Originale autografo…, in ASMC

Port Said 15 febbraio 1911

Rev. Suor Celestina e dilette Suore missionarie,

Nell’ozio forzato di questi giorni ho potuto non solamente leggere, ma quasi meditare la cara vostra lettera di commiato. Non è vero che mi siate apparse quasi indifferenti stante l’intontimento… l’ultima volta che fui a visitarvi – Io ho letto negli occhi di tutte la commozione dei vostri cuori pel timore che – dato la mia età – questo viaggio finisse male… come m’accorsi che le venute alla stazione nell’atto della partenza compresero il sacrifizio mio nel distaccarmi da chi per 38 anni mi fu ognor padre e – per sua degnazione – quasi fratello. Fu uno schianto solo paragonabile a quello che soffersi nel gennaio 1900 quando tutto – umanamente parlando – faceva presagire di perderlo per sempre – Basta, lasciam queste cose, il Signore ci terrà conto di questi sacrifici vicendevoli e li premierà con tante grazie a santificazione nostra e degli infelici figli di Cam sulla cui terra, fra mezz’ora poserò per la prima volta il piede. Voi mi dite che provaste un senso di tanta invidia al vedermi precedervi nella terra dei vostri sospiri… e non ne dubito vedendovi tanto animate nell’ideale della sublime vocazione… della quale io non fui degno… Se non avessi ancora la speranza di essere un po’ utile alle Missioni che furono il sospiro della mia vita, dico sinceramente che pregherei il Signore di non più tornare da questa terra di adozione… Ma, ripeto, lasciamo le malinconie – Oportet operari… et pati… Lavoriamo, lavoriamo… come ci diceva il Ven. Cafasso.

Del mio viaggio finora e del mio stato di salute vi dirà l’amatissimo Padre; basti ripetervi che finora non ho sofferto menomamente né mal di mare né altri gravi incomodi – Se tutti i viaggi futuri delle nostre care suore saranno come fu finora questo mio, non han da prepararvisi coll’idea di far un gran sacrificio, ché di sacrifici, col bel tempo, sulla nave non se ne fanno, e si sta come a Torino. Si preparino piuttosto ai sacrifizi che riserverà l’Africa ma anche quelli credo saran minori di quello che immaginate: ad ogni modo saprò dirvelo bene al mio ritorno; e poi quando si opera unicamente per amor di Dio si sperimenta la verità del detto: tanto è il bene che m’aspetto che ogni pena m’è diletto – Termino per lasciar posto al caro P. Gabriele che vuol dirvi due parole nella futura vostra lingua – Non sto a ripetervi di pregare per noi: so che l’avete già fatto e lo farete, e noi ne proviamo già gli effetti nel mare straordinariamente calmo che ci ha accompagnati finora. Certo che tutto farebbe preveder – umanamente – che non sarà più così nel Mar Rosso o nell’Oceano indiano; ma le preghiere possono tutto presso Colui cui obediunt venti et mare e tempesta – Quindi amiamo sperare che anche là andrà bene –

Attendite vobis…pregate a farvi sante, vi dirò con S. Paolo, perché non sarete sante missionarie se prima non siete sante suore.

Tutto vostro in G. e M. – C. G. Camisassa