener conto di quanto ho deciso ed ordinato io, col solo aiuto del nostro assistente senza disegni e cooperazione dell’ingegnere; e cioè i piani precisi delle 4 scale e ringhiere, come delle due scalette nei fabbricati secondari, tutto l’impianto dei caloriferi e canne di ventilazione, impianto delle tubazioni per acqua potabile e gas, come pei cessi, bagni, pozzi neri, ecc. – materiale e disegno di tutti i pavimenti, e disegni di tutta la chiassileria, porte interne ed esterne, inferriate, tinteggiatura e coloritura interna ed esterne. Insomma pressappoco in tutti i lavori del fabbro, minutiere, gasista, pavimentatore, bianchini ecc. ella sa che non dovemmo disturbarla. D’altra parte anche i disegni, relativamente assai pochi, che ella ebbe a fornirci e che io ritengo tutti, sono prova che l’opera sua fu necessariamente limitata assai e che perciò il computo dell’onorario dovrebbe farsi con criteri speciali, in rapporto cioè al vero lavoro fatto ed alla responsabilità ch’ella aveva per ragione di sopraintendenza all’opera.

In conclusione a me sembra che tenuto conto dei lavori fatti realmente da V. S. e deducendone quello che trovò già di fatto o fu eseguito poi da altri, la cifra richiesta in £ 6000 sia eccessiva. E ciò le ripeto, non per toglierle dei meriti ma unicamente perché il tempo ch’ella dovette impiegare attorno all’opera nostra, quale appare dai disegni forniti, non fu molto, e certo assai inferiore a chiunque anche perito giudicasse l’opera compiuta senza tener conto delle condizioni di fatto sopraccennate. Potrei anche aggiungere che per avermi ella assicurato che l’intercapedine di Via Bruino perché via privata potevasi fare liberamente, noi dovevamo per conservarla sottostar ad un canone di £ 40 annue; e così per aver ella, [illeggibile] disegno di cent. 10 la cornice delle finestre mentre eravam intesi che fosse di cent. 9 per esser compresa nel bagnato, noi dovremo pagare.

Tanto le ho esposto non perché da noi s’intenda non retribuir l’opera, ma ci par anche giusto che la cosa debba considerarsi e retribuirsi secondo verità.

Col Sig. C.co Allamano, stante la mia assenza, poi ella potrà, come sempre, intendersi perfettamente.

[Can. G. Camisassa]