Originale autografo…, in AIMC
Lettera N 2 – N 8 tra fogli e lettere inclusevi
In vista di Porto Said 15 febbraio 1911
Rev.mo ed Amat.mo Sig. Rettore,
È la prima lettera che scrivo da questa casa galleggiante… galleggiante, pare, solo di nome – in questo momento almeno – tanto che ci si sta e si scrive come in terraferma… Le nostre notizie del viaggio di questi 5 giorni – le mie in particolare – le dico subito che non potrebbero essere migliori = Dopo un po’ di mare agitato nel golfo di Lione – subito dopo usciti dall’in-senatura del porto di Marsiglia – agitazione che cagionò un po’ di mal di mare alle donne più deboli, che non vennero perciò a cena il venerdì sera – il mare non poté essere più bello fino al presente. E dire che tutti i compagni di viaggio ci predicevano brutto il Mediterraneo, stante la stagione;… invece sono ora tutti meravigliati d’aver sempre goduto un mare très bonne… come van ripetendo – Ci devono esser delle anime ben buone che pregarono in questi giorni, andiam ripetendo noi, se il tempo ci fu concesso così favorevole – Naturalmente in queste condizioni di viaggio non avemmo neppure traccia di mal di mare; anche perché le poche ore in cui il mare fu agitato avemmo la precauzione di stenderci sul letto e non mangiare, che io credo – salvo prova in contrario – sia ancora il mezzo migliore per evitare di rigettare. Dire mare très bonne non esclude alcuni tratti di poche ore con vento che fa dondolar la nave ora con beccheggio ora con rullio, ma è un dondolamento che non disturba – sempreché si abbia la precauzione di gettarsi sul letto od anche solo sul pliàn in tali momenti – Però, ripeto, furono, in totale, poche ore di tali movimenti, e di cui non ci risentimmo affatto – Di salute, io in particolare, sto veramente bene, e certo che il mare fosse sempre così, sarebbe un viaggio delizioso… C’è però ancor il caldo del Mar Rosso e le tempeste del Capo Guardafui… ma, via, non fastidiamoci prima del tempo, e se le preghiere dei cari chierici e giovani dell’Istituto e delle Suore missionarie furono efficaci finora, lo saranno speriamo anche nell’avvenire –
Di notevole riguardo alla nostra vita di bordo avrei niente a dirle: le dirò dunque le cose comuni – Speravamo aver una cabina in 3 soli, invece all’ultima ora arriva ancor un signore che fu messo nella nostra cabina, non essendovi neppure più un posto vuoto in 2a classe – Per fortuna avendo scorto tra i viaggiatori un Padre dello Spirito Santo – che va al Kilimangiaro – lo invitammo a venir con noi, ciò che accettò volentieri, sicché siam proprio senza gena, come se fossimo noi soli – Egli, benché stato finora nel Congo Portoghese e poi nel Brasile (in soli 4 anni di missionario!) sapeva della nostra vertenza pel Kikuiu, ma è persona che sa far l’indiano e su questo punto non si parlò mai, anzi è cortesissimo con noi, e fortunato di poter così dire la Messa, mentr’egli, credendosi solo, non aveva neppure portato il necessario per celebrare – Gli altri passeggeri di 2a classe sono un terzo inglesi e 2 terzi francesi, tutti però cortesi con noi e non c’è ombra di frizzi anticlericali, come dicono sia successo altre volte ad altri nostri missionari –
Per la S. Messa il 1° giorno la dicemmo nella cabina, poi, la domenica 12, la dicemmo nella cabina; il Padre invece, istigato da me, chiese al Capitano un posto per dirla. Questo capitano che ha l’aria d’un brav’uomo, fe’ preparare nell’anticamera di 1a classe un posto per celebrar la Messa pel pubblico quella domenica alle 7½ = Tre bandiere pendenti dal soffitto e stese a mo’ di delle lenzuola dopo il bucato, formarono come una cameretta chiusa da 3 lati – Nella fronte – contro cui fu messo un tavolo per l’altare, eravi la bandiera tricolore italiana con nel centro la croce sabauda – a sinistra la bandiera francese, a destra l’austriaca. Un gran tappeto per terra e due dozzine di sedie per chi volesse intervenire. Vennero pochi, non essendo preavvisati, ma eravi il Capitano stesso in 1a fila con una sua parente che viaggia con lui. Pei giorni seguenti ci assegnò una cameretta dove pranzano il maitre di hotel e pochi suoi dipendenti; ci si sta benissimo, e si volle solo che finissimo le Messe prima delle ore 7, cosa facilissima per noi che ci alziamo di solito alle 4½ quando cominciano i rumori sul ponte.
Pel vitto si sta troppo bene; la cucina è quasi all’uso piemontese e abbondante tanto che noi – io almeno – non mangiam metà delle portate. La mattina, di ora ad libitum, caffè, latte, cioccolata paste dolci, burro ecc. a petizione. Alle 10 dejuner. Alle 4 pom. servizio di the cioè burro, paste dolci, the, latte ecc. a petizione. A questo intramezzo noi finora non partecipammo, non sentendone bisogno. Alle 6 pom. pranzo con antipasto, 4 piatti, dolce, formaggio, frutta, caffè con cognac ecc. Ci sarebbe da far la vita del miclàs e ingrassarsi, come fanno gli inglesi; ma io vedo che il mio metodo di mangiare poco serve a star benissimo. Il solo momento in cui soffersi un po’ di mal di capo e nausea fu la 1a sera, non avendo digerito bene la colazione fatta presso i Padri Bianchi; ma ne guarii, al solito, colla solita dieta. Insomma se le cose fossero sempre così, sarebbe un fuor di luogo compatire quelli che ne contano tante sui disagi della vita di bordo. Se le cose, ripeto, fossero sempre così… ma lasciam l’avvenire nelle mani di Dio, ed ella sia certa che sarò sempre sincero a dirle il bene come il male. Chi pare propenda a soffrir il mal di mare è Aquilino, ma edotto dal passato, si getta subito sul letto appena il bastimento comincia ad oscillare, e così finora non sofferse. Un certo disagio che pare sentano tutti i passeggeri è un senso di stanchezza, benché si faccia niente. È quasi direi come sentirsi un po’ rotti e colle ossa peste, come succede dopo una giornata di fatica. Anch’io provo un po’ questo effetto, ma in grado minimo, rispetto ad Aquilino e alla generalità dei passeggeri. Gabriele sta come me; però forse un po’ men bene di me, e dice sempre che si stupisce al vedermi così bene, quasi fossi già abituato alla vita di mare. Ma ormai ho detto fin troppo di questo…
Non le parlo delle bellezze del mare in calma perfetta, massime allo spuntar del sole… son cose indescrivibili, e ci vorrebbe la fantasia giovanile. Anche Messina e Reggio poterono esser contemplate a tutto agio, essendo entrati nello stretto alle ore 11½ e sempre con un tempo splendido. Le rovine si scorgevano quasi ad occhio nudo… una desolazione – dopo, sempre in alto mare, senza più veder terra fino alle bocche del Nilo.
In altra lettera le spiego il da fare, per quanto a me pare, con Faia e così in biglietti separati scrivo altre memorie per V. S., l’Economo, D. Perlo ecc. ecc. Mi saluti tanto i 2 cari compagni di viaggio e tutti i commensali, D. Costa, i sacerdoti, chierici, giovani dell’Istituto ecc. ecc.
Suo aff.mo in G. C. – C. G. C.
