Originale autografo…, in AIMC

Fort Nyere 4 Agosto 1911 N 19

Amat.mo Sig. Rettore,

Ho ricevuto, come già le scrissi 3 giorni addietro, la sua del 29 giugno, e non vi trovai cosa, cui debba particolar risposta. Neppur con me il P. Ferrero si fece sentire, e ritengo anch’io d’aver tentato un buco nell’acqua. Ad ogni modo egli è così affatto inescusabile coram Deo et hominibus, e noi faremo fuoco dal nostro legno, che spero il Signore provvederà. Qui ormai le suore son sempre 3 nelle Stazioni principali, ed ora che in tutte quelle vi sono – quasi dappertutto – 2 padri si [va] avanti benissimo. Vuol dir che Kaetti, Gatturi (che hanno 1 solo padre) e le 2 nuove a Meru, ove, stante la distanza, metterem 2 padri per ciascuna staranno ancor 1 anno o due senza Suore. Ciò non è gran male, perché frattanto si gettano i primi semi e si rompe il ghiaccio, sicché coll’arrivo delle Suore in quelle stazioni il lavoro frutta poi subito di più.

L’affare di Meru e la condotta del Governatore attuale è bene glie li spieghi, perché questo Governatore se ci ha ostacolati ci ha pur favoriti. Dal Governatore precedente, e dallo stesso Dr.

Hinde, era stato adottato il principio che noi dovessimo stare a destra del Sagana, e la sinistra (Embu, Meru) ecc. fosse pei protestanti. Ciò ne chiudeva per sempre la porta al di là del Sagana, e quel Governatore antico anzi 2 Governatori erano in ciò irremovibili. I Protestanti poi li confermavano in ciò perché sapevano di non poter più piantar missioni nel Kikuiu, perché dovendo star distanti dalle nostre due ore, e le nostre distando appunto circa 4 ore l’una dall’altra, e trovandosi in tutti i centri più [po]polati, a loro non restavan più nel Kikuiu che i luoghi senza popolazione.

Questo Governatore – nelle colonie i Governatori sono affatto dispotici – non volle sapere di quella divisione tra destra e sinistra del Sagana, e volle adottare il principio che Cattolici e protestanti potevano mescolarsi in tutta la Provincia del Kenia (come fan nell’Uganda) a patto di stare distanti 3 ore gli uni dagli altri. Questo ci fu favorevole ché a Meru pur essendovi già 2 applicazioni dei Protestanti ci restava posto (nei luoghi più popolati) per 2 missioni almeno; e sono queste 2 che avrebbe ora concesso a noi. Inoltre c’è Saracca un luogo stranissimo e forse inabitabile ai bianchi, che ci fu offerto dal Governatore, ma non l’accettammo per ora; poi c’è Tigania e Ighembe (sempre sotto il distretto di Meru) che non sono ancor aperti ai bianchi, ed hanno da 40 a 50 mila capanne (200 o 250 mila anime). Paesi anche belli, fertili, e relativamente sani, che saran tenuti d’occhio da Mons. per fare applicazioni appena sian dichiarati aperti.

Però, come ho detto, questo Governatore ha il chiodo fisso delle 3 ore di distanza, e ciò praticamente ci chiude Embu che con 3 missioni protestanti distanti sei ore l’una dall’altra lo occupano nominalmente tutto. Mons. insistette più volte per ridurre le 3 a 2 (anzi a 1½ come avevam l’antico contratto coi Protestanti Scozzesi non cogli Americani) ma il Governatore finora non volle saperne, e conchiuse che scriveva a Londra per aver una decisione. Questa c’è tutta la probabilità, umanamente parlando, che venga nel senso voluto dal Governatore, ma se la Consolata vuole, può far sentire colà il peso del nostro antico contratto e permetterci di distare solo un’ora e ½ almen dagli Scozzesi, i soli che per ora hanno applicazioni ad Embu, e ciò ne potrebbe permettere varie Missioni colà. Se no Embu non sarà mai nostro; che vuol dire Masera, Iriani, Ndia ed altri popoli più a nord compresi nel distretto di Embu. Mons. per avanzar un [!] zampino verso Embu, nel fissare le 2 stazioni dategli nel distretto di Meru si stabilì a Ngocci, che è proprio sul confine del distretto di Meru e tocca quel di Embu. Così la parte più a nord dell’Embu sarà poi già un po’ sotto di noi. Del resto è solo la Consolata che può far pendere diversamente la bilancia. Eccole la precisa storia di quest’affare. Se i protestanti ci precedettero ad Embu e Meru, fu perché applicarono in quel tempo che gli antichi Governatori volevano divisi dal Sagana i Cattolici e Protestanti.

Al presente, il malumore del Governatore attuale contro i Cattolici, pare un po’ scemato, e tutte le questioni e urti che Mons. arrivando qui dall’Italia aveva trovato tra i nostri e il Governo, ora sembrano liquidate. Quella del-l’Orfanotrofio… è veramente sepolta: ma se sapesse le imprudenze (dica pur disubbidienze) che le diedero causa! C’è proprio da ringraziare il Signore che non ci abbiano cacciati (il Governo) dal Kikuiu. Il fermento era stato messo dalla mania di P. Scarzello… e altri di voler far il capo…e non il missionario… mania seguita da [seguono quattro o cinque parole cancellate e rese illeggibili], irritando talmente il Comandante del forte (sia pure che era un protestante arrabbiato) che ci suscitò contro anche i capi indigeni e s’era impuntato di farci cacciare dal suo distretto (fattoria, S. Angeli, Karema, Vambogo, Kaetti) anzi da tutto il Kikuiu. Mons. venendo qui riuscì a fermar la persecuzione, anche perché quel Comandante poco dopo fu promosso e traslocato…ora la dolorosa storia rimane in un incartamento governativo… in cui fanno ben brutta figura [seguono circa sei parole cancellate]. Aggiunga le imprudenze [segue una parola cancellata] pei terreni e boschi… e le continuamente violate quarantine del bestiame dai così detti nostri conducenti…

Insomma c’era una matassa così aggrovigliata, che l’esserne usciti fu una vera grazia della

Consolata, e ci si vede tutto lo sforzo diabolico, per vendicarsi del Vicariato… e delle feste di Torino a Mons. ecc. ecc. È un episodio doloroso, che meriterebbe una storia ma non convien farla ché vi facciam troppo brutta figura, se si fa vera. Ah l’ubbidienza! l’ubbidienza!! Non sarà mai abbastanza inculcata… e così pure la sincerità… cose che pare fossero sbandite dalla Consolatina, ove in illo tempore si lavorava sempre a nasconder tutto a lei… e far diverso da quanto ordinavam lei ed io… Certo che l’Istituto se ha di andar avanti deve mettersi su altra via, e imbeversi d’altro spirito. Ubbidienza cieca, sincerità… e non prender la massima di far i tagliatelli in casa… cioè tentar d’aggiustar essi tutti gli inconvenienti senza lasciarli sapere a lei… e senza di lei. Ho parlato un po’ duro, ma son convinto di dir la verità di tutto quel che ho sentito e cavato un po’ discorrendo sul serio, e un po’ scherzando.

Ha fatto bene a non variar i prezzi del caffè; io avevo creduto che la vendita si fosse un po’ fermata, invece vedo che se ne vende fin troppo… Spero che P. Gamberutti a Limuru trovi

(come gli ordinammo) a comprar le 2 tonellate di caffè, e spedirle col vapore italiano del 15 corr.te da Mombasa. Quello, come le dissi, si venda come di 2a scelta, perché è inferiore certo per bontà (e forse anche per figura) dal nostro. Non lo prendiam più da Felix, così Celeste non potrà più dire che i suoi vendono lo stesso caffè che vendiam noi.

Sono stato molto contento nell’udir da D. Luigi che la terra trovata è buonissima per mattoni e tegole; son queste che ci son necessarie omai come il pane. Pensi che a coprir con lastre zincate ondulate costa £ 5 al metro quadrato… e qui alla fattoria abbiam 3000 mq. di tetto in paglia (che piove dappertutto) e per cui mi ci vorrebbero 15 mila lire! Dunque è di grande importanza anzi necessità che 2 (fratelli o preti) prossimi a venir in Africa, vadano a Pianezza ad imparare bene… ma proprio bene (non come i panettieri di felice memoria che qui non furon mai buoni a far una pagnotta) l’arte del fornaciaio. Possono andar e venire giornalmente col tram, e Luigi ci vada pure qualche volta, ché egli ha un certo qual spirito d’osservazione, e potrà, come già fece, mettere per scritto tutte le minute attenzioni da osservar in tali lavori. Se quei discepoli fornai si fidano della sola memoria, venuti qui faran la fine dei… panettieri. Bisogna che si scrivano tutto, il più minutamente possibile, e questi [appunti] siano riveduti e completati e messi in bella da D. Luigi. Sui trattati del genere queste minute attenzioni non sono descritte. Poi bisogna dire a D.

Luigi che faccia tesoro e lo metta per scritto – di qualunque apprezzamento e istruzione di quel Birolo…che anche se non riguardasse proprio le terre mandatevi e che abbiam qui, può darsi serva per terre di altre missioni. Ed è specialmente il segreto di discernere le terre utili dalle inutili che ci importa sapere… poi per le altre missioni. Però riteniam già che i campioni mandati, e trovati adatti, ci devono essere più o men profondi in tutto il Kikuiu.

 + Al Sig. Birolo ho scritto oggi ringraziandolo tanto e pregandolo d’istruir bene i giovani che V. S. gli manderà. Di più gli ho annunziato di avergli spedito un assaggio di caffè dei missionari. Perciò V. S. glie ne mandi un pacco di 4, o 5 kili dicendogli che è venuto per lui dall’Africa.  + Non ritengo conveniente la proposta che mi fa D. Luigi di far venire in Africa per alcun tempo questo Sig. Birolo. Sarà poi l’ultimo espediente da tentare, qualora i nostri istruiti da lui riescano a niente. E siccome i nostri non verran sì presto dica a D. Luigi che a misura che impara qualcosa sull’arte di far tegole, me lo scriva subito e ben spiegato perché io intendo far provare già, sui dati scrittimi, mentre son qui.

 + Manderò altro campione di terra, che forse è adatta, e che avrebbe il vantaggio d’esser a mano fuori terra, e non profonda come i campioni prescelti: non so come sia andato che questo campione fu dimenticato qui, mentre era pronto per essere spedito cogli altri.

 + Monsignore non è ancor tornato da quel suo giretto per le Missioni, ma verrà presto perché la sera dell’8 corr.te cominceran gli Esercizi dei Sacerdoti. Gli dirò che scriva poi subito alla Propagaz. della fede ringraziando.

 + Mi ha fatto molto piacere l’udire che la Comino ha ultimato la vita grande di D. Cafasso… non fa bisogno di dirle che ne solleciti la stampa. A me pare che dopo la prefazione contenente un po’ di vita (ma molto abbreviata) dell’Ab. Robilant, bisogna mettere le 2 lettere del Card. e di Mons. Valfré e poi le spiegazioni delle abbreviazioni di citazioni poste a pie’ di pagina; con un parola sulle qualità o impiego dei Sacerdoti e secolari che hanno testificato.

In capo al 1° volume metterei il cliché grande del ritratto D. Caf. e al 2° volume il cliché di D. Caf. consolante un prigioniero. Entrambi questi cliché deve averli la tipografia, e anzi le prove di essi trovansi nel gran plico di carte che io lasciai nella stanza N. 2 con la dicitura – Per Vita D. Cafasso. Tutto quanto dissi sopra di mettere come prefazione, spiegazioni abbreviaz. ecc. si stampi con Numeri romani in capo alle pagine.

 + Spero che la lettera acclusale pel Dottor Lanza, gli toglierà ogni voglia del Kikuiu. Ma se crede non basti, non glie la rimetta, e mi scriva di farne un’altra. Lei gli ha suggerito Kartum: è luogo umidissimo. Ci sarebbe Assuan sull’alto Nilo dove si va con ferrovia dal Cairo, e dove ci sono alberghi con tutto il confortable inglese … e relativo pepe sui prezzi. Del resto è meglio ancora Massaua o Asmara o Port Sudan (la nuova città inglese sul Mar Rosso toccata dai vapori della linea italiana). Qui nelle Missioni è per ora impossibile tener con noi un malato, ché fermerebbe troppo il lavoro di missione… cosa che non si può compensare. Ci sarebbe a 2 ore sopra Limuru, lungo la ferrovia dell’Uganda il Sanatorio di Kijiabe in luogo molto elevato, e ventilato (forse fin troppo) dove non c’è umidità. La pensione è di 10 Rupie (£ 17) al giorno. Come ultima scappatoia, lo mandi a quello. L’indirizzo è Sanatorium a Kijabe Station: Uganda railway.

Mia salute sempre bene. Mi creda in D.no Suo aff.mo C. G. Camisassa